Lasciami Entrare (film)

E’ da una vita che aspetto di parlare di questo film. Ne avrei parlato volentieri anni fa, ma ai tempi ero ancora molto inesperto,  sicuramente non sarei riuscito a dire tutto quello che volevo e soprattutto non sarei riuscito a esprimere tutto l’affetto e l’amore che provo verso questa pellicola. Perciò ho aspettato e ora che sono cresciuto come persona e ho affinato un mio stile, ho deciso di parlare di questa perla del cinema.
Ecco a voi Lasciami Entrare (Låt den rätte komma in), un film svedese horror del 2008, diretto da Tomas Alfredson.

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Trama:
Siamo a Stoccolma nel 1981. Oskar (Kåre Hedebrant) è un ragazzino di dodici anni che a scuola viene bullizzato e non ha nessun amico. Un giorno una ragazzina chiamata Eli (Lina Leandersson), accompagnata da un uomo di nome Håkan, si trasferisce nel suo stesso palazzo. Subito dopo avviene un omicidio che scuote la tranquillità del quartiere. In seguito Oskar incontra Eli e quest’ultima gli dice che non saranno mai amici e di tenersi alla larga da lei. Nonostante l’avvertimento, i due diventeranno amici e in seguito nascerà un rapporto molto forte e dolce che li legherà per sempre.

Questo film ha per me e per Shiki una grande importanza e un grande significato, perché è stato grazie a esso che ho scoperto il cinema. Prima di Lasciami Entrare guardavo le pellicole in modo superficiale ed è stata questo film ad aprirmi gli occhi ed è sempre grazie a Lasciami Entrare se ho deciso di approfondire tutto ciò che riguardava la settima arte (c’è un’altra pellicola che mi ha fatto veramente amare il cinema ma ne parlerò un’altra volta). Quindi sono parecchio affezzionato a questo lavoro anche perché è uno dei miei film preferiti (e lo stesso vale per Shiki).

Perciò iniziamo parlando della storia. Come ben sapete, il film è tratto dall’omonimo libro di John Ajvide Lindqvist che Shiki ha trattato nel suo articolo (cliccate QUI per leggerlo). Una punto di forza della storia è sicuramente il suo ritmo. Tutto scorre con una certa lentezza che non rende pesante il racconto ma aiuta a dargli il tempo per poter narrare tutte le storie presenti.

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Vediamo spaccati della vita di Oskar, la sua tragica situazione a scuola con i bulli e anche la vita che conduce a casa, con i genitori separati, l’indifferenza di entrambi e il senso di solitudine. Oltre ciò abbiamo modo di osservare alcuni dei suoi interessi, come ad esempio collezzionare ritagli di giornale in cui si parla di omicidi e cronaca nera. E inoltre osserviamo il suo desiderio di vendetta nei confronti dei suoi aguzzini ed è mentre mostra ciò che incontra Eli.
Fin da subito si presenta come una ragazzina strana e particolare, va fuori casa con abiti leggeri nonostante il freddo e la neve, ha uno sguardo provato e stanco e soprattutto vuole mantenere le distanze da Oskar anche se si sono appena conosciuti. Anche il suo arrivo è stato molto strano, di notte senza farsi vedere da nessuno e con tutte le finestre del suo appartamento coperte da cartonati per non far entrare la luce del sole. Non c’è bisogno di girarci intorno e soprattutto non c’è motivo per omettere quest’informazione: Eli è una vampira. E questa è una cosa che capiamo fin da subito, prima che lei sia costretta ad andare a procurarsi il cibo.

Qui devo sottolineare una cosa importantissima che ha fatto sia il film sia il libro ovvero ha modernizzato e reinterpretato la figura del vampiro. La mia non è un’affermazione buttata a caso, Lasciami Entrare è riuscito veramente in questo compito. Sono stati molti i film che hanno provato a fare ciò e in molti hanno fallito, a volte riuscendo a portare comunque un buon risultato a volte con un prodotto finale abbastanza imbarazzante. Questo è il film che reinterpreta realmente il vampiro e lo fa riuscendo a far rimanere invariate alcune delle sue caratteristiche più importanti: la sua sete di sangue umano, il sole che può incenerire la creatura,la sua forza che però non viene mostrata in modo esagerato e, cosa che mi ha sorpreso più di tutto, il fatto che, per entrare nelle case altrui, deve ricevere prma il permesso altrimenti muore. Mi sorprendo di quest’ultima cosa perché le persone tendono a dimenticarsi questo fatto e molte volte anche i film stessi.

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C’è un’altra cosa che ho sempre pensato dei vampiri e della loro natura: o li mostri come degli essere delle tenebre, il cui compito è di diffondere morte e orrore, oppure li mostri come esseri dannati, che sono costretti a fare del male e quindi un essere sofferente come una specie di mostro di Frankenstein o un lupo mannaro. E in questo film Eli fa parte dell’ultima categoria. Questa sua esistenza è fatta di orrori e sofferenza e detesta quello che è e quello che fa. Lo vediamo perfettamente nella scena in cui, sopraffatta dalla fame, uccide una persona che passava di lì per caso (scena importante anche per altri motivi). Qui vediamo inizialmente un essere feroce e vorace che si attacca alla sua preda e non la lascia andare fino a quando non ha finito di bere il suo sangue. Quando però riesce a placare sua fame, si vede chiaramente che soffre per quello che ha fatto. E’ qualcosa di più forte di lei che non può controllare e che ogni volta prende il sopravvento. E’ come se avesse un demone dentro di lei. E ci saranno altre scene a confermare quello che ho detto ora. La sofferenza per questa condizione è messa in scena in scena molto bene da Alfredson, dove non decide di spiegare attraverso le parole tutto ciò, ma mostrando lo stato d’animo di Eli dopo ogni attacco. A questo proposito bisogna complimentarsi con l’attrice di Eli, Lina Leandersson, che è riuscita in un compito tutt’altro che semplice.

Questi sono Oskar ed Eli ed è bellissimo vedere come i due alla fine si avvicinino l’un l’altra. Certo, Eli all’inizio gli ha intimato di stare alla larga, ma alla fine entrambi non posso fare a meno della loro compagnia. In un certo senso i due si assomigliano, sono persone sole, chiuse in loro stesse e che non riescono a farsi capire dagli altri per vari motivi. Due anime solitarie che alla fine si incontrano e da questo incontro nasce un sentimento forte. Adoro la purezza e la dolcezza di questo loro amore. Alla fine sono entrambi dei bambini che si vogliono veramente bene e dimostrano il loro affetto attraverso piccoli gesti. Questa cosa mi ha sempre colpito sia nel libro sia nel film.

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Un’altra cosa che il film non trascura sono i personaggi secondari anche se, rispetto al libro, sono molti di meno, ma su questo ci tornerò fra poco. Anche i personaggi secondari hanno una loro caratterizzazione e le loro interazioni con i due protagonisti sono molto importanti, fanno procedere la storia e sono interessanti. Come ad esempio Lacke, che tra tutti è uno dei più approfonditi. Riusciremo anche ad empatizzare con Lacke e la sua storia ed è una cosa bella vedere dei personaggi secondari avere un ruolo così attivo nella trama. Come detto in precedenza però, molte parti del libro non sono state inserite e soprattutto sono stati tagliati alcuni personaggi. Sono un grande fan del libro e onestamente questi tagli non mi hanno per niente infastidito, anche perché non vanno a danneggiare o intaccare la storia e le emozioni che ti trasmettono.
Una scelta molto interessante che invece hanno fatto è di lasciare aperti certi quesiti. Nel libro queste cose vengono spiegate molto bene ma il film decide di lasciare la sotira aperta: ad esempio ci domanderemo chi è Håkan, l’uomo che accompagna Eli, e, soprattutto, che segreto nasconde Eli (oltre il fatto di essere un vampiro). Domande che non faranno altro che alimentare la nostra curiosità.

Hanno trasposto veramente bene il libro e a livello registico il film è meraviglioso. Questo è il primo lungometraggio di Tomas Alfredson e non poteva iniziare il suo lavoro di regista in modo migliore. Già solo i titoli di testa sono molto interessante e ben fatti, che scorrono nel riguadro a sinistra completamente oscurato mentre nel resto dell’inquadratura scende la neve in una notte buia. E’ interessante il tipo di regia che utilizza, ci sono molte inquadrature fisse sui personaggi o sui paesaggi (quest’ultimi molto affascinanti) e decide di utilizzare vari campi lunghi e medi per narrare la storia insieme a dei primi piani che molte volte tendono a concentrarsi sugli occhi oppure su alcuni dettagli come ad esempio i gesti della mano. Il suo più grande punto di forza è che riesce a far parlare le immagini. Riusciamo a capire le varie situazioni non attraverso lunghi dialoghi (infatti molte scene sono silenziose), ma attraverso le verie inquadrature che ci fanno capire o intuire come stanno le cose.
Il pregio di Alfredson è stato quello di creare scene che a mio avviso verranno ricordate sia per la loro forza emotiva sia per la loro originalità. Una scena molto bella infatti è il momento in cui Oskar ed Eli si parlano attraverso una porta a vetri. Scena semplice ma allo stesso tempo carica di significati. E poi c’è la scena delle piscina. Questa è sicuramente una delle scene migliori ed è a fine film. Non posso dire esattamente cosa accade ma, nonostante al centro dell’inquadratura ci sia Oskar, il nostro occhio verrà attratto da quello che gli succederà intorno.

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Un altro grande punto di forza è sicuramente la fotografia di Hoyte Van Hoytema che, tra le altre cose, dopo Lasciami Entrare, verrà chiamato come direttore della fotografia per grandi produzioni. Tornando alla fotografia, c’è una grande predominanza del bianco durante il giorno che a volte sembra far sparire gli orizzonti e rende tutto uguale. La fotografia notturna è la mia preferita, per via del contrasto tra il bianco della neve e l’oscurità della notte. In questo caso lo sfondo è completamente nero e mette molto in risalto i palazzi e i personaggi, diventando così una fotografia molto espressionista.
Le location sono molto azzeccate per questo film, infatti la maggior parte della pellicola è ambientata nella periferia di Stoccolma, dove a farla da padroni saranno dei palazzi grandi e imponenti ma tutti uguali e senz’anima. C’è una visione molte reale e tangibile della vita di periferia.
Anche gli effetti speciali, nonostante il film sia costato poco, sono fatti bene e curati. Gli effetti digitali sono stati utilizzati veramente poco (sono dovuti ricorrrere alla CGI in una scena specifica), per il resto è tutto artigianale. Non ci sono effetti incredibili ma comunque c’è molta cura nel mostrare certe scene soprattutto quando la protagonista è Eli.

Questo era Lasciami Entrare. Una pellicola che riesce a trasmettere forti emozioni sia attraverso le immagini sia attraverso la storia. Un film che mi accompagna e che mi porto sempre nel cuore da ormai 10 anni, a cui ho voluto dedicare questo articolo, nella speranza che molti altri possano scoprire questa perla del cinema e rimanerne affascinati così come è stato per me e Shiki.

Spero con tutto il cuore che la recensione vi sia piaciuta.
Buon Halloween a tutti e alla prossima!

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 [The Butcher]

17 pensieri riguardo “Lasciami Entrare (film)

  1. Non ho letto il libro, ma il film è una trasfusione di nuovo sangue a un emaciato genere horror afflitto da cliché, “jump scare” prevedibili come il risultato della partita di calcio Brasile-San Marino e il Male apparentemente sconfitto che risorge sempre nell’ultima scena o nei titoli di coda. Ottima l’interpretazione dei due ragazzi protagonisti e l’atmosfera nordica nella sua distanza dalle nostre consuetudini cinematografiche rende più verosimile la vicenda. Lascia comunque una scia amara lo stato di vita dannata dei due protagonisti in così tenera età.

    1. Con poche parole sei riuscito a descrivere alla perfezione il film. Purtroppo lascia l’amaro in bocca sapere che comunque il loro destino non sarà felice per via della loro condizione, ma in un certo senso ne sono consapevoli. Ti ringrazio mille per il commento!

    1. Un film così bello dovrebbe come minimo essere mandato in onda in seconda serata (sono sicuro che non lo manderanno mai in prima serata). Comunque sì, è un film molto elegante ma per niente snob. E si mangia la maggior parte dei film sui vampiri usciti fin’ora.

  2. Da quando la tua sodale anima conturbata e conturbante di Shiki mi spinse tra le braccia dello scrittore svedese John Ajvide Lindqvist, ho salvato nel mio cuore e nel mio personale immaginario le immagini e le sensazioni scaurite dalla lettura che feci del bellissimo romanzo Lasciami Entrare (non ci provo nemmeno a scrivere il titolo originale!): perciò quando vidi che tu, mio caro Butcher, completando un gioco di squadra, te ne eri uscito con la recensione del film, ho voluto aspettare di vedermelo con calma e così ho fatto!

    Che strano destino quello filmico ed artistico di un direttore di scena come il da me stimato Tomas Alfredson, anch’egli svedese come il romanziere, così amante della geometria e dei tempi di ripresa, che sembrano quasi adattarsi all’architettura degli spazi inquadrati, come la versione cinematografica dell’Occamy (creatura magica, ideata dalla Rowlings, dotata di straordinaria capacità di “Choranaptyxis” – in italiano tradotto come “giustospaziosità”- combinazione di due parole greche che significano “spazio” e “crescita”), tanto che le linee verticali ed orizzontali degli oggetti inquadrati ai quattro lati dello schermo sembrano quasi fare parte di una cornice, dentro la quale si muovono i personaggi dei suoi film: al momento questo Lasciami Entrare è probabilmente il più freddo e rigoroso dei suoi lungometraggi, laddove a mio avviso Tinker Tailor Soldier Spy (da noi La Talpa, in rispetto anche al titolo italiano del libro di Le Carré) è il suo capolavoro nonché il più misurato, mentre il suo ultimo The Snowman, malgrado un’ottima regia e due interpreti sopraffini (Michael Fassbender e Rebecca Fergusont), presenta una sceneggiatura più frettolosa, quasi come se la produzione avesse tolto ad Alfredson molta della sua autonomia artistica a vantaggio di una certa banalizzazione divistica.

    Non conosco nessuna delle opere di Alfredson inedite in Italia, ma questo lungometraggio da te recensito è davvero molto bello e sottoscrivo tutte le bellissime parole (più appassionate del tuo solito) che hai usato per descrivere l’impeccabile messa in scena: questa neve che sembra quasi creata per permettere ad Oskar di confondersi e scomparire nel bianco, per cancellarsi e piangere da solo la sua rabbia e la sua frustrazione, finché Eli non gli chiede di poter entrare ed il film cambia e si apre al giallo, dopo aver passeggiato in una iniziale apparente teen dramedy, fino a sfociare in un horror esistenzialista, tale perché, come dici tu, Alfredson «riesce a far parlare le immagini» e noi spettatori «riusciamo a capire le varie situazioni non attraverso lunghi dialoghi (infatti molte scene sono silenziose), ma attraverso le varie inquadrature che ci fanno capire o intuire come stanno le cose»

    Un film che fai bene a tenere nel cuore, che ti lascia un senso di disagio ed assieme di affetto persino per i personaggi, anche quando la loro alterità dovrebbe spingerli lontani da noi.

    1. Grazie mille per il tuo commento! Questo film lo porterò sempre con me. E’ stato importantissimo per la mia crescita sia come persona sia come amante del cinema. Gli devo molto, visto che mi ha fatto amare il cinema. E parlando in modo più oggettivo, è un film diretto, fotografato, scritto e interpretato benissimo. Uno dei migliori horror degli anni 2000 e uno dei migliori film di questo secolo. E non lo dico con tanta leggerezza, dopo tanto tempo posso dirlo con molta sicurezza.
      Alfredson invece è un regista terrò sempre d’occhio. Il suo La Talpa mi aveva confermato la sua bravura come regista e ha fatto un film incredibile in tutti i sensi. Invece mi dispiace moltissimo per The Snowman, una grande delusione. Ma in quel caso non è stata neanche colpa sua, ci sono stati vari problemi con la produzione in special modo con il montaggio, che a mio avviso è il difetto maggiore della pellicola (un difetto abbastanza pesante). Il problema maggiore però riguarda la pre-produzione. Le riprese sono state fatte in fretta e furia e Alfredson non aveva neanche tutta la sceneggiatura pronta (tipo il 10-15% della sceneggiatura originale non è stata filmata). E ovviamente in un giallo il fatto che manchino dei pezzi è molto grave, le cose non tornano. Non parliamo poi dei problemi del povero Kilmer che, dopo aver fatto delle cure per il cancro alla gola, aveva la lingua più grande del solito e faceva fatica a parlare. Se non sbaglio ci sono stati altri problemi ma per il momento mi vengono in mente solo questi.
      Spero comunque di rivederlo presto all’opera perché Alfredson si merita di meglio.

      1. Mi hai fornito informazioni preziose per inquadrare meglio The Snowman, informazioni che non conoscevo e che ti sono grato di aver condiviso!
        Ora ti lascio, perché lo so, amico mio, che non c’entra nulla con questo post, ma sono emozionato dal fatto che sto per entrare alla proiezione di Parasite…

  3. “Lasciami entrare”, nella versione di Alfredson, è uno dei pochi casi in cui il film è all’altezza del libro, li ho amati molto entrambi. Raramente rileggo i libri, questo film l’ho visto più volte.
    Non altrettanto all’altezza è stato secondo me il remake inglese “Blood Story”.

    1. Mi fa molto piacere sentirlo dire! Come ho scritto nella recensione, non ci sono molti eventi descritti nel libro, ma Alfredson è comunque riuscito a mettere su schermo le stesse sensazioni ed emozioni presenti nel romanzo. Un’impresa per niente semplice. Lasciami entrare è un film che ho visto molte volte e ogni volta mi accorgo di piccoli dettagli interessanti.
      Per quanto riguarda il remake, sì non è all’altezza del libro o del film ma ammetto che è stato un buon remake. Hanno avuto un buon regista, dei bravi interpreti e soprattutto del buon senso nel mostrare più i personaggi che le scene horror. Anche quest’ultimo film meriterebbe un’analisi.

  4. Spettacolare questa recensione. Mi ha incuriosito molto nella parte in cui hai parlato del vampiro. Credo che debba davvero far parte del mio bagaglio questo film. Ti ringrazio ancora per avermi lasciato il link all’articolo.

    1. Lasciami entrare è stato uno dei primi film a farmi amare veramente la settima arte e mi ha fatto anche capire che l’horror sarebbe stato uno dei miei generi preferiti. È un film che amo molto e sono felice di averti incuriosito.

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