Yon & Mu

Una cosa che forse non sapete di me è che da circa un anno sto divorando le opere di un certo mangaka horror che alcuni di voi già conosceranno: Junji Ito.
Da tempo volevo parlarvi delle sue opere che una dopo l’altra mi hanno davvero colpita (qualcuno più, qualcuna meno, come è giusto che sia).
L’ho conosciuto proprio grazie alle nuove stampe che le varie case editrici (j-pop, star comics e planet manga) stanno facendo uscire ultimamente, quindi se desiderate recuperarlo o siete curiosi, non avrete scuse per non correre in fumetteria.

Fin da subito mi sono approcciata ad alcune delle sue opere più famose, cioè Tomie e Uzumaki, e volevo scrivere di questo autore partendo proprio da queste… ma poi c’è stata la lunga pausa (non dico che ora è finita, ma forse sì, anche se rimarrò irregolare con le pubblicazioni) e lì ho potuto riflettere sul fatto che se avrei voluto scrivere di Junji Ito e delle sue opere avrei dovuto farlo bene, ecco perché ho deciso di partire da un lavoro molto semplice e particolare (non che i lavori del Maestro Ito siano poco strani) ma che ho praticamente adorato.

Il manga in questione è Yon & Mu, una versione tragicomica della vita del mangaka e della sua compagna alle prese con due bellissimi gatti domestici.
Non è il lavoro con cui vi consiglio di partire se siete interessati a conoscere questo autore; più avanti vi spiegherò il perché e vi darò dei consigli a riguardo.

Questo breve manga rappresenta una tragicomica autobiografia del maestro e della sua fidanzata (adesso moglie) alle prese con due gatti domestici.
Nel momento in cui i due vanno a vivere insieme in una nuova casa, la fidanzata insiste per portare a il suo gatto Yon dalla casa dei genitori. Il mangaka non sarà molto convinto, avendo un segreto debole per i cani, ma acconsentirà.
Yon è un gatto particolare e testardo, con un bel pelo bianco a macchie nere, che vanno a formare vagamente la sagoma di un teschio, tanto che può sembrare un gatto maledetto.
Successivamente arriverà a casa anche Mu, un gattone socievole, al contrario di Yon, dalla folta pelliccia.
Il volume narrerà diverse vicende quotidiane della coppia mentre si prendono cura di questi due piccoli amici pelosi. Non mancheranno i momenti dolci come anche quelli stressanti, che chi ha un gatto (o in generale un animale domestico) conosce bene.
Tutte situazioni che porteranno il maestro dal sentirsi maledetto sotto giogo di due creature ruffiane al provare affetto per queste palle di pelo imprevedibili.

E’ bello subito sottolineare la tanta dolcezza contenuta in queste pagine; chi ama i gatti non potrà fare a meno di sorridere e annuire, comprendendo bene le situazioni fin troppo familiari.

Ma andiamo con ordine, anche se non c’è tantissimo da dire; è importante parlare dello stile unico dei disegni. Junji Ito negli anni si è costruito uno stile tutto suo, con tratti delicati che però passano al grottesco con estrema facilità ed efficacia. Nelle sue opere horror questo è fondamentale, perché molto del successo dipende anche da questo modo di disegnare: tavole pulite, precise e delicate, che si trasformano in quadri distorti, sporchi e terribilmente grotteschi. Il tutto è ottimo per rappresentare momenti davvero inquietanti e disgustosi, come spesso accade nei suoi lavori.
In questo caso però siamo davanti a un’opera umoristica ma il mangaka ha deciso di mantenere il tuo stile e di renderlo più estremo e caricaturale. Questo rende il tutto molto più divertente, partendo subito dalle rappresentazioni di lui stesso e della sua fidanzata, con espressioni esagerate, occhi vuoti o scavati e posture un po’ mollicce, così come anche certi momenti con i nostri amici felini, resi dallo sguardo inquietante e penetrante. Non potrete non provare soggezione, come ne provava l’autore verso i felini, in un contesto completamente sbagliato.

Il volume sarà intervallato da una intervista informale e dalle foto reali dei due piccoli protagonisti.
Avere dei gatti in casa cambia tutto perché è come avere dei figli. Concordo con il dire che sono molto meno impegnativi di un singolo figlio reale e anche persino di un cane, ma restano due creature di cui prendersi cura il che comporta momenti di gioia e appagamento, ma anche di stress. Junji Ito, nella sua convivenza con queste due creature forse maledette, imparerà tutto questo.

Concludendo, parlando delle opere di Junji Ito, vi sconsiglio di partire da questa se volete conoscere l’autore, mentre la consiglio vivamente se siete fan dell’autore e/o se siete dei gattari incalliti.
Se invece siete curiosi e amate l’horror, vi consiglio vivamente di partire con le opere di Junji Ito proprio dalla sua prima raccolta: Tomie; una serie di racconti horror che hanno come protagonista o sono collegati alle vicende di una ragazza di nome Tomie. Al momento non vi dico altro. Lascio a voi la voglia di informarvi e più in là probabilmente parlerò proprio di questa raccolta.

Vi saluto con Junji Ito mentre è alle prese con Yon.

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PS: Nel caso vi fosse sfuggito, date un’occhiata alla nuova pagina del blog che ho aperto: Project Anna

[Shiki Ryougi 両儀 式]

13 pensieri riguardo “Yon & Mu

  1. Era un po’ che non avevo occasione di leggerti, carissima Shiki, in pratica da dopo il tuo lungo e bellissimo excursus su Serial Experimenti Lain (anime che tra l’altro è stato molto di ispirazione per tutti gli autori occidentali che ultimamente, in modo spesso approssimativo e spettacolarizzato, hanno introdotto personaggi da indefinite variazioni di spettro autistico)…
    Sto da tempo preparando un lungo post su due autori giapponesi che stanno da anni influenzando stili e soggetti, sia di film che di fiction: uno è senza dubbio uno dei più importanti cineasti contemporanei (un vero genio) ossia Sion Sono, l’altro è il mangaka che ha saputo declinare nuove forme di horror ovvero Junji Ito, di cui hai cominciato (lo scrivo perchè mi auguro tu possa continuare a parlarne) a pubblicare una disamina critica.
    Non voglio aggiungere altro, se non la più grande soddisfazione, perché non avrei potuto sperare in una penna migliore per parlare di Ito e questo mi permette egoisticamente di concentrarmi su Sono!
    Continua così, Shiki, I Need You, We love You

    1. Lain è uno dei pochi esempi di personaggi nello spettro in cui mi ritrovo perfettamente. I tipici personaggi autistici dei media sono spesso “””troppo””” autistici e stereotipati tanto da sembrare più una caricatura di persone come me. Un altro in cui mi rivedo è il protagonista del film “Molto forte, incredibilmente vicino”.

      Sicuramente scriverò altro su Ito. Probabilmente in riguardo a Spiral. Ho degli articoli da portare. Devo solo decidere l’ordine e scrivere ^—^
      Sarò più attiva da ora in poi.

      E sarò curiosissima di leggere il tuo articolo!

      1. Mi sono permesso di parlare del tuo post su Facebook, perché bisogna che la gente sappia da dove arrivano molte delle idee che spesso vedono nei film e nelle fiction e che pensano essere originali…

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