Il gatto con gli stivali 2 – L’ultimo desiderio

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo deciso di cambiare momentaneamente argomento e parlare del mondo dei fumetti e in particolar modo abbiamo ripreso a discutere della saga italiana fantasy che chi segue il blog da tempo ormai conosce bene, Kalya e in questo caso il volume 24. Kalya, insieme a Vallrich e Jor-Ghun, sta attraversando il deserto per raggiungere la Città Palazzo delle Dune e trovare così un modo per sconfiggere definitivamente Hamon. Nel frattempo Tagh deve rubare un forziere per conto della Gilda in modo che quest’ultima l’aiuti a liberare Leena, accusata ingiustamente di tradimento e rinchiusa nelle prigioni. I disegni sono gestiti da Riosa, un disegnatore che aveva già lavorato a un volume di Kalya, che fa un ottimo lavoro, usando delle linee spesse e ben definite, che regala degli ottimi dettagli nei personaggi, sui volti, nel vestiario e soprattutto nei capelli e anche le ambientazioni risultano ben fatte e studiate. La composizione dell’immagine in certe parti è davvero interessante e mostra delle prospettive fatte davvero bene e in generale la composizione delle pagine sono ottime e donano un ritmo stupendo senza tempi morti. La storia è interessante e prende tre punti di vista differenti che rendono la narrazione più vivace e ci regala anche qualche bel colpo di scena. Lo consiglio assolutamente!
Con quest’articolo torniamo nel mondo del cinema e per la precisione in quello dell’animazione, prendendo in esame un’opera della DreamWorks che ho profondamente amato e che ha dato speranza a questo studio.
Ecco a voi Il gatto con gli stivali 2 – L’ultimo desiderio (Puss in Boots: The Last Wish), pellicola animata del 2022 scritta da Paul Fisher e Tommy Swerdlow e diretta da Joel Crawford.

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Trama:
Il Gatto con gli Stivali (Antonio Banderas) ormai è una leggenda vivente e continua a vivere le sue avventure. Un giorno, durante una festa in suo onore, salva il villaggio di Del Mar da un gigante dei boschi, ma dopo averlo sconfitto una campana gli cade addosso e lo uccide. Nonostante ciò si risveglia nello studio del medico del villaggio (Anthony Mendez) e qui capisce di aver sprecato otto delle sue nove vite per aver agito con superficialità e il medico gli consiglia di smettere con le avventure. Gatto rifiuta il consiglio ma qui incontra un misterioso lupo (Wagner Moura), apparentemente un cacciatore di taglie, che quasi lo uccide. Gatto quindi si spaventa e fugge via, dicendo addio alla sua vita ricca di avventure e rifugiandosi a casa di Mama Luna (Da’Vine Joy Rudolph), una casa che accoglie gatti randagi. Qui la sua vita monotona viene interrotta dall’arrivo della famiglia criminale di Riccioli d’oro (Florence Pugh) e i tre orsi che stanno cercando Gatto perché hanno bisogno di lui per raggiungere la Stella dei Desideri, una stella capace di esaudire qualsiasi desiderio. Sentendo ciò Gatto decide di partire alla ricerca della Stella per riavere le sue vite, accompagnato da Perrito (Harvey Guillén), un cagnolino senza famiglia, e la sua vecchia fiamma Kitty Zampe di Velluto (Salma Hayek), ma dovrà affrontare Riccioli, il signore del crimine Jack Horner (John Mulaney) e il misterioso lupo.

Non vedevo l’ora di parlare di questo film. È riuscito a sorprendermi sotto ogni punto di vista ed è stato sia un successo di critica che di incassi e questa cosa mi ha reso estremamente felice in quanto, prima che questo seguito uscisse, la DreamWorks aveva fatto film non proprio brillanti. E inoltre è stato stupendo vedere come il personaggio di Gatto, nonostante fosse passati 10 anni dal primo capitolo e ormai l’hype per Shrek fosse scemato, sia riuscito a portare tante persone al cinema.

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Di un seguito de Il Gatto con gli Stivali se ne parlava già nel 2012 con Guillermo del Toro, allora produttore esecutivo, che aveva preparato delle bozze della storia e con Chris Miller che era intenzionato a dirigere il secondo capitolo. Ed effettivamente nel 2014 iniziarono i lavori per questo seguito che inizialmente doveva chiamarsi Puss in Boots 2: Nine Lives & 40 Thieves, ispirato ovviamente al racconto di Alì Babà e i 40 ladroni. Poi nel 2018 Chris Meledandri, il fondatore dell’Illumination (DreamWorks e Illumination sono entrambi dell’Universal), divenne il produttore esecutivo di questo film (e anche di Shrek 5) e venne scelto come regista Bob Persichetti, che aveva già diretto Spider-Man – Un nuovo universo. Solo nel 2020 la DreamWorks diede al film il nome che conosciamo e scelse come regista Joel Crawford che sempre per la DreamWorks aveva diretto I Croods 2 – Una nuova era e la trama della storia cambiò radicalmente, andando a toccare tematiche veramente interessanti e soprattutto a cambiare stile in qualcosa di nuovo per questo studio. E dopo tutto questo lungo preambolo iniziamo con la recensione.

Partiamo quindi con il lato tecnico della pellicola, un lato tecnico incredibile che mostra finalmente le capacità della DreamWorks, uno studio che ha fatto la storia e che ha degli animatori con un grande talento e una grande esperienza. In tutto ciò il primo elemento che notiamo è proprio lo stile che hanno adottato. Infatti i primi quattro capitoli di Shrek e il primo film de Il Gatto con gli Stivali utilizzavano uno stile realistico, con umani che avevano tratti molto vicini alla realtà e con dei colori naturali. Quello era uno stile ottimo che ho sempre apprezzato ma che hanno usato per tantissimo tempo senza mai cercare di evolverlo (eccezion fatta per i miglioramenti tecnologici). Qui invece hanno deciso di abbandonare il realismo e di dare al film un aspetto fiabesco, di renderlo proprio una storia uscita da un libro di favola e per fare questo hanno adottato diverse tecniche ispirate al film animato di Spider-Man – Un nuovo universo (e ciò non fa che confermare come quell’opera abbia influenzato l’animazione 3D recente).

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I colori risaltano parecchio perché sembrano usciti da un film animato tradizionale e assomigliano in tutto e per tutto a degli acquarelli che danno a qualsiasi oggetto, pianta, vestito, animale e persona un che di vivo e le numerose sfumature creano una certa imprecisione che rende il tutto ancora più vero. Ad esempio questa tecnica aiuta a rendere le linee degli oggetti più imprecise, come ho già detto, il che dona agli ambienti un aspetto vissuto, con una storia dietro, come può essere ad esempio il bancone al bar oppure la spada di Gatto. Questi colori aiutano a dare un aspetto fiabesco alla storia e si dimostrano accesi e pieni di vita, unendosi insieme armoniosamente, ma sono capaci di assumere un’aria drammatica all’occasione, usando colori freddi come il blu e il grigio e arrivando perfino a dei momenti quasi horror, specialmente quando il lupo sarà presente, con ombre più pesanti che entrano in contrasto con gli altri colori presenti. Tra le altre cose in questo capitolo hanno usato la tecnica del low frames, ossia usare meno dei classici 24 fotogrammi al secondo per dare più dinamismo alle scene d’azione.

Questo lo possiamo vedere perfettamente all’inizio, con una sequenza d’azione impressionante ossia lo scontro tra Gatto e il gigante di Del Mar. Qui il low frames dona più forza e dinamismo a questa scena e oltre all’animazione ci sono altri due elementi a renderla magnifica: diversi effetti 2D e la regia. Ad esempio gli effetti 2D più evidenti sono le linee intorno ai personaggi durante le scene d’azione, che danno profondità e rendono il momento più forte e interessante. Oltre ciò abbiamo anche il fumo e la polvere che assumono forme 2D e lo stesso dicasi per gli effetti magici. Tutto questo però viene valorizzato particolarmente da una regia stupenda che già dall’inizio mostra una grande abilità perché da vita a una scena d’azione divertente, diretta benissimo, che gioca molto con la profondità di campo e con la telecamera, ma soprattutto una regia in grado di presentarci perfettamente Gatto e il tutto in maniera intelligente. Un’introduzione perfetta sia per chi conosce bene il personaggio sia per coloro che lo hanno scoperto con questa pellicola. Una sequenza allegra e divertente che però, con l’incontro con il lupo, diventerà molto cupa e soffocante, in cui capiamo il terrore di Gatto. La regia gestisce benissimo i vari momenti, creando sequenze comiche straordinarie, scene d’azioni che rimangono impresse ma anche dei momenti di grande drammaticità e riflessione (l’attacco di panico è stato un momento incredibile e trattato con molta cura e senza retorica). E lo scontro finale è una vera gioia per gli occhi e cita in maniera grandiosa il cinema di Sergio Leone. Il lato tecnico di questo film è stupendo ma anche la sceneggiatura si dimostra incredibile.

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Come ho detto in precedenza, il film presenta in maniera perfetta Gatto e in pochissimi minuti conosciamo il personaggio, la sua leggenda, il suo coraggio, a sua spavalderia e anche la sua superficialità. Qui c’è una perfetta rappresentazione del punto più alto dell’eroe, il suo momento di gloria migliore che però cadrà in mille pezzi quando incontrerà il lupo. Qui infatti vediamo come l’idea delle nove vite venga usata in maniera intelligente e come si ricolleghi alle tematiche del film e inoltre lo scontro contro il lupo causerà la caduta dell’eroe, vediamo Gatto spaventato per la prima volta in vita sua e lo vediamo fuggire preso dal panico. Una scena di grande potenza sia per com’è stata gestita ma soprattutto per come quel personaggio crolla. Ed è qui che inizierà un’avventura alla ricerca del desiderio, un’avventura resa ricca dai suoi numerosi personaggi.

Gatto stesso è un personaggio grandioso, un personaggio che fino a quel punto ha vissuto senza dare peso alle sue vite, vivendo senza preoccupazioni e con una certa superficialità e ora che gliene è rimasta solo una e che rischia seriamente di perderla lo vediamo inizialmente smettere di vivere avventure ma, scoperta la Stella del Desiderio, poi inizierà la sua ricerca e anche qui lo vedremo comunque pieno di dubbi e incertezze, riuscirà sempre a divertire e a far ridere ma non sarà sicuro come quando era all’inizio e ho apprezzato vederlo così vulnerabile, così umano e la crescita che farà attraverso quest’avventura lo porterà a essere un protagonista più maturo e interessante. Il vantaggio di questo film non è solo quello di aver un ottimo protagonista ma di avere numerosi personaggi principali stupendi che riescono comunque a far andare avanti la trama e a trovare tutti lo spazio giusto. Kitty, che avevamo già visto nel primo capitolo, è un personaggio che è stato tradito più volte, per questo non si fida degli altri e come Gatto tende a essere cinica, rendendola un ottimo personaggio. La vera sorpresa però è stato Perrito, un personaggio veramente dolce e anche più maturo di quanto sembri. Non andrò a dire certe cose del suo passato perché sono spoiler, ma lui ne ha passate veramente tante eppure è l’unico che non desidera niente, avendo già incontrato Gatto e Kitty e attraverso la sua semplicità riesce a trasmettere dei messaggi molto maturi e positivi riguardanti i desideri e la vita stessa, aiutando Gatto e Kitty a cambiare. Anche Riccioli e gli orsi sono meravigliosi e il solo fatto di averli resi una famiglia, con Riccioli che viene adottata da loro, è un’idea semplice ma allo stesso tempo geniale e adoro molto il loro design selvaggio oltre che la loro relazione e i loro bisticci che risultano molto naturali. Per quanto riguarda il lupo non posso dire tanto perché qui rischio di fare enormi spoiler, ma sta di fatto che si dimostra un antagonista incredibile, una presenza scenica enorme e anche se appare poco si fa ricordare bene ma soprattutto saprà spaventare e trovare un cattivo nei film d’animazione odierni capace di fare ciò è stata un’enorme sorpresa. Lui è fondamentale perché metterà Gatto di fronte alla possibilità della morte, una possibilità che non aveva neanche sfiorato i suoi pensieri e che la porterà a questa profonda crisi. Il lupo è un personaggio incredibile e lo stesso vale per il vero villain della storia, Jack Horner. Io adoro Jack, è un cattivo sena alcuna possibilità di redenzione, un personaggio che è consapevole di questa sua malvagità e l’accetta di buon grado. Inoltre mi ha ricordato Lord Farquaad e Fata Madrina, ossia villain veramente infami che però riescono a far ridere per quanto siano infami e diventando protagonisti di molte scene black humor. Per raggiungere la Stella è disposto a tutto e non si fa scrupoli a sacrificare i suoi uomini che muoiono in maniera anche abbastanza cruenta ma allo stesso tempo esilarante e ciò mostra anche la volontà di riportare un certo umorismo più maturo come nelle prime opere della DreamWorks.

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I personaggi sono stupendi, la commedia funziona benissimo così come le scene d’azione e i momenti drammatici e perfino le tematiche si dimostrano mature. Infatti il film parla della ricerca di un oggetto capace di esaudire i desideri, desideri che forse sono già stati esauditi per i nostri protagonisti ma di cui loro non si rendono conto. Quello che però stupisce è che si parli apertamente della morte, la consapevolezza che tutto finirà, la paura di quella possibilità e infine alla sua accettazione. E il modo in cui viene trattato l’argomento della morte porta a un’altra riflessione ossia la valorizzazione della vita. Imparare ad apprezzare l’unica vita che abbiamo e a godere di quei momenti anche piccoli che ci può donare e questa tematica sarà il centro del viaggio che intraprenderà Gatto e che lo porterà a un grande cambiamento.

Per concludere, Il Gatto con gli Stivali 2 – L’ultimo desiderio è un film animato stupendo, uno dei migliori della DreamWorks e uno dei migliori in generale negli ultimi anni, con un lato tecnico straordinario e una storia che porta tematiche mature e personaggi carismatici e scritti benissimo. Lo consiglio assolutamente!

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Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

6 pensieri riguardo “Il gatto con gli stivali 2 – L’ultimo desiderio

    1. Te lo consiglio con tutto il cuore. Quando andai a vederlo al cinema mi aspettavo al massimo un’opera commerciale simpatica, anche se a livello commerciale non mi pareva una grande mossa visto che il primo spin-off era uscito tanti anni prima. Invece mi sono ritrovato davanti una delle opere più mature della DreamWorks, un film animato che a mio avviso è tra i migliori di quelli usciti negli ultimi dieci anni, con uno stile nuovo che è studiato nei minimi dettagli e segue bene la scia di Spider-verse riuscendo però ad avere una personalità tutta sua, ma soprattutto ha una storia veramente scritta bene, con personaggi descritti in maniera eccellente, tutti ben delineati e tutti bellissimi e anche degli insegnamenti ottimi, oltre che con momenti coraggiosi. Lo porto nel cuore ormai e dimostra ancora una volta come la DreamWorks sia ancora capace di fare opere molto belle.

    1. Non solo per quello: il film è proprio bello e c’è stato un ottimo passaparola, diventando un ottimo incasso nonostante in quel periodo ci fosse Avatar 2 al cinema (tra l’altro anche quello un ottimo film). Il passaparola riesce ancora oggi a essere un buon modo per far aver successo a un film. Lo consiglio perché oltre ad avere uno stile animato eccellente è anche una storia scritta veramente bene, articolata, divertente e riflessiva.

    1. Te lo consiglio caldamente. E’ un film che torva perfettamente equilibrio sia a livello tecnico sia a livello di sceneggiatura. Stile magnifico e storia molto articolata e profonda, che sa divertire ma sa anche essere molto matura. Spero veramente che possa piacerti!

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