Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo, come da tradizione, siamo tornati a parlare del mondo dell’animazione e l’abbiamo fatto con un lungometraggio della Warner Animation, un’opera che certamente ha i suoi difetti e poteva fare di meglio, ma che diverte e ha qualcosa da dire, Cicogne in missione. Le cicogne hanno portato i bambini alle famiglie fin dai tempi antichi, ma tutto cambia dopo un incidente in cui una cicogna si era affezionata a una neonata, distruggendo per sbaglio il suo localizzatore e rendendo impossibile la consegna. Dopo quell’evento la cicogna hanno cambiato strada e adesso consegnano pachi e Junior è una di queste cicogne che mira a diventare il boss, visto che il precedente diventerà presidente dell’azienda. Per diventare il boss però dovrà licenziare Tulip, l’unica umana lì presente oltre ad essere la ragazza che non è stata consegnata. Junior non ha il coraggio di licenziarla e la mette nello Smistamento Lettere visto che non ne ricevono più da anni, ma proprio allora un ragazzino scrive una lettera in cui desidera un fratellino e Tulip crea una neonata. Così Junior e Tulip dovranno consegnarla. Tecnicamente il film è fatto bene, le ambientazioni sono convincenti, così come il character design e la regia eccelle molto nei momenti e nei tempi comici anche se a volte il ritmo è troppo veloce. La storia è semplice ma ha delle belle tematiche che, seppur trattate in maniera altrettanto semplice, sono belle e valorizzano i rapporti con gli altri. Le gag funzionano benissimo, fanno ridere, in particolar modo i lupi e i due protagonisti sono ottimi, dando vita a un buddy movie davvero piacevole. Lo consiglio assolutamente!
Torniamo a parlare di film in live-action e questa volta lo facciamo con un capolavoro della settima arte, un’opera straordinaria che ha fatto la storia e cambiato il mondo del cinema per sempre.
Ecco a voi Rosemary’s Baby – Nastro Rosso a New York (Rosemary’s Baby), pellicola horror del 1968 scritta e diretta da Roman Polański.

Trama:
La giovane coppia di sposi Rosemary (Mia Farrow) e Guy Woodhouse (John Cassavetes) sta cercando un nuovo appartamento a New York e riescono a trovarne uno in uno storico palazzo in cui però, a detta del loro amico Hutch (Maurice Evans), è un luogo in cui sono avvenuti eventi inquietanti. Nonostante ciò i due si trovano veramente bene nella nuova abitazione e trovano un vicinato molto amichevole che li accoglie bene, specialmente la coppia di anziani Roman (Sidney Blackmer) e Minnie Castevet (Ruth Gordon). Da quel momento in poi la loro vita continua a migliorare, soprattutto quando Guy riesce a ottenere una parte d’attore importante, ottenuta però quando un suo collage ha perso improvvisamente la vista. Per festeggiare l’evento, Guy decide di voler fare un figlio con Rosemary e lei è molto felice, ma quando avviene l’evento Rosemary non si sente bene e non ricorda bene cosa è successo in quella notte. Nonostante ciò lei rimane incinta ma da quel momento in poi inizierà un lungo incubo.
Rosemary’s Baby è indubbiamente un capolavoro e insieme a opere incredibili come La notte dei morti viventi e L’ora del lupo fece una vera rivoluzione nel mondo del cinema e anche nel mondo dell’horror, diventando un simbolo di quel cambiamento che era in corso in quegli anni. Quindi partiamo subito con questa recensione.

Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Ira Levin e ancor prima che venne pubblicato William Castle, un grande regista e produttore, comprò i diritti dell’opera e mostrò il progetto all’allora vicepresidente della Paramount Pictures, Robert Evans, che gli diede un budget abbastanza buono. In origine doveva essere lo stesso Castle a dirigere il film, ma si accontentò del ruolo di produttore. Infatti Robert Evans aveva messo gli occhi su Roman Polański, soprattutto grazie a opere come Il coltello nell’acqua e Repulsion (che vi consiglio caldamente di vedere) e riuscì a portarlo a Hollywood con una scusa. Infatti Polański era un appassionato di sci alpino ed Evans lo invitò da lui per discutere di una sceneggiatura chiamata Downhill Racer che aveva come tematica centrale proprio lo sci (in italiano venne chiamato Gli spericolati e la regia venne affidata a Michael Ritchie). Qui però Evans gli diede il romanzo di Levin e Polański lo lesse in un solo giorno, firmò il contratto immediatamente e scrisse l’adattamento nel giro di tre settimane. Fu proprio questo film a lanciare la carriera di Mia Farrow e a farla conoscere al mondo. Il film purtroppo subì dei ritardi che fecero aumentare il budget e inoltre ci furono diverse divergenze artistiche tra il regista e Cassavetes, che rese i rapporti tra i due molto tesi. Quando uscì, divise in due la critica in quanto portava qualcosa di nuovo e sconvolgente, ma non ci volle tanto prima che venisse acclamato e lasciasse un’eredità veramente forte, arrivando a far nascere opere come L’Esorcista e The Omen e a porre le basi per una costruzione della tensione che ancora oggi viene usata e funziona.
Partiamo quindi dal lato tecnico, un lato tecnico strabiliante che a distanza di quasi 60 anni si dimostra incredibilmente attuale, senza essere invecchiato di un solo giorno. La regia di Polański è veramente stupenda e fin dalle prime inquadrature agli interni, come all’inizio quando vediamo il loro appartamento e la telecamera si muove in quelle mura con grande naturalezza, seguendo attentamente i protagonisti e facendoci conoscere il posto. In questi casi ho amato molto alcuni piani sequenza precisi e altrettanto naturali e scorrevoli, così come ho apprezzato certe panoramiche sia ampie che ristrette. Nel primo caso parliamo ovviamente della città di New York e in particolar modo della zona in cui i protagonisti vivono, mentre nel secondo caso mi riferisco nello specifico a una scena del finale che non voglio rilevarvi.

La sua regia mostrerà anche delle belle inquadrature fisse che ci danno uno spaccato della vita di Rosemary e Guy dentro l’appartamento, inquadrature precise e costruite in cui si nota una certa distanza tra noi e i due personaggi ma anche tra Rosemary e Lucy e questa distanza è voluta e fa capire come la loro relazione felice non sia poi così naturale e spontanea. Inoltre il regista riesce a inquadrare bene e a porre l’attenzione in certi piccoli dettagli, degli indizi che ci aiuteranno a capire che cosa sta succedendo. Il film vive di sequenze incredibili e soprattutto crea la tensione sul non visto. Qui infatti non ci saranno scene gore o estremamente violente, possiamo dire che non ci sono quasi effetti speciali e probabilmente l’unica sequenza abbastanza esplicita e terrificante è quella con il diavolo, una scena spaventosa in cui sembrerà di essere in un sogno (o in un incubo) e che riesce ancora a far venire i brividi.
Tra l’altro il modo in cui il film costruisce la tensione ha fatto da scuola, una costruzione lenta che mostra prima la coppia di sposi, la loro nuova vita, come si rapportano con i vicini e come gli eventi inquietanti vivano con le piccole cose, piccoli dettagli che si tendono a sorvolare, per poi passare a una gravidanza dolorosa in cui dapprima osserveremo il crollo fisico della protagonista e in seguito quella psicologica. Una tensione data da ciò che non si vede e le numerose scene del film ne sono una conferma, come ad esempio quel bellissimo fish-eye quando Rosemary guarda dallo spioncino della porta e vede Minnie, una tecnica che la rende veramente terrificante. Anche la fotografia è stupenda grazie a dei bellissimi tagli di luce che aiuteranno molto con l’atmosfera ma anche attraverso dei colori pastello molto particolari che dovrebbero essere rassicuranti e invece si dimostrano l’opposto. La fotografia inoltre riesce a gestire la differenza tra le scene negli esterni e negli interni. Negli esterni infatti proviamo una sorta di sollievo, di pace e tranquillità mentre nell’appartamento di Rosemary sembra di essere in una prigione, si prova una sensazione di claustrofobia e nonostante i colori accesi e allegri il luogo pare molto scuro e spento. Anche la colonna sonora fa un lavoro ottimo e tutti quanti ricordiamo perfettamente la ninnananna che viene cantata all’inizio (tra l’altro cantata dalla stessa Mia Farrow) e che divenne iconica. Tecnicamente questo film è inattaccabile e anche la storia è stupenda e meravigliosa.

Come ho detto all’inizio, questo film fu importante perché portò una vera rivoluzione nel mondo del cinema in generale e soprattutto nell’horror. Ovviamente Rosemary’s Baby non fu il primo film a narrare di stregoneria e satanismo, pellicole di questo genere esistono dagli albori del cinema. Però questi film erano sempre ambientati nel medioevo o al massimo nel 1800 e avevano come ambientazione un castello gotico, stando lontani dalla società. Polański invece ha preso queste tematiche e le ha inserite nel mondo contemporaneo, nella società moderna e per la precisione a New York. Questo fu ciò che sconvolse e che fu una vera rivoluzione e come se non bastasse ambientò il tutto in un condominio, rendendo i vicini di casa, vicini di casa che chiunque potrebbe avere, dei satanisti. Questa fu la grande novità su cui poi tantissimi film in seguito ripresero l’ispirazione, ma ovviamente quest’opera non si limita a questo.
Infatti è proprio ottima la costruzione della storia, mi piace molto come ci vengono fatti conoscere i due sposi, come se fossero una classica coppia americana di quei tempi con il marito che lavora e lei che si occupa della casa e nonostante a una prima occhiata sembrino felice, si nota una certa meccanicità a volte, una certa freddezza e questo lo si vede soprattutto quando Rosemary chiede a Guy di fare l’amore e non c’è alcun trasporto da parte dei due. Apprezzo anche il modo in cui si va costruendo il rapporto con i vicini, specialmente con i Castevet che sembrano una coppia d’anziani veramente dolce e disponibile, con Minnie un po’ appiccicosa ma pronta ad aiutarli e Roman che dimostra una grande cultura e conoscenza. Si dimostrano amichevoli e anche molto abili nel nascondere i loro veri intenti e solo attraverso piccoli indizi, piccole frasi dette quasi casualmente in mezzo a un discorso più ampio e piccoli movimenti del corpo capiamo che stanno architettando qualcosa. E pian piano la loro premura e le loro attenzioni iniziano a diventare soffocanti, Rosemary si ritrova soffocata dai suoi vicini che inizieranno a manipolarla, a darle consigli a curarla e anche a recidere i rapporti con i vecchi amici. E in tutto questo il marito arriva a concordare con loro e quindi Rosemary si ritroverà da sola, isolata da tutti e qui il regista arriva perfino a far dubitare il pubblico della sua sanità mentale e se non si sia inventata tutta questa storia. Il film inoltre è pieno zeppo di piccoli indizi che ci fanno capire cosa sta succedendo e magari per qualcuno oggi è qualcosa di ovvio, visto quanti film horror sul satanismo esistono, ma per quei tempi era totalmente nuovo.

Ci sono tanti altri elementi affascinanti, come il fatto che sia la coppia di sposi che i loro vicini vicini anziani che hanno vissuto in un’epoca diversa, fanno parte di quel mondo americano che ancora non accettava il cambiamento che stava avvenendo e continuavano a vivere la loro vita come una sorta di sogno americano. Il film ha tantissime cose di cui vuole parlare senza essere retorico e questo è uno di quelli o anche solo la critica sociale che fa alla religione. Un altro elemento che ho amato è quella sensazione che si prova da un certo punto in poi che questa storia non finirà bene, che il destino di Rosemary sia già stato deciso e non potrà far niente per opporsi. E quel finale, quel finale non è solo sconvolgente perché Rosemary realizza cos’è successo, ma soprattutto per quella scelta. Quella scelta fu qualcosa di inaspettato per quei tempi anche perché il codice Hays, che aveva posto numerosi limiti, venne abbandonato proprio in quegli anni, dando molta più libertà ai registi. E quel finale mette in risalto anche un elemento femminista che è sempre stato presente fin dall’inizio ma che proprio nel finale diventa evidente e mostra la sua forza.
Per concludere Rosemary’s Baby è un capolavoro incredibile, con un lato tecnico curato e anche moderno ancora oggi, una fotografia particolare e stupenda e una costruzione della tensione che ha fatto da scuola. La storia ha rivoluzionato il cinema e l’horror per dove è stata ambientata, gli indizi sono ben resi e il finale continua a sconvolgere ancora oggi. Lo consiglio assolutamente!

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!
[The Butcher]