Encanto

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo siamo tornati a parlare di horror e l’abbiamo fatto un un’opera spagnola molto importante non solo perché si tratta del primo lungometraggio di un regista che amo, ma anche perché ha riportato in vita il cinema di genere in Spagna, Nameless – Entità nascoste. Cinque anni prima la figlia di Claudia, Angela, è scomparsa misteriosamente e poco dopo venne ritrovato il cadavere, irriconoscibile. Dopo cinque anni però Claudia riceva una chiamata proprio da sua figlia che le dice di essere viva e le chiede aiuto. Per questo contatterà il detective che aveva partecipato alle indagini, che ora non lavora più per la polizia, e insieme cercheranno la verità in una storia molto inquietante. La regia si dimostra ottima, regalandoci scene con una bella costruzione dell’immagine e dei bei dettagli, capace di costruire la tensione e la paura in maniera sottile, attraverso piccoli elementi e senza l’ausilio di jumpscares. Mi piace il ritmo lento che sa costruire bene la storia e i personaggi e apprezzo come il film riesca a mostrare lo sporco e il marcio con forza. La fotografia è volutamente fredda, ma in certi punti ha delle ombre molto forti quasi espressioniste. La storia è interessanti, i protagonisti sono interessanti e ben costruiti e anche le indagini risultano ben gestite, così come è gestito con cura e fascino il modo in cui parlano del male. Lo consiglio assolutamente!
Torniamo nel mondo dell’animazione e torniamo dalla Disney con una loro opera si cui effettivamente c’è tanto da dire.
Ecco a voi Encanto, pellicola animata del 2021 scritta da Jared Bush e Charise Castro Smith e diretta da Byron Howard e Jared Bush.

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Trama:
Il film si apre con Alma Madrigal (Maria Cecilia Botero) e suo marito Pedro che insieme ai loro tre figli scappano via da alcuni assalitori e Pedro si sacrifica per permettere alla famiglia di salvarsi. Grazie a questo gesto, la candela di Alma diventa magica, respingendo gli assalitori e dando vita alla casa magica Casita, nata nella terra di Encanto e protetta da alte montagne. Passano 50 anni e il potere della candela ha donato a tutti i membri della famiglia Madrigal dei poteri speciali con i quali aiutano gli abitanti del villaggio. L’unica a non aver mai ricevuto il dono è la giovane Mirabel (Stephanie Beatriz) che cerca di sopperire la mancanza di poteri rendendosi utile in mille faccende. Dopo che suo cugino Antonio (Ravi-Cabot Conyers) ha ricevuto i poteri di parlare con gli animali, Mirabel ha una visione in cui vede delle crepe aprirsi nella casa e la fiamma della candela vacillare. Decisa a scoprire cosa sta accadendo, Mirabel si mette alla ricerca di Bruno (John Leguizano), un membro della famiglia scomparso e le cui visioni sembravano portare sventure.

Questo film mi ha sempre affascinato ma non perché lo ami ma proprio per i suoi grandi pregi e per i suoi enormi difetti. Diciamo che è un’opera altalenante che per questa sua natura particolare mi ha sempre incuriosito e onestamente non vedevo l’ora di parlarne perché c’è molto di cui discutere. Quindi iniziamo con la recensione.

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La produzione del film è durata ben cinque anni (e immagino che un lasso di tempo così lungo sia dovuto in buona parte ai problemi relativi al Covid) e in questi anni non solo hanno fatto ricerche approfondite sulla cultura dell’America Latina e in particolar modo della Colombia ma, come succede spesso, hanno cambiato parecchio la storia. Ad esempio la primissima idea che ebbero era legata a una donna dei giorni nostri che veniva trasportata in un altro mondo grazie a una maniglia magica. E le idee non finiscono qui infatti inizialmente Agustin (Wilmer Valderrama), il padre di Mirabel, doveva essere il patriarca della famiglia che aveva fondato Encanto e costruito Casita. Un’altra idea che trovavo davvero affascinante era ambientare il tutto nel 1950 e quindi dare l’aspetto dei tempi ai veicoli e agli abiti e certamente a livello visivo sarebbe stato interessante. E le idee non finiscono qui si potrebbero scrivere tante cose su alcuni momenti che non sono stati inseriti e che riguardano diversi personaggi e questo proprio perché il film mostrava un nucleo familiare molto allargato e si è cercato di dare spazio a tutti loro sia nella personalità che nel design e sono tutti aspetti che vedremo adesso e che rappresentano sia i punti di forza che di debolezza dell’opera.

Partiamo quindi dal lato tecnico e lo dico fin da subito, il lato tecnico di questo film è davvero stupendo e curato, un lato tecnico in cui i registi e gli animatori hanno dato prova di grande maturità ed esperienza. La regia era uno degli elementi a cui ero più interessato visto che il duo aveva lavorato a Zootropolis, l’ultimo classico Disney che considero meraviglioso sotto ogni aspetto. In primis riescono a gestire il ritmo che sa essere dinamico senza mai risultare frenetico e sapendo benissimo anche quando rallentare (come nei momenti drammatici) e quando essere più vivace (come le scene comiche). Inoltre i due sanno costruire sequenze veramente belle. Ad esempio nelle parti cantate la regia è piena di forza e ogni inquadratura sa sfruttare alla perfezione la profondità di campo, mostrandoci la grandiosità delle varie ambientazioni e dando risalto anche a dettagli che in questo film sono numerosi. Ho adorato ad esempio la regia nella canzone Non si nomina Bruno (We Don’t Talk About Bruno) che oltre ad essere la canzone migliore del film è anche quella diretta meglio, con la presenza di inquadrature sbilenche per dare una sensazione di disagio mentre spiegano a Mirabel chi è Bruno e amo anche come la telecamera accompagni i movimenti dei personaggi e anche come giri intorno a loro, rendendo il tutto naturale e dinamico. Ci sono tanti momenti in cui la regia si dimostra di grande qualità e sa divertire, incuriosire e intrattenere.

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L’animazione è anch’essa di alta qualità e minuziosa in ogni piccolo elemento, come ormai capita quasi sempre in ogni opera Disney e Pixar. Ho apprezzato molto il character design di tutti i personaggi della famiglia, in cui si vede il grande impegno per diversificarli e dare a tutti loro dei dettagli unici. Mirabel è fantastica con quel volto rotondo, i grandi occhiali e i capelli ricci, ma anche Luisa (Jessica Darrow), la sorella che possiede la super forza, è ben fatta e con un fisico muscoloso. Tutti sono veramente belli e riconoscibili anche se l’unico che non mi ha convinto è Felix (Mauro Castillo) che mi ricordava molto Maui di Oceania. Anche il loro vestiario è incredibile e basta guardare solo Mirabel per capirne l’impegno che c’è stato dietro, vedere il modo in cui si muove seguendo perfettamente il movimento del corpo e rendendo i movimenti delle vesti realistici oltre che mettere in rilievo i motivi floreali fatti con i fili colorati. Anche i dettagli ambientali sono impressionanti, il film ne è pieno, a volte forse anche troppo, rendendo il tutto molto barocco. L’unico difetto del lato tecnico sono alcune canzoni. Ci sono canzoni, come quella su Bruno che ho adorato ma altre non avevano una grande forza e in certi casi occupavano molto tempo proprio come quella iniziale, La famiglia Madrigal (The Family Madrigal), che spiega al pubblico tutti i membri della famiglia e i loro poteri, una canzone che per certi versi poteva anche essere evitata. Per il resto il lato tecnico è incredibile e degno di lode, ma è la sceneggiatura ciò che mi interessa maggiormente.

Per farla breve, il film ha l’enorme pregio di avere una prima parte accattivante ma purtroppo nella seconda cala qualitativamente. Nella prima parte il film riesce ad affascinare lo spettatore introducendoci in questa particolare famiglia. Rimaniamo affascinati dalla Casita che sembra essere viva, si muove e interagisce con i personaggi come se fosse egli stessa un personaggio ed è divertente vedere i poteri dei vari membri della famiglia, come la super forza, un udito sopraffino, cambiare il tempo a seconda dell’umore e così via, poteri che creano momenti davvero fantasiosi e divertenti. Inoltre conosciamo molto bene Mirabel, l’unico membro della famiglia a non aver ricevuto alcun potere, un personaggio che si impegna al massimo delle sue capacità per farsi accettare ma che nonostante ciò viene a volte ignorata e molto spesso soffre per la mancanza di poteri. C’è un’ottima introduzione di questo mondo fantasy e soprattutto del mistero della casa e del perché qualcosa la sta facendo crollare. Questa prima parte è gestita benissimo e ci mostra anche dei momenti emotivi molto forti come Mirabel che osserva la sua famiglia farsi la foto insieme, mettendola da parte, o la scena legata a Bruno (chi ha visto il film sa cosa intendo). Sono scene molto belle e drammatiche e mostrano perfettamente la situazione di entrambi i personaggi. Poi però nella seconda il film crolla parecchio.

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Qui scopriamo cos’è che sta distruggendo la casa e soprattutto capiamo che questa famiglia ha degli enormi problemi. A una prima occhiata la famiglia Madrigal sembra perfetta, sempre felice e sorridente, ma in realtà ha tanti difetti e lo vediamo tramite Mirabel che viene ignorata e che in seguito, quando la situazione peggiorerà e nonostante i suoi sforzi per risolvere il tutto, diventerà quasi un capro espiatorio, prendendosi l’odio di alcuni membri. E lo stesso vale per Bruno, anche se purtroppo con lui non posso approfondire troppo per evitare spoiler. Qui si affrontano tematiche molto importanti come appunto l’enorme peso che alcuni devono portare e l’ansia di dover rispettare certe aspettative, argomenti ora come ora moderni e attuali. E si discuterà di tutto ciò proprio attraverso questa famiglia. Ora, apprezzo molto il fatto che abbiano voluto parlare di così tanti personaggi e dagli spazio, anche perché tutti loro hanno una forte personalità e ultimamente la Disney tendeva a mostrare film animati con pochi personaggi carismatici (a parte Zootropolis). Il problema è che la famiglia è composta da ben 12 membri e il film dura solo 90 minuti e in un lasso di tempo così breve non puoi parlare di tutti e infatti gli unici tre, a parte Mirabel e Bruno, che verranno un po’ approfonditi e di cui si parlerà dei loro problemi sono Luisa, Isabela (Diane Guerrero) e Alma. Il difetto enorme è che i problemi dei personaggi verranno introdotti e spiegati in maniera improvvisa, senza una costruzione precedente che ci faccia notare ciò. Quindi non solo i problemi ci vengono introdotti in modo così casuale, ma non si ha neanche l’impressione che la famiglia abbia delle vere fratture, perché sembrano sempre felici e uniti. La cosa peggiore però è che questi problemi si risolvono nel giro di due minuti con i personaggi che chiedono scusa e si abbracciano. Letteralmente. Non solo è tutto troppo improvviso e irreale, ma con i problemi che presenta questa famiglia non si può risolvere tutti in 90 minuti. Ci voleva una costruzione migliore e doveva esserci fin dall’inizio. E il film parla di talmente tante cose che quei 90 minuti risultano soffocanti. A questo punto avrei fatto delle modifiche come tagliare la canzone iniziale (perché comunque avremo visto i poteri dei personaggi in azione senza avere la spiegazione), tagliare magari uno o due personaggi e soprattutto avrei allungato la durata ad almeno 2 ore così da approfondire meglio varie questioni e personaggi. Infatti provo un profondo dispiacere perché questo film aveva un potenziale incredibile e aveva dei bellissimi momenti maturi che mi hanno sorpreso. In un certo senso sono affezionato a quest’opera così imperfetta e continuo sempre a sperare che la Disney spinga più a fondo con le sue idee.

Per concludere, Encanto è un film animato tecnicamente eccellente, con una regia di alta qualità capace di gestire il ritmo e creare sequenze impressionanti. Il character design è curato così come le animazioni e i dettagli. La storia ha un’ottima protagonista che apprezzo molto e una prima parte molto solida ma ha anche una seconda parte debole in cui i problemi vengono introdotti e risolti in maniera troppo semplice. Nonostante ciò è un film che consiglio assolutamente!

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Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

6 pensieri riguardo “Encanto

  1. Mi ha colpito in particolare la parte in cui spieghi le modifiche subite nel tempo dalla sceneggiatura di Encanto. A questo proposito ti dirò che sto leggendo un ottimo libro di Roger Corman, “Come ho fatto cento film a Hollywood senza mai perdere un centesimo”, e lui spiega che di quei 100 film solo uno ha subìto una riscrittura del copione: questo perché secondo Corman ogni sceneggiatura (anche la più debole) ha comunque una sua logica interna, e quindi se vai a modificarne una parte è molto probabile che la scena da te stravolta non sia più coerente con le altre, facendo sembrare il film un’accozzaglia di scene senza senso. Peraltro Corman precisa che anche quell’unica volta su 100 in cui accettò una riscrittura del copione fu perché lui si assentò per qualche giorno dal set, in sua assenza la sceneggiatura venne modificata, e siccome non c’era il tempo di mettersi a cercare il copione originario Corman accettò di girare con quello nuovo.
    Le parole di Corman mi trovano d’accordo, ma evidentemente il suo parere non è molto condiviso a Hollywood, perché nel cinema moderno le riscritture sono praticamente la prassi. E’ quasi impossibile che un copione venga presentato a una casa di produzione e che quest’ultima lo affidi ad un regista senza farlo riscrivere almeno una volta. E di riscrittura in riscrittura la sceneggiatura si snatura sempre di più, fino a diventare qualcosa di così diverso da quella originaria da non sembrare neanche la stessa storia.

    1. Questa è una discussione veramente importante incentrata sull’importanza della sceneggiatura. Perfino Hitchcock sottolineava quanto fosse fondamentale la sceneggiatura in un film anche se purtroppo nella Hollywood odierna questo concetto sembra essere quasi sparito visto che a volte dirigono i film senza una sceneggiatura pronta. Sta di fatto che capisco benissimo l’idea di Corman e in verità concordo con lui. Bisogna partire da un’idea di base buona, scrivere la storia che vuoi ed evitare che ci siano dei cambiamenti che possa o portare sconvolgimenti all intera storia e struttura. Questo pensiero oggi però è difficile da portare avanti a meno che tu non sia un autore che gode di una certa libertà creativa e anche in quel caso a volte bisogna scendere a compromessi con i produttori e altre noie. I blockbusters ad esempio sotto questo punto di vista sono molto sfortunati perché subiscono numerose riscritture. A volte infatti ci troviamo 4 o 5 sceneggiatori in un blockbusters perché hanno riscritto più volte la storia e se non si è veramente bravi queste modifiche si vedono eccome (un esempio recente è il quarto capitolo di Capitan America in cui si nota che certi personaggi o certe scene dovevano andare in modo differente). La Disney inoltre è sempre stata particolare in quanti almeno agli inizi le loro storie erano scritte da tante persone ma perché era più che altro un gioco di squadra, tutti i vari animatori e registi si univano per dar vita a un’opera che fosse ben coerente. Adesso questa cosa non succede più nella Disney. E inoltre Encanto ha subito dei cambiamenti ma neanche paragonabili a quelli ad esempio di Moana 2, nata per essere una serie animata e trasformata all’ultimo secondo in un film e lì si notano i cambiamenti e i problemi.

      1. Un esempio molto evidente dei buchi di trama che si creano quando modifichi una sceneggiatura è il film “Due settimane in un’altra città”. Nel copione originario era previsto che una ragazza prendesse un pugno in faccia da un uomo, e che a seguito di quest’aggressione le si formasse un occhio nero; poi in seguito si decise di eliminare quella scena, perché già allora (il film è del 1962) si percepiva che avrebbe potuto urtare la sensibilità del pubblico. Il guaio è che quella scena fu eliminata a film finito, e nel frattempo era stata girata un’altra scena in cui la ragazza appare con l’occhio nero: di conseguenza lo spettatore la vede entrare in scena con la faccia pestata (che tra l’altro viene ripresa in un primo piano) e non ha la più pallida idea di come si sia ridotta così! :)

        1. Questi alla fine però sono errori più dovuti al montaggio e al fatto che non hanno fatto riprese extra. Sono cose che si possono risolvere. In altri casi invece fanno danni molto più grandi e questo è l’esempio di Capitan America 4

          1. E’ vero: se l’eliminazione di una scena avviene prima ancora che venga girata è una riscrittura del copione, se invece avviene a riprese finite è una scelta di montaggio. Tuttavia, in entrambi i casi si corre il medesimo rischio, ovvero quello di creare un buco di trama. Hai citato più volte Capitan America 4 come esempio paradigmatico: in quel caso quali erano i buchi di trama?

            1. Ad esempio il fatto che appariva un colonnello che nella storia non aveva grande importanza ma che vedevi che sembrava qualcuno di importante. In realtà si ha sempre l’impressione di vedere un’opera alterata sia nel montaggio sia nella storia.

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