Nameless – Entità nascoste

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo siamo tornati a parlare di animazione ma questa volta ci siamo spostati dall’occidente all’oriente e più precisamente in Giappone per discutere di un film animato dedicato a un personaggio che amo, Lupin III – Il sigillo di sangue, la sirena dell’eternità. Lupin viene costretto da una criminale, che tiene in ostaggio Fujiko, a rubare un gioiello durate un’asta al mercato nero. Il colpo riesce ma Lupin scopre che il gioiello è un falso e inoltre la criminale è stata uccisa da un certo Himiro. Fujiko lo avverte che c’è un secondo gioiello e che se i due si riuniscono sveleranno il luogo in cui si nasconde il tesoro di Yaobikuni. Lupin parte per quest’avventura insieme a una ragazzina di nome Maki che vuole essere la sua allieva. Il film è tecnicamente buono per essere un film televisivo. Abbiamo una regia che fa il suo lavoro ma che in certe occasioni ci regalerà sequenze stupende, quasi anarchiche e con sfondi in movimento e animazioni più complesse. Il character design ha linee delicate, sottili e morbide ed è l’elemento migliore del film. La storia è simpatica, con una prima parte divertente e ricca di mistero, qualche nuovo personaggio che convince e alcune riflessioni interessanti. Però ha anche dei difetti come ad esempio un villain che è una macchietta e una seconda parte più debole. Nonostante ciò è un film che consiglio.
Torniamo a parlare di film in live-action e questa volta ci spostiamo in Spagna per discutere del primo lungometraggio diretto da un regista che rispetto molto.
Ecco a voi Nameless – Entità nascoste (Los sin nombre), pellicola horror del 1999 scritta e diretta da Jaume Balagueró.

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Trama:
Il film si apre con il poliziotto Bruno Massera (Karra Elejalde) che rinviene il cadavere di una bambina, molto probabilmente Angela (Jessica Del Pozzo), una bambina che stava cercando. Il cadavere è irriconoscibile ma alcuni elementi fanno pensare che sia lei e quindi rivela la triste notizia ai suoi genitori, Claudia (Emma Vilarasu) e Marc (Brendan Price). Passano cinque anni e Claudia non si è ancora ripresa da quell’evento e il marito l’ha abbandonata. Un giorno però riceve una chiamata proprio da Angela che le dice di essere viva e le chiede aiuto prima che loro la trovino. Per questo motivo Claudia chiede aiuto a Massera, che da poco ha lasciato la polizia, e insieme inizieranno a indagare, entrando in un vero e proprio incubo.

Balagueró è un regista che apprezzo parecchio e che nel corso della sua carriera ci ha regalato delle pellicole che hanno lasciato il segno (come appunto REC) e in generale opere davvero interessanti e ben fatte. Con questo film non solo segna il suo esordio nel grande cinema ma, visto il successo di pubblico, segnò la rinascita del cinema di genere in Spagna.

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Partiamo come sempre dal lato tecnico e, nonostante sia il suo primo lungometraggio, il regista mostra già di avere un ottimo stile e anche un’ottima tecnica. Una cosa interessante di quest’opera è certamente il ritmo, un ritmo lento che mostra gli eventi e la loro evoluzione con molta calma, concentrandosi molto sulla costruzione della tensione, dell’atmosfera e anche dei personaggi, in special modo di Claudia e Bruno. Anche solo il prologo occupa 10 minuti e in quel lasso ti tempo riesce a costruire un’ottima atmosfera e inoltre mostra senza paura scene abbastanza forti, come il cadavere sfigurato della bambina. Le scene di violenza non saranno tante, ma quelle presenti sapranno disgustare. Quest’ultimo elemento è a mio avviso molto importante e infatti fa parte dello stile della pellicola, dove avremo dei momenti in cui lo sporco e il marcio la faranno da padroni e questo è qualcosa che amo tanto (in parte grazie a quell’opera meravigliosa di Non aprite quella porta).

La regia ha una costruzione dell’immagine ottima e non solo tende a spiegare molto attraverso le immagini ma anche a inserire dei bellissimi dettagli e creando la paura non attraverso i jumpscares ma con delle immagini sottili, soprattutto con le ombre che si muovono sullo sfondo. Un altro elemento che ho amato profondamente è la fotografia. Infatti quest’ultima ha un aspetto freddo, un freddo voluto e dato dall’utilizzo di colori come il blu, il verde e il grigio che di tanto in tanto donano un’atmosfera gotica. Però ci sono dei momenti in cui le ombre saranno pesantemente presenti, creando un forte contrasto e un’atmosfera claustrofobica e ricca di tensione, quasi espressionista e a volte surreale. Anche il montaggio è buono, anche se ha alcuni elementi tipici di pellicole di fine anni ’90 e inizio anni 2000, dove in certi punti abbiamo brevissime sequenze con numerosi tagli e immagini velocizzate, ma per il resto il montaggio dona un ottimo ritmo alla storia. Il lato tecnico è stupendo e anche la storia è interessante.

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Fin da subito il film incuriosisce lo spettatore con il ritrovamento del cadavere della bambina e poi quest’ultima che chiama la madre dicendole di essere viva. In tutto ciò ci mostra benissimo i due protagonisti, Claudia e Bruno, e senza troppe spiegazioni vediamo la loro vita, con Claudia che è sola e soffre profondamente per la perdita della figlia e Bruno che si trova nella stessa situazione, senza nessuno e con le persone amate che non ci sono più. Come protagonisti convincono molto, soprattutto Claudia, una made sofferente che vede una piccola speranza di ritrovare la figlia ma allo stesso tempo più avrà informazioni e più si ritroverà in un vero e proprio incubo, con il terrore che Angela possa soffrire per mano di persone folli e questa paura verrà mostrata molto bene, con la sua ansia e i momenti di panico. Il film è un horror in piena regola ma riprende vari elementi thriller soprattutto per quanto riguarda l’investigazione e come pian piano, attraverso piccoli indizi, trovano la strada giusta e riescono a ricostruire cosa sta succedendo e qual è l’obiettivo di queste persone. Nonostante ciò non si può fare a meno di notare qualcosa di strano, come se questi indizi siano lasciti lì apposta, aumentando la tensione. Trovo molto interessante il modo in cui si parla del male, un male nella sua forma più pura, senza limiti e di una crudeltà perversa. Non posso dire molto a riguardo, ma il modo in cui ne parlano è davvero ottimo.

Per concludere, Nameless – Entità nascoste è un film con un lato tecnico ottimo, un film con pochi mezzi usati benissimo che costruisce un’ottima atmosfera e tensione, mostrando il marcio e lo sporco molto bene. La storia ha due protagonisti ottimi e ben scritti, oltre che incuriosire parecchio con le indagini e con il modo in cui parlare del male. Lo consiglio assolutamente!

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Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

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