Cronache Mannare – Paolo Prevedoni

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo ripreso a parlare di animazione ma invece che discutere di Disney, Pixar o DreamWorks, abbiamo deciso di concentrarci sulla Sony e su di un loro film animato che ha portato una vera e propria rivoluzione nel mondo animato, Spider-Man – Un nuovo universo. Miles Morales è un adolescente che mentre si trova in una zona abbandonata della metropolitana viene morso da un ragno radioattivo che gli dona poteri di ragno. Il giorno dopo ritorna per controllare il ragno ma lì scopre il laboratorio del signore del crimine Kingpin che vuole usare un acceleratore di particelle per accedere a vari universi e Spider-Man sta cercando di fermarlo. Purtroppo Spider-Man viene ferito gravemente ma prima di morire consegna a Miles una chiavetta USB per disabilitare l’acceleratore. Intanto altri Spider-Man sono arrivati da altri universi e insieme a Miles dovranno fermare Kingpin. Questo film fu una rivoluzione per lo stile che decise di utilizzare ossia un fumetto in movimenti e per farlo unirono l’animazione 3D a quella tradizionale, dando all’opera un aspetto meraviglioso attraverso la retinatura, le onomatopee, tratteggi che creano dei bei chiaroscuri colori folli e disallineati che creano profondità di campo e perfino un design differente a seconda degli universi degli altri Spider-Man. Anche l’animazione fu una rivoluzione, creando la stepped animation, in cui i fotogrammi sono più bassi (da 24 a 12) in certe scene per far risaltare alcuni particolari e dare dinamismo alle scene d’azione. La storia è molto matura e ha tanti personaggi ricchi di personalità e sfumature. Una storia che parla di crescita, di scelte e di lutto ma che sa anche divertire e intrattenere. Lo consiglio assolutamente!
Cambiamo completamente argomento e questa volta andiamo nel mondo della letteratura per parlare di un’opera nostrana davvero interessante.
Ecco a voi Cronache Mannare, romanzo horror pubblicato da Acheron Books nel 2024 e scritto da Paolo Prevedoni.

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Trama:
Damiano Diamanti è uno scrittore di libri horror che ha deciso di allontanarsi dalla vita di città per trovare pace e scrivere il suo nuovo libro. Per questo motivo va nello sperduto borgo di Pravernì in Trentino, dove alloggia in una baita in mezzo ai boschi e circondato dal silenzio. In realtà Damiano si è rifugiato lì dopo che un evento tragico ha sconvolto la sua vita e adesso ha bisogno di ritrovare la pace e la forza di scrivere. Qui inizia a conoscere il paesino e i suoi abitanti, ma allo stesso tempo viene a conoscenza della vecchia Pravernì, della sua storia e delle sue leggende. Leggende che hanno a che fare con i lupi mannari. Inizialmente non ci crede ma alcuni eventi inizieranno a fargli cambiare idea e la paranoia comincerà ad avere il sopravvento.

Il fantasy e la fantascienza sono sempre stati due generi tristemente snobbati nel panorama letterario italiano ma l’horror, a mio avviso, vive una situazione peggiore e in molti vengono pubblicati in maniera indipendente o attraverso piccole case editrici. Per questo motivo voglio cercare di parlarne il più possibile, perché molti di queste opere sono veramente valide.

Partiamo in questo caso dallo stile dell’autore, uno stile semplice ma mai banale che dona all’opera un ritmo stupendo, tenendo il lettore incollato alle pagine e facendolo arrivare alla fine senza fatica. In questo caso lo scrittore si destreggia bene tra momenti introspettivi in cui il protagonista riflette si quello che gli è successo e il modo in cui conosce Pravernì e i suoi abitanti, dove il ritmo è calmo, lento e permettere un’ottima costruzione della storia. Quando però ci saranno momenti di tensione, momenti in cui la paura sembra avere il sopravvento sul protagonista, il ritmo diventerà più veloce e anche la costruzione delle frasi cambierà struttura, divenendo più corte, interrompendosi bruscamente e dando così maggior risalto a quelle situazioni. In tutto ciò si può notare come l’autore sia un appassionato di Stephen King in quanto alcune costruzioni della frase e interruzioni ricordano quelle dello scrittore americano, in particolar modo quei momenti in cui Damiano discutere con la sua parte razionale. Nonostante ciò l’autore è bravo a prendere quel tipo di stile e renderlo suo. Il ritmo funziona così come funzionano i momenti di tensione, ma un altro elemento che ho apprezzato è l’ironia, usata bene attraverso battute simpatiche e descrizioni particolare e riesce a far sorridere anche grazie a un ottimo tempismo.

La storia è molto semplice, narrata in terza persona, che vede quasi sempre Damiano come protagonista. Un protagonista che si dimostra molto interessante e che viene presentato molto bene al pubblico. Infatti a causa di quell’evento, vediamo un Damiano distrutto ma che tenta di risollevarsi anche se nella maniera sbagliata, in quanto tende a mentire a sé stesso e questo lo notiamo con i dialoghi che ha con la sua parte razionale. Quindi abbiamo un protagonista a pezzi così come la sua psiche, perciò l’idea che possano esserci dei lupi mannari a Pravernì lo fa cadere nella paranoia. Ovviamente all’inizio non ci crede, ma pian piano inizieranno ad accadere eventi particolari, dapprima piccoli come una porta lasciata aperta, poi sempre più grandi come strani odori e ombre che si muovono. Tutto ciò farà crollare lentamente lo stato mentale di Damiano che si farà prendere dalla paranoia e non riuscirà più a distinguere ciò che è reale. A convincere maggiormente è proprio la costruzione di tutto ciò, di come la paura pian piano aumenterà con le stranezze e gli eventi inquietanti e come quel trauma avrà ancora un effetto imponente su di lui. Anche i personaggi secondari sono affascinanti, come Bellini, un uomo del posto che di tanto in tanto parla in francese oppure Maddalena che invece vorrebbe far conoscere a tutti il villaggio tramite il turismo. Tutti personaggi che arricchiscono la narrazione e che saranno amichevoli ma ambigui, aumentando così il dubbio di Damiano e del lettore. Quel che apprezzo maggiormente è però l’ambientazione, questa piccola cittadina isolata dal mondo il cui il folklore è forte e radicato e questi boschi che sembrano non finire mai e hanno tante storie da raccontare, rendendo il tutto più suggestivo (ed amando il folklore, quest’ambientazione era perfetta per me). Il romanzo ha anche diversi colpi di scena, molti dei quali sono prevedibili anche se ben messi, ma c’è un particolare colpo di scena veramente ottimo e che a livello narrativo e di struttura ho trovato molto intelligente e ben fatto.

Per concludere, Cronache Mannare non è un libro perfetto, ma sicuramente un’ottima opera con uno stile di scrittura scorrevole e ben gestito che non annoia mai e con una storia semplice ma articolata che ci farà calare nelle paure e nella paranoia del protagonista in questo mondo fermo nel tempo. Lo consiglio assolutamente!

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Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

12 pensieri riguardo “Cronache Mannare – Paolo Prevedoni

  1. Ci sono storie che non fanno rumore.Non arrivano con un urlo, ma con un passo lento, quasi timido…e poi ti si siedono accanto.

    E quando te ne accorgi, sei già dentro.

    Questa recensione ha quel passo lì.Non ti spinge, non ti trascina…ti accompagna.

    E mentre racconta Spider-Man – Un nuovo universo (quel piccolo miracolo visivo che ha spezzato le regole per crearne di nuove), sembra quasi prepararti.Come se ti dicesse:“Guarda che esistono mondi diversi… e alcuni non hanno bisogno di colori accesi per farti male.”

    Poi cambia scena.Silenzio.Bosco.Freddo.

    E arriva Cronache Mannare di Paolo Prevedoni.

    E lì succede qualcosa.

    Perché non è solo la storia di un uomo che scappa.È la storia di uno che si porta dietro tutto.Anche quello che vorrebbe lasciare indietro.

    La paranoia non arriva di colpo.Filtra.Come l’umidità nei muri.Come un odore che non sai da dove viene.

    Prima una porta.Poi un’ombra.Poi il dubbio.

    E il dubbio è sempre più feroce del mostro.

    Mi ha colpito una cosa, più di tutte:non sono i lupi mannari a fare paura.È la crepa dentro Damiano.

    Quella parte che mente.Quella che cerca di convincerti che va tutto bene…quando sai già che non è vero.

    E lì sì, si sente quell’eco lontana di Stephen King.Ma non come imitazione.Più come una lingua imparata… e poi riscritta con il proprio sangue.

    E l’ambientazione…quei boschi, quel paese sospeso, quella sensazione che tutto ti stia guardando…non sono uno sfondo.

    Sono complici.

    Sono vivi.

    E forse… sono colpevoli.

    Non è un libro perfetto, no.Ma forse è proprio questo il punto.

    Le storie troppo perfette non tremano.Questa invece sì.

    E quando una storia trema…di solito è perché ha qualcosa di vero dentro.

    E le cose vere, lo sappiamo,sono quelle che fanno più paura.

    1. Grazie mille per questo bellissimo commento su un’opera che merita veramente a mio avviso. La scrittura riesce veramente a farti entrare in queste meravigliose atmosfere e anche la caratterizzazione dei personaggi e in particolar modo del protagonista e i suoi problemi, i suoi dilemmi interiori, sono resi in maniera realistica e stupenda, ed è quello che incrinerà ancor di più il suo spirito. E’ un’opera che ti consiglio vivamente e ancora una volta grazie per questo commento ricco di passione!

          1. Ti ringrazio davvero, mi fa piacere sentirlo.
            Se un giorno vorrai leggerlo, sul mio blog trovi i contatti per scrivermi anche su Telegram, così posso mandarti il manoscritto con calma.

  2. Grazie della segnalazione, lo terrò presente visto che anche a me piace molto Stephen King! Aggiungo una riflessione: parlando del crollo psicologico di Damiano… chissà quanto c’entra il fatto che sia uno scrittore, con la sua propensione a credere in ciò che non è reale.

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