Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo cambiato completamente argomento e dal mondo del cinema siamo passati a quello dei fumetti, tornando così a parlare della saga fantasy di Kalya e più precisamente con il volume 20. Kalya e il suo gruppo hanno prelevato il tiranno Hamon-Dern dalla prigione di Harro per portarlo a Galdor, ma sono stati attaccati dagli aldelisiani e, come se non bastasse, sono stati inseguiti da una gjaldest fedele ad Hamon. Per questo motivo sono stati costretti a rifugiarsi nella fortezza di Kalantor, attualmente sotto assedio. Gli aldelisiani però hanno un piano per sfondare quelle difese. I disegni di questo volume sono resi molto bene, disegni e scene che sono molto pulite e quadrate e mostrano chiaramente lo svolgersi dell’azione, aiutando molto con i combattimenti. La ambientazioni sono semplici ma precise e ben realizzate. La storia di questo volume è molto semplice e si basa di più sull’azione e per questo motivo il ritmo è molto importante e infatti il ritmo funziona, rendendo scorrevoli tutti gli eventi e mostrando diversi tipi di combattimenti. Nonostante ciò quello che succede verso la fine ha una grande importanza e impatto e, anche se prevedibile, sa sorprendere per come è gestito. Lo consiglio!
Questa volta torniamo nel mondo del cinema ma invece che parlare di live-action rimaniamo nell’animazione e dalla Disney passiamo in casa DreamWorks, con un film di cui ho sentito parlare molto poco.
Ecco a voi Il piccolo yeti (Abominable), pellicola animata del 2019 scritta e diretta da Jill Culton.

Trama:
Il film comincia con una misteriosa creatura che fugge da un laboratorio per rifugiarsi sul tetto di una casa. Intanto l’adolescente Yi (Chloe Bennet) sta facendo tantissimi lavori part-time e per questo non passa più il tempo con la sua famiglia e i suoi amici e nessuno sa il perché. L’obiettivo di Yi in realtà è quello di guadagnare abbastanza soldi per poter fare un viaggio in certi posti della Cina, un viaggio che il suo defunto padre avrebbe sempre voluto fare. Un giorno lei scopre che nel suo tetto è rintanata la misteriosa creatura, uno yeti, e all’inizio ne è spaventata ma, quando vede gli uomini armati, decide di nasconderlo e di chiamarlo Everest, dato che capisce che è quello il luogo da cui proviene. Così, mentre fuggono dagli uomini che gli danno la caccia, Yi decide di aiutare Everest a tornare a casa e si imbarca con lui in quest’avventura insieme ai suoi amici Peng (Albert Tsai) e Jin (Tenzing Norgay Trainer). Intanto gli uomini armati continuano a inseguirli, incitati da Mr Burnish (Eddie Izzard), un uomo d’affari che vuole provare al mondo intero l’esistenza degli yeti.
Ricordo le pubblicità che venne fatte su questo film, così come ricordo anche che mi aveva un po’ interessato anche se alla fine non sono riuscito a vederlo sul grande schermo. Diciamo che è finito in sordina, un po’ come molti film DreamWorks di quel periodo ed ero onestamente curioso di recuperarlo. Vediamo quindi com’è.

Partiamo come sempre dal lato tecnico, un lato tecnico che è trattato decisamente bene e dove in alcuni momenti riesce a essere perfino ottimo, ma allo stesso tempo aveva alcune mancanze. La regia è buona, fa il suo lavoro anche se in generale non eccelle tantissimo, ma ha dei momenti in cui da veramente il massimo e riesce a rimanere impressa. Questo succede soprattutto quando Yi suona il violino del padre o Everest usa i suoi poteri legati agli elementi. In questi due momenti proviamo meraviglia e commozione, ma saranno solo in questi punti che la regia sorprenderà. Apprezzo l’uso dei colori, veramente accesi e con delle sfumature ben studiate che si uniscono perfettamente, andando a valorizzare le ambientazioni attraverso il giallo e l’azzurro oppure attraverso il viola e blu.
Quindi anche la fotografia sarà gestita bene e anche il ritmo funziona, soprattutto nella prima parte e ciò aiuterà molto nella presentazione dei personaggi ma anche nel gestire la comicità. Il character design è molto buono, soprattutto per quanto riguarda i personaggi principali. Yi è sicuramente quella più riuscita sia nell’aspetto che nell’abbigliamento e rimane impressa, così come rimane impresso Everest, che ha tratti rotondeggianti e morbidi come quelli di una mascotte e per questo motivo riesce a farsi apprezzare fin da subito (anche grazie alla sua enorme testa). In generale il lato tecnico è buono ma ha un difetto: manca di personalità. E questo difetto sarà presente anche nella sceneggiatura.

Diciamo che la storia ha degli elementi simili a Dragon Trainer, con l’amicizia tra questa ragazza e la creatura, una creatura non compresa da altri che vogliono prenderla per esporla come trofeo. E in parte ricorda anche certi film anni ’80 per il rapporto ragazzino-creatura. Il che non è affatto una cosa negativa se si riesce a dire qualcosa in modo interessante. Il film effettivamente vuole parlare di alcune cose, come ad esempio l’accettazione del diverso oppure l’accettazione del lutto per quanto riguarda Yi e suo padre. Inoltre il film mostra la crescita di alcuni personaggi che ho trovato interessanti, in primis Yi che attraverso questo viaggio accetterà la morte del padre e capirà qual è la sua strada, ma anche la crescita di Jin è ottima, un ragazzo viziato, superficiale e materialista che imparerà ad abbandonare tutte queste cose per i suoi amici. Una sorpresa riguarda il cattivo perché anche lui avrà un cambiamento, oltre ad altre piccole sorprese che non voglio spoilerarvi. Anche il viaggio stesso è un concetto interessante, un viaggio per ritrovare la propria strada. Il problema è che il tutto purtroppo non va mai in profondità ma tende a rimanere sulla superficie. Anche l’evoluzione del villain è quasi improvvisa e certe cose non vengono approfondite, non ci sono enormi contrasti tra i vari personaggi, la catarsi non è forte e il tutto viene sacrificato per la commedia che in parte funziona per il suo ritmo ma che molto spesso è molto infantile. Ed è un peccato perché doveva puntare di più su quelle ottime idee e ciò gli toglie molta forza.
Per concludere, Il piccolo yeti è un film fatto tecnicamente bene, con una regia che fa il suo lavoro, un design buono ma che non eccelle mai e una storia che ha un enorme potenziale e potrebbe lasciare il segno, ma non lo fa e tutto quello di cui si parla rimane in superficie. Un vero peccato anche se alla fine è un film carino che consiglio.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!
[The Butcher]
Non ne avevo sentito parlare, perciò ho letto con curiosità la tua recensione. Di solito dall’animazione mi aspetto qualcosa di più di un film carino, perciò non so se lo recupererò…
È pur sempre esperienza, quindi per me non è mai tempo perso. Più che altro, guardandolo, vedi che era un’occasione persa, potevano veramente fare qualcosa di più coraggioso e interessante.
Mi ero approcciato a questo film con pochissime aspettative, invece è stato capace di incantarmi. Ho apprezzato moltissimo la storia. Forse è semplice, un road movie di formazione con tematiche “da anni ’80”, ma funziona in tutto. Ho adorato la caratterizzazione e l’evoluzione dei personaggi. Mi sono piaciuti anche i momenti comici, come quelli con i whooping snakes che funzionavano, senza essere stati abusati nella trama. Le parti commuoventi lo sono davvero. Non è un capolavoro, ma di sicuro un film promosso con un ottimo voto.
La pellicola per me è stata davvero piacevole e sicuramente avrebbe meritato un successo maggiore. Lo considero comunque un’occasione sprecata perché aveva il potenziale davvero enorme di essere un’opera profonda e complessa come il primo Dragon Trainer. Però ti do ragione, è un ottimo film.
Ho preferito molto di più questo che How to train your dragon. Ma molto di più.