Frozen – Il regno di ghiaccio

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo siamo tornati a parlare di live-action e abbiamo deciso di concentrarci su un’opera degli anni ’70 molto interessante e diretta da Robert Wise, un regista che ha sempre realizzato film importanti e di grande bellezza. Il film in questione è Andromeda. Un satellite cade in una cittadina del Nuovo Messico e due militari vanno a recuperarlo ma quando arrivano lì scoprono che tutti gli abitanti sono morti e poco dopo anche loro due perdono la vita per cause misteriose. Temendo che possa trattarsi di un microrganismo alieno portato dal satellite, la cittadina viene isolata, scatta l’allarme generale e vengono convocati d’urgenza quattro scienziati per indagare su questo microrganismo e tentare di distruggerlo per evitare che si diffonda, scoprendo anche che un vecchio e un neonato del villaggio sono sopravvissuti per qualche motivo. La regia è veramente ottima, precisa e curata, capace di creare una messa in scena interessante che viene valorizzata anche da una fotografia splendida e da un montaggio lineare ma che in certi punti saprà essere molto particolare. La storia è altrettanto interessante proprio per come viene narrata e come viene gestita tutta l’emergenza, facendoci percepire il tutto come verosimile e costruendo mistero, paranoia e tensione. L’unico difetto che ha il film è che in certe parti tende a essere prolisso, ma per il resto è un’opera che consiglio assolutamente!
Con l’articolo di oggi parliamo di animazione e torniamo in casa Disney per discutere di una loro opera che, piaccia oppure no, è stata molto importante per lo studio per tanti motivi, arrivando a plasmare la Disney stessa e i suoi film successivi per diverso tempo.
Ecco a voi Frozen – Il regno di ghiaccio (Frozen), pellicola animata del 2013 scritta da Jennifer Lee e diretta da Chris Buck e Jennifer Lee.

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Trama:

Siamo ad Arendelle, un regno prosperoso dove vivono la principessa Elsa (Idina Menzel) e Anna (Kristen Bell). Mentre Anna è una bambina normale, Elsa possiede dei poteri magici che le permettono di controllare il ghiaccio e la neve. Un giorno, mentre le sue stanno giocando, Elsa colpisce per sbaglio Anna in testa con il suo ghiaccio. Il re (Maurice LaMarche) e la regina (Jennifer Lee) vanno a chiedere aiuto ai troll per salvare la figlia. Quest’ultimi riescono a rimuovere il ghiaccio, ma nel farlo rimuovono ad Anna tutti i ricordi legati ai poteri di Elsa e avvertono quest’ultima di imparare a controllare i propri poteri. I genitori così separano le due sorelle per questo fine ma le cose peggiorano quando muoiono in un naufragio. Passano degli anni dalla loro morte ed Elsa, raggiunta la maggiore età, verrà incoronata regina. Lei è spaventata perché ancora non controlla i suoi poteri e la cosa precipita quando Anne l’affronta, dato che non vuole darle la benedizione per il matrimonio con il principe Hans (Santino Fontana), ed Elsa perde il controllo, rivelando per sbaglio i propri poteri. Spaventata e sconvolta, scappa via, causando un inverno perenne in tutto il regno. Anna dovrà trovare sua sorella per aiutarla e far finire l’inverno con l’aiuto di Kristoff (Jonathan Groff).

Finalmente siamo arrivati a questo momento, sapevo che prima o poi sarei giunto qui. Sia chiaro, non sono uno di quelli che disprezza il film e lo considera brutto, anche perché ha degli elementi di grande forza che non possono essere ignorati, ma alla stesso tempo ha delle cose che potevano essere decisamente migliori e inoltre aveva un grande potenziale che non è stato sfruttato al meglio. Partiamo con ordine.

La storia della sua produzione è molto lunga a travagliata e risale agli anni ’30, quando Walt Disney era ancora vivo. Prima dell’uscita di Biancaneve e i sette nani, nel 1937 Disney stava pensando alla possibilità di realizzare un lungometraggio a tecnica mista (quindi sia live-action che animato) sulla vita dello scrittore Hans Christian Andersen. Qualche anno dopo, nel 1940, Disney fece un accordo con il produttore Samuel Goldwyn e il suo studio per la realizzazione di questo progetto, nel quale Goldwyn avrebbe diretto tutte le sequenze dedicate alla vita di Andersen mentre Disney avrebbe animato le sue favole più famose tra cui proprio La regina delle nevi. L’accordo era stato firmato, ma tutto si fermò quando gli Stati Uniti d’America entrarono nella Seconda guerra mondiale e il governo chiese a Disney di realizzare corti animati di propaganda a riguardo. Il progetto rimase fermo e, visto anche la crisi che la Disney si ritrovò ad affrontare con la guerra e il flop al botteghino di molti suoi film (come appunto Pinocchio, Bambi ma soprattutto Fantasia), il progetto non venne ripreso fino al 1952 quando Goldwyn realizzò un musical completamente in live-action su Andersen (chiamato in italiano Il favoloso Andersen), portando definitivamente alla morte del progetto di Disney.

Per diversi anni non si parlò più de La regina delle nevi, almeno fino a quando negli anni ’90 non ci fu il periodo del Rinascimento per lo studio, un grande momento artistico e commerciali ed è qui che trovarono fuori la storia di Andersen e tra il 2000 e il 2002 varie persone provarono a lavorarci, tra cui il famoso animatore Glen Keane che alla fine lasciò perdere. Ci furono tanti tentativi in quei due anni per scrivere la sceneggiatura, ma tutte le volte si rivelò un fallimento e a un certo punto l’allora amministratore delegato, Michael Eisner, suggerì nel 2004 a John Lasseter e alla Pixar di realizzare quell’opera, ma proprio in quel periodo ci fu il famoso litigio tra i due studios e ancora una volta il progetto venne abbandonato. Poi la Disney acquistò la Pixar e Lasseter divenne capo creativo anche degli studi d’animazione della Disney e nel 2008 riuscì a convincere Chris Buck, uno dei registi di Tarzan, a tornare da loro, ascoltando se quest’ultimo avesse qualche progetto in mente. Buck suggerì proprio La regina delle nevi a cui però voleva dare qualcosa di personale, differenziarsi dalla storia principale e portare avanti un discorso nuovo sul “vero amore”, allontanandosi dal classico bacio del principe (un’idea anche interessante dal mio punto di vista).

Quindi iniziarono a sviluppare il film con il titolo di Anna and the Snow Queen, ma nel 2010 la produzione si bloccò perché non sapevano come gestire la storia ma soprattutto il personaggio della Regina delle nevi. Tra l’altro inizialmente doveva essere realizzato in animazione tradizionale ma, visto il successo di Rapunzel, decisero di passare all’animazione digitale e di cambiare il titolo in Frozen, annunciando che l’anno d’uscita sarebbe stato il 2013 ma il tempo era sempre di meno e ancora stavano trovando grandi problemi con il personaggi della Regina e non solo. Lei doveva essere il villain della storia e inizialmente il tutto era molto più comico, ma non funzionava bene. Vennero cambiare tantissime cose e in seguito Anna divenne la sorella della Regina (inizialmente era una persona di umili origini senza alcun legame). Jennifer Lee entrò nel progetto nel 2012 e si ritrovò in una situazione veramente critica, visto che mancavano 17 mesi per l’uscita al cinema e c’erano problemi in ogni dove, soprattutto nella scrittura delle canzoni. Però è appunto qui che cambiò tutto e che finalmente il film prese forma.

Infatti tra le varie canzoni c’era quella che poi tutto il mondo imparerà a conoscere bene ossia Let It Go (All’alba sorgerò in italiano) scritta da Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez. Questa doveva essere la canzone dell’Elsa villain ma furono in molti a dire che non dava quell’idea, anzi che sembrava descrivere le paure di una persona per dei poteri che non riesce a controllare e la sua voglia di essere libera. Da qui cambiarono molte cose. Partendo proprio da quella canzone, fecero in modo che Elsa non fosse più la villain, ma appunto una ragazza spaventata da un potere molto forte e che cerca di fare del suo meglio per gestirlo. Per questa decisione cambiarono anche altri personaggi, perfino Olaf (Josh Gad) che inizialmente era l’assistente di Elsa ed era descritto come un essere odioso. Ed è proprio grazie a Let It Go se il film finalmente prese la sua forma e in un lasso di tempo molto breve. Forse però è anche per via di tutta questa fretta, dei continui cambiamenti e del poco tempo se alcune cose non mi hanno convinto, ma ci torneremo più tardi.

Parlando del lato tecnico, devo ammettere di essere rimasto sorpreso dall’enorme lavoro fatto in poco tempo anche perché, tra indecisioni e ritardi, alla fine rimasero solo 12 mesi per completare il lavoro. In questo nuovo classico la Disney decide di utilizzare lo stile adottato da Rapunzel (cosa che farà in molti altri film), quindi avremo dei tratti per nulla realistici e abbastanza stilizzati, con linee morbide e rotondeggianti e occhi molto grandi e questo lo si può vedere perfettamente con il design di Anna e in generale si applicherà a tutti gli esseri umano e alle varie creature. In particolare i design che rimangono più impressi sono quelli di Anna ed Elsa che sia in questo caso che nella scrittura dei loro personaggi eclisseranno gli altri. Olaf è l’unico che mi è sempre sembrato stonare con quell’aspetto. Certo, doveva sembrare il lavoro impreciso di due bambine ma non si amalgama bene con il resto. Perfino il gigante di neve creato da Elsa è in sintonia con il design degli altri. La regia del film in generale è buona, riesce a mostrare delle sequenze fatte bene, riesce a dare la percezione della grandezza del regno e dei territori innevati. La regia è buona, ma a volte rischia di essere un po’ anonima, ma poi ha dei bellissimi momenti in cui mostra un grande forza, come quando Elsa crea il suo castello di ghiaccio, una scena che non solo dimostra le capacità del digitale ma anche le vere capacità di Elsa e il suo sentimento di libertà. C’è anche un’altra sequenza, seppur breve, che ho sempre apprezzato ed è quando Elsa, nel suo castello di ghiaccio, ricade preda dei dubbi e della paura dopo l’incontro con Anna e il ghiaccio che prima era cristallino inizia ad assumere forme più grezze e appuntite e il colore va dal rosso al viola.

Tra l’altro ci sono due canzoni che mi sono piaciute, una è Let It Go e l’altra è Do You Want to Build a Snowman? (Facciamo un pupazzo insieme?). La prima colpisce soprattutto perché Elsa, dopo anni di reclusione, di terrore e di repressione, finalmente si sente libera e lo mostra con forza, dando sfogo ai suoi poteri. Nonostante tutto ho sempre apprezzato di più la seconda. Questa è una canzone che inizia come la richiesta innocente di una bambina, Anna, che con la scusa del pupazzo di neve vorrebbe solo stare con la sorella, che si è isolata e non capisce il perché. Una sequenza dolce e drammatica allo stesso tempo che riesce a mostrare la sofferenza delle separazione e le paure di Elsa. Queste due canzoni sono molto belle, ma lo stesso non si può dire delle altre che risultano molto anonime e dimenticabili. Per me è abbastanza grave, visto che parliamo di musical, soprattutto quando queste canzoni non spiegano nulla o abbastanza la storia o i personaggi. Inoltre, anche se non sono lunghe come alcune che vedremo nei prossimi classici, dovevano essere più corte per fare maggior ritmo. Arrivando al ritmo arriviamo a un altro problema del film. Non ha un ottimo equilibrio, alcune parti sono molto veloci mentre altre sono molto lente e sono quest’ultime il problema maggiore, non per via della loro lentezza, ma per il fatto che quelle scene sembravano un modo per allungare il tutto senza dire tanto. Ed è qui che passiamo a parlare della storia.

Iniziamo con i lati positivi e sicuramente una di questi è la protagonista, Anna, una principessa piena di vitalità ed energia, una sognatrice che ancora conosce poco il mondo ma che non ci pensa due volte a intraprendere un viaggio per aiutare sua sorella. Anne, insieme ad Elsa, avrà un bel percorso di crescita soprattutto nel comprendere appieno il significato dell’amore che inizialmente trattava in maniera un po’ infantile e ingenua (e poi la tematica dell’amore viene affrontata in maniera differente). Anche Elsa si dimostrerà un bel personaggio in quanto le sue ansie e le sue paure saranno ben visibili, così come la sua solitudine e la sua difficoltà nel gestire i poteri. E il rapporto tra le due, che Anna cercherà di recuperare, è ben gestito. Diciamo che sono proprio loro due a rendere il tutto interessante perché per il resto vedo idee utilizzate non proprio bene.

Una cosa che critico sono proprio le scene allungate in cui si ha l’occasione per parlare e discutere di varie cose, ma ciò non succede. Per esempio il personaggio di Kristoff poteva essere gestito meglio. Inizialmente lui è insofferente nei confronti delle persone, canta pure una breve canzone su come preferisca  stare più con la sua renna, Sven, che con gli altri, ma poi la cosa non viene ripresa. Poteva essere bello approfondire il fatto che lui fosse orfano e non sia stato voluto da nessuno se non dai troll e Sven (anche perché è questo che il film ci fa intuire) e se la cosa fosse stata sfruttata meglio si poteva collegare il suo abbandono con quello di Anne e anche con quello di Elsa. Perfino Olaf aveva del potenziale!
Lui non mi è mai piaciuto per il design e per le battute che fa, ma non tanto per quello che dice ma per come si dilunga troppo. Alcune di quelle battute potevano essere simpatiche, ma dovevano essere più corte. Anche i personaggi secondari non splendono per la personalità ma quel che non ho apprezzato per niente è che, mentre hanno mostrato benissimo le ansie e le paure di Elsa, non hanno mostrato l’odio che poteva scaturire dalle persone per qualcuno che è diverso. L’unico che rappresenta ciò è quel vecchio della nazione alleata, ma è solo lui e in maniera abbastanza blanda. Gli altri mostrano più sorpresa che altro e a mio avviso non si riesce a parlare bene dell’odio verso il diverso, della discriminazione e come essa possa diffondersi a macchina d’olio. Potevano fare in modo che fosse proprio quel vecchio ad alimentare le paure del popolo e aizzarli contro una persona che non ha colpa se non quella di avere un’abilità particolare. Non dico di mostrare una cattiveria come l’umiliazione pubblica subita da Quasimodo ne Il gobbo di Notre Dame, ma doveva essere qualcosa di simile. E questa mancanza ci porta involontariamente a pensare che tutte le paure, le ansie e l’incapacità di Elsa di gestire i poteri sia colpa dei suoi genitori. Perché i troll avevano detto ai due che Elsa doveva imparare a gestire il ghiaccio, non di chiudere le porte del regno al mondo, di separare Elsa da Anna, di rinchiuderla nel suo piccolo mondo e di reprimere i suoi poteri. So che non era questo l’intento dei registi, ma purtroppo quei due sembrano veramente la causa di tutto.

Per concludere, Frozen – Il regno di ghiaccio rimane certamente un fil degno di nota, soprattutto se si pensa al poco tempo disponibile e tutti i problemi avuti, con un lato tecnico certamente ottimo. Purtroppo la sceneggiatura presenta pochi spunti interessanti, nonostante la presenza di un potenziale enorme. Per me è un’occasione sprecata ma, se volete leggere una recensione di qualcuno che ha apprezzato molto il film e ha sottolineato dei punti interessanti, vi invito caldamente all’articolo che scrisse Ilbuiodentro diverso tempo fa sul blog di Raffà. Ecco qui l’articolo: Frozen – Il regno di ghiaccio.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

86 pensieri riguardo “Frozen – Il regno di ghiaccio

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