Tremors: A Cold Day in Hell

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo siamo tornati a parlare di animazione e, dopo aver discusso della Sony, passiamo questa volta alla Pixar e al loro settimo lungometraggio animato, una pellicola più infantile rispetto ai loro predecessori, Cars – Motori ruggenti. Saetta McQueen è una giovane auto da corsa che ha fatto parlare di sé per le numerose vittorie che ha ottenuto da esordiente nella Piston Cup e potrebbe divenire il primo esordiente a vincere il premio. All’ultimo giro però arriva nello stesso momento di altri due rivali e i tre saranno costretti a gareggiare di nuovo tra una settimana. Per vari eventi McQueen viene buttato fuori dal suo camion e finisce nella cittadina di Radiator Springs dove distrugge la strada e dovrà rifarla prima dell’inizio della gara. Il film tecnicamente funziona molto bene, con un character design semplice ma funzionale, una regia ottima che riesce e riprendere benissimo le scene di corsa e numerosi dettagli tra ambiente e illuminazione davvero impressionanti. Purtroppo ha una storia più rivolta ai bambini che a scapito degli adulti, con numerose battute infantili e un minutaggio decisamente tropo lungo per un film con così poca sostanza. Non è un brutto film e sono sicuro che ad altri potrà divertire molto.
E torniamo ancora una volta nell’incantevole modo di Tremors. Non preoccupatevi, ormai è quasi finita e sono contento di essere stato veramente costante con qualcosa qui sul blog. Con questo arriviamo al sesto capitolo della saga!
Ecco a voi Tremors: A Cold Day in Hell, pellicola horror fantascientifica e comica del 2018 scritta da John Whelpley e diretta da Don Michael Paul.

Trama:
Burt Gummer (Michael Gross) è nei guai con il fisco per via di anni di tasse arretrate e ora rischia di perdere la propria abitazione ed è proprio allora che riceve una chiamata dalla dottoressa Rita Sims (Tanya van Graan) e dalla ricercatrice di Graboid Valerie McKee (Jamie-Lee Money), la figlia di Val McKee. Le due chiamano dall’artico canadese e affermano che in quella zona dei Graboid hanno ucciso delle persone. Inizialmente Burt dubita della cosa, visto che i Graboid vivono nei deserti, ma alla fine si convince e parte insieme a suo figlio Travis Walker (Jamie Kennedy) nell’artico. Qui vengono attaccati da un Ass-Blaster, confermando la presenza dei Graboid e inoltre Burt trova i ricercatori della DARPA e crede che loro possano costruire qualche arma biologica con i Graboid. Come se non bastasse, sembrerebbe che Burt sia stato infettato da un parassita di Graboid e quest’ultimo lo sta pian piano uccidendo.

Siamo arrivati al sesto capitolo e ritroviamo lo stesso regista del quinto capitolo e anche la Universal 1440. Nello scorso film, nonostante i difetti di sceneggiatura, il tutto funzionava bene e alla fine abbiamo ottenuto una pellicola divertente che sapeva intrattenere. Mi piacerebbe dire che qui succede la stessa cosa, ma purtroppo non è così. Qui ci troviamo davanti al capitolo peggiore della saga.

La regia continua a essere molto buona e si vede che il regista fa del suo meglio per non dare qualcosa di piatto ma soprattutto si ingegna per coprire tutti i buchi di sceneggiatura. Quindi avremo diversi tipi di inquadrature come quelle olandesi nei momenti di tensione oppure zoom in avanti e indietro, carrellate e anche un montaggio che rende il ritmo veloce e soprattutto dona energia alle scene d’azione, arrivando a nascondere anche alcuni limiti del digitale, anche se non sempre è possibile.

C’è però una cosa che mi ha sempre dato fastidio fin dall’inizio e che ho trovato strano: l’ambientazione. Sembrava tutto tranne che l’artico e nel film si tentava di giustificare la mancanza di neve e ghiacci dicendo che c’era un anomalo clima elevato. Però quello che percepivo era quasi un’ambientazione desertica e alla fine sono a controllare, scoprendo che è stato tutto ripreso nuovamente in Sud Africa. Hanno fatto di tutto per far sembrare l’ambientazione artica, ma hanno in buona parte fallito e la cosa peggiore la troviamo all’inizio, con i tre ricercatori che lavorano su una landa innevata. Il problema è che quella neve sembrava strana e infatti non era neve bensì sabbia, sabbia che hanno cercato di mascherare con la fotografia e l’illuminazione, rendendo tutto molto blu e desaturando le scene, ma l’effetto finale non è convincente e la fotografia di questa pellicola risulta abbastanza brutta. Gli effetti digitali delle creature funzionano bene anche se, visto che tutto sarà ambientato di giorno, certi limiti saranno più visibili. Il lato tecnico è abbastanza buona, anche se sta volta non riesce a nascondere tutto e soprattutto non riesce a nascondere una sceneggiatura veramente tremenda.

La spiegazione per cui il clima è così caldo e perché i Graboid sono lì è abbastanza incasinata e ci sono altre parti che non tornano. Quelli della DARPA sono completamente inutili, non rappresentano né una minaccia né degli alleati, sono solo carne da macello è forse l’unica loro utilità verso la fine è quella di risolvere i problemi con il fisco di Gummer. Burt rimane la cosa più bella del film e dimostra sempre grande carisma e personalità, ma questa volta né lui né la regia possono proteggerci dalla sceneggiatura e soprattutto da mare di battute non divertenti che ci verranno lanciate addosso dai personaggi. Questa volta infatti non sarà solo Travis a dire battute tremende ma anche gli altri e sarà qualcosa di veramente stancante oltre che imbarazzante e anche fuori contesto. Non capivo onestamente perché inserire tali battute così a caso, a volte arrivando a rompere il ritmo o a minare la tensione che si stava costruendo. Purtroppo il lato comico questa volta non funzionava così bene.

Per concludere, Tremors: A Cold Day in Hell è a mani basse il peggior film fatto su Tremors finora e anche l’unico che non mi sia veramente piaciuto. Per quanto la regia e Michael Gross ci provino a reggere il tutto, questa volta non possono molto di fronte a una sceneggiatura così disastrata e ricca di incongruenze.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

9 pensieri riguardo “Tremors: A Cold Day in Hell

  1. Concordo su tutto, e infatti sono certa di aver fatto un robusto pisolino nella parte centrale del film, e infatti non riuscivo a capire come mai mi fossi addormentata nell’Artico e risvegliata nella savana. Se non fosse che a Burt si vuole bene sempre e comunque, questo film sarebbe proprio da evitare.

    1. Ne sono veramente felice! Io ormai sono un appassionato anche se capisco perfettamente che a molti possa non piacere. In ogni caso il settimo capitolo sarà anche l’ultimo (almeno per il momento).

    1. La sceneggiatura purtroppo è tremenda e mentre nel quinto capitolo erano riusciti a gestire tutto grazie alla regia, qui i buchi di sceneggiatura sono talmente tanti che è praticamente impossibile.

      1. A mio avviso è tutto tremendo, nel senso che è un film che non ha alcun senso. In questo caso la regia può fare ben poco, la trama è a dir poco pessima, e gli attori recitano così tanto male che sembra quasi che siano dei burattini.

Scrivi una risposta a Madame Verdurin Cancella risposta