The Blair Witch Project – Il mistero della strega di Blair

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo ripreso a parlare di cinema e ci siamo spostati nel nord Europa per discutere di un thriller sovrannaturale affascinante che tra l’altro fa parte di un filone cinematografico che adoro ossia i bambini crudeli. Il film in questione è The Innocents. La storia parla di Ida, una bambina che, insieme ai genitori e alla sorella maggiore autistica si trasferisce in un nuovo quartiere. La ragazzina qui si annoia ma la sua vita cambia quando conosce Ben e Aisha e scopre, insieme a sua sorella Anna, che tutti loro possiedono dei poteri. Iniziano così a sperimentarli, divertendosi molto, fino a quando Ben non deciderà di usarli per fare del male agli altri. Il film mostra una grande cura in ogni campo tecnico ma dove riesce a convincere maggiormente è sicuramente nella fotografia e soprattutto nelle atmosfere che valorizzano una storia scritta benissimo, dove vediamo dei bambini lasciati a loro stessi, dove i genitori non riescono a entrare nel loro mondo, vediamo personaggi piccoli che per molti versi si comportano da adulti, vediamo la loro innocenza ma anche la crudeltà di alcuni di loro. Una pellicola straordinaria che vi consiglio assolutamente.
Inoltre Fran è tornata a scrivere un articolo, con una recensione veramente interessante del manga Takopi’s Original Sin che vi consiglio assolutamente!
Rimaniamo ancora nel mondo del cinema e questa volta vorrei parlare di una pellicola horror che è riuscita a fare la storia. Un film che ancora oggi fa parlare di sé e che ha dato il via a un filone cinematografico con diversi alti e bassi, nonostante non sia stato il primo del suo genere.
Ecco a voi The Blair Witch Project – Il mistero della strega di Blair (The Blair Witch Project), pellicola horror del 1999 scritta e diretta da Daniel Myrick ed Eduardo Sánchez.

Trama:
Nell’ottobre del 1999 tre studenti videoamatori scomparvero in un bosco nei pressi di Burkittsville, nel Maryland, mentre stavano girando un documentario… Un anno dopo fu ritrovato il loro filmato.
In questo modo si apre il film e subito dopo ci vengono presentati i tre protagonisti: Heather (Heather Donahue), Joshua (Joshua Leonard) e Michael (Michael C. Williams). I tre stanno lavorando a un progetto universitario ossia la realizzazione di un documentario riguardo la strega di Blair e per questo motivo si dirigono a Burkittsville, dove il mito è nato. Qui iniziano a intervistare gli abitanti della cittadina, dove vengono a conoscenza di diverse storie inquietanti avvenute lì secoli fa e anche in anni più recenti. I tre decidono in seguito di avventurarsi nella foresta dove questa strega dovrebbe aggirarsi per cercare luoghi legati a quel mito. Dopo non molto tempo però inizieranno a succedere strani eventi: voci nella notte, strane presenze e inquietanti idoli che troveranno lungo il cammino. Sarà l’inizio dell’incubo.

Alla sua uscita questo film fu un enorme successo per diversi motivi e possiamo dire che fu anche il film che fece esplodere a livello mondiale l’espediente del mockumentary. Però, come ho detto in precedenza, non fu il primo film del suo genere. Per dire, Cannibal Holocaust di Ruggero Deodato lo fece già negli anni ’80 e ci sono altri esempi da portare all’attenzione che risalgono molto prima. Colui che sperimentò questo genere per la prima volta fu Peter Watkins con The War Game del 1965, un documentario dalla durata di 50 minuti che parlava di un ipotetico attacco nucleare in Inghilterra da parte dell’Unione Sovietica e le sue conseguenze. The Blair Witch Project non fu il primo, ma l’impatto che ebbe a livello culturale fu sicuramente maggiore e si sente ancora oggi.

L’idea di realizzare questo film venne ai due registi nel 1993 quando si resero conto di trovare più inquietanti i documentari sul paranormale che i film dell’orrore e quindi decisero di usare quello stile per la loro pellicola. Così iniziarono a costruire il mito della strega di Blair ma quello che ancora oggi colpisce è la campagna pubblicitaria che fecero ai tempi, probabilmente i primi in assoluto a fare quel tipo di marketing su internet (come poi fece anche Cloverfield ad esempio). Nel sito ufficiale del film infatti vennero pubblicati i poster dei tre universitari scomparsi insieme a delle interviste (ovviamente false) fatte a dei poliziotti che parlavano di questo caso misterioso e della strega di Blair. Inoltre questi poster vennero perfino distribuiti durante alcuni festival come il Sundance, dando ancor di più credibilità a quella storia e facendo pensare che il film in realtà fosse autentico. La campagna marketing fu un grande successo, ma il film è valido come tale?

Dal mio punto di vista, e lo dico fin da subito, è un’opera che funziona alla grande. I mockumentary non hanno un compito semplice in quanto devono riuscire nel compito di rendere verosimile quello che sta succedendo, come delle persone reagirebbero a eventi straordinari e soprattutto rendere certe riprese sensate, dare una motivazione valida per cui debbano riprendere certi avvenimenti, visto che parliamo di filmati girati da persone comuni. Ed è qui che il film riesce a convincere ossia nel trasmettere quel senso di realismo e lo fa fin dai primi minuti. Infatti nella prima metà quello che vediamo per la maggior parte del tempo sono i tre personaggi che parlano di questo loro progetto e le loro interviste agli abitanti della cittadina e il tutto fatto in maniera stupenda. Infatti, quando ci saranno le parti relative alle interviste sulla strega, sembrerà quasi di vedere un vero e proprio documentario sul paranormale, con delle persone comuni che interagiscono in maniera naturale con i protagonisti e danno vita a piccoli momenti che possono accadere normalmente, come ad esempio la bambina che infastidisce la madre durante l’intervista o i due pescatori che litigano sulla storia della strega e sulla sua veridicità. Quando poi si passerà ai momenti legati ai tre protagonisti, li vediamo mentre scherzano tra di loro e come parlano del progetto e la sua realizzazione, come se fosse un dietro le quinte. Ed è per questo in queste parti si ha la sensazione di vedere un vero e proprio documentario.

Quando invece si troveranno nella foresta verrà fatto una cosa che apprezzo molto: la costruzione della tensione. Non ci saranno jumpscares ma una costruzione della paura e di un senso di impotenza che si farà sentire sempre di più con il passare del tempo. Si inizierà con delle piccole cose come ad esempio il fatto che di tanto in tanto si perdono per poi ritrovare la strada e piccoli tumuli di pietra che troveranno in giro per poi diventare sempre peggio, arrivando a sentire rumori, voci e risate nella notte e a trovare oggetti inquietanti. Più si andrà avanti e più la loro situazione peggiorerà e, per quanto cerchino di rimanere uniti e razionali, i protagonisti si sentiranno del tutto smarriti. E qui ad aiutare è sicuramente l’ambientazione, il bosco. Alla fine anche lo spettatore arriva a provare quel senso di smarrimento e a temere che dietro agli alberi si possa nascondere qualcosa in agguato. Anche questo è un elemento forte del film ossia riuscire a spaventare senza mostrare quasi niente. Tutto ciò che vediamo sono gli idoli e altri elementi legati a stregoneria e culti pagani, ma non vediamo alcun tipo di entità, nessun ombra inquietante, sentiamo solamente dei rumori e avvertiamo la presenza di qualcosa di cattivo, quasi come se l’intera foresta fosse l’entità in questione. In questo caso il fuoricampo, il vedo/non vedo è usato con intelligenza e riesce a creare veramente una sensazione di tensione e paura, attraverso quest’atmosfera, questa sensazione di realismo e attraverso il crollo emotivo dei personaggi (che in molti casi dovettero improvvisare le loro battute per dare più realismo in questa storia). Ovviamente non è una pellicola esente da difetti, ad esempio ho trovato abbastanza sciocco il motivo per cui perdono la mappa, ma in generale è un film che funziona perfettamente.

Per concludere, The Blair Witch Project non è semplicemente una campagna marketing vincente ma un film che funziona nella sua natura di mockumentary, riuscendo a dare un senso di realismo in quel che mostra e nel modo in cui lo mostra, creando una tensione ottima che crescerà sempre di più e che farà percepire lo smarrimento dei protagonisti che non sapranno cosa stanno affrontando. Consigliato!

Spero che la recensione vi sia piaciuto.
Alla prossima!

[The Butcher]

43 pensieri riguardo “The Blair Witch Project – Il mistero della strega di Blair

  1. Insieme a Scream, è il mio horror preferito. Funziona tutto, soprattutto per la naturalezza di tutti gli interpreti. Come dici giustamente tu, anche i piccoli accorgimenti di contortno, contribuiscono a donare un’aurea realistica a tutta la trama. Un film che non mostra mai nessun elemento spaventoso, ma è grazie alla tensione che si crea, che riusciamo a trovarlo inquietante. La scena finale di Mike, rivolto verso il muro, non l’avevo compresa subito, ma rivedendolo, si collega a ciò che disse uno dei pescatori intervistati. Non capisco tutte le critiche alla recitazione, soprattutto verso la protagonista. Un film che mi piace davvero tanto, così come la tua recensione.

    1. Mi fa veramente piacere! Sono contento che ti piaccia così tanto. Non è tra i miei preferiti in assoluto ma l’ho sempre apprezzato per la tensione e le atmosfere e diciamo che il successo che ebbe ai tempi era decisamente meritato. Inoltre adori Scream. Potrei abbracciarti solo per aver pronunciato questa frase. Un giorno dovrò parlarne perché quel film è geniale sotto ogni punto di vista e merita di essere amato.

      1. Io lo vidi in VHS a noleggio, ma avrei preferito vederlo al cinema. Comunque non vedo l’ora di poterl leggere la recensione di Scream, che anch’io trovo geniale. Fu un film capace di far ripartire l’horror parodiando sia gli stereotipi del genere, che sé stesso, ma mantenendo la tensione e l’atmosfera da horror. Fantastico.

        1. Scream fu una manna dal cielo per quel periodo. L’horror aveva perso mordente ma Scream gli diede nuova energia portando in auge, come hai detto tu, stereotipi e cliché usati, sviscerando il genere. Ancora oggi lo riguardo e penso a quanto fosse geniale. E lo stesso vale per The Blair Witch Project. Con quasi nulla sono riusciti a creare qualcosa di eccellente e che ancora oggi viene ricordato e preso da esempio.

  2. Lo vidi al cinema. Bello. Singolare notare come noi spettatori ci siamo abituati ma tutti quei movimenti di camera a mano, al tempo, davano veramente la nausea!

    1. Quello può essere un problema per chi si approccia ai mockumentary. Per dare quella sensazione di realismo bisogna anche usare quel tipo di movimenti. Posso capire che faccia venire la nausea, ma così diventa verosimile.

  3. Mi è piaciuta la recensione e l’analisi, il film no. L’ho visto – non al cinema ma quando subito dopo è uscito nel circuito home video – e l’ho trovato poco originale, girato con quel falso effetto “scemo che registra con la videocassetta”.
    La trama poi boh? Che dire, sarà che sono abituato alle fiabe delle mie parti e che quindi per me il bosco non sia ‘sta gran roba paurosa, ma a parte ciò, non ha mai fatto scattare niente di interessante.
    Parlo per me, ovvio, ma non mi sono affezionato né alla storia, né ai personaggi, né mi interessava sapere se sparivano e come. La pubblicità che venne fatta fu pervasiva e invasiva, sembrava che se non le vedevi e ti spaventavi a morte, quello strano eri tu…
    Boh, diciamo che non è tra i miei preferiti.

    1. Nessun problema! Ognuno ha i suoi gusti alla fine. E inoltre la paura nell’horror è molto soggettiva. A qualcuno la foresta può terrorizzare a mort ad altri no, dipende sempre dalla persona. Per quanto riguarda il film, io trovo che abbia un’atmosfera davvero grandiosa e realizzata veramente con pochi mezzi. La storia è semplice così come sono semplici i personaggi, ma in questi casi è proprio la messa in scena a valorizzare tutto. In ogni caso grazie mille per aver condiviso la tua opinione, l’ho trovata davvero affascinante!

  4. A mio modestissimo parere (modestissimo perché guardo pochi film) si tratta di una pellicola che ha fatto la storia della cinematografia, perché ebbe un incredibile impatto non solo sul pubblico, ma in modo complessivo sulla percezione che tutti ebbero riguardo il film. Fatto benissimo, realistico e credibile (come ben pochi film del genere sanno esserlo), diventato – almeno credo – un vero film di culto. Meritatamente.

    1. Sì, il film è considerato un vero e proprio cult e diciamo che ormai è difficile trovare qualcuno che non lo conosca. Anche se qualcuno non l’ha mai visto, sicuramente il titolo sembrerà famigliare. Per me è un ottimo film, sicuramente non un capolavoro ma certamente rimane un’opera veramente degna di nota.

  5. Ricordo che vidi il primo film col mio ex sotto sua insistenza. Io sono una fifona e difficilmente vedo quel genere di film o similari. Ricordo l’ansia di alcune scene, ma la delusione finale di non aver praticamente visto nulla, era tutta una questione psicologica, almeno è quello che ricordo, ma in quanto fifona posso aver rimosso alcune scene. xD
    La tua recensione è magnifica, davvero molto bella e accurata. :D

    1. Grazie mille! Il film in sé basa tutto quanto sul punto di vista dei personaggi che si ritrovano senza volerlo in una storia di cui non sanno assolutamente nulla. Ed è proprio questo ignoto a spaventare molto e le atmosfere aiutano parecchio.

    1. Ah, quel secondo capitolo. Mi domando cosa avessero in mente quando hanno dato il via libera a quella produzione. In ogni caso è un mockumentary incredibile anche se io amerò sempre alla follia i primi due Rec e Diary of the Dead.

    1. Sono contento che ti sia piaciuto il mio articolo! Provo a fare del mio meglio per recensire un’opera a 360 gradi, sia a livello oggettivo che soggettivo. E spero di riuscirci sempre con tutti gli articoli futuri.

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