Dune (1984)

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso titolo abbiamo deciso di trattare un horror, visto il periodo, e abbiamo deciso di continuare con il dodicesimo capitolo della saga di Halloween, ossia Halloween Kills. Il film inizia poco dopo la fine del capitolo precedente, con Laurie che fugge dalla casa in fiamme con la figlia e la nipote. Purtroppo però i vigili del fuoco arrivano nella casa dove Michael è stato intrappolato e lo liberano. Michael torna ad Haddonfield, lasciando una lunga scia di sangue e intanto i cittadini vengono a sapere della sua fuga. Molti di loro, ancora traumatizzati per gli eventi di 40 anni prima, decidono di prendere l’iniziativa e organizzare dei gruppi per far fuori il mostro. Questo capitolo divise il pubblico in due, con persone che l’hanno apprezzato e l’altro che l’hanno odiato. Hallowen Kills è effettivamente un capitolo pieno di difetti, a partire da alcune scelte dei personaggi o certi momenti che potevano essere resi meglio ma, rispetto al film precedente, si è dimostrato sicuramente migliore in quanto mostra di voler parlare di tematiche interessanti (come descrivere un’America reazionaria e furiosa) e soprattutto lo fa con uno stile tutto suo. Ovviamente non riesce sempre, certe cose non funziona, ma si dimostra un film con molta più anima del precedente e che riesce a farsi ricordare molto di più. Apprezzo i tentativi fatti per portare sullo schermo tematiche molto attuali che sono anche riusciti, ma che sarebbero stati fatti ancor meglio con registi del calibro di Carpenter. E’ un film che consiglio molto e che ho davvero apprezzato anche nella sua imperfezione.
Inoltre ci tengo a dire che il nostro amico Jusan ha pubblicato il suo primo articolo sul nostro blog sia in lingua inglese (QUI) che in italiano (QUI). Spero tanto che vi piaccia!
Questa volta cambiamo genere, passando dall’horror alla fantascienza. Amo questo genere ed è sempre stato capace di sorprendermi, oltre che a parlare di tematiche davvero stupende. Il questo caso volevo parlare di un film tratto da un libro. Per me sarà una recensione importante visto che l’opera letteraria su cui si basa è uno dei miei libri preferiti in assoluto. Ci sarà molto da dire su questo film sfortunato.
Ecco a voi Dune, pellicola fantascientifica del 1984 scritta e diretta da David Lynch e tratta dall’omonimo romanzo di Frank Herbert.

Trama:
Siamo nell’undicesimo millennio e l’universo conosciuto è governato dall’Imperium, appunto un vasto impero di stampo feudale di cui fanno parte diverse Case molto potenti che rispondono all’imperatore. Una delle case più potenti è quella degli Atreides, governata dal Duca Leto (Jurgen Prochnow). L’Imperatore Padishah Shaddam IV (José Ferrer) ordina al Duca di trasferirsi sul pianeta Arrakis, detto anche Dune, per supervisionare il controllo della Spezia, la sostanza più importante dell’universo, capaci di allungare la vita ma soprattutto di permettere i viaggi nell’universo, altrimenti impossibili. Il Duca sospetta che tutto questo sia una trappola, ma non può disobbedire e quindi si trasferisce ad Arrakis con i suoi uomini fedeli, con Lady Jessica (Francesca Annis) e il figlio Paul Atreides (Kyle MacLachlan). Arrakis però prima era un dominio degli Harkonnen, una casa da sempre rivale degli Atreides, e il Barone Vladimir Harkonnen (Kenneth McMillan) rivuole il controllo della spezia e L’Imperatore gli darà una mano nell’ombra, dato che teme il potere degli Atreides. Su Dune il Duca cerca di stringere un’alleanza con i Freemen, gli abitanti del luogo, mentre il giovane Paul scopre di avere strane capacità e di essere una specie di Eletto.

Questa recensione capita alla perfezione perché non solo ho la possibilità di parlare di Dune, ma posso anche introdurre sul blog David Lynch, un regista che ho sempre apprezzato e che ci ha regalato dei veri capolavori. Certo, in questo caso lo introduciamo parlando del suo film peggiore ma attenzione, non significa che questo suo Dune sia un pessimo film. Dune è probabilmente una delle opere letterarie di fantascienza più importanti di sempre insieme agli scritti di Isaac Asimov, Ray Bradbury e Philip K. Dick e riuscire a portare su schermo un’opera simile non è un’impresa semplice. Inoltre ha avuto diverse sfortune.

Un primo tentativo di produrlo fu nel 1975 per mano del regista Alejandro Jodorowsky. Parliamo di uno dei progetti più ambiziosi mai pensati, un’opera veramente colossale e visionaria a cui Jodorowsky lavorò molto nello script e nella produzione di altri elementi. Se andate a cercare le immagini e i design per questo film, troverete molti materiali importanti e incredibili, era veramente qualcosa di straordinario che probabilmente avrebbe veramente cambiato la storia del cinema. Se avesse visto la luce, probabilmente opere come Star Wars non sarebbero mai nate e la fantascienza sarebbe stata influenzata in maniera differente. Era tutto pronto, sarebbe bastato solo il via, un via che non venne mai dato perché la produzione pensò fosse troppo ambizioso. Il più grande film mai realizzato, venne definito. Non mi dilungherò oltre, perché ho intenzione di parlarne quando recensirò il documentario del 2013 Jodorowsky’s Dune. E ora parliamo del film di Lynch.

Nel 1976 Dino De Laurentiis acquistò i diritti di Dune e commissionò a Herbert stesso di scrivere una sceneggiatura nel 1978. L’anno seguente De Laurentiis scelse Ridley Scott come regista del progetto. Scott inizialmente voleva dividere il progetto in due parti e si mise a lavorare, ma si rese conto che per realizzare quel film ci sarebbe voluto moltissimo tempo e lui non se la sentì, soprattutto dopo l’improvvisa morte di suo fratello maggiore Frank. Nel 1981 De Laurentiis riacquistò i diritti dell’opera e questa volta anche per i futuri seguiti. Fu la moglie, Raffaella De Laurentiis, a volere David Lynch alla regia, soprattutto dopo aver visto il suo The Elephant Man.

Lo dirò fin da subito, parliamo di un’opera imperfetta, di un’opera che ha diversi problemi, alcuni dei quali anche evidenti. Certamente la trasposizione migliore è quella diretta da Denis Villeneuve, ma non per questo il Dune di Lynch è un film da condannare, è comunque una pellicola che ha dei bei momenti e scene interessanti. Forse uno dei motivi che creò problemi a questa pellicola furono le visioni contrastanti di Lynch e De Laurentiis. Lynch voleva qualcosa di più filosofico, qualcosa che fosse più consono al suo stile, mentre De Laurentiis voleva che fosse il nuovo Star Wars, il che fa abbastanza sorridere visto che l’opera di George Lucas si ispira tantissimo a Dune. Ed è questo che ha portato a problemi di ritmo e anche di sceneggiatura.

Preferisco di gran lungo quando la storia del film procede con molta calma perché è perfetto per Dune. L’universo di Dune p molto complesso, ha una struttura politica, religiosa e tecnologica ben definita e dev’essere mostrato gradualmente. Non è per niente semplice e in questo il film del 2021 ha fatto un lavoro magistrale. L’opera di Lynch ci prova, come all’inizio in cui l’imperatore parla con alcuni membri della Gilda Spaziale e complottano contro gli Atreides. Una scena non presente nel libro, ma che serve a introdurre il funzionamento di questo universo. Forse il problema iniziale è che tendono a spiegare troppo invece che mostrare tutto pian piano. La prima parte è probabilmente quella più calma in cui si riesce a comprendere meglio certe cose, ma la seconda parte è l’esatto opposto. Si tende a correre molto, a dare spiegazioni frettolose e a saltare certi momenti che avrebbero chiarito alcune cose. Io ho letto il libro, quindi sapevo bene cosa mancava, ma chi non ha letto l’opera di Herbert sicuramente non avrà compreso diversi elementi riguardanti i Freemen. Il rapporto tra loro e Paul viene accelerato fin troppo, sappiano davvero poco di loro e della loro cultura. In questa parte sembrava quasi avessero fretta di mettere più informazioni possibile nel minor tempo possibile, rendendo l’evoluzione di certi rapporti molto forzata e tagliando grande profondità a certe tematiche. Un altro difetto si può riscontrare con gli effetti in computer grafica che sono invecchiati veramente male, specialmente quelli legati agli scudi, molto invasivi e che impediscono di vedere chiaramente l’azione.

Finora ho parlato dei difetti, ma Dune riesce a mostrare molti elementi positivi, uno tra tutti la regia. Purtroppo qui Lynch non può dare totale sfogo al suo stile, ma ci sono dei punti in cui la sua messa in scena è evidente. Per esempio il prologo in cui la Principessa Irulan (Virginia Madsen) racconta dell’anno in cui le vicende sono ambientate e che cosa sta accadendo, per poi sparire e ritornare subito dopo, scusandosi con il pubblico perché si era dimenticata di dire un’ultima cosa. Si vede il suo stile anche durante i sogni onirici di Paul, con varie immagini che si sovrappongono l’un l’altra, riuscendo a dare quel tocco astratto al tutto. Certo non siamo ai livelli di follia di un Eraserhead, però in questi punti Lynch si vede molto bene. Forse a livello registico l’unico suo problema sono le scene d’azione, ma per il resto funziona a dovere.

Ho apprezzato anche le varie ambientazioni e i set. Le scenografie delle varie case sono molto diverse e dimostrano il loro stile di vita. Giedi Prime, il pianeta degli Harkonnen, sembra quasi una fabbrica chimica con tutti quei fumi soffocanti e quell’inquietante colore verde, mentre casa Corrino, la casa dell’Imperatore, mette in risalto lustro e ricchezza, con ornamenti d’oro molto barocchi e appariscenti. Casa Atreides appare più modesta ma con dei motivi che ne risaltano comunque l’importanza. Su questo punto di vista la pellicola sa essere ottima e anche la fotografia non fa altro che risaltare la bellezza e la particolarità di questi luoghi, riuscendo a rendere molto interessanti anche le ambientazioni desertiche (che personalmente adoro). Gli effetti digitali sono un punto debole ma quelli artigianali sono invece molto curati e ben resi, sia per quanto riguarda armi e astronavi, sia per quanto riguarda le creature, come le creature della Gilda Spaziale o i bellissimi Vermi delle Sabbie.

La colonna sonora composta da Toto (e alcune tracce di Brian Eno) riesce a convincere e risulta avvincente in certi punti e inoltre tutto il cast si dimostra preparato e riesce a dare spessore ai propri personaggi. Molti elementi sono buoni ma una cosa di cui sono contento è che non hanno sbagliato a veicolare il messaggio sulla Spezia. La Spezia è un bene talmente importante che chi lo controlla ha il dominio su ogni cosa. Doveva simboleggiare il petrolio quando Herbert scrisse l’opera (un bene purtroppo fondamentale anche oggi) e, visto quanti tagli sono stati fatti, sono contento che questo elemento non sia andato perduto (anche perché è alla base del libro. Se sbagli quello, sbagli tutto quanto). Si vedono anche gli intrighi politici, soprattutto nella prima parte, mi dispiace non averne visti di più e che anche il ruolo delle Bene Gesserit sia stato ridotto.

Per concludere, il Dune di Lynch è un’opera imperfetta che non riesce a trasporre alla perfezione il libro di Herbert e il ritmo a volte non aiuta, ma è un film che comunque si dimostra interessante in certe scene e ha un lato tecnico davvero curato, se escludiamo gli effetti digitali. È un’opera piena di difetti ma che si fa apprezzare molto e ha un pregio che manca al film di Villeneuve: i carlini.
Sì, non so perché, ma nel nel film appaiono numerosi carlini. Non ne capisco il motivo ma è bellissimo.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

32 pensieri riguardo “Dune (1984)

    1. Sicuramente ci sono molte critiche da fare, è un’opera imperfetta dove ci sono stati scontri di idee tra il regista e il produttore. Però, nella sua imperfezione, lo trovo un film pieno di vita e anima. Lo apprezzo tantissimo e spero che anche tu possa apprezzarlo, amico mio!

  1. I agree! It’s not perfect (far from it) but what a weird trip… I really like it. The first part is very good (and better than Villeneuve’s movie for me), we are literally caught in a new world, a strange atmosphere… The last part of the movie is not as good, everything is so rushed, it’s a pity.

    1. I agree with you, the last part of the film is a race to the finale. I was very sorry, because the last part was something I deeply appreciated in the book. But it’s a film that I really appreciate, I can’t help it.

  2. Team Lynch! Con tre lire tirate su dalle fogne da De Laurentiis (pesò certamente il lutto in Scott, ma anche la miseria: quando vide che avrebbero dovuto girare in uno studio che al posto del pavimento aveva il deserto, Scott scappò a gambe levate!) ha comunque portato a casa la pagnotta, sforzando sulla componente “cristologica” piuttosto che sulle mille altre per “compattare” quanto più possibile un universo così grosso (e per me improponibile, ma solo per me) senza incappare negli incidenti vari di percorso che potevano esserci (vedi il razzismo, la logica del “salvatore bianco”, il “biblico” spicciolo ecc. ecc.)… senza mai abbandonare una certa e sana dose di “distacco” quasi ironico…

    Villeneuve, al contrario, è troppo pretenzioso!
    e nei problemi di adattamento ci casca con tutte le scarpe!

    ma di questo credo che abbiamo già parlato!

    1. Onestamente parlando preferisco la versione di Villeneuve a quella di Lynch proprio perché anche nel finale c’è un completo cambio di rotta. Come hai ben detto, Lynch è stato furbo a virare tutto sulla componenete “cristologica” ma così facendo ha tradito il finale del libro, un finale a mio avviso abbastanza cupo, dove alla fine il Messia dava il via a degli eventi fuori controllo, mostrando la sua figura come quello di un conquistatore e non di un salvatore. Mi piaceva quella visione perché era una critica feroce verso le superpotenze e rimaneva fedele al concetto di base del libro, ossia il potere sulla spezia.

  3. E tu che sei esperto, dicci ti prego qualcosa anche sull’adattamento TV di John Harrison: io ho visto solo spezzoni e m’è sembrata una idiozia (con Storaro che fa una fotografia suggestiva solo a tratti)

    1. Ammetto che è una serie strana, ma non per i motivi che puoi immaginare. In certi punti mi sembrava quasi più un fantasy. In un certo qual modo è molto deludente, anche se ci sono uno o due punti che ho apprezzato molto.

  4. Great and spicy review ! I feel through your words a kind of passion for the Novel, and love for the flaws of an imperfect movie. Certainly not the favorite Lynch, but his spirit blows in the wind of Arrakis, just like a weird scream from the strange modules (he invented for the film).
    You mention the Jodorowsky project which is and will be a fantasm for ever, and a major influence on the Star Wars franchise. I remember Lucas wanted also Lynch for director of “Return of the Jedi”. I think he’d had a smart idea to say no. 😉
    Can’t wait the second part of Villeneuve’s Dune.

    1. I love Frank Herbert’s books (especially the first four, the five and especially the six have always seemed a little too out of control) and I really appreciate Lynch’s work both in strengths and weaknesses. Lynch still manages to put some of it into it and I’m really curious to know what this movie would have been like if he had had complete freedom. I think his directing style would have been perfect for describing Dune’s follies. I also look forward to part 2 of Villeneuve, I’m really curious!

        1. The cuts that have been made are tremendously evident. Especially in the second part. The second part is really done in a hurry and I am so sorry because the relationship between Paul and the Freemen is not at all deepened or even explained. Yet it will remain a fascinating film for me that I will gladly review from time to time.

  5. Lo vidi per la prima volta da piccola, mio padre è un grande appassionato e questo fu uno dei primi DVD che comprò quando a casa arrivò il lettore. Dopo aver visto la versione di Villeneuve devo dire che sinceramente preferisco quella di Lynch: sarà piena di difetti ma ho ritrovato quella sensazione di misticismo che mi hanno trasmesso i libri che ho letto di Dune (i primi due)

    1. Per questo in parte trovavo perfetto Lynch come regista di Dune, proprio perché un regista che sa come gestire l’onirico in maniera incredibile, ma non credo fosse adatto per un film d’avventura. Villenieve invece riusciva a dare un’impronta straordinaria alla parte fantascientifica e d’azione a mio avviso.

  6. Lynch non era soddisfatto di questo film, ma secondo me principalmente perché si era fatto incastrare nel fare la regia di una storia per lui non particolarmente interessante (vedi tutti suoi film successivi).
    A me piacque e lo considero uno dei migliori film di fantascienza di sempre.

    1. È vero non era soddisfatto di questo film e non lo è tuttora, immagino anche per i vari tagli e i contrasti con la produzione. Se fosse possibile mi piacerebbe tanto vedere una versione completa di Dune.

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