Le avventure di Peter Pan

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo ripreso a recensire le pellicole dedicate al ciclo filmico di Poe e siamo arrivati a I maghi del terrore. Questo lungometraggio si differenzia molto dai suoi predecessori in quanto la componente horror sarà veramente sporadica, mentre sarà molto presente la commedia. Oltre ciò anche la trama sarà diversa dal solito e avremo come protagonisti tre maghi il cui destino si incrocerà nel giro di poco tempo. Nonostante alcuni elementi gotici ed espedienti registici tipici delle pellicole precedenti, I maghi del terrore è una commedia fantasy con tre protagonisti divertenti e interessanti e dei momenti davvero stupendi che sanno farsi ricordare. Ve lo consiglio!
Parlando di riprendere progetti, penso che sia arrivato il momento di fare qualche passo avanti e continuare con i classici animati Disney. Siamo in piena Epoca d’Argento, probabilmente uno dei periodi che personalmente apprezzo di più della Disney. Abbiamo cominciato con Cenerentola, il film che ha ridato la giusta spinta alla casa di produzione per tornare a fare i lungometraggi, e abbiamo continuato con Alice nel Paese delle Meraviglie, il film animato che amo di più dell’Epoca d’Argento e uno dei miei preferiti della Disney. La crisi era passata e finalmente Walt Disney poteva tornare a realizzare dei progetti che aveva ormai in cantiere da molti anni e che la guerra aveva impedito la realizzazione (e che rischiavano seriamente di rimanere lì). Abbiamo già citato i primi due, ma adesso tocca parlare del terzo, un progetto a cui Disney teneva e che segnò anche dei momenti interessanti all’interno della casa di produzione.
Ecco a voi Le avventure di Peter Pan (Peter Pan), pellicola d’animazione del 1953, scritta da Ted Sears, Erdman Penner, Bill Peet, Winston Hibler, Joe Rinaldi, Milt Banta, Ralph Wright e William Cottrell, diretta da Hamilton Luske, Clyde Geronimi e Wilfred Jackson e tratta dall’opera Peter e Wendy di J. M. Barrie. Come al solito, ecco il link all’articolo di Chest of Tales (QUI).

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Trama:
La storia inizia nella Londra di inizio ‘900, più precisamente nel quartiere di Bloomsbury, dove dimora la famiglia Darling. Quella sera i genitori Agenore (Hans Conried) e Mary (Heather Angel) si stanno preparando per andare a una festa, ma Agenore viene disturbato più volte dai giochi dei suoi figli, Gianni (Paul Collins) e Michele (Tommy Luske). Chiedendo perché continuino a giocare in quel modo, rispondono che stanno imitando le storie che la loro sorella maggiore, Wendy Darling (Kathryn Beaumont), racconta su Peter Pan. Agenore la rimprovera, dicendo che è troppo grande e che deve crescere, così annuncia che dal giorno dopo Wendy dormirà in una camera separata dai fratelli. Quando i genitori escono, arriva Peter Pan (Bobby Driscoll), accompagnato dalla fatina Trilli. Lui vuole recuperare la sua ombra, che le era stata sottratta da Nana, il cane dei Darling. Wendy ha tenuto da parte l’ombra e riesce a ricucirla addosso a Peter. Il ragazzino insegna a Wendy e ai fratellini a volare e li invita a venire sull’Isola che non c’è, per rimanere sempre piccoli. Così intraprendono questo viaggio, ma Capitan Uncino (Hans Conried) vuole vendetta per quello che Peter Pan ha fatto alla sua mano.

Siano arrivati finalmente al quattordicesimo classico della Disney e con Peter Pan tocchiamo uno dei film animati che vedevo di più da piccolo e che è stato uno dei miei preferiti per un vasto periodo. L’avrò visto e rivisto decine di volte e ogni volta mi mettevo a cantare Vola e va!
Ho sempre apprezzato la storia di Peter Pan, come ho anche sottolineato con la recensione di Hook. Alla fine questo classico dell’animazione sarà ancora in grado di divertire? Scopriamolo subito.

Come ho detto in precedenza, Walt Disney apprezzava molto questa storia, talmente tanto che doveva essere il secondo film da realizzare ma subì dei ritardi dovuti all’acquisizione dei diritti (Barrie aveva lasciato in eredità i diritti dell’opera all’ospedale per bambini di Londra, il Great Ormond Street Hospital). Quindi, tra studio dei personaggi e della storia, Peter Pan sarebbe dovuto diventare in seguito il quarto film animato. In questa prima parte ci furono veramente tante idee che vennero scartate. Ad esempio c’era l’idea di far iniziare la pellicola con Peter Pan che rapisce Wendy per farla diventare la madre dei Bimbi Sperduti, un’idea che per ovvi motivi è stata scartata. In un’altra versione Nana doveva andare nell’Isola che non c’è con tutti quanti e la storia veniva raccontata dal suo punto di vista. Il resto invece riguardava certi cambiamenti in varie scene, tra cui il fatto che Gianni inizialmente doveva essere lasciato indietro perché troppo serio e noioso. C’era anche una piccola cosa che riguardava Trilli, ma che non dirò per evitare spoiler (anche se immagino che tutti conoscano questo film), ma sappiate che era qualcosa che non si addiceva al suo personaggio. C’erano poi scene tagliate perché rallentavano il ritmo e altre invece considerate un po’ troppo cupe (Uncino ad esempio doveva morire mangiato dal coccodrillo).
Come ben sappiamo però, scoppiò la Seconda guerra mondiale, la Disney fu costretta a fare film di propaganda, alcuni animatori andarono in guerra e le pellicole che Disney portò al cinema furono un grande flop. Quindi questo film, insieme a molti altri progetti, vennero messi in pausa. Nel 1947, Le avventure di Peter Pan presero finalmente il via.

Come molte pellicole animate Disney, tanti personaggi del film si basavano su persone reali, nella maggior parte dei casi erano proprio i loro doppiatori: Peter Pan si basava su Bobby Driscol (anche se per le scene d’azione e di volo usarono il ballerino Roland Dupree), Kathryn Beaumont (che aveva interpretato e doppiato Alice) eseguì le riprese per Wendy mentre Hans Conriad quelle sia di Agenore che di Capitan Uncino (doppiava entrambi i personaggi, una cosa molto carina che riprende l’opera teatrale in cui lo stesso attore interpretava entrambi i ruoli). Per Trilli invece si ispirarono all’attrice Margaret Kerry (tra l’altro, come successe per la Beaumont, anche lei dovette cimentarsi in scene particolari, come quando Trilli rimane incastrata nella fessura della serratura. Poveretta.)

Da piccolo ho sempre adorato questo film e devo dire che a distanza di anni riesce ancora a divertirmi. La caratteristica migliore è sicuramente il ritmo. I film Disney, soprattutto quelli delle prime Epoche, hanno un ottimo ritmo e non hanno mai annoiato su quel punto di vista, ma questa pellicola è una di quelle che sa intrattenere di più anche per il modo in cui mostra la tematica principale. L’idea di rimanere sempre piccoli era affascinante e in questo caso Disney l’utilizzò bene. I bambini sono che riescono ad accettare più facilmente certe cose fuori dal comune e l’esistenza di Peter Pan e dell’Isola che non c’è è accetta con semplicità dai tre ragazzini. Immagino che molti si ricordino la scena in cui riescono a volare e prendono il volo per i tetti di Londra fino ad arrivare all’Isola di Peter. Qui i nostri personaggi vivono diverse avventure che tutti noi abbiamo sempre sognato da bambini, come visitare la lagune delle sirene, affrontare i pirati, incontrare gli indiani. Sotto questo punto di vista la pellicola riesce sempre a stupire e a far volare la fantasia.

Un altro elemento che sicuramente si fa ricordare è il design dei vari personaggi, come ad esempio quelli di Peter Pan e Uncino, ricchi di dettagli sia nelle loro forme che nei loro movimenti. Oltre che al design però vorrei però fare un approfondimento sulle loro personalità.
Peter non è un eroe, non l’ho mai considerato tale neanche quando ero piccolo, bensì un antieroe, visto che ha dei comportamenti immaturi, egocentrici e sfrontati. Vuole essere sempre al centro dell’attenzione e molte volte non si rende conto dell’effetto che il suo modo di fare ha sugli altri. Uncino invece è in parte fedele al personaggio del libro ovvero intelligente, raffinato e anche sanguinario, ma con delle caratteristiche molto comiche, come le sue crisi quando ripensa al coccodrillo o le scene in cui viene umiliato da Peter Pan. Diciamo che è un misto di idee dei realizzatori del film, idee che però sembrano funzionare bene, creando un personaggio manipolatore e capace di uccidere i suoi uomini per un non nulla, ma anche protagonista di gag divertentissime insieme a Spugna (Bill Thompson). Tra tutti quanti però il personaggio più interessante e sfaccettato è sicuramente quello di Trilli. Anche lei è molto più complessa di quello che sembri, una fatina che prova un grande affetto per Peter Pan, ma anche molto gelosa, in special modo di Wendy, di cui cerca perfino di liberarsi. Anche con quello che farà in seguito, si dimostrerà molto ben scritta, capace di compiere azioni in perfetta sintonia al suo carattere che le daranno un’aria da antieroina. Onestamente è uno dei personaggi migliori del film.

Il film è un’opera che riesce a portare avanti un percorso di crescita fatto bene e tutto attraverso gli occhi di Wendy. In questo caso il comportamento scorretto di Peter l’aiuterà a capire cosa vorrà veramente. Infatti lei inizialmente lo sostiene con tutta sé stessa ma, vedendo come il suo comportamento sia irresponsabile e non tenga conto degli altri, si allontana da lui. Ed è qui che capirà di voler crescere e non rimanere una bambina per sempre. Però vuole diventare un’adulta sena perdere la bambina che era un tempo, come tutti quanti noi dovremo fare. Un bel insegnamento, un insegnamento fondamentale che riesce sempre a essere maturo e senza tempo.

Purtroppo però c’è qualcosa di negativo da sottolineare: gli indiani. Quest’ultimi vengono rappresentati in maniera razzista non solo per l’aspetto comico e caricaturale che hanno (tutti tranne Giglio Tigrato), ma soprattutto per la canzone “Perché è rosso l’uomo rosso?“, una canzone che si basa su stereotipi che li dipingono come dei selvaggi e spinti da degli impulsi sessuali molto evidenti. Bisogna certamente capire i tempi in cui fu creato il film, ma nonostante tutto mi ha fatto piacere vedere che alcuni animatori si siano poi scusati per come li hanno realizzati (Almeno quello).

Come dicevo all’inizio, Le Avventure di Peter Pan segnò dei cambiamenti importanti. Fu l’ultimo film della Disney a essere distribuito dalla RKO Radio Pictures, dato che nello stesso anno Walt Disney fondò la Buena Vista, fu l’ultimo film in cui i Nine Old Men (nove animatori storici della Disney) erano insieme e fu l’ultima collaborazione tra la talentuosa Mary Blair e la casa di Topolino. Fu un punto di svolta e lo vedremo in parte nel prossimo classico.

Per concludere, Le Avventure di Peter Pan è un film realizzato in maniera eccellente sia a livello di disegni che di personaggi, regalandoci dei protagonisti molto sfaccettati. Inoltre lascia un insegnamento molto importante sulla fantasia e sull’essere bambini e su come questi elementi non debbano andare perduti durante la nostra crescita. Quindi lo consiglio caldamente.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

31 pensieri riguardo “Le avventure di Peter Pan

  1. Per un motivo o per l’altro è il solo dei film Disney più classici che non ho mai visto, eppure sono convinto che sia tra i migliori in assoluto. Prima o poi mi rimetterò a paro…

  2. So a memoria, con sempre grande divertimento di rimembranza e di rivisione, il ridoppiaggio di Renato Izzo dell”86, tanto che sentire quello con Sibladi/Uncino mi ha un po’ estraniato (le esagerazioni di Peppino Rinaldi su Uncino mi fecero troppo sbellicare)…
    poi, però, è un film che piano piano mi “sbiadisce” via via che mi avvicino a James Matthew Barrie… ma sono problemi miei (che non saprei dire perché non mi affliggono con Alice e Carroll, per esempio: la scusa che potrei usare, cioè “in Peter Pan, Disney prende solo i personaggi e null’altro da Barrie, mentre in Alice riesce a mantenere un’anticchia di anarchismo psichico da Carroll”, non mi convince affatto, anche se è quella che uso di solito per autosuggestione!)

    1. In questo caso posso dirti che Disney ha modificato molto la storia però di sottofondo ha lasciato le tematiche trattate da Barrie. Forse non allo stesso modo ma comunque ci sono. Con Alice ha fatto un lavoro migliore anche per come hanno creato quel mondo folle, riuscendo a essere fedele a Carroll.

          1. Ma io con Barrie sono radicale… già il fatto che il mondo consideri Peter Pan il bimbo che non cresce contento di non crescere, invece che un bimbo morto incapace quindi di maturare o perfino di ricordare il passato (e dà perfino la colpa agli altri per la sua condizione), un morto che infesta generazioni di famiglie facendoci riflettere sulla natura così “primordiale” (in senso junghiano) dei bambini che vengono al mondo, mi rende abbastanza stranito…

            1. Diciamo che questi concetti sono un po’ difficili da interpretare per un bambino e soprattutto ricordati che stiamo parlando della Disney, una casa di produzione che realizza film per tutta la famiglia. Ovviamente a volte si sono presi dei rischi incredibili ma mostrare Peter Pan come un bambino morto potrebbe essere un po’ pesante.

              1. Uh, sì ma certo… anche se Biancaneve non era così edulcorata, né Bambi, né Fantasia, né Sleeping Beauty (sto citando a caso e a memoria) né, appunto Alice (che è il film precedente)… neanche Sirenetta, così stravolta rispetto ad Andersen e compagni, ha virato solo sul comico… poi, ripeto, il Peter Pan di Disney fa ridere anche me, e senz’altro meglio non avrebbero potuto fare (benché, visto a posteriori, sembri più una sorta di ‘concept’ per Disneyland, aperto solo due anni dopo), ma tanto basta a rendermelo “sbiadito”. De Fornari, nel Castorino (datatissimo) di Disney, lo considera un capolavorone; io, boh, mi diverte, e non so se riuscirei a fare senza, ma ci sono tanti “ma” (che rimangono all’interno dei canoni del mio gusto, ovviamente)

  3. Grandioso, recensione impeccabile come al solito. Questo è il mio film preferito degli anni ’50. Malgrado si discosti dal libro, ne mantiene intatta l’atmosfera. Anch’io non ho mai considerato Peter Pan un eroe, anzi, lo trovavo ancora più stereotipato dei “pellirosse”, caratterizzato un po’ come molte persone adulte vedono i bambini: come psicopatici egocentrici. Malgrado ciò concordo con lui: che bisogno c’è di crescere? E per quale motivo?
    Nonostante le tendenze da serial killer, adoro da sempre Tinker Bell. Fu per lungo tempo mascotte della Disney e la si può intuire tutt’ora nel logo di apertura nei lungometraggi.
    Quello che mi piace di più di questo film, insieme ad Alice, è che ci sono pochi tempi morti e scene riempitive allungate all’inverosimile solo per aggiungere minutaggio. Il ritmo è abbastanza alto, anche per l’epoca.

    1. Mi fa piacere leggerti! Io adoro questo film e sì, possiamo veramente dire che Peter Pan sia un egocentrico, cosa che è davvero visto che vuole essere sempre al centro dell’attenzione. Ed è incredibile come questa storia riesca a incantare ancora oggi. Probabilmente è appunto per la tematica del rimanere per sempre bambini. È un desiderio veramente allettante.
      Campanellino è sempre stato un bel personaggio, un po’ mi dispiace non vederla più ultimamente, per me era ottima come mascotte Disney (e poi era veramente un bel personaggio).
      Il ritmo è sempre stato un elemento vincente nelle opere Disney, specialmente in questo periodo. Forse è questo un difetto che caratterizza alcune pellicole del Periodo di Bronzo: a volte il ritmo crolla.
      Grazie mille per il commento!

  4. Mi è sempre piaciuto e anche rivedendolo oggi devo dire che non perde fascino e comicità: trovo ancora oggi esilarante la scena in cui Spugna fa la barba a Uncino, un capolavoro di comicità animata secondo me!

  5. Grazie, come sempre, per la menzione! Peter Pan è un film che anche io ho visto veramente tanto da piccolo, e anche adesso lo riguardo con piacere; penso abbia quella genuinità che i Classici più datati avevano e che oggi, purtroppo, si fatica a ritrovare. I personaggi di Peter e Trilli sono quanto di più inaspettato, per me, in casa Disney, e non so se si siano più visti due personaggi così esplicitamente da esempio negativo; anche questo dà sapore e modernità a un film veramente universale!

    Per la questione degli indiani, si tratta sicuramente del frutto di un’eccessiva leggerezza nel trattare un argomento, quello degli stereotipi, che negli anni Cinquanta non godeva dell’attenzione talvolta maniacale che ha oggi, ma se c’è un film in cui ha senso che siano rappresentati per luoghi comuni, secondo me, è proprio questo: soprattutto nel libro viene lasciato intendere che l’Isola che non c’è sia la materializzazione della fantasia infantile, dove i loro giochi e la loro immaginazione prende forma anche trasfigurando la realtà attraverso i loro occhi; di conseguenza ha senso che gli indiani, così come tutto il resto, siano una versione semplificata e, se vogliamo, stereotipizzata degli indigeni americani, esattamente come lo sono i pirati.

    Anche per questo mi lascia perplesso l’interpretazione dell’Isola come un aldilà e di Peter come della morte, visto soprattutto che alla fine del libro i bambini lasciano l’Isola e diventano grandi.

    1. Appunto proprio per Peter e Trilli che questo film è uno dei miei preferiti. Sono personaggi atipici, antieroi, molto caratterizzati e complessi. Alla fine il vero personaggio positivo della storia è Wendy che alla fine decide di crescere e tornare a casa.
      Il tuo concetto sullo stereotipo ha un fondamento molto forte e interessante anche se in realtà io mi riferivo di più alla canzone dedicata agli indiani.
      Ovviamente i bambini pensano in maniera molto semplificata a certi argomenti e quindi ci sta, ma non credo che quella canzone sia una loro semplificazione XD
      Per il resto concordo assolutamente con te! Mi ha fatto piacere leggerti.

      1. Sì la canzone è un passo falso ingiustificabile! Mi nascondo sempre nell’illusione che non volessero nuocere a nessuno e sia stata solo leggerezza, ma con la sensibilità di oggi fa abbastanza storcere il naso.

  6. Che bella recensione! Per questo che è uno dei film d’animazione che amo di più.
    Da bambina l’ho visto non so quante volte e continuo a vederlo, la ciurma dei miei vicini lo propone spesso quando vado da loro.
    Un film davvero ben fatto e come hai detto tu con un insegnamento importante.

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