The Wolfman (1941)

E questa volta ritorniamo dai mostri della Universal! Finalmente aggiungerei. Questo piccolo progetto me lo sto portando avanti da troppo tempo. Tralasciando ciò sono molto felice di poter parlare di una figura che mi ha sempre affascinato e che ho sempre associato al mostro di Frankenstein per la sua tragicità.
Sto parlando di The Wolfman, pellicola horror del 1941 diretta e prodotta da George Waggner.

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Trama:
Larry Talbot dopo tanto tempo ritorna a casa da suo padre a Llanelli dopo la tragica morte del fratello maggiore. Qui si innamora di Gwen Conliffe e una sera decide di uscire con lei. All’appuntamento decidono di farsi predire il futuro da un gruppo di zingari. Uno di questi, Bela, è un lupo mannaro e uccide un’amica di Gwen. Larry tenta di fermarlo e nello scontro riesce a ucciderlo visto che il suo bastone ha un manico di argento (a forma di lupo per giunta). Nonostante esca vittorioso dalla lotta, Larry viene morso dalla belva e anche lui sarà costretto a subire questa terrificante maledizione.

Contrariamente a quanto possiate pensare questo non è il primo film fatto sui licantropi. La prima pellicola dedicati a questi esseri fu The Werewolf diretto da Henry MacRae nel 1913. Qui una strega ha la capacità di trasformarsi in lupo. Purtroppo il film è andato perduto in un incendio del 1924.
Il film di Waggner non è neanche il primo film sui licantropi prodotto dalla Universal. Prima di The Wolfman infatti venne realizzato nel 1935 Il segreto del Tibet (Werewolf of London). Questo era un film particolare dove non erano presenti quegli elementi a noi noti dei lupi mannari. Possiamo descrivere questa pellicola come una versione differente di Dottor Jakyll e Mr. Hyde con elelmenti de L’Uomo Invisibile (la padrona ficcanaso che affitta la stanza a uno scienziato che fa continuamente esperimenti, per dirne una). Inoltre il trucco era molto particolare e per un motivo preciso. Lo studio aveva paura della censura dei tempi e per questo decisero di non fare un trucco troppo animalesco. Qualcuno per scherzo dice che quel trucco rende l’attore simile ad Elvis Presley ma personalmente non lo trovo affatto male e si possono vedere dei tratti che saranno presenti in quello di The Wolfman.
D’altronde come truccatore c’era sempre Jack Pierce .

Parlando di The Wolfman si può già notare una piccola differenza rispetto alle altre pellicole sui mostri della Universal: non è tratto da un libro. Nel folklore internazionale ci sono sempre delle leggende in cui l’uomo si trasforma in bestia e in questo caso uno sceneggiatore poteva sbizzarrirsi. Un primo tentativo da parte della Universal di produrre un film basato su questi miti fu fatto quando incaricarono Robert Florey di scrivere una sceneggiatura con protagonista Boris Karloff. In questo copione la storia era ambientata nella Alpi bavaresi dove un ragazzo viene rapito e allevato da due lupi che gli avevano sbranato la famiglia e quando viene salvato si trasforma in licantropo. Ammetto che era una trama molto interessante ma troppo provocatoria per i tempi e per questo fu scartata (peccato). Alcuni elementi di questa storia si possono ritrovare sia ne Il mistero del Tibet sia in The Wolfman.

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In quest’ultimo caso il merito va allo sceneggiatore Curt Siodmak che ripresse il progetto abbandonato e costruì una nuova sceneggiatura. Siodmak fece un lavoro eccezionale e incredibilmente importante. Come ho scritto in precedenza, in molte culture esistono uomini capaci di diventare bestie e ognuna di queste a regole diverse. Siodmak con The Wolfman si crea una sua mitologia del licantropo, scrivendo regole che tutt’ora vengono utilizzati sia nel cinema sia in altri medium (l’argento, la luna piena ecc…).
Inoltre ha aggiunto elementi molto interessanti come ad esempio il fatto che chi ha la maledizione ha impresso sul corpo un segno, una specie di pentagono e soprattutto possono vedere il simbolo del pentagono sulle mani delle loro prossime vittime. Questo marchio ha una certa importanza per lo sceneggiatore anche perché lui era un ebreo tedesco molto rispettato in Germania per il suo lavoro ma che fu costretto a fuggire con l’ascesa di Hitler. Ci sono infatti varie citazioni alla religione ebraica nel film.
Un’altra cosa stupenda e che mi ha fatto affezzionare alla figura del licantropo è la sua tragicità. Ciò può essere riassunto nella bellissima poesia che viene ripetuta più volte durante la pellicola: Even a man who is pure of heart and says his prayers by night may become a wolf when the wolfbane blooms and the autumn moon is bright (Anche l’uomo che ha puro il suo cuore, ed ogni giorno si raccoglie in preghiera, può diventar lupo se fiorisce l’aconito, e la luna piena splende la sera). Ed è qui la vera tragedia di chi contrae la maledizione. Puoi anche ssere una brava persona, una persona comune e tranquilla ma, quando ti trasformi in licantropo, farai del male a tutti coloro che ti stanno intorno anche a coloro che ami. Una situazione simile alle tragie greche, cosa voluta da Siodmak. Ed è una vera tragedia quando gli dei o qualcos’altro decide il tuo destino, facendo in modo che non possa essere cambiato. E, nonostante colui che si trasforma in lupo mannaro non si ricordi delle aggressioni, avverte che c’è qualcosa che non va e di aver commesso qualcosa di terrificante. E chi poteva interpretare un uomo tragico come Larry Talbot se non Lon Chaney Jr.

Piccola parentesi su questo attore. Lui era figlio di Lon Chaney Sr., l’uomo dai mille volti. Chaney Jr. rispettava molto il padre soprattutto come attore ma era anche in contrasto con lui, visto che non voleva fargli intraprendere la carriera di attore. Quando però Chaney Sr. morì prematuramente all’età di 47 anni, il figlio decise di entrare nel mondo del cinema (anche perché in quei tempi c’era una forte crisi e la sua ditta idraulica era fallita). Nonostante il suo nome, la carriera di Lon Chaney Jr. fu molto travagliata. Iniziò come gavetta, stuntman, non chiedeva mai aumenti e si faceva bastare quei soldi. Malgrado gli sforzi riuscì a ottenre solo piccole particine e per un periodo venne perfino considerato come una brutta imitazione del padre. Questo fino a quando non venne scelto nella parte di Lennie in Uomini e Topi prodotto da John Steinbeck. Dopo quel film venne considerato come una promessa del cinema e fu proprio quel film e L’uomo elettrico (Man Made Monster) a fargli ottenere la parte di Larry Talbot.
E si rivela un ottimo interprete per quel personaggio, riuscendo ad essere struggente e anche disperato per questa maledizione e, quando ucciderà di nuovo, il peso di quell’azione diverrà tale da farlo crollare. Lon Chaney Jr. riesce a farti empatizzare parecchio per Larry e il suo destino.

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Complimenti anche a tutto il cast a partire da Claude Rains fino ad arrivare a Evelyn Ankers. Ma i due attori che lasciano il segno sono sicuramente Bela Lugosi nel ruolo di Bela, lo zingaro e Maria Ouspenskaya nel ruolo di Maleva. Il primo, nonostante la breve parte, riesce a smuovere il pubblico grazie alla sua performance, essendo anche lui un lupo mannaro mentre Maleva si dimostra un personaggio saggio e forte ma anche pieno di compassione, conoscendo i dolori che Talbot debe subire e nel suo piccolo cercherà di aiutarlo.

In un film sull’uomo lupo come si può non parlare di un trucco diventato iconico e del suo creatore? Ancora una volta Jack Pierce riesce a creare qualcosa di originale che è rimasto riconoscibile negli anni e a cui molti si ispirano tutt’ora.
Ovviamente le sessioni di trucco erano lunghissime e Lon Chaney Jr. ne soffrì parecchio. Una cosa interessante rispetto ai trucchi precedenti è che il naso del licantropo è fatto in gomma (Pierce non lo utilizzava quasi mai). Una scelta molto intelligente che fece il truccatore fu quello di non realizzare tratti realistici di un lupo, che sarebbero risultati rigidi e inespressivi. Fece delle protesi che suggerissero soltanto il muso di un lupo, lasciando così libertà espressiva a Chaney che, anche in questo ruolo, fece un ottimo lavoro. Per la peluria vennero utilizzati peli di yak, peli molto inspidi. Si stendeva una gomma arabica in etere sul volto e si applicavano i peli a strati. Pierce poi strinava i peli con un ferro caldo per renderli più da animale. Anche le mani e i piedi vennero fatti di gomma.

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Per quanto riguarda le trasformazioni non aspettatevi qualcosa di rivoluzionario. Non siamo ai livelli de L’Ululato o di Un lupo mannaro americano a Londra, purtroppo avevano a disposizione mezzi limitati, così per la trasformazione si usavano le dissolvenze. Questa tecnica verrà poi perfezionata parecchio nei film successivi.

Un’altra cosa che ho sempre apprezzato de L’uomo lupo è l’ambientazione fuori dal tempo. Prendiamo come esempio le case del villaggio. Siamo in un paese gallese e quindi c’è un tipo di architettura inglese che però si mischia molto con quella tedesca e francese. Inoltre passiamo vedere macchine moderne degli anni ’40 a carri trainati dai cavalli come nel 1800. Un altro elemento che rende il luogo particolare è sicuramente la foresta con la sua nebbia, un posto quasi mistico dove possono succedere cose che gli umani non possono spiegarsi.

Per concludere The Wolfman è un film molto importante che bisogna recuperare assolutamente. Una pellicola che riesce ad emozionare grazie a una storia simile a una tragedia greca e a un Lon Chaney Jr. strepitoso.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

 [The Butcher]

3 pensieri riguardo “The Wolfman (1941)

  1. Da tempo sto usando il vostro sito anche come blog di servizio, grazie a delle vere e propri serie di articoli, raggruppati tematicamente: senza contare gli scritti originali di Shiki, che compaiono anche su Wattpad e le sue recensioni romanzesche sempre gradevli ed utilissime, un posto d’onore per le mie specifiche passioni spetta al gruppo di recensioni che tu, Butcher hai da tempo cominciato a dedicare ai film horror e mistery della Universal…

    Ad occhio e croce, direi che il gruppo di pellicole archetipe dei cosiddetti Universal Monsters (partendo quindi dai characters e non dai film) anni ’20 e ’30 le hai praticamente esaminate tutte: dal The Phantom of the Opera del 1925, al Dracula del 1931, al Frankenstein sempre del 1931, al The Mummy del 1932, al The Invisible Man del 1933, hai recensito le pellicole fondamentali (anche se mi piacerebbe prima o poi leggerti su film storici dell’horror di quegli anni, quali The Cat and the Canary del 1927 del maestro espressionista tedesco Paul Leni esule negli USA, Murders in the Rue Morgue del 1932 con Bela Lugosi, il mitico The Old Dark House del 1932 del nostro amato Whale ed ovviamente The Black Cat del 1934 quale primo film delll’accoppiata Boris Karloff e Béla Lugosi, perché vederli assieme è davvero un’emozione!).

    Non solo, oltre ai quei titoli capostipiti dei singoli franchise, hai recensito anche pellicole come Bride of Frankenstein del 1935 sempre di James Whale e tutto questo prima di passare agli ’40, dai quali ci hai adesso regalato la solita competente ed appassionata recensione di The Wolf Man!!

    Che dire, amico mio, sei davvero impagabile: scrivi bene e con leggerezza e fai sentire certi gioielli del secolo scorso come odierni. Grazie, di cuore.

    1. Grazie a te per i tuoi commenti pieni di passione! Allora prima di tutto vorrei recensire Il mostro della laguna nera per concludere così il ciclo dei mostri Universal che hanno fatto la storia. Sappi che avevo intenzione di recensire da tempo quella perla di The old dark house di Whale (il titolo Italiano è completamente sbagliato). L’ho adoro ed è l’esempio perfetto per capire lo stile di Whale e la sua ironia. Anche gli altri sono titoli interessante di cui vorrei fare degli articoli, ma diamo tempo al tempo e cerchiamo di finire gli altri progetti prima di iniziarne altri. Grazie mille!

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