Halloween (2007)

Benvenuti o bentornati nel nostro blog. Gli ultimi articoli sono stati un’altalena di emozioni contrastanti. Già con Halloween 6 sono arrivati a un punto molto basso della saga, che delude e confondeva sia i fan che il pubblico, poi abbiamo discusso H20, uno dei capitoli migliori di questa saga che riusciva a divertire, intrattenere e spaventare lo spettatore, riportando il nome di Halloween a una certa dignità. Quindi in un certo momento dall’abisso di Halloween 6 siamo arrivati a un punto alto della saga con H20 per poi essere spediti di prepotenza nei livelli al di sotto dell’abisso con Halloween: Resurrection. Vedere Resurrection dopo H20 è veramente un brutto trauma e la stessa cosa vale per quanto riguarda la scrittura degli articoli. Comunque sia Resurrection è a tutti gli effetti il capitolo peggiore della saga, quindi bene o male d’ora in poi sarà tutto in salita. Per il resto questa sarà l’ultima recensione sulla saga di Halloween che farò per questo mese. In realtà mancano altri due film, ma quelli li recensirò in un secondo momento (ho bisogno di una pausa dalla saga). Inoltre questo capitolo mi permette di introdurre sul blog un regista che rispetto molto. Quindi iniziamo subito con la recensione.
Ecco a voi Halloween (Halloween – The Beginning), pellicola horror del 2007, remake dell’omonimo film di John Carpenter, scritto e diretto da Rob Zombie.

Trama:
E’ Halloween e ci troviamo a Haddonfield, Illinois. Qui vediamo una spaccato della vita della famiglia Myers, una famiglia disfunzionale e con vari problemi: c’è la madre, Deborah Myers (Sheri Moon), il suo fidanzato abusivo Ronny White (William Forsythe), la figlia Judith Myers (Hanna R. Hall), la piccola neonata soprannominata Boo e infine il figlio di dieci anni Michael Myers (Daeg Faerch). Quest’ultimo è un bambino che mostra fin da subito dei comportamenti da psicopatico, squartando animali e fotografando i loor resti. Inoltre va sempre in giro indossando un’inquietante maschera da clown. Dopo una rissa a scuola dove Michael si scontra con due bulli che avevano insultato sua madre, Deborah viene chiamata dal preside. Qui arriva anche il Dottor Sam Loomis (Malcolm McDowell) che mostra le foto degli animali che Michael ha ucciso e le spiega che questo suo comportamento è molto grave e che avrebbe bisogno di fare sedute psichiatriche per impedire un peggioramento del bambino. Purtroppo quello stesso giorno Michael uccide a bastonate uno dei bulli di prima e, tornato a casa, dopo che la madre è andata a lavoro, sgozza Ronny, poi uccide il ragazzo di Judit e infine Judith stessa. Dopo questo tragico evento, Michael viene rinchiuso allo Smith’s Grove e qui viene seguito dal dottor Loomis e dalla madre che lo va a trovare il più possibile. Nonostante Michael collabori, non ricorda quello che è successo quella fatidica notte e con il tempo inizia a chiudersi in se stesso e a creare maschere per nascondere la sua faccia. Dopo alcuni eventi (che non dirò per non fare troppi spoiler), si arriva ai giorni nostri. Sono passati 15 anni e sta per accadere quello che tutti sappiamo: Michael fuggirà dal manicomio e andrà a Haddonfield, dove scatenerà un clima di terrore mentre cercherà Laurie Strode (Scout Taylor-Compton).

Questa è la prima volta che parlo di un lavoro di Rob Zombie sul blog. Prima di tutto Rob Zombie, pseudonimo di Robert Bartleh Cummings, è un cantante, famoso per aver fondato il gruppo alternative metal White Zombies e in seguito un gruppo chiamato semplicemente Rob Zombie. In seguito fece il suo debutto nel mondo del cinema come regista con il film La casa dei 1000 corpi nel 2003 e in seguito con La casa del diavolo nel 2005. Due film che vi consiglio parecchio di vedere, in special modo La casa del diavolo dove si nota molto come Rob Zombie sia maturato come regista (e di molto). Ovviamente Zombie venne subito notato e gli offrirono la possibilità di dirigere il remake (ovviamente non hanno più voluto continuare con la storia visto il danno irreparabile compiuto da Resurrection). E Zombie accettò all’istante visto che era un fan della saga e di John Carpenter, anzi avvertì lo stesso Carpenter che stavano per girare un remake di Halloween prima ancora che il progetto partisse (un gesto molto corretto a mio avviso). Qui Carpenter rispose a Zombie così: “Vai Rob, fai il tuo film!
La produzione del film però venne rimandata per via della morte dello storico produttore di Halloween, Moustapha Akkad, morto in uno degli attentati terroristici di Amman in Georgia nel 2005. Il film infatti doveva uscire molto prima ma per questa tragedia posticiparono il tutto. Mi ha fatto dispiacere infatti non leggere più la scritta Moustapha Akkad Presents che accompagnava sempre l’inizio di ogni Halloween. Mi ha sempre fatto un certo effetto questa cosa, così come lo è stato non vedere la scritta Donald Pleasence in in H20. In ogni caso iniziò in seguito la produzione del film e Zombie aveva già le idee ben chiare su cosa fare. Il film è un remake ma da molti è stato definito anche come prequel, visto che tratta in maniera molto ampia delle origini di Michael Myers, che come reboot, visto che volevano far continuare la serie con questa nuova impostazione. In ogni caso Zombie voleva creare un nuovo inizio che non fosse un semplice copia e incolla, ma qualcosa di completamente originale e a mio avviso c’è riuscito per buona parte del film.

Nell’opera originale non abbiamo mai avuto approfondimenti sulla famiglia Myers, abbiamo visto i genitori di Myers per alcuni secondi ma già da lì potevamo intuire che erano delle persone agiate e soprattutto una famiglia americana qualsiasi. Non c’era niente di particolare in loro e Michael ha fatto quel che ha fatto perché incarna il male e la paura. Quella è una parte che Carpenter non ha mai approfondito semplicemente perché non c’era altro da dire, niente di incredibile o sensazionale. Zombie al contrario di Carpenter decide invece di fare qualcosa di molto differente, ovvero narrare la storia di Michael quando era piccolo, la sua famiglia e la sua permanenza al manicomio. Tutti argomenti trattati poco da Carpenter ma solo perché quest’ultimi non erano il fulcro della sua storia. Zombie invece decide di spostare l’attenzione proprio su di essi e un grande cambiamento che fa è rappresentare la famiglia di Myers come una famiglia disfunzionale, dove non è possibile trovare un attimo di pace e tregua e che effettivamente dà dei problemi a Michael (e mi piace molto far notare il contrasto tra il reparto audio di Carpenter e Zombie. Mentre nel film di Carpenter c’erano molti momenti di silenzio, nel film di Zombie ci sono rumori che si sovrappongono l’un l’altro, specialmente nel passato di Michael dove tutto questo rumore e caos crea un grande stress al bambino). La madre Deborah fa del suo meglio per avere una situazione vivibile, ma le cose non vanno bene, hanno problemi di soldi e il nuovo compagno è un nullafacente che se ne approfitta, mentre la sorella ignora tutto e tuti.

Il cambiamento più grande di tutti però lo troviamo proprio con Michael Myers. Prima di tutto parla, almeno quando è un bambino, e questa è una cosa di per se abbastanza sconvolgente, secondo Zombie decide di non renderlo la reincarnazione del male, ma un bambino con enormi problemi psicologici. Infatti Michael mostra comportamenti preoccupanti fin dall’inizio quando lo vediamo uccidere gli animali e poi fotografarli. Mostra anche una grande rabbia che si accumula sempre di più finché non esplode in episodi di grande violenza. Praticamente Zombie ci descrive il profilo di uno psicopatico serial killer, rendendolo in questo modo qualcosa di più “umano” rispetto alla creatura di Carpenter. Questo suo comportamento e questi suoi problemi sono dati da vari fattori, alcuni già esistenti dentro di lui mentre altri ancora nati dalla sua disastrosa situazione familiare. Tra le altre cose è molto bello vedere il legame che ha con la madre, a cui sembra tenere sinceramente e il suo rapporto con le maschere. Lui tende a creare e indossare delle maschere perché, come dice Michael stesso, così può nascondere la sua faccia, così può nascondere la sua bruttezza. Un altro elemento molto interessante è vederlo interagire con il dottor Loomis e lo strano rapporto di amicizia che si creerà tra i due.

La parte creata da Rob Zombie è probabilmente la parte migliore di tutto il film, quella che porta effettivamente una novità interessante, che cambia tutte le regole che conoscevamo fino ad allora e in questo punto si vedere parecchio lo stile registico di Rob Zombie. Il problema principale del film arriva quando questo remake decide di seguire più fedelmente l’opera originale, ovvero quando Michael torna ad Haddonfield nel giorno di Halloween. Per parlare di questa parte però devo anche descrivere la regia di Zombie. Mentre Carpenter aveva una regia più quadrata e fatta di movimenti di camera fluidi e precisi, della soggettiva e dei campi lunghi, Zombie optò per il suo stile fatto di inquadrature grezze e spigolose. E’ interessante vedere come in molte scene di aggressione abbiano deciso di utilizzare la camera a mano, che riesce a dar quel senso di lotta fino all’ultimo sangue. Tutto questo però vale soprattutto per la prima parte dove i litigi, i momenti di rabbia di Michael sono rappresentati in questo modo, come se stesse appunto per esplodere. Nella parte del manicomio invece possiamo vedere una telecamera molto più fissa, sono presente alcuni campi lunghi e il colore bianco a volte è quasi accecante. Quando invece si ritorna ad Haddonfield, con Myers che cerca sua sorella, le cose si fanno un pò più problematiche. Sembra effettivamente di rivedere il film di Carpenter però con delle aggiunte particolari come ad esempio il fatto che sia ambientato ai giorni nostri, la volgarità (sono molto volgari in questa pellicola), l’ironia del dottor Loomis e il comportamento di Laurie Strode che qui ha un modo di fare più sicuro e attivo.
Ciò che però va a cozzare un po’ in questo punto è la regia di Zombie. Questo perché riprenderà appieno certi metodi di regia alla Carpenter come i campi lunghi e le inquadrature fisse e quadrature. In questo punto riuscirà perfino a fare in modo che Michael Myers si confonda perfettamente con l’ambiente circostante e le ombre come nel film originale. Tutto ciò però a volte si unisce male a quello che abbiamo visto in precedenza e stona anche qui visto che in molti punti Zombie tornerà a utilizzare la sua regia grezza, sporca e con la camera a mano. E i due stili si noteranno parecchio. Inoltre anche il modo di far apparire Michael alla fine avrà dei problemi. Il motivo è che quando diventerà adulto rimarremo terrorizzati da lui per la sua ferocia e soprattutto per la sua statura. Infatti questo è letteralmente il Michael Myers più grande di tutta la saga e ogni volta riuscirà a fare un certa impressione quando gli altri personaggi se lo troveranno di fronte. Soltanto che in altri punti sarà un toro scatenato con una forza assurda e brutale e in altri casi invece quell’ombra silenziosa che aspetta il momento giusto per colpire.

Per concludere, il remake di Halloween di Rob Zombie non è un film perfetto, ha i suoi difetti e le sue incongruenze, ma si dimostra comunque un bel film, capace di ricreare il mito di The Shape allontanandosi molto da Carpenter e seguendo lo stile di Zombie. Nonostante io preferisca di gran lunga l’idea di Caprenter per quanto riguarda la figura di Myers, l’interpretazione di Zombie è molto interessante e viene utilizzata molto bene.
Qui si conclude la recensione e per il momento anche gli articoli dedicati alla saga di Halloween. So bene che mi mancano due capitoli (il seguito di Rob Zombie e Halloween del 2018) ma ormai ottobre è finito e quindi ho deciso di prendermi una pausa altrimenti potrei iniziare a vedere Michael Myers in giro. Non preoccupatevi però, in futuro recupererò senz’altro i capitoli rimasti. Per il momento però mi concentrerò su altro.

Spero che la recensione vi sia piaciuta!
Buon Halloween e alla prossima!

[The Butcher]

18 pensieri riguardo “Halloween (2007)

  1. Riguardo ai remake ho una posizione ambivalente. Quando un soggetto interessante é stato trasformato in un film pessimo, sono il primo ad auspicare che in futuro la sceneggiatura venga recuperata e le venga reso un miglior servizio. E’ quanto fanno da anni e con successo registi come Tim Burton e i fratelli Coen. Sono invece del tutto contrario quando un film già perfetto e insuperabile viene ingiustamente deturpato, come é successo con i remake di “Sabrina”, “Psycho” e altri ancora.
    Ti vengono in mente alcuni film che a tuo giudizio non hanno sfruttato in pieno il potenziale della loro sceneggiatura, e quindi sarebbe opportuno farne un remake?

    1. In realtà ce ne sono tanti che meriterebbero un remake, film niente male che avevano un’idea di base interessante ma che non hanno sfruttato a dovere. Guarda ad esempio La Cosa. Il film originale è bellissimo ma non sfruttata per niente l’idea di panico e paranoia che caratterizzava l’opera originale. Carpenter invece ha fatto ciò e ci ha aggiunto anche il suo pessimismo. Ci sono tanti film che meriterebbero un remake, ma non ce n’è uno al momenti che mi piacerebbe vedere rifatto. Almeno per il momento.

      1. A me piacerebbe che facessero un remake di Anime sporche. Non perché il film originale abbia delle potenzialità inespresse (al contrario, è un capolavoro), ma perché lo aiuterebbe a uscire dal dimenticatoio in cui è ingiustamente finito. Colgo l’occasione per dirti che ho appena pubblicato un nuovo post… spero che ti piaccia! :)

        1. Appena posso vado a leggerlo con piacere. Ora comunque mi è venuto in mente un film che avrebbe bisogno di un remake: il giglio nero. In realtà è un film straordinario e bellissimo ma il problema è che la censura dei tempi non voleva in alcun modo che le storie finissero male e per questo appiccicarono al film un finale sciocco e diretto probabilmente da qualcun’altro. Solo per via di quel finale vorrei che facessero un remake.
          Comunque appena posso leggerò con piacere il tuo post!

  2. buon halloween^^
    a me piacque abbastanza e mi ricordo che da piccolo, vedendo qualche stralcio tra immagini promozionali e trailer che non dovevo vedere, mi immaginavo cose tremende; da grande ho preferito però l’originale, meno violento e più psicologico

    1. Questo remake è stato interessante. Ha preso l’opera di Carpenter e l’ha modificata secondo il suo stile. Mi fa piacere vedere remake che provano a modificare le opere originali mettendo in mostra tutto lo stile dall’autore. Anch’io amo molto di più l’opera di Carpenter, che considero insuperabile e un capolavoro. Ma questo è comunque un bel lavoro.

  3. Impreziosire un racconto, con stile, è sempre bene.
    Certo, un po’ rompe che sia un remake, quando diciamo che la lunga saga è ancora in corso.
    Ci provarono anche con altre saghe ma alla fine mi pare si siano arenate tutte, o sbaglio?
    Peccato per questi difettucci di ripresa, ma forse Zombie voleva proprio uno stile suo, un ritmo diverso…

    Moz-

    1. A Zombie è sempre piaciuto quella regia sporca e grezza. E’ un suo marchio diciamo. Inoltre in realtà questo primo capitolo era andato anche bene era oggettivamente fatto bene. Fu nel secondo che fece un pastrocchio.

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