Il canto di Penelope – Margaret Atwood

Bentornati ancora una volta sul nostro blog. L’ultima volta ci siamo lasciati con un bellissimo film d’animazione e in questo articolo vorrei però cambiare argomento e parlare di letteratura. In questo caso ne approfitterò per introdurre per la prima volta sul blog una scrittrice che ho sempre rispettato e molto importante per la letteratura attuale: Margaret Atwood. Di lei farò una breve presentazione in seguito, ma grazie a questo suo libro ho anche l’occasione per parlare di una mia grande passione che mi ha accompagnato fin da quando ero piccolo: i miti greci. Quando ero un bambino ricevetti come regalo un libro chiamato 100 miti greci e lo divorai in un batter d’occhio. Ero rimasto affascinato da quel mondo, dalle divinità, dagli eroi e soprattutto dai mostri (e sempre li amerò). L’antica grecia fu uno dei motivi che mi spinsero a diventare un lettore e questa passione per quel mondo non mi ha mai abbandonato e ha continuato a influenzarmi negli anni a venire. I miti greci mi hanno sempre affascinato ma ero ancor più interessato sia ai suoi mostri sia ai suoi personaggi secondari. Ci sono stati molti personaggi di contorno di cui si è discusso poco ma che hanno comunque lasciato un grande segno nella cultura occidentale. Peccato che quest’ultimi vengano accantonati per far spazio ad altri più famosi. Tra i personaggi secondari quelli che più di tutti mi avevano colpito erano le donne. Le donne nei miti greci e nella società greca non sono mai state trattate bene (gli antichi greci si erano dimostrati incredibilmente aperti verso certi argomenti ma in altri dimostrarono una chiusura mentale notevole) eppure loro hanno dato una grande importanza alle varie storie e sono diventate un punto di riferimento. Tra di loro c’è sempre stata una donna che mi ha sempre incuriosito: Penelope, la moglie di Odisseo, diventata simbolo di fedeltà in occidente. Un personaggio che mi ha sempre affascinato per il fatto di aver aspettato il marito per ben 20 anni e mi sono sempre chiesto cosa abbia fatto in tutto quel lasso di tempo. Ed è qui che inizia la recensione.
Ecco a voi Il canto di Penelope (The Penelopiad), romanzo scritto da Margaret Atwood e pubblicato nel 2005 negli USA e solo nel 2018 in Italia.

Trama:
Penelope è stata la moglie di Odisseo e da molti è considerata il simbolo della fedeltà matrimoniale. Sono stanti in tanti a narrare la sua storia, a volte rimanendo in linea con il mito originale, a volte modificando gli eventi in maniera anche sconcia. Tutti hanno detto la propria riguardo la sua vita ma adesso tocca a Penelope stessa raccontare la sua storia. Ora che è morta e si trova nell’aldilà, Penelope ha deciso di parlare, a chiunque abbia voglia di ascoltare, della sua storia e del suo punto di vista su certi eventi. Non si limiterà a narrare la storia che tutti noi conosciamo grazie all’Odissea, ma narrerà di tutta la sua vita, a partire dal tentato annegamento ai suoi danni per mano di suo padre Icario fino ad arrivare uno degli eventi più terrificanti dell’opera di Omero: l’impiccagione delle 12 ancelle da parte di Odisseo e Telemaco. Una storia che ci dà nuovi spunti e nuove interpretazioni di miti e leggende che conosciamo bene e soprattutto dei punti di vista molto interessanti e originali di certi personaggi leggendari che non ti aspetti.

Margaret Atwood è probabilmente una delle scrittrici più importanti dei giorni d’oggi. Scrttrice e poetessa canadese vincitrice di molti premi, ha dimostrato con le sue opere di saper scavare a fondo non solo nei suoi personaggi ma anche nella nostra società, osservandone i suoi difetti e le sue inquietanti evoluzioni. Ne è un esempio tremendo il suo romanzo più famoso, Il racconto dell’ancella (The Handmaid’s Tale da cui hanno tratto una serie televisiva molto interessante) in cui vediamo un’america distopica dove al governo è presente una teocrazia totalitaria che sottomette le donne e le utilizza a scopo riproduttivo. Un romanzo spaventoso e terrificante che purtroppo ha predetto certi avvenimenti che sarebbero avvenuti nella nostra società (basta guardare l’Alabama che in poco tempo è arretrata di 100 anni a livello sociale per quanto riguarda i diritti delle donne). Una scrittrice che comunque ha sempre saputo raccontare storie intelligenti e interessanti. E con questo libro decide di dare un punto di vista molto originale alla storia di Penelope.

Molte persone hanno narrato la storia di Penelope e la maggior parte delle volte sono stati fedeli a ciò che non sappiamo con l’Odissea, ma c’è anche chi invece ha narrato una storia diversa, dicendo che non è stata fedele a Odisseo ma che ebbe degli amanti soprattutto i Porci, in particolar modo Anfinomo e Antinoo. C’è perfino una leggenda che dice che si sia fatta sedurre dal dio Ermes e che da quella relazione sia nato Pan, il dio dall’aspetto di un satiro. Molti hanno narrato la sua storia ma, come dice la stessa Penelope all’inizio del libro, ora tocca a lei parlare della sua vita.
Una cosa molto interessante del romanzo è che tutte le vicende sono narrate in prima persona, dando così l’impressione che sia Penelope stessa a descrivere e a narrare la sua vita, riuscnedo a coinvolgere ancor di più il lettore. Durante il racconto ho trovato veramente ottimo il fatto che in certi punti divagasse mettendo in mostra pensieri curiosi sugli dei, su certe persone e sulla società in cui viveva, mettendola a confronto della nostra. Inoltre Penelope non si limita solo a parlare della sua vita mortale, ma descrive anche la vita che conduce nell’Ade e di come sono i rapporti con le anime dei morti. Essendo morta ha anche la possibilità di dire tutto quello che le passa per la testa senza dover incorrere nell’ira degli dei e infatti descrive apertamente ciò che pensa di quest’ultimi, un pensiero che con il tempo mi sono fatto anch’io e che condivido appieno: gli dei dell’olimpo erano esseri egoisti, pronti a far soffrire gli uomini per divertimento o per vendicarsi dell’affronto più sciocco e che il comportamento che tenevano era a dir poco immaturo. Vizi e difetti degli dei erano 10 volte peggiori di quelli degli uomini e leggendo certe scelte da loro fatte, anche per le cose più futili, non posso far altro checoncordare con quest’idea.

Per quanto riguarda la sua vita terrena, Penelope inizia la storia con uno degli eventi che più la sconvolsero quando era piccola: il tentato annegamento da parte di suo padre Icario. Una scelta di cui Penelope no ha mai compreso la verità ma che immagina sia dovuta a un oracolo che diceva che lei avrebbe tessuto il telo mortuario del padre. Grazie a ciò, Penelope ci introduce a un tema molto interessante e ricorrente del romanzo: l’incomunicabilità. Penelope non riuscirà mai a capire del tutto perché certi personaggi abbiano agito in un determinato modo o perché abbiano compiuto certe azioni e anche nell’Ade le cose non migliorano. Molte persone che ha conosciuto nella sua vita tenderanno a evitarla, come se avessero paura di spiegare il perché di quello che hanno compiuto, mentre altri invece cambieranno discorso e faranno finta di niente.

Un altro elemento interessante del libro sarà la descrizione di certi personaggi che tutti noi conosciamo, a volte molto fedeli alle opere originali a volte invece con dei comportamenti diversi e curiosi (ad esempio Menelao viene considerato come uno sciocco). Ci sono però due personaggi che ho trovato veramente affascinanti in quest’opera: Elena di Troia e Odisseo. Elena è la cugina di Penelope e le due non sono per niente amiche, anzi Elena tende sia nella vita terrestre che in quella nell’aldilà a farsi beffe della cugina, prendendola in giro per il suo aspetto, per le doti di cui è famosa o raccontando mezze verità. Il personaggio di Elena è molto negativo: una donna con una bellezza incredibile capace di piegare gli uomini al suo volere. Un’umana bella come Afrodite ma capace di disseminare discordia come Eris, Elena sa bene di cosa è capace e gode nel vedere le persone struggersi per lei e anche far esplodere guerre solo per starle vicina. Un personaggio incredibilmente crudele e temibile che ci regala un’interpretazione stupenda di Elena.
Uno dei personaggi migliori del libro insieme ad Elena è sicuramente Odisseo anche perché, nonostante Penelope gli voglia bene veramente, viene descritto come una persona ambigua. Un uomo capace di mentire e imbrogliare con sporchi trucchi per ottenere quel che vuole, ma allo stesso tempo una persona dalla grande intelligenza e incuriosito da tutto circonda, talmente incuriosito che vuole sapere sempre di più. Inoltre si dimostra una brava persona nei confronti di Penelope, riconoscendo la sua intelligenza e trattandola con affetto, nonostante l’avesse presa (vinta) in sposa solo per la dote. Alla fine tra i due nasce veramente un legame forte ma comunque Penelope non riesce a capire il perché di certe azioni compiuti dall’eroe di Itaca e uno di questi riguarda l’impiccaggione delle dodici ancelle. E parlando delle ancelle arriviamo a un altro punto interessante del libro.

Penelope non sarà l’unica narratrice del romanzo. Ad accompagnarla ci saranno le ancelle che faranno da coro che, attraverso i canti e le poesie, descriveranno il dolore provato per una morte ingiusta, la loro rabbia e in certi punti lo faranno con un’ironia molto pungente. Il coro sarà presente alla fine di certi alcuni capitoli ed è stata una scelta bella quello di inserirli in questo romanzo, nonché un bel tributo al teatro greco, dove questi cori erano molto presenti e servivano allo spettatore per comprendere meglio certi eventi. Penelope narrerà anche di loro e descriverà come in realtà l’abbiano aiutata molto durante l’assenza di Odisseo, sia per tenere a bada i Porci che l’assediavano sia come amiche che la sostenevano. E qui purtroppo Penelope descrive anche come loro siano state abusate dai Porci, un destino a cui non potevano sfuggire visto che i Porci erano figli di aristocratici e potevano fare quello che volevano con quelle povere serve. Quando infine si arriva al punto più importante del romanzo ovvero l’impiccagione, non si può far altro che provare tristezza e rabbia per un atto del genere. Questo evento è stato spiegato più volte da vari studiosi e sappiamo perché Odisseo fece una cosa simile, ma comunque ai nostri occhi rimane una grande ingiustizia nei confronti di giovani donne che sono state costrette a subire nella loro vita e la loro rabbia e il loro odio troverà infine sfogo nell’Ade dove Odisseo pagherà per il male commesso.

Per concludere posso dire che Il canto di Penelope è un romanzo molto interessante e intelligente. La Atwood mette in mostra una conoscenza molto approfondita dell’antica grecia e dei suoi miti e riesce a dare un’interpretazione verosimile e ben strutturata di certe personaggi e a descrivere bene quel tipo di società. Un libro che mostra tristemente come funziona il patriarcato nei miti greci e lo fa attraverso Penelope (data in sposa dopo essere stata vinta, fedele al marito nonostante quest’ultimo sia rimasto per anni con Circe ecc…) e soprattutto lo fa attraverso le ancelle, attraverso le violente da loro subite e soprattutto attraverso la loro impiccagione. Un romanzo molto profondo che vi farà riflettere e vi appassionerà.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

9 pensieri riguardo “Il canto di Penelope – Margaret Atwood

  1. Recensione ottima :)
    Conosco molto bene Il canto di Penelope: è il testo su cui mi sono esercitato nell’apprendimento del CSS, sicché posso dire di conoscerne ogni virgola – e così è nata la mia ammirazione per Atwood, scrittrice straordinaria.
    Buona giornata :)

    1. Questa cosa mi fa molto piacere. Io invece ho conosciuto la scrittrice con il suo Seme di strega, un romanzo che si basa molto su La tempesta di Shakespeare (opera che tra l’altro adoro tantissimo). E con quest’opera dimostra una bravura e una conoscenza molto elevata. Grazie mille per il commento!

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