Stagioni Diverse – Stephen King

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. E’ veramente da tanto tempo che non faccio altro che parlare di film e quest’anno mi sono divertito anche più del solito visto che sono riuscito a portare opere molto diverse tra di loro. Arrivato a questo punto però, sarebbe opportuno cambiare medium e passare a qualcos’altro, non vi pare? Ed è per questo che torno finalmente a parlare di libri. Ormai è da un bel po’ che non ne parlo più e l’ultima volta risale più o meno ad agosto con Il canto di Penelope di Margaret Atwood. In questi mesi ho letto diverse opere tra libri e fumetti e molti mi hanno dato diversi spunti di discussione e ammetto che c’era l’imbarazzo della scelta. Alla fine però ho deciso di tornare a parlare di uno scrittore che apprezzo tantissimo e che in tutti questi anni è sempre riuscito ad affascinarmi e divertirmi con le sue opere, anche quando non erano un granché. L’autore in questione è Stephen King. Chi mi segue da un po’ sa bene quanto apprezzi questo scrittore e i suoi scritti. E’ un’artista instancabile che nella sua carriera ha pubblicato un enorme numero di opere, molte veramente belle, altre decisamente meno, ma anche dei capolavori che sono entrati a far parte dell’immaginario collettivo. L’ultima volta che ne avevo discusso era stato con A volte ritornano, la prima antologia di King, piena di racconti molto interessanti. Visto che nell’ultimo periodo sto leggendo molto di lui e soprattutto sono sempre più affascinato e incuriosito dalle antologie, ho deciso di parlare nuovamente di un lavoro simile ad A volte ritornano.
Ecco a voi Stagioni Diverse (Different Seasons), una raccolta di racconti pubblicata negli Stati Uniti nel 1982 mentre in Italia solo nel 1987 e scritta da Stephen King.

Questa volta non avremo una grande quantità di racconti come su A volte ritornano. Questa volta saranno presenti solo quattro storie, quattro storie che saranno molto più approfondite e che quindi ci daranno modo di discutere in maniera più ampia di ciò che parlano. Iniziamo con il primo racconto.

L’eterna primavera della speranza – Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank

Il protagonista e narratore di questa storia è Red, un prigioniero che si trova nel carcere di Shawshank. Lui si definisce come una persona capace di procurare oggetti alle persone, un uomo molto bravo nell’arte del contrabbando e per questo motivo viene lasciato in pace dagli altri carcerati. La sua storia inizia nel 1947 quando nel carcere arriva Andy Dufresne, un banchiere accusato di avere ucciso la moglie e il suo amante (anche se lui si è sempre dichiarato innocente). Ovviamente Andy sente parlare di Red e gli chiede se può procurargli alcuni oggetti. Un giorno la sua richiesta sarà particolare: Andy chiederà a Red di procurargli un grande poster di Rita Hayworth, sta volta non lo farà con la sua solita calma ma con una certa eccitazione. In seguito il rapporto tra questi due personaggi si rafforzerà e nascerà una forte amicizia nel corso degli anni.

Dovete sapere che da quest’antologia sono stati tratti tre film, tre film che a mio avviso sono tra le trasposizioni migliori tratte dalle opere di King. Per esempio da questo primo racconto hanno dato vita al bellissimo Le ali della libertà.
Tornando a questa prima storia, il tutto viene narrato in prima persona da Red che, essendo in quel carcere da molto tempo, spiegherà accuratamente al lettore come funzionano le cose lì dentro, cosa non bisogna fare e soprattutto le persone da evitare (come ad esempio Le Sorelle). Il racconto che Red si accingerà a fare avverrà nell’arco di quasi trent’anni, nei quali lo vedremo avvicinarsi alla figura di Andy, dapprima solo per interesse “lavorativo” ma infine provando una sincera amicizia nei suoi confronti. I due diventeranno amici nel giro di alcuni anni, ma si parleranno fin da subito e solo per motivi di aiuto reciproco, come di solito avviene nelle carceri.
Di questo racconto colpisce molto la descrizione che Red fa di Andy, all’inizio quasi dipinto come un personaggio leggendario. E in parte è vero, anche perché Andy è una persona molto particolare in quell’ambiente: serio, curato, intelligente e con il modo di comportarsi di qualcuno che ha la situazione sotto controllo. Nonostante tutte le difficoltà, le ingiustizie e i torti che subirà, Andy riuscirà a trovare un modo per uscirne, attraverso la sua ingegnosità. Ovviamente anche Andy è umano e ci saranno dei brevi momenti in cui le sue emozioni si faranno vedere o esploderanno come ad esempio quando chiede il poster oppure durante un certo evento veramente sconvolgente per lui. In questi casi sarà veramente affascinante come alcuni momenti con protagonista Andy saranno vissuti in prima persona da Red, mentre altri saranno informazioni che ha sentito in giro e che lui ha interpretato a modo suo. Oltre che per la figura di Andy, il racconto riuscirà a colpire il lettore per l’amicizia che nascerà tra i due e anche per quel senso di speranza che pian piano inizierà a riempire la mente di Red, speranza per avere la libertà, speranza per un nuovo inizio e una nuova vita. E la parte finale sarà veramente commuovente, riuscirà a smuovere l’animo e sorprenderà per la sua enorme umanità.
E ora passiamo al secondo racconto.

L’estate della corruzione – Un ragazzo sveglio

Siamo a Los Angeles nel 1974. Qui vediamo il tredicenne Todd Bowen, un giovane molto apprezzato dalle persone e considerato intelligente, buono e sveglio, suonare alla porta di un vecchio immigrato tedesco, Arthur Denker. Il motivo di questa visita è semplice: Todd ha scoperto che Arthur in realtà è un criminale nazista delle SS, chiamato Kurt Dussander, che aveva ucciso moltissime persone nel campo di concentramento di Patin. Sulle prime Arthur prova a negare tutto, ma Todd è stato molto meticoloso e attraverso alcune indagini era riuscito a risalire alla sua vera identità. Quindi, cosa vuole Todd da Arthur? Ricattarlo? No, Todd è affascinato da tutte le atrocità commesse nei campi di concentramento e vuole che Arthur gli racconti tutto nei minimi dettagli. Da qui nascerà una relazione malata tra questi due personaggi.

Da questo racconto è stato tratto il film L’allievo, terzo lungometraggio diretto da Bryan Singer.
Tra tutte le storie qui presenti, Un ragazzo sveglio è sicuramente quello con un’atmosfera più thriller (quasi noir in certi punti) che in alcuni momenti vira verso l’horror. E l’orrore in questo caso nasce proprio dai due personaggi e dalla loro “amicizia” (anche se è difficile definirla tale). Inizialmente rimarremmo inquietati da questo interesse morboso del ragazzo sui campi di concentramento. Il suo interesse si rivolge a tutti i metodi di tortura e le sperimentazioni e sarà inquietante ascoltare di ricordi di Arthur di quel periodo. Anche il personaggio di Arthur si rivelerà molto interessante (e terrificante) perché inizialmente sembrava quasi qualcuno che si sia lasciato il passato alla spalle e che adesso conduce una vita normale (anche se dopo quel che ha fatto non se lo meriterebbe), poi però, quando Todd lo obbliga a ricordare e lo costringe perfino a indossare un’uniforme delle SS, qualcosa in Arthur si risveglia, qualcosa di oscuro e affamato che aveva tenuto nascosto per anni ma che non si era mai veramente spento.
Anche la loro relazione è molto interessante e subirà un’evoluzione intelligente. All’inizio è Todd ad avere il completo controllo su Arthur e gli farà fare tutto quello che vuole. Più passerà il tempo però e più Arthur comincerà a svegliarsi e a contrattaccare, minacciando a sua volta Todd. Quest’ultimo infatti è di buona famiglia ed è considerato un esempio da tutti. Se si venisse a sapere che lui conosceva della presenza di un nazista, ma non aveva detto niente, tutto ciò potrebbe compromettere gravemente il suo futuro. Col passare del tempo i due personaggi diventeranno sempre più estremi e folli e questa loro relazione diventerà una prigione per entrambi e non potranno più fare a meno l’uno dell’altro, nonostante non lo vogliano. Questo è stato sicuramente il racconto più teso e spaventoso della raccolta.

L’autunno dell’innocenza – Il corpo
La storia è ambientata nel 1960 a Castle Rock, Maine, e i protagonisti sono Gordon Lachance, Chris Chambers, Teddy Duchamp e Vern Tessio, quattro ragazzini con un forte legame di amicizia. Un giorno Vern avverte i suoi amici di questa notizia: lui ha sentito suo fratello Bill parlare con un amico del ritrovamento del cadavere di Ray Brower, un ragazzo coetaneo dei protagonisti, scomparso da un po’ di giorni, ma Bill non ha detto niente a nessuno perché aveva rubato una macchina e non voleva mettersi nei guai. I quattro protagonisti allora decidono di partire per recuperare il corpo di Ray e diventare degli eroi agli occhi della cittadina.

Da questo racconto invece hanno tratto il meraviglioso Stand by me.
Una qualità che ho sempre apprezzato di King è la sua abilità ne riuscire a descrivere storie di crescita con protagonisti dei ragazzini. Alcuni ottimi esempi li abbiamo con It o con La bambina che amava Tom Gordon. Con questo racconto King non fa altro che confermare ciò. La storia viene narrata in prima persona da Gordon, che ricorda questo evento molto importante della sua vita. I quattro protagonisti inizieranno questo viaggio per essere considerati degli eroi agli occhi della cittadina, ma avranno tutti loro le proprie motivazioni per fare un viaggio così rischioso. Durante il loro viaggio scopriremo quali sono le loro motivazioni e anche le loro storie, la loro situazione famigliare e tutti i loro problemi, come per esempio Gordon, che da poco ha perso il fratello maggiore e i suoi genitori sono rimasti distrutti da questa perdita. La cosa peggiore però è che i suoi genitori hanno sempre e solo tenuto in considerazione il fratello maggiore, ignorando Gordon e, ora che suo fratello è morto, lui viene ignorato ancor di più e la sua famiglia inizia a sgretolarsi pian piano.
Tra tutti i personaggi presenti nella storia, sicuramente quello di Chris Chambers è quello scritto meglio. In un certo senso è lui il capo del gruppo, colui che riesce a gestire le situazioni più critiche e a calmare gli animi degli altri, ma è anche una delle persone che soffre di più nel gruppo e che si tiene tutto dentro. L’unica persona con cui si aprirà sarà appunto Gordon, di cui ammira molto l’abilità nel narrare le storie (e saranno presenti due storie che poi ci racconterà). Tra i suoi discorsi quello che ci colpirà di più e che riuscirà perfino a commuovere riguarderà l’amicizia. Un discorso non di un bambino, ma di un uomo adulto. Probabilmente questo è il racconto migliore di tutta l’antologia e una di quelle che ricorderò con molto affetto.

Una storia d’inverno – Il metodo di respirazione
Il protagonista di quest’ultima storia è David, un notaio di mezz’età che un giorno viene invitato dal suo capo a unirsi a uno strano club di lettura. In questo club ci sono molte persone che discutono tra loro, giocano a biliardo e soprattutto raccontano diverse storie. Quando David si unirà al gruppo, la sua posizione lavorativa migliora improvvisamente e riesce così ad avere una vita più agiata con la moglie. Il giorno di Natale il vecchio Dr. McCarron racconterà una storia interessante, di cui lui fa parte, e che ha come protagonista una donna incinta e il suo terrificante e strano parto.

Questa è l’ultima storia dell’antologia e sarò molto interessante per due motivi: il primo riguarderà appunto la storia che il dottore narrerà e il secondo invece il club di lettura. Nel primo caso ci ritroveremo catapultati negli anni ’30 dove McCarron si occuperà di Sandra Stansfield, una ragazza incinta che gli ha chiesto aiuto per la gravidanza. La donna è sola, il ragazzo che stava con lei l’ha abbandonata e per questo rischia di essere considerata come una poco di buono, visto che in quei tempi una ragazza sola e incinta veniva considerata molto negativamente. In questa storia il dottore le insegnerà il metodo di respirazione ossia il Metodo Lamaze, metodo che ai tempi era nuovo e poco considerato. Tra i due nascerà una forte relazione ma non di tipo sentimentale bensì di rispetto reciproco. Il dottore rispetterà Sandra per la sua forza di volontà e determinazione mentre Sandra lo rispetterà per la sua apertura mentale e la sua umanità. Non posso dire più nulla a riguardo, ma il finale sarà molto interessante e particolare.
Ho anche detto che uno degli elementi più affascinanti del racconto sarà il club di lettura ed è anche facile comprenderne i motivi, visto che quel luogo, fin dalla prima volta, avrà un alone di mistero.

Per concludere, Stagioni Diverse è un’antologia stupenda con delle storie veramente incredibili, due delle quali mi hanno sinceramente commosso mentre le altre due le ho apprezzate per il ritmo e la storia originale. Penso che questo sia tra i libri migliori che ho letto di King e vi consiglio caldamente di recuperarlo.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

28 pensieri riguardo “Stagioni Diverse – Stephen King

  1. Fu’ la mia seconda antologia del King…4 storie di cui 1 che odio.
    E’ stato talmente bravo da farsi odiare per il racconto “Un ragazzo sveglio”,tanto da farmi allontanare dai suo libri per tre anni….🤨

      1. E’ che odio quel genere di follia
        che purtroppo so reale e insomma
        lo lessi tutto d’un fiato per poi evitarlo come la peste.
        Non vidi neppure la versione film

            1. In quel racconto non si parlava di ciò. Più che altro erano due pazzi che stavano tirando fuori la loro natura folle e uno di loro era un ex nazista mentre l’altro un ragazzo che era rimasto affascinato dal l’orrore dell’olocausto.

              1. Intendevo che L’olocausto/i racconti di genocidi in generale e stupri e pedofilia mi disturbano.
                L’idea di un ragazzino affascinato dalla follia nazista mi ha fatto venire la nausea e ho accantonato quel racconto.
                Per sempre

          1. è interessante, ma all’inizio pensavo che la protagonista fosse una donna, ma adesso penso che sia stata protagonista del prologo solo perke king non avrebbe saputo come iniziare la vicenda e darci un grado di conoscenza maggiore del vero protagonista :(

  2. Ovviamente figura nella mia libreria, perché adoro ancora questa raccolta del Re (molto più che tutti gli altri suoi scritti, forse tranne Misery…).
    Per quanto mi riguarda, Stand by me lo preferisco a film ma avrei voluto vedere quel che è narrato nel racconto e non trasposto, ossia ciò che succede ai ragazzi una volta rientrati.
    Il racconto in carcere molto bello, e il secondo gli fa quasi da contraltare appunto, per l’intersecarsi delle esistenze mentali dei due protagonisti.
    Il quarto effettivamente non è tra i più famosi (e difatti… niente film!) forse è il più debole? Chissà…

    Moz-

    1. L’ultimo in realtà non è niente male ma funziona benissimo solo come storia breve, non ce lo vedo come un lungometraggio. Effettivamente anche a me sarebbe piaciuto molto vedere nel film certi eventi, ma alla fine posso dire di essere molto soddisfatto di quel che è stata quella pellicola. E comunque devo continuare a scrivere di queste antologie, sono davvero divertenti.

  3. Sempre voluto leggerlo, ma scalzato sempre da qualcos’altro (mia vergogna il fatto di non essere kinghiano: anche «It» è lì dal 1994, in ben due edizioni, nessuna mai aperta, così come “Dolores Claiborne”, “Misery” e “Il gioco di Gerard” comperati da familiari anni fa… uno spreco!)

  4. Quando si sente nell’aria qualcosa che riguarda il RE le mie antenne captano segnali ipnotici libidinici. Questo libro l’ho letto tanto tempo fa lasciandomi una meravigliosa inquietudine.
    Sono un Fedele Lettore dal 1986, avevo 12 anni, Fedele Lettore per sempre.
    Auguri di buon anno!

    1. King è uno scrittore che fa parte ormai delle nostre vite. Ormai lo seguo da quando ero adolescente e lessi per la prima volta 4 dopo mezzanotte. Ne rimasi incantato.
      Buon anno anche a te!

  5. Amò Stephen King in maniera incondizionata Ma questo è uno dei miei libri preferiti che tu hai raccontato perfettamente.
    Grazie molte per aver visitato il mio blog ed averlo apprezzato🌷🌲

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