Cara Kabi Nagata… (La mia prima volta & Lettere a me stessa)

Da tempo tengo un diario (anzi, più di uno, che vanno a comporre un unico e grande mondo a sé) ma solo da qualche mese ho cominciato a scrivere a qualcuno, riferendomi a un’altra/altro me stessa/o. Un po’ come fece Anne Frank con Kitty (ma ne parleremo in un altro articolo).
Scrivere un diario è mettersi a nudo davanti a dei fogli di carta o a un monitor (ovunque voi vogliate buttare giù i vostri pensieri) e non tutti hanno il coraggio e il bisogno di rendere pubblico quanto raccontano. Ed è puramente lecito.
Ma ci sono persone che dentro di loro vorrebbero urlare, piangere e chiedere aiuto, ma non ci riescono, però hanno un talento e/o una vocazione, cioè l’arte, che essa riguardi la scrittura, il disegno o entrambe le cose (anche la musica, per esempio). Allora tramite questi mezzi possono esternare ciò che hanno dentro, facendo straripare un fiume in piena fatto di immagini e parole, il cui peso li avrebbero altrimenti schiacciati.
In questo caso voglio parlarvi di Kabi Nagata, nome d’arte di una mangaka di circa la mia età (io sono del 91, lei dovrebbe avere 4 o 5 anni più di me) giapponese che ha scritto e raccontato la sua storia tramite due opere edite in Italia: La mia prima volta e Lettere a Me Stessa – Dopo la Mia Prima Volta.

LA MIA PRIMA VOLTA
Titolo italiano: La mia prima volta
Titolo inglese: My Lesbian Experience With Loneliness
Titolo giapponese: A Report on My Being So Lonely That I Went to a Lesbian Brothel

Subito mi sono voluta impuntare sul titolo della prima opera, perché secondo me le varie traduzioni, inglese e specialmente italiana, non rispettano l’essenza di ciò che il manga ci vuole narrare, facendolo passare per un manga erotico, quando in realtà di situazioni equivoche ce ne sono molto poche e velate.
Kabi è una 28 enne che ha sempre fatto lavori part-time e non riesce trovare un lavoro fisso che renda felice la sua famiglia.
Finito il liceo, si è trovata abbandonata, in un mondo che pretende che tu sia già adulto e in grado di cavartela da solo, senza però una mappa da seguire o una meta ben precisa. Siamo una generazione sperduta (mi ci metto in mezzo anche io, sentendomi molto legata alla protagonista che mette a nudo se stessa – e ammetto, mi assomiglia in molte cose), senza il gps per orientarci, costantemente bombardati da informazioni che ci annebbiano la mente. Un mondo dove non conta ciò che vuoi essere ma diventare qualcuno conforme alle regole della società. Kabi si è persa, abbandonando presto l’università e provando a trovare lavoro. Ma è caduta nella spirale della depressione e dei disordini alimentari, sfiorando anche l’idea del suicidio. Dopo anni in questo vortice, decide di fare un salto enorme e d’impatto, cioè provare a scoprire la propria sessualità, contattando un’agenzia di escort lesbiche.
Lo scoprire la propria vocazione nel disegnare manga, comprendere come s’instaura un rapporto sano con il prossimo ma soprattutto imparare ad accettare se stessi, saranno i temi di questo diario, anzi, report di come una giovane sperduta e sola abbia cercato conforto, in un viaggio che l’ha portata a scoprire se stessa.
Tutto raccontato in modo lineare, con disegni gradevoli e semplici, dal bel tratto. Un manga dai temi pesanti, che si legge velocemente ma dove è impossibile non fermarsi a pensare e a esaminare se stessi.

LETTERE A ME STESSA – DOPO LA MIA PRIMA VOLTA
Titolo italiano: Lettere a Me Stessa – Dopo la Mia Prima Volta
Titolo inglese: My Lesbian Experience with Loneliness 2 – 3
Titolo giapponese: My Solo Exchange Diary / Exchange Diaries by Myself

Cara Kabi, siamo simili, non è vero?
Cadiamo e ci rialziamo, in continuazione, in una spirale dove si rischia davvero di collassare, dove non si vede mai il fondo, ma si fa di tutto per risalire. I passi in avanti vengono fatti e si vedono, ma ne facciamo molti altri all’indietro, camminando quasi di lato, come dei gamberi.
E qui, ormai hai 30 anni, sei più grande di me di poco più di un anno ma siamo a faccia a faccia con noi stesse e parliamo, tramite delle lettere che indirizzi a te stessa.
In un unico volume di oltre 300 pagine, ti metti di nuovo a nudo, scrivendo questi capitoli che vanno letti appunto come delle lettere.
E vediamo vederti affrontare il disagio e la bellezza del successo, la depressione, il troppo bere, il senso di vuoto, l’incapacità di agire (da non confondere con la pigrizia) ma impari anche a rapportarti meglio con gli altri, scopri meglio quel dolce nettare e speri in un futuro migliore in cui sarai sicuramente più forte.
Ci fai porre delle domande, domande pesanti che a volte non hanno risposta. Metti a nudo noi stessi che possiamo capirti e a volte fa davvero male, ancor più di ciò che hai raccontato nel primo volume. Infatti, al contrario del predecessore, questo si legge con più fatica. Dopotutto ha di più la forma di un diario composto da lettere e i temi sono sempre pesanti. E’ la tua vita, di nuovo messa sotto i riflettori, per permetterti di urlare e dire a questa società bigotta e assordante che esisti e vali.
Il tuo disegno, minimalista ma d’impatto, cala improvvisamente ma non te ne facciamo un colpa. Dopotutto stavi male, davvero male e ciò è anche il tuo modo, involontario, per mostrarcelo.
Ma alla fine sorridi e pensi alla Kabi del futuro: come si sta lì, nel futuro?

In attesa del terzo manga “A Story of Me, Trying to Escape from Reality, Just to be Worn Out”, spero di non dover piangere ancora, spero di non cadere di nuovo come è accaduto a te. Ma so che succederà e succederà di nuovo. E’ parte dell vita.

Editi entrambi da J-POP, consiglio caldamente a tutti di leggerli, ma avverto che non sono letture leggere, soprattutto perché fanno riflettere e ci mettono a confronto con noi stessi.

Cara Kabi, spero di sentirti presto.

 

 

[Shiki Ryougi]

4 pensieri riguardo “Cara Kabi Nagata… (La mia prima volta & Lettere a me stessa)

  1. Storie così particolari, credo che abbiano spesso un po’ di “personale” da parte dell’autore. E questo le rende ancora più reali, non più delle semplici storie da raccontare.

    Riguardo il diario… mai tenuto uno, credo che il mio diario sia il blog.

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