7 sconosciuti a El Royale

Con Jurassic Park ho fatto probabilmente uno degli articoli più lunghi sul blog e ammetto di essere felice di come ne è uscito fuori (e sono pochi gli articoli di cui sono veramente soddisfatto). In questo caso pensavo fosse l’ideale fare una recensione un po’ più tranquilla e leggera, quindi volevo discutere di un’altra pellicola per famiglie o qualcosa di simile, ma poi ho visto un film che da tempo avevo in programma di vedere e dopo la sua visione ne sono rimasto talmente colpito che ho deciso di farci la recensione. La cosa che mi dispiace molto di questa pellicola è che non ebbe un grande successo di pubblico e soprattutto in certi casi anche la critica non gli ha dato molto peso (nonostante in verità abbia pareri positivi da entrambi i lati). E’ un film che è passato in sordina e ne sono molto rammaricato, visto che ha veramente tanto da dire e onestamente si sarebbe meritato molto ma molto di più.
Ecco a voi 7 sconosciuti a El Royale (Bad Times at the El Royale), un thriller del 2018 scritto e diretto da Drew Goddard.

Trama:
Il film inizia nel 1959 in una piccola stanza di un hotel dove vediamo un uomo nascondere una borsa sotto le travi del pavimento. Dopo un po’ di tempo viene raggiunto da una persona che conosce ma da cui viene ucciso non appena gli volta le spalle. Passano dieci anni dopo quegli eventi e ci ritroviamo davanti all’hotel in cui è avvenuto l’omicidio ovvero l’El Royale. L’hotel è molto particolare e si trova tra lo stato della California e quello del Nebraska e quindi l’edificio è diviso in due parti e nelle due parti troviamo colori e atmosfere diverse. Qui si incontrano inizialmente Darlene Sweet (Cynthia Erivo) e il prete Daniel Flynn (Jeff Bridges). I due fanno subito amicizia e mentre la prima si trova lì per riposare, visto che il giorno dopo deve cantare in un luogo vicino all’hotel, le motivazioni di Flynn sono un po’ meno chiare. I due entrano e fanno prima la conoscenza del venditore Laramie Seymour Sullivan (Jon Hamm), un uomo arrogante che cerca di fare il simpatico a tutti i costi, poi di Miles Miller (Lewis Pullman), un ragazzo molto timido e introverso e unico impiegato dell’hotel e infine Emily Summerspring (Dakota Johnson), una ragazza hippie che vuole stare per conto proprio e non sopporta la compagnia. I vari personaggi si ritirano nelle loro camere e subito veniamo a sapere che hanno molte cose da nascondere e che alcuni di loro non sono quel che crediamo. Inoltre l’hotel stesso nasconde agli occhi di tutti loro dei segreti oscuri e terribili e le storie di tutti questi personaggi, volenti o non, si andranno a scontrare le une con le altre e, come se non bastasse, arriveranno in seguito altre persone a rendere il tutto più complicato. Che segreti nascondono tutti loro? E di chi possiamo fidarci?

Immagino che qualcuno di voi abbia già sentito nominare ilr egista Drew Goddard. Principalmente è uno sceneggiatore che ha scritto la storia di film molto belli e interessanti come Sopravvissuto – The Martian (film che dovete assolutamente vedere) e ha anche contribuito alla scneneggiatura di World War Z, anche se immagino che abbiano stravolto tutto il suo lavoro, visto i mille problemi di quel film. 7 sconosciuti a El Royale è il secondo lungometraggio che dirige, infatti alcuni anni prima si era fatto conoscere per una pellicola in cui era sia sceneggiatore che regista: Quella casa del bosco. Uno dei film horror più geniali degli ultimi tempi che mescolava alla perfezione comicità e orrore (e gore) e, così come fece Scream molto tempo prima, metteva in evidenza allo spettatore vari meccanismi delle pellicole horror, riuscendo da ciò a creare una storia incredibile.
Ovviamente, quando ho sentito che sarebbe tornato alla regia, mi sono subito incuriosito e ho recuperato il suo secondo lungometraggio appena mi è stato possibile. Sono in realtà molto sorpreso di quanto poco se ne sia parlato e dell’accoglienza tiepida che ha ricevuto, quando, a essere sinceri, è probabilmente uno dei migliori film del 2018.

Iniziando subito parlando del lato migliore di tutta la pellicola ossia la sceneggiatura. A un primo sguardo la trama del film sembra essere molto semplice e lineare ed è andando avanti che invece ti sorprende e riesce a stravolgere tutto. Chiunque penserebbe che tutti loro sono in quell’hotel per prendersi i soldi e invece non è così. Molti di loro sono in quel luogo per ragioni e motivi differenti e il film, dopo una prima parte in cui ci presenta molti dei protagonisti, riesce a ribaltare molte volte le situazioni, diventando imprevedibile ma senza perdere credibilità.
Un’altra cosa che riesce molto a sorprendere molto è il modo con cui vengono utilizzati i personaggi e il ruolo che ricoprono durante la storia. Guardando all’inizio i protagonisti e vedendo anche le azioni che compiono, in un certo senso ci convinciamo di sapere chi avrà un ruolo importante o chi arriverà fino alla fine e invece la pellicola ti prende alla sprovvista anche in questo caso e certi espedienti mi hanno ricordato Hitchcock e in particolare Psycho (immagino abbiate capito a cosa mi riferisco) e lo fa in maniera molto intelligente. La cosa migliore di tutta la sceneggiatura riguarda però i personaggi. Sono tutti, e dico tutti, caratterizzati benissimo. All’inizio ci vengono introdotti buona parte di loro, ci vengono presentati bene e hanno tutti un carattere e un modo di interagire con gli altri ben definito. Appena finiamo di conoscerli, il film subito dopo capovolge ogni cosa e questi personaggi cambiano completamente personalità, dimostrandoci in molti casi la loro vera natura mentre in altri non cambiano una sola volta ma molte di più. Alcuni di loro riescono a nascondere molto bene chi sono senza tradirsi e scopriamo che mentono solo perché la pellicola decide di mostrare a noi spettatori che qualcosa è fuori posto. E, come detto in precedenza, ognuno di loro avrà ragioni differenti per essere in quel luogo e dovranno scontrarsi tra di loro e con gli oscuri misteri dell’hotel.
Nessuno dei personaggi sarà meno importante degli altri ed è grazie alle loro azioni e alle loro decisioni se la storia andrà avanti. Questo è un film in cui i personaggi sono il vero fulcro della storia e sono stati costruiti tutti alla perfezione.

Anche se la pellicola di basa principalmente sui personaggi, Goddard riesce comunque a inserirci benissimo dei sottotesti e delle tematiche interessanti. Basti solo pensare al periodo in cui è ambientato ovvero nel 1969 in piena Guerra del Vietnam con un Nixon presente alla televisione e in questo caso non possiamo far altro che provare un senso di disagio. Inoltre non mancherà la tematica del razzismo di cui sarà vittim la povera Darlene, che avrà a che fare con le discriminazioni degli altri tranne Flynn. Ci sono delle tematiche che valorizzano ancor di più questa pellicola e che cerca di farci riflettere su certi eventi e certi argomenti.

Oltre ad essere scritti bene, i personaggi funzionano anche perché sono stati interpretati alla perfezione da degli attori eccezionali. Jeff Bridges è straordinario nel ruolo del rpete che ha difficoltà nel ricordare le cose, veramente in gran forma come non lo vedevo da un po’ di tempo.
Dakota Johnson è un’attrice fenomenale, ne aveva già dato prova in Suspiria e qui non fa che dimostrare la sua bravura e sono contento che sia riuscita ad allontanarsi da quel crimine contro l’umanità che è 50 sfumature di grigio (dove tra l’altro lei purtroppo non riesce a dare niente a livello recitativo visto il personaggio piatto e vuoto che interpretava).
Quello che mi ha sorpreso più di tutti però è stato Chris Hemsworth nel ruolo di Billy Lee. Il suo è un personaggio particolare, sopra le righe, che vive il momento e capace di grande crudeltà che prende come un gioco. Sono sicnero, non pensavo che potesse essere una buona scelta sia a livello attorile che fisico (ha poche caratteristiche degli anni ’60-’70). Eppure è riuscito a essere credibile e a fare un ottimo lavoro e quindi tanto di cappello a Hemsworth per il suo lavoro.
Colei che però convince più di tutti è Cynthia Erivo. Lei è un’attrice teatrale che ha fatto il suo debutto al cinema proprio con questo film (e con Widows – Eredità Criminale, entrambi usciti nello stesso anno). Riesce a interpretare molto bene la sua parte, una donna che nella vita ha visto e subìto troppo e tutte quelle ferite e quel dolore sono visibili nel suo sguardo. Una donna stanca di vedere gli altri accanirsi sui più deboli, ma che comunque dimostra una grande forza di volontà e soprattutto è una cantante eccezionale. Ogni volta che la Erivo canta è una gioia per le orecchie, ha una voce incredibile e non sbaglia né il tempo né l’intonazione e questa sua bravura verrà apprezzata quasi da tutti gli altri, che rimarranno affascinati in particolar modo il prete Flynn.

 

Un film che ha una sceneggiatura ottima e dei bravissimi attori, ma non dimentichiamoci della regia. La regia è veramente ben fatta, niente di ecclatante ma sicuramente sopra la media, con delle inquadrature precise e movimenti della macchina da presalenti e contenuti. Apprezzo la regia di Godard perché è al servizio della storia che racconta e molte scelte registiche e inquadrature hanno un senso logico e acquistanno un loro significato in seguito, come per esempio l’inquadratura fissa dei primi cinque minuti del film.
Il montaggio invece è l’elemento migliore che ho adorato molto di più della regia. E’ stato molto intelligente il modo di narrare la storia a seconda del punto di vista dei vari personaggi e in certi casi riguardiamo scene precedenti attraerso gli occhi di un altro, interpretandole in modo diverso e tutto ciò è dovuto al montaggio alternato, un tipo di montaggio che ultimamente vedo sempre di meno. Comunque questa scelta si è rivelata vincente, perché non appesantisce la narrazione ma anzi la rende più avvincente e affascinante.

Questo era 7 sconosciuti a El Royale, una pellicola molto intelligente che da molti è stata sottovalutata parecchio. Un film con dei personaggi incredibili e una narrazione gestita alla grande che saprà sicuramente interessare molti di voi. Vi consiglio di dargli un’occhiata per scoprire una piccola perla che meriterebbe di più.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

21 pensieri riguardo “7 sconosciuti a El Royale

  1. chris è bravo ma secondo me recita troppo senza maglietta, per me se non inizia a fare ruoli più castigati tra dieci si ritrova senza lavoro perke senza una carriera impegnata: ci saranno attori con lo stesso talento ma molto più giovani e belli
    per il resto, devo ancora vederlo il film xD

  2. “[…] probabilmente uno degli articoli più lunghi sul blog […] In questo caso pensavo fosse l’ideale fare una recensione un po’ più tranquilla e leggera […]”
    … poi ho iniziato a scorrere col mouse, girando la rotellina, girando la rotellina, girando la rotellina… e ho visto la luce in fondo al tunnel! :D

    PS: bell’articolo, ma non conoscendo il film (neanche di nome), non posso esprimere alcun commento sul contenuto! ;)

    1. In confronto alla recensione che ho fatto su Jurassic Park, questo articolo è corto! Mi fa piacere che ti sia piaciuta la recensione e ti consiglio di recuperarlo perché è veramente bello.

      1. Ok, lo aggiungo alla lunga lista dei “to watch”, che insieme alla “to read” stanno occupando ormai delle risme! :D

        Comunque hai ragione: rispetto a Jurassic Park questo è stato molto più rapido.
        Dovresti raccoglierle tutte e farci un libro, magari suddiviso per anni o per categorie… Oddio, forse più un’enciclopedia. (scherzo! ;) )

  3. A me è piaciuto, ricordo che lo vidi in aereo, ma non ricordo l’occasione precisa. Alcuni pareri che ho sentito sostengono che la prima parte del film sia troppo lenta. Io invece l’ho preferita, perché è sottilmente psicologica. Ho apprezzato meno quando parte col botto, perché ho trovato forse eccessivo questo botto. Però tutto sommato lo reputo un buon film, con alcune idee molto carine.

  4. Bella recensione per un bel film che anch’io ho apprezzato. E poi ammetto di avere un debole per quelle situazioni in cui un gruppo di estranei si ritrova isolato, non ci si può fidare di nessuno e c’è il rischio di rimetterci le penne. In fondo è il nocciolo di Dieci Piccoli Indiani, sfruttato benissimo anche in Identity, una sorta di adattamento “alternativo” del classico della Christie, film ormai con qualche anno sulle spalle ma che rimane uno dei miei preferiti.

  5. Bravo, bravo, bravo: hai reso omaggio ad un film ingiustamente sottovalutato e soprattutto messo in ombra da una serie di recensione che, ahimé, partendo da alcune debolezze effettivamente presenti in modo fastidioso, a quelle si sono arrestate, senza purtroppo cogliere tutto il resto che, come hai scritto, è davvero magnifico!

    Quando vidi il film, ci scrissi sopra parecchio in giro per il web, proprio sperando di far aprire gli occhi a tutti coloro che non avevano voluto superare quel preconcetto: raccolsi in seguito le mie osservazioni in una breve recensione su Letterboxd (non sono abituato a farmi pubblicità e quindi non metterò il link, anche perché, malgrado sappia benissimo che tu non avresti alcun imbarazzo a permettermelo, sono io che lo troverei incredibilmente squallido) ed anche adesso, dopo aver letto la tua bella recensione, continuo a restare della mia idea ovvero che quello di Goddard sia un vero regalo non soltanto per chi ha sempre amato il genere noir ed il mistery, ma anche per coloro che sanno apprezzare le belle sceneggiature ed i personaggi costruiti a tutto tondo.

    Togliamoci subito il dente: c’è purtroppo, in questa altrimenti quasi perfetta pellicola, un debito stilistico non richiesto e non necessario nei confronti di certo modo di fare cinema del primo Tarantino ed anche se si tratta di aspetti non essenziali ai fini della narrazione e più che altro di montaggio (come la scansione della narrazione in capitoli temporalmente intrecciati o in quella ripetizione del medesimo accadimento raccontato in più di un punto di vista, preceduto anche da un apposito titolo), sono comunque elementi di sintassi visiva molto ridondanti e spettacolari, tali da saltare agli occhi dei più sprovveduti ed utili a creare slogan ad effetto per le recensioni ad uso social network.

    In questa sorta di scopiazzatura stilistica minima (non si tratta di omaggio, sia chiaro, ma di una atteggiamento di inferiorità produttiva quasi autoimposto), però, non parliamo del modo con cui i character sono stati disegnati da Goddard o di come la storia si evolva, giacché questi elementi sono invece davvero magnifici: una regia sempre equlibrata, un controllo misuratissimo delle recitazioni, dei tempi di presenza in scena e di inquadrature mai troppo leccate e mai confusionarie, giostrate da un ottimo soggetto di partenza, con un plot intricato ma non ingannevole, pieno di suspense, con colpi di scena avvincenti e non irreali, come serrature che scattano per rivelare le porte nascoste dietro gli specchi, evitando quel ridicolo gioco di matrioske con cui spesso gli autori di storie di questo genere nascondono la pochezza delle idee.
    Il film è un omaggio infine al concetto stesso di specchio cinematografico, perchè tutto lo storytelling gira attorno ad una linea di separazione, come la linea che divide l’apparenza dalla verità o quella del confine che in tutto il motel El Royale divide la California dal Nevada: è la stessa linea che separa i personaggi dai loro riflessi, da ciò che appaiono agli occhi degli altri charcters e di ciò che invece sono le loro storie riflesse nello specchio, come le maschere e le vere identità, in un meccanismo di doppiezza mai, nemmeno per un istante, ambiguo o artificioso.
    Si, come dici tu, troviamo nel cast un inaspettato Chris Hemsworth ed una magnifica e stupenda Dakota Johnson (che già sola vale la visione), ma su tutti e tutte svetta una superba Cynthia Erivo, attrice capace di un’intensità drammatica pazzesca, come si può ammirare anche nella straordinaria serie Tv HBO The Outsider.
    Perciò, caro Butcher, grazie di diffondere anche tu il verbo di questo magnifico film!

    1. Grazie a te per il magnifico commento. Avevo notato anch’io una sorta di ispirazione allo stile di Tarantino, ma non avevo scritto niente perché non mi era per niente sembrato una scopiazzatura alla bella e meglio come certi pellicole definite “tarantiniane”. Qui c’è un ispirazione ma è solo quella perché poi il film prende una sua piega diversa. È incredibile come la gente tenda a fissarsi su un unico dettaglio senza notare tutti gli altri pieni di pregi.
      Sono contento che anche tu abbia apprezzato il film e non preoccuparti se vuoi puoi mettere il link!

  6. sono felice che tu abbia parlato di questo film perchè anche per me è stupendo e poi diciamolo il mitico Thor mi ha sorpreso moltissimo è davvero bravo! E poi Cynthia Erivo isuperabile e bravissima anche in Harriet. un ottimo film e una pregevole recensione! bravo

  7. Faccio parte della schiera di coloro che avrebbero voluto vederlo richiamati dal nome di Drew Goddard (che, oltre ai film che hai citato, in un’altra epoca ha anche scritto alcuni degli episodi migliori dell’ultima stagione di Buffy e più recentemente la serie Netflix su Daredevil), ma poi se lo sono lasciato scappare; davvero imperdonabile. Recupererò, perché al di là della tua bella recensione (che ho letto con un occhio chiuso per paura di spoiler) in realtà ne ho sentito parlare abbastanza bene.

    1. Non preoccuparti nelle miei recensione tendo a non fare mai spoiler e, se li faccio, avverto prima per rispetto del lettore. Comunque Goddard è uno sceneggiatore incredibile che ha fatto veramente dei lavori stupendi. L’unica cosa che ha sbagliato è stato World War Z, in cui non so quanto la sua sceneggiatura sia stata sconvolta. Comunque spero di rivederlo all’opera.

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