The Field Guide to Evil

E dopo parecchio tempo si ritorna a parlare di horror! Mi erano mancati questi articoli e mi fa piacere tornare a parlare di uno dei generi che più di tutti amo e che riesce sempre a sorpredermi. In questo caso ho deciso di parlare di un’antologia horror, una tipologia di film che ho sempre adorato ma a cui ho dedicato poco spazio nel blog. In questo caso voglio parlare di un’antologia che è passata un po’ innosservata ma che ha un’idea di base molto accattivante e dei registi che tengo d’occhio da tempo e che hanno fatto degli ottimi lavori.
Ecco a voi The Field Guide to Evil, un’antologia horror del 2018 con otto storie diverse raccontate da otto registi differenti (anche se in realtà sono nove).

Di che cosa parla questa antologia? Qual’è il suo tema centrale? Quest’antologia avrà come argomento principale i miti, le leggende e il folklore di vari Paesi. Ognuno di queste storie avrà un mito di un determinato paese (tipo Austria, India, Polonia ecc…) e sarà ambientato in tempi diversi (potrà essere sia nel presente che in tempi passati). Un argomento molto interessante che non solo è in grado sulla carta di incuriosire chi si avvicina a questo titolo, ma in un certo senso ci fa conoscere in modo più approfondito il folklore di varie culture e grazie a ciò anch’io ho avuto modo di ampliare la mia conoscenza. E allora iniziamo senza indugio a parlare di questi corti.

Il primo segmento si chiama Die Trud ed è diretto da Veronika Franz e Severin Fiala.
Siamo in Autria in epoca medievale. Qui vediamo un gruppo di donne che puliscono i panni al fiume. Tra di esse ce ne è una che si allontana e viene seguita per curiosità dalla protagonista. La protagonista vede questa ragazza raccogliere una pietra e colpirsi la faccia finché non le esce il sangue dal naso. Fatto ciò, sporca le sue sottovesti con il sangue per ingannare le altre donne e fargli credere di non essere incinta (visto che non ha marito). Tra le due ragazze nasce una storia d’amore ma vengono viste dalla madre della protagonista. La madre rimprovera la figlia dicendole che facendo così potrebbe evocare il Trud per via del suo senso di colpa.

Apprezzo molto questa coppia di registi per i lavori che hanno fatto come Goodnight Mommy e The Lodge e sarò sincero, il loro corto è uno dei miei preferiti. Mi piace molto il fatto che la storia si svolga per lo più in silenzio e adoro le loro inquadrature che all’aperto sono nella maggior parte campi medi e lunghi mentre dentro la casa si servono di primi piani della protagonista. La cosa interessante è che questo demone, il Trud, non viene evocato dal “peccato” commesso dalla protagonista (a quei tempi e nella religione cristiana era considerato un grande peccato) ma viene evocato dal senso di colpa, senso di colpa indotto non dall’azione ma da quello che dice la madre e la società. Quando poi comparirà questo demone, saprà spaventarci molto con il suo aspetto distorto. Inoltre questo corto giocherà parecchio sul quesito se il demone esiste oppure no. E’ reale o frutto della fantasia (senso di colpa) della protagonista? E questa è una cosa che apprezzo molto.

Il secondo corto si chiama Al Karisi ed è diretto da Can Evrenol.
E’ ambientato in Turchia nei giorni nostri e vede come protagonista una giovane donna incinta, che si prende cura di una donna anziana e malata. Un giorno la donna riceve la visita di Al Karisi, il demone del parto, che vuole mettere le mani sul neonato. Questo demone appare sotto le sembianze di un gatto o di una capra (in questo caso di capra) e anche di una vecchia. Infatti prenderà la forma della donna anziana per cercare di prendere il bambino.

Anche in questo caso ci troviamo di fronte a un ottimo corto e anche qui si parlerà molto raramente e saranno solo le immagini a raccontarci la storia. Mi piace molto il ritmo di quest’episodio, che sa quando essere calmo e lento e quando invece esplodere e farci stare in tensione. Mi piace molto l’idea di questo demone e il modo con cui è stato sfruttato. Come se non bastasse la forma che mostra alla fine riesce ad essere sia grottesca che inquietante. Apprezzo anche la situazione in cui è coinvolta la protagonista, costretta a stare in una casa isolata da tutti ad accudire sia un neonato che una signora anziana, mentre il marito è assente. Una situazione che riesce a farti sentire la solitudine che prova la nostra protagonista. E anche questo corto si dimostra interessante.

Il terzo segmento di intitola The Kindler and The Virgin ed è diretto da Agnieszka Smoczynska
Siamo in Polonia nella prima metà del ‘900 e un uomo incontra un’entità misteriosa sotto forma di fanciulla. L’entità gli promette di donoragli tutta la saggezza del mondo ma in cambio dovrà mangiare tre cuori dal corpo di tre persone morte da poco. E così il nostro protagonista inizierà questa sua ricerca della saggezza.

Questo episodio è uno di quelli con la messa in scena migliori, insieme al primo e a due episodi successivi, con una fotografia molto fredda. Anche le scenen presenti sono abbastanza crude e gore, considerando che mangia cuori di persone morte. Per un po’ di ha il dubbio che l’uomo sia semplicemente impazzito ma il finale sembra ribaltare la cosa anche se riesce ad essere abbastanza enigmatico. Anche questo è stato un ottimo episodio.

Il quarto episodio si chiama Beware the Melonheads diretto da Calvin Reeder.
Siamo negli Stati Uniti ai giorni nostri e una classica famiglia americana composta da madre, padre e figlio vanno a stare in una casa vicino ai boschi per rilassarsi un po’. Il ragazzino, mentre gioca vicino ai boschi, incontra un altro ragazzino che non si fa vedere in faccia, il quale gli rivela che ci sono altri bambini come lui e che vogliono fare amicizia. Il bambino racconta tutto ai genitori, che pensano si tratti di qualche amico immaginario, ma quando loro figlio sparirà, la situazione crollerà molto in fretta.

Questo è l’episodio peggiore di tutta l’antologia. Iniziamo dalla regia che fa il suo lavoro ma non riesce a regalare inquadrature o momenti ottimi nonostante non sia così tremenda. Gli attori però non riescono ad essere credibili e ammetto che il doppiaggio non aiuta in questo caso (per una volta che dobbiano bene il bambino, doppiano male la madre). La cosa peggiore riguarda però questi bambini deformi della foresta che dovrebbero avere una testa enorme. Avrebero potuto effettivamente creare qualcosa di grottesco e strano ma così non è stato. Quando finalmente riusciamo a vedere il loro vero aspetto, dopo una scena di tensione ben girata, non solo si rimane delusi ma ti viene pure da ridere. Non sono grotteschi ma buffi e purtroppo la prima cosa che ho pensato quando li ho osservati è che assomigliano tremendamente a un Chupa Chups. Questo è l’episodio peggiore di tutti e non riesce a regalare spunti interessanti.

Il quinto segmento si intitola Whatever Happened to Panagas the Pagan?, diretto da Yannis Veslemes.
Ambientato in Grecia nel Natale del 1984, un gruppo di amici sta festeggiando il giorno bevendo e ubriacandosi. Mentre si stanno dviertendo, vedono una persona incappucciata sospetta e decidonodi seguirlo, scoprendo che in realtà quell’essere è un goblin, un Kallikantzaros che voleva confondersi con gli uomini per festeggiare con loro. Il gruppo di amici prenderanno il goblin per fargli del male.

Nonostante questo episodio non mi abbia spaventato, è riuscito a interessarmi e incuriosirmi molto. Apprezzo le scenografie del mondo sotterraneo e anche l’ambientazione dell’isola dove sembra che il tempo si sia fermato. Mi piace molto il design del goblin che pare ricordare molto un albero e questo suo aspetto contrasterà parecchio nel mondo degli uomini. Inoltre apprezzo molto il fatto che non sia il goblin il cattivo ma la vittima. Quando queste persone scoprono la sua identità, iniziano a maltrattarlo e vogliono buttarlo nel Buco per farlo finire nel mondo sotterraneo. Dopo averlo insultato, inizieranno a bere perfino il suo sangue che è molto simile al vino. Quest’ultima parte sembrava molto ispirata alle Baccanti e a quella follia che si impossessa di loro quando bevono il vino, onorando Dionisio. Come ho già detto, è un episodio che non spaventa ma riesce comunque a trasportarti in questo momento di follia in cui queste persone si comporteranno come delle bestie nei confronti del povero goblin. Ammetto però che questo episodio poteva essere reso meglio se fossero stati più cattivi. Nonostante ciò ci troviamo davanti a un ottimo episodio.

Il sesto segmento si intitola The Palace of Horrors ed è diretto da Ashim Ahluwalia.
Siamo in India agli inizi del 1900 e due uomini stanno cercando un palazzo nascosto. I due sono circensi e cercano questo palazzo perché si dice ci viva un re pazzo che si è mutilato e ha come servitori un gruppo di Freaks. I due vogliono portare al circo un po’ di questi Freaks per dare un aspetto “interessante” al loro spettacolo. Riusciranno a trovare il luogo ma scopriranno anche qualcosa in più.

Un buon episodio questo in cui apprezzo la scelta di dirigere il tutto in bianco e nero e apprezzo molto il modo in cui sono stati realizzati i Freaks. La cosa interessante è che il regista, oltre ad ispirarsi a dei miti indiani, si ispira molto a Lovecraft. Lo capiamo fin da subito quando il narratore, uno dei due circensi, aprirà la storia dicendo che non dimenticherà mai quel nefasto giorno e che spera di trovare la pace da quell’incubo. Un inizio molto simile ai racconti di Lovecraft, ma non si fermerà a ciò. Non voglio dire altro per non rovinarvi la sorpresa, ma comunque ci troviamo davanti a un bel episodio.

Il settimo segmento si intitola A Nocturnal Breath ed è diretto da Katrin Gebbe.
Siamo in Germania sulle montagne bavaresi nel 1780. Parla della storia di un fratello e di una sorella che vivono da soli in una casa sperduta. La sorella è posseduta da un Drude, uno spirito maligno che invade le persone e, dopo averne preso dimora, esso può fuoriuscire momentaneamente dal corpo per spargere le malattie. Quando il Drude esce dal corpo la vittima rimane paralizzata finché non torna. Se si uccide la persona posseduta, lo spirtio muore e viceversa.

Anche questo episodio può tranquillamente definirsi uno dei migliori. Adoro l’atmosfera di solitudine e abbandono che si respira in questo segmento, aiutato anche dall’ambientazione (una casa isolata sui monti). I due attori protagonisti se la cavano molto bene e fin dall’inizio riusciamo a capire i sentimenti incestuosi che il fratello prova per la sorella, un elemento che crea ulteriore tensione e disagio. Mi piace molto anche come è rappresentato il Drude, ovvero un ratto sporco e malaticcio che entra ed esce dalla bocca della ragazza. E’ un concetto molto semplice che però riesce a creare quella repulsione in noi spettatori nei confronti dello spirito. Regia e fotografia sono stupende e il finale è molto diretto ed eficace. Un episodio stupendo.

L’ultimo episodio si intitola The Cobbler’s Lot ed è diretto da Peter Strickland.
Siamo in Ungheria e la storia parla di due fratelli calzolai che si contendono la mano della principessa. Il minore è molto bravo nel suo lavoro ed è gentile mentre il maggiore invece è geloso del fratello e lo odia. Ciò che però interessa veramente ai due non è la principessa ma i suoi piedi. Per ottenere la sua mano il re spedisce il fratello minore in una foresta per raccogliere un fiore speciale, ma dovrà stare attento agli spirti che lo popolano e a suo fratello maggiore.

Tratto da un racconto popolare, questo segmentooltre ad essere narrato come una fiaba nera, si ispira molto a livello estetico ai film espressionisti degli anni ’20. Lo ricorda l’aspetto dei due protagonisti con la pelle bianca, i capelli neri scomposti e il trucco nero intorno agli occhi per farli risaltare, per non parlare della recitazione sopra le righe. Sono molto belle anche le ambientazioni fiabesche e, nonostante sia tutto a colori, l’illuminazione riesce a creare quel forte contrasto tipico dell’espressionismo e in certi punti sono perfino presenti dei fondali disegnati oltre che alle didascalie. Un episodio molto interessante dal punto di vista estetico, che narra una storia che sa di fiaba nera e riesce ad affascinare lo spettatore. Anche questo è un episodio veramente ottimo.

Per concludere, posso dire che The Field Guide to Evil è un’antologia horror molto interessante, che mette in campo un’idea stupenda nel quale partecipano registi molto bravi. Tutti gli episodi narrano di miti e leggende in maniera unica e particolare, incuriosendo lo spettatore. L’unico episodio mediocre è stato Beware the Melonheads, che poteva essere reso meglio sotto molti punti di vista. Per il resto è un’antologia horror che vi consiglio caldamente e spero tanto di vedere un seguito con nuovi Paesi e registi e soprattutto spero tanto di vedere qualche storia tratta dal folklore italiano, perché qui da noi abbiamo veramente tante storie da raccontare.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

9 pensieri riguardo “The Field Guide to Evil

    1. Ma che! Potevo probabilmente dir edi più e descrivere meglio certi episodi (tipo il terzo e il sesto che mi sono pure piaciuti, soprattutto il terzo, ma che ho riassunto troppo). Diciamo che sono molto più fiero di quello che pubblicherò tra qualche giorno.

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