Jerusalem di Alan Moore

Di tanto in tanto torno a parlare di libri, anche se non spesso come vorrei. Ci sono così tanti romanzi di cui vorrei parlare, ma quando mi dico “Dai, questa volta ne devi parlare!”, leggo quello successivo e mi viene voglia di discutere di quest’ultimo e così via e così via. Il risultato finale è che ho letto parecchi libri ma non ne ho parlato neanche di mezzo. Questa cosa mi ha fatto sempre dispiacere. Quindi ora mi metto di buona volontà e provo a scrivere un articolo su un libro. Soltanto che questa volta ho deciso di farmi veramente del male, perché l’opera in questione è molto particolare, rompe molto gli schemi della letteratura contemporanea, è lunghissimo (più di 1500 pagine) e soprattutto possiede una complessità non indifferente (con questo non voglio dire che è difficile da leggere, ma ha una quantità di informazioni che lo rendono unico nel suo genere).
Il romanzo in questione è Jerusalem scritto dal grandissimo Alan Moore.

jerusalem

Alan Moore è un’artista (un’artista con la A maiuscola aggiungerei) che apprezzo tantissimo e che giustamente viene stimato da molte persone per le opere che ha scritto nel corso degli anni (non credo che ci sia bisogno di dire che lui è l’autore di opere come Wathcmen e V per Vendetta). Sicuramente per molti sarà una novità vedere Moore scrivere un romanzo, visto che l’autore si era sempre cimentanto in ambito fumettistico. Però a dire il vero questo non è il suo primo libro.
Nel 1996 Moore aveva pubblicato il suo primo romanzo intitolato La voce del fuoco (Voice of the Fire), che per certi versi ha alcune cose in comune con Jerusalem, soprattutto per quanto riguarda l’ambientazione ovvero Northampton, la città che ha dato i natali a Moore.

Tornando a parlare di Jerusalem, non è per niente facile descirvere la trama, ma non per la sua complessità (come ho specificato prima), ma per la quantità di informazioni e tematiche che contiene. Facendo un riassunto brevissimo, si può dire che Moore parla di Northampton e in special modo dei Boroughs, uno dei quartieri più antichi della città, attraverso le persone che hanno vissuto lì nel corso degli anni (partendo dal 1800, e in alcuni caso anche prima, fino ad arrivare al 2006), descrivendo la storia della città, i suoi cambiamenti, la sua anima e facendo ciò ci narrerà anche dell’evoluzione dell’Inghilterra e del mondo stesso. In questa storia sarà presente l’elemento soprannaturale, che avrà un enorme peso per il continuo della storia.
Questo se cerchiamo di stringere il più possibile la trama del libro. Le cose in realtà sono più complesse e dobbiamo partire con ordine, altrimenti rischiamo di perderci.

Il libro è diviso in tre parti ben distinte: Boroughs, Mansoul e L’inchiesta dei Vernall.
Il primo libro parlerà della vita e delle esperienze di alcune persone di Northampton in periodi storici diversi. Inizierà con un prologo dove vedremo come protagonisti Alma Warren e il suo fratellino piccolo Michael, due personaggi molto importanti nel libro (e c’è da dire che Alma è la rappresentazione spiccicata di Alan Moore). In seguito vedremo vari protagonisti in vari anni e qui bisogna fare i complimenti a Moore per il modo in cui è riuscito non solo a creare dei personaggi tridimensionali e complessi, ma a utilizzare un linguaggio che ben si lega sia al periodo in cui vivono sia alla loro cultura e classe sociale. In questo modo si riesce a entrare maggiormente nello spirito di quei tempi e inoltre Moore dà uno spaccato di vita sociale incredibilmente realistico.
Le storie non procederanno in ordine cronologico, ma andranno in ordine sparso.. A volte passeremo dal 1800 al 2006, in altri casi invece tra un capitolo e un altro passeranno pochissimi anni oppure giorni. A primo impatto, durante la lettura, non sapevo bene dove Moore volesse andare a parare. Ero affascianato dai personaggi e dalle loro storie, ma inizialmente mi sembravano solo frammenti di vite sparsi nel tempo. Poi pian piano ho visto come alcune di queste storie ne influenzassero altre nonostante la distanza nel tempo e come i protagonisti di diversi capitoli iniziassero a interagire con quelli di altri. Senza che me ne accorgessi, tutto quando iniziava ad avere uno schema, gli eventi si influenzavano e il tempo in un certo senso sembrava quasi un’illusione.

Finito Boroughs inizia la seconda parte del libro intitolata Mansoul e Moore cambia completamente le carte in tavola. Infatti gli eventi di questa seconda parte avverranno in ordine cronologico e i suoi protagonisti saranno Michael Warren e La Banda dei Morti Morti, un gruppo di ragazzini a cui piace vivere delle avventure e cacciarsi nei guai. Le cose qui sembrerebbero normali ma in realtà si fanno più folli e la sensazione che avremo sarà quella di vivere in un sogno molto dettagliato e incredibile.
In un certo qualmodo non saremo di nei Boroughs ma a Mansoul, nel Di Sopra (così a volte i suoi abitanti chiamano questo luogo). Un luogo posto sopra Northampton dove risiedono i fantasmi della città e dove sono anche presenti diavoli e Costruttori (le autorità più elevate di tutte). Questo luogo non è né il paradiso né l’inferno, è un posto dove finisce chi muore e qui il tempo viene percepita in maniera molto diversa e soprattutto si potrà vedere.
In certe zone ci saranno poi diversi tipi di regole, in alcuni punti il mondo è bianco e nero e in altri è a colori e nel mondo in bianco e nero sarà presente l’immagine residua, ovvero ogni movimento che fai rimarrà impresso nel tempo anche dopo che l’hai fatto.
Un mondo incredibile dove conosciamo la gerarchia che governa tutto e soprattutto è qui che si fa più chiara una tematica che sta molto a cuore a Moore ovvero L’Eternalismo. Questa teoria in pratica dice che il passato, il presente e il futuro coesistono e sono capaci di influenzarsi a vicenda. Questo concetto viene incarnato alla perfezione non solo in questa parte ma in tutto il romanzo. Ed è interessante vedere come questi bambini si muoveranno nelle zone del Di Sopra. A volte per superare un ostacolo tenderanno a viaggiare di epoca in epoca. E qui incontreremo anche i personaggi dei capitoli precedenti, alcuni di loro morti, altri invece che sognano (non sto a spiegarvi tutto altrimenti temo di rovinarvi la scoperta). Qui la storia verrà narrata dal punto di vista dei bambini e di solito si suddividerà così: punto di vista di Michael in un capitolo e quello di uno dei membri della banda in un altro e così via e così via.
Solo un capitolo ha come protagonista un personaggio esterno, un personaggio che ho trovato tra i più interessanti della storia.
Per il resto questa seconda parte sarà un continuo viaggio nel tempo per aiutare Michael e sarà un viaggio anche nella storia di Northampton e dell’Inghilterra.

Passiamo adesso al terzo atto ovvero L’inchiesta dei Vernall, dove qui si ritorna sulle orme della prima parte. Ci sarà una gran quantità di personaggi che narreranno le loro vicende in varie epoche (alcuni sono nuovi mentre molti altri sono faccie note) e il tutto non seguirà un ordine cronologico. La cosa interessante di quest’ultima parte, oltre al fatto che il ciclo di richiuderà per poi ripetersi (sempre per via dell’Eternalismo, dove tutto è scritto e noi non facciamo altro che ripetere le nostre azioni), sarà che Moore diversificherà moltissimo il suo stile di scrittura. Certi capitoli infatti saranno scritti come una sceneggiatura teatrale (dove verranno descritti i personaggi che entrano e/o escono), in altri sarà un vero e proprio poema e in un altro caso un bel flusso di coscienza. Qui Moore darà il meglio di se e ammetto di essermi divertito a leggere quest’ultima parte del romanzo.

Parlando in generale di quest’opera, uno degli elementi che mi hanno colpito riguarda i suoi personaggi. Alcuni di loro saranno personaggi di fantasia, altri invece faranno aprte della storia inglese (tipo Cromwell e Newton) e altri ancora invece della storia di Northampton. E quest’ultimo particolare mi ha molto colpito e in un certo senso mi ha dato modo di conoscere molto a fondo la storia della sua città, l’importanza che ha ricpoerto nella storia, i suoi quartieri, la sua vita, la sua evoluzione e in un certo modo anche la sua gente. Su questo punto possiamo dire tranquillamente che Northampton è uno dei personaggi principali della storia.

Ci sono tantissime cose ancora da dire come per esempio il drastico che c’è stato dopo la prima guerra Mondiale. Secondo Moore quello è stato il punto di rottura per l’umanità. in quel momento le persone hanno perso la speranza. Una cosa che apprezzo è che Moore sottolinei che prima di quel momento in realtà si vivesse peggio ma, dice, alle persone era rimasta comunque la speranza per il futuro.
Ed è qui che entra in scena il Distruttore. Questo enorme inceneritore, che incute timore a chiunque lo guardi sia a quelli che vivono nella Northampton normale che quelli del Di Sopra, è la rappresentazione perfetta di questo pessimismo, un oggetto mostruoso che tritura, distrugge e incenerisce chiunque gli sia vicino. Una descrizione che mi ha sempre affascinato e colpito.

Da sottolineare anche l’influenza che molti grandi autori hanno avuto sull’opera di Moore e che quest’ultimo cita molte volte: Lewis Carroll, Charles Dickens, Samuel Beckett, William Shakespeare, James Joyce e la figlia Lucia (c’è anche da dire che quest’ultima sarà la protagonista assoluta di un capitolo dell’opera) ma soprattutto Edwin A. Abbott e il suo Flatlandia. Sottolineo soprattutto quest’ultimo punto perché quel libro ha avuto un’enorme importanza per Jerusalem, soprattutto per il concetto di dimensioni e di percezione. E’ un libro che Moore cita e spiega e che io, dopo aver finito Jerusalem, ho recuperato. Ve ne consiglio la lettura perché per l’epoca metteva per iscritto alcune teorie interessanti e molto moderne.

Ovviamente Jerusalem non finisce qui. Ci sono talmente tanti argomenti di cui parla che ci si potrebbe fare un saggio lungo quanto il libro stesso. L’elemento metafisico è molto presente e si ispira in parte a Flatlandia e viene data un’enorme importanza alla matematica e alla geometria (gli angoli nel libro sono il fulcro di tutto) che copriranno un ruolo di grande rilievo. Si parlerà anche di politica, di come si sia evoluta nel tempo e della politica attuale e ovviamente non mancherà il pensiero anarchico di Moore. L’autore fa anche varie citazioni alla cultura pop, menzionando una quantità di musicisti e musicheinteressante e dirà la sua opinione sul mondo del fumetto, partendo dai primi anni fino ad arrivare alla sua evoluzione attuale e di come nell’ultimo periodo li deludano parecchio.

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Jerusalem è un’opera veramente complessa, un enorme mondo ben costruito e ben strutturato, parla di tantissimi argomenti e tematiche ma non si perde mai, sa dove vuole andare a parare e lo fa in maniera impeccabile. Ve lo dico, non è facile da leggere sia per tutti gli argomenti di cui tratta sia per la sua notevole lunghezza (ha più di 1500 pagine ed è uno dei romanzi inglesi più lunghi della storia). Ha un linguaggio elevato ma riesce lo stesso a descrivere bene oscenità, volgarità e violenze e lo fa come Moore ha sempre fatto nelle sue opere. Per me è stato un viaggio veramente interessante, che mi ha tenuto compagnia per tantissimo tempo (ci ho messo 6 mesi o più per finirlo), ma ne è valsa sicuramente la pena.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

22 pensieri riguardo “Jerusalem di Alan Moore

  1. Non sapevo di questo romanzo! Me lo segno che Alan Moore è una garanzia, grazie! Di fatto appena finisco The Sandman voglio finalmente leggermi From Hell che ho già lì nella mia libreria!

      1. Eh, infatti devo scegliere un periodo adeguato che mi permetta di leggere tanto in poco tempo (come ho fatto qualche mese fa con la trilogia di Marte di Kim Stanley Robinson)! :–)

        1. Io Jerusalem mi ci sono impegnato molto quest’estate (il classico libro sotto l’ombrellone XD) e sono riuscito a finirlo a gennaio (o almeno mi sembra). Comunque con calma di finisce tutto e questo romanzo bisogna goderselo tutto.

    1. La cosa che un po’ mi dispiace è che ci sono ancora tanti elementi sui sui ancora bisogna discutere. Avrei voluto scrivere ancor di più ma stavo notando che così facendo avrei rischiato veramente di perdermi. Comunque sia sono felice dell’articolo, forse uno di quelli di cui sono più soddisfatto e spero che apprezzerai il libro di Moore.

  2. Mi sono imposto di smettere di comprare libri finché non avrò letto la maggioranza che ho in casa (e su un ereader chiattissimo), ma l’eternalismo di Moore è un argomento che ora mi piacerebbe davvero tanto recuperare e ancora dovevo leggere dell’estensione raggiunta da Jerusalem e mi hai fatto venire il prurito alle dita davanti al Kobo. Sarà sicuramente in cima alla lista dei romanzi d’acquistare appena riprenderò!

  3. Grande articolo! Jerusalem é nella mia luuuunghissima wishlist! Ora gli faccio fare un upgrade e lo metto tra le cose da recuperare in tempi brevi ;.) Dalla tua narrazione mi viene da pensare che per la tessitura della storia e il titolo uno dei grandi ispiratori dell’opera possa essere William Blake che ha scritto proprio una Jerusalem illustrata con le sue innovative incisioni che fanno molto graphic novel ^.^ Ora vado a modificare la wishlist, thanx!!!

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