Scary Stories to tell in the Dark

Guillermo Del Toro è un grandissimo regista e su questo non ci piove. In tutti questi anni è riuscito a regalarci film molto interessanti e originali, in cui si vede chiaramente la sua impronta, e che che sono diventati dei cult. Oltre ciò Guillermo negli ultimi tempi ha anche prodotto delle pellicole niente male come ad esempio Con gli occhi dell’assassino, Non avere paura del buio, Il libro della vita e La Madre. Quest’anno dovrebbe uscire un altro lavoro sempre prodotto da lui chiamato Antlers (e diretto dal grandissimo Scott Cooper) che voglio assolutamente vedere. Del Toro è stato anche il produttore del film che stiamo per affrontare oggi, un horror per ragazzi che mi ha veramente stupito.
Ecco a voi Scary Stories to tell in the Dark, horror del 2019 diretto da André Øvredal e tratto dall’omonia serie di libri scritti da Alvin Schwartz e illustrati da Stephen Gammell.

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Trama:
Siamo nel 1968 nella piccola città di Mill Valley in Pennsylvania e tre ragazzi, Stella (Zoe Margaret Colletti), Auggie (Gabriel Rush) e Chuck (Austin Zajur), decidono di passare il loro ultimo Halloween insieme e decidono di fare uno scherzo al bullo che li perseguita. Lo scherzo ha successo ma sono costretti a fuggire dal bullo e dai suoi amici. Trovano soccorso nella macchina di Ramòn (Michael Garza), un ragazzo messicano. I quattro fanno amicizia e insieme decidono di andare a visitare la casa abbandonata della famiglia Bellows. I Bellows aiutarono a fondare la città e si dice che questa famiglia avesse una figlia chiamata Sarah, che tenevano nascosta, e che quest’ultima raccontasse storie spaventose ai bambini della città e che questi siano in seguito morti o scomparsi. Esplorando la casa, i ragazzi trovano una stanza segreta dove era rinchiusa Sarah. Stella qui trova il libro in cui Sarah scriveva le sue storie e lo apre. Da quel momento in poi le storie inizieranno a scriversi da sole e si avvereranno e i suoi protagonisti saranno Stella e i suoi amici.

Purtroppo non ho letto il libro. Fortunatamente, prima dell’uscita del film, in Italia hanno finalmente portato i racconti (rimasti inediti nel nostro Paese, nonostante il grande successo che ebbero negli USA). E’ un libro che mi incuriosisce tanto e che leggerò sicuramente (ultimamente sono molto concentrato nel recuperare i romanzi di Jules Verne).

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C’erano tante cose che avevano destato il mio interesse nei confronti di questa pellicola. Inizialmente mi aveva incuriosito per la presenza di Del Toro come produttore e di Øvredal come regista. Per chi non conoscesse quest’ultimo, Øvredalè il regista di Autopsy, uno degli horror migliori di questi anni a mio avviso, e vederlo lavorare insieme a Del Toro è stata una bella sorpresa.
Un’altra cosa che mi aveva affascinato, soprattutto guardando gli spot pubblicitari al cinema, erano le creature. Non le facevano mai vedere nella loro interezza, ma la loro particolarità, il loro aspetto mi piacevano tantissimo. Questi vari elementi mi hanno convinto a fiondarmi in sala con Shiki per vederlo.
Ciò che però non mi aspettavo era che il fil aveva una storia orginale. Questo perché, anche guardando gli spot e il materiale di base, mi sembrava quasi che Scary Stories to tell in the Dark fosse un’antologia horror. In un certo senso sono stato molto felice di essermi sbagliato, non perché non mi piacciano le antologie, anzi, le adoro veramente tanto, ma per il risultato finale nella costruzione della storia, che raccoglie alcuni dei racconti più celebri di Swartz e riesce a inserirli in una trama compatta e ben scritta.

La storia, che ha scritto Del Toro con l’aiuto di vari sceneggiatori, ha come protagonisti degli adolescenti di 16 anni e le loro avventure avvengono nel 1968, proprio quando Nixon era in piena campagna elettorale per la carica di Presidente degli Stati Uniti d’America e c’era la guerra in Vietnam. Un particolare che mi ha molto colpito durante la visione del film è come sia stato realizzato bene quel particolare periodo storico e soprattutto il realismo di tutto ciò. Anche il modo con cui inizia la storia è verosimile e non c’è nessun elemento che ci faccia pensare agli orrori che si scateneranno in seguito. Quando infatti apparirà l’elemento sovrannaturale, esso stonerà parecchio con l’ambiente e i personaggi, non perché ci sia stato qualche sbaglio durante la realizzazione, ma perché è una sensazione voluta e ciò ci farà provare lo stesso disagio e smarrimento che avranno i protagonisti quando dovranno affrontare le storie.

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I personaggi sono ben caratterizzati, non sono i classici stereotipi che si possono trovarein molti film e soprattutto sanno essere davvero simpatici e carismatici. Stella è sicuramente il personaggio costruito meglio di tutti, amante dell’horror e della scrittura, in un certo senso sarà quella che più di tutti rimarrà coinvolta da queste vicende specialmente a livello emotivo. Su questo punto non andrò oltre, per evitare spoiler, ma sarà bello vedere come Stella e i suoi amici scopriranno man mano la verità su Sarah.
Auggie e Chuck sono gli unici amici di Stella e sono l’uno l’opposto dell’altro. Auggie è serio, tranquillo e pacato mentre Chuck è rumoroso, impulsivo ed esuberante. I due sono una coppia che funziona molto bene e sono molto affezzionati a Stella.
Su Ramòn posso esprimermi poco, visto che scopriremo molte cose di lui andando avanti con la storia, ma una cosa che notiamo fin da subito è il suo altruismo e la sua gentilezza, nonostante all’inizio non volesse avere a che fare con i tre protagonisti.

Ci sono due elementi che funzionano bene per la creazione della suspence e del terrore: il ritmo e le creature. Il film non è affatto frenetico, anzi, si prende il suo tempo per farci conoscere i personaggi, i loro rapporti e il luogo in cui vivono. La tensione qui cresce in modo graduale come in Autopsy, non esplode tutto subito e più si andrà avanti e più la tensione si farà sentire e il film diventerà pian piano più veloce (ma non frenetico). E qui bisogna fare i complimenti a Øvredal per essere riuscito a costruire il tutto in questa maniera.

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L’altro elemento vincente riguarda le creature. Una cosa che mi ha affascinato molto del libro sono le illustrazioni grottesche e spaventose di Gammell, dove il contrasto forte tra il bianco e il nero riusciva a rendere i suoi disegni più inquietanti e affascinanti. In questa pellicola hanno deciso non di reinterpretare le creature dei disegni, ma di riprodurle il più fedelmente possibile. E non sono state fatte in digitale. Quest’ultima considerazione è molto importante perché, nonostante il digitale si sia molto evoluto nel corso degli ultimi anni, si capisce ancora quando qualcosa è lì presente o no. In Scary Stories tutte le creature sono attori con addosso costumi, protesi e trucco pesante e il risultato finale è davvero notevole. Sono lì di fronte a te, non sono creature in digitale, c’è veramente qualcosa davanti ai tuoi occhi e sono incredibilmente fedeli alle illustrazioni del libro. Provate a dare un’occhiata e vedrete che incredibile lavoro hanno fatto. Qui i compliementi vanno tutti ai truccatori, ai costumisti e agli attori come Javier Botet (famoso per il suo aspetto fisico e apparso in altre pellicole horror) e anche a un contorzionista famoso come Troy James.
Nonostante il tutto sia stato realizzato in maniera artigianale, in certi punti hanno usato la CGI per migliorare alcuni particolari e fare animazioni altrimenti impossibili con i metodi tradizionali (una tecnica combinata che io apprezzo tantissimo e che hanno reso immortali gli effetti speciali di film come Terminator 2 e Jurassic Park). E il risultato finale è incredibile e lo si può vedere in special modo con l’ultima creatura, di cui non dirò niente ma, fidatevi, è veramente terrificante.

Scary Stories parla anche di argomenti veramente importanti come ad esempio come i pettegolezzi, le bugie e le parole possano ferire gravemente una persona e distruggerla. E’ una cosa che viene sottolineata molte volte nel corso della pellicola ed è molto simbolica la frase che dice Stella all’inizio e alla fine del film:

Le storie guariscono, le storie feriscono.
Se le raccontiamo abbastanza spesso diventano vere.
Ci trasformano in quello che siamo.
Sono potentissime.

Un messaggio molto forte e diretto che riecheggia in tutta la pellicola dall’inizio alla fine. Inoltre è importante sottolineare lo spirito del film contro la guerra. Nonostante le elezioni di Nixon e la guerra del Vietnam siano argomenti che fanno da contorno per la storia, hanno un certo peso e ci mostrano anche come l’orrore non venga solo dagli esseri mosturosi.

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Questo era Scary Stories to tell in the Dark, un horror per ragazzi veramente stupendo, un film che mi è rimasto impresso e una delle pellicole migliori del 2019. Non è un capolavoro, ma sicuramente è un’opera che verrà ricordata visto che riesce a intrattenere, spaventare, divertire e a far riflettere.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

18 pensieri riguardo “Scary Stories to tell in the Dark

        1. È stata una sorpresa anche per me, ma come ho scritto nell’articolo, sia il film sia il libro sono horror per ragazzi. E fidati questo è un teen horror migliore degli altri. Ha una sua atmosfera, una sua identità e dei bei personaggi. Più che altro perché consideri stupida la protagonista? Non mi pare che abbia fatto qualcosa di sciocco. A parte prendere il libro ma andiamo, chi crederebbe che una cosa del genere possa succedere?

            1. Continuo ancora a non capire il perché. Non mi è sembrata la classica adolescente che fa cose senza senso tipo dividersi a caso o andare direttamente incontro al pericolo mossa da una sceneggiatura pietosa. Alla fine è una ragazzina di 16 anni, anzi si è dimostrata molto più sveglia di altri.

  1. Io avevo già letto il libro, e anche io sono stato sorpreso dal film: mi chiedevo come avrebbero fatto a tradurre una raccolta di racconti, peraltro molto scarni, ero sicuro che avrebbero usato una cornice di qualche tipo ma non mi aspettavo una trama così fitta e ben sviluppata. Mi ci sono proprio divertito, l’ho trovato un film che intrattiene senza essere sciocco, e purtroppo non è una cosa scontata. Ma d’altronde da Del Toro non mi sarei aspettato nulla di diverso, alla fine è uno che conosce molto bene il suo mestiere ed è evidente che sa farlo. Mi chiedo se il finale sia la porta lasciata socchiusa per un sequel…

    1. Da come ho sentito, vogliono effettivamente fare un sequel. Se riusciranno a farlo però non te lo posso dire anche perché è da un po’ che non sento più notizie a riguardo.

  2. Pur stimando Del Toro il trailer mi aveva fatto una bruttissima impressione. A quanto pare felice di essermi sbagliato :) Adesso non vedo l’ora di vederlo!

    1. Spero che possa piacerti. E’ un film che riesce a farti affezzionare ai personaggi adolescenti e soprattutto gli dà una loro identità. Ed è un film che ha anche un bel messaggio oltre che mettere in scena dei mostri stupendi.

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