Lasciami entrare (Let the Right One In)

L’articolo su Una piccola stella che scrissi alcuni mesi fa ormai – ottenendo un inaspettato successo – era solo il preludio di un piccolo progetto che coinvolgerà me e The Butcher in due articoli, o forse più, dei quali il primo è questo che state leggendo adesso.
Esso sarà dedicato all’opera Lasciami Entrare o meglio, in lingue originale svedese e letteralmente poi in inglese: Låt den rätte komma in – Let the Right One In. Lascia entrare quello giusto; un romanzo scritto dall’autore svedese John Ajvide Lindqvist, pubblicato nel 2004 in patria e nel 2006 in Italia.
Ne è stato tratto un film svedese nel 2008 con il titolo omonimo, di straordinaria bellezza.
Ma io sono qui per parlarvi esclusivamente del romanzo, lasciando l’onore a The Butcher di approfondire il discorso cinematografico.
(Per questo articolo ho deciso di utilizzare come immagini esclusivamente delle fan art recuperate in rete – ogni immagine sarà linkata alla pagina web del proprietario: basterà cliccarci sopra.)

La storia è ambientata a Blackeberg, un sobborgo di Stoccolma, nel freddo inverno del 1981 (l’autore si è permesso di renderlo un inverno rigido, quando nella realtà fu piuttosto mite) dove Oskar, un ragazzino di 12 anni, subisce bullismo a scuola. Una notte, mentre si esercita a minacciare un albero con un coltello, con la speranza di potersi poi difendere, incontra Eli, una ragazzina della sua stessa età che si è trasferita da poco nell’appartamento accanto insieme al padre Håkan.
Entrambi risultano fin da subito strani e misteriosi, ma specialmente su due piani ben diversi.
Agli occhi di Oskar, che andrà man a mano a stringere un amicizia con Eli, quest’ultima è bizzarra perché esce solo di notte, non sente freddo, vede al buio, è agile e risolve puzzle in un maniera incredibile.
Agli occhi di altri abitanti del quartiere, solo apparentemente personaggi secondari, Håkan è un uomo solitario, che non parla con nessuno e cerca persino di evitarne il contatto con lo sguardo, nonostante la gentilezza che viene mostrata in una serata al bar.
In tanto cominceranno ad accadere degli omicidi rituali, o almeno è così che i giornalisti li definiranno. Sta di fatto che qualcuno uccide delle persone, appendendole a testa in giù per raccoglierne il sangue.
Oskar, – e non soltanto lui – che ama collezionare articoli di giornale in cui si parla di omicidi, comincerà a collegare i fatti alla sua nuova amica e al suo misterioso padre.

La bravura di Lindqvist sta nel riuscire a parlare di tanti personaggi differenti, senza perdersi, delineando il carattere di ognuno in maniera precisa e rendendoli terribilmente umani. Li ami, li odi o puoi rimanere indifferente, ma di certo non ti annoi nel leggere delle loro vite, esperienze e sentimenti. E’ un viaggio nella psiche umana, di persone che popolano un quartiere residenziale come tanti il cui agognato equilibrio sta per essere sconvolto.
Entri nell’orrore del sovrannaturale e di ciò che è ignoto alle persone normali, ma non solo, perché il vero male può nascondersi nelle cose di tutti i giorni, tra i bagni pubblici o in una piscina per ragazzi, oppure nel boschetto vicino casa.
E in tutto questo brilla l’amore e l’amicizia, non solo quella che nascerà tra Eli e Oskar, ma anche quella che animerà altri personaggi solo all’apparenza secondari. Per me non esistono dei veri e propri protagonisti in questo romanzo, nonostante le vicissitudini siano incentrate sui due ragazzini. Rimane per lo più un romanzo corale in cui gli intrecci della vita di tutti i giorni dei vari personaggi, stravolte dai recenti eventi, andranno a collidere in situazioni in cui solo l’amore sarà in grado di accendere qualche fievole candela nell’oscurità.
La cosa che più amo di questo romanzo è il rapporto tra Eli e Oskar, il suo sviluppo, la dolcezza e la sincerità che lo caratterizza.
Mi ritrovo personalmente molto in entrambi, così come nel significato del titolo “Lascia entrare quello giusto”, preso dalla canzone di Morrissey “Let the Right One Slip In”.
Quasi ballando quelle note, vi ritroverete all’ultima pagina del romanzo, danzando tra le parole, in questo meraviglioso, e intriso di sangue, viaggio.

 

[Shiki Ryougi 両儀 式]

7 pensieri riguardo “Lasciami entrare (Let the Right One In)

  1. Io ho visto i film (sì, anche il remake americano) ma il romanzo non l’ho mai letto.
    Mi piace sapere che ha tutta questa forza (che il film originale comunque riesce a conservare).

    Moz-

    1. Sì, anche io ho visto entrambi i film ma quello svedese è insuperabile. Il film originale, nonostante tagli parecchie cose, rimane coerente e conserva totalmente la sua potenza.

  2. Amai profondamente il tuo articolo/recensione Una Piccola Stella, perché grazie ad esso (e quindi grazie a te!) ho scoperto un autore enorme come lo scandinavo John Ajvide Lindqvist, non solo bravissimo, ma anche con tantssime cose da dire, sempre non banali e talvolta anche oggetto di guizzi di vera genialità “altra”.

    Con un titolo come Lasciami entrare giochi facile (in senso buono, sia chiaro) perché il romanzo (che ripeto ho letto solo ed esclusivamente grazie al tuo articolo, senza il quale sarebbe rimasto solo un nome sulla bocca di tanti, ma che non avrebbe superato lo scoglio delle mie liste di lettura) è uno di quelli che si divora, letteralmente: ci sarebbe davvero tanto da dire e tu AVEVI, cara Shiki, le carte in regola per scrivere molto di più, per parlare di cosa davvero rende differente questo speciale tipo di horror da quelli più tradizionali nordamericani, ma hai optato per una recensione davvero troppo breve!

    Tu forse non te ne avvedi, ma leggerti è molto, molto, molto bello e privare chi ti conosce delle tue parole è quasi una cattiveria: regali al lettore perle di prosa asggistica come «Quasi ballando quelle note [la canzone di Morrissey “Let the Right One Slip In”], vi ritroverete all’ultima pagina del romanzo, danzando tra le parole, in questo meraviglioso, e intriso di sangue, viaggio» e poi lo abbandoni sul limitare dell’estasi…

    Hai ballato in modo sensuale davanti al lettore, lo hai guardato in modo ammaliante e poi, sull’uscio di casa, lo hai salutato senza nemmeno parlare, chiudendo la porta di casa davanti al suo viso, accompagnando il gesto con uno sguardo carico di promesse.

    Maledetta! Le cose sono due: o scrivi peggio (ed allora non ti si rimpiange) o scrivi articoli più lunghi!!

    Con tantissimo affetto e tantissima stima, un abbraccio.

    1. Sai, ti do ragione, ho davvero scritto troppo poco rispetto a quanto c’era da dire, però mi sono trattenuta e il perché risiede in due semplici ragioni, forse anche stupide.
      – Avevo paura di fare troppe rivelazioni.
      – Non ero all’altezza di parlarne in maniera più approfondita.
      Diciamo che sono piuttosto insicura sulle mie capacità, anche se credo nella “potenza” delle mie parole. (Ed è una grossa cosa per me dirlo visto che spesso mi sottovaluto in tutto)
      Per questo mi sto dedicando più ai racconti, ecc, piuttosto che agli articoli.
      Tutto a suo tempo però.
      Ti ringrazio per il tuo splendido commento, sincero e dritto al punto.
      Un abbraccio anche a te :)

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