Inside Out

Con questo posso dire che nell’ultimo periodo sono abbastanza fissato con i film d’animazione. Non posso farci niente, adoro l’animazione fin da quando ero piccolo ed è un tipo di tecnica cinematografica che continuerà a stupirmi e ad appassionarmi fino alla fine.
E come potevo tralasciare uno dei film d’animazione più belli e intelligenti di quest’ultimi anni? Un film con un’idea davvero ingegnosa e sfruttata alla perfezione per creare una delle pellicole più emozionanti che abbia visto. No, non sto esagerando con i complimenti, questo film riesce veramente a scaldarti il cuore.

Ecco a voi Inside Out, film del 2016 diretto da Pete Docter e co-diretto da Ronnie del Carmen.

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Trama:
La pellicola inizia con la nascita di una bambina, Riley, e subito ci spostiamo all’interno della sua mente e assistiamo alle creazione della sua prima emozione, Gioia, seguita quasi subito da Tristezza. Pian piano che la bambina cresce vediamo formarsi altre emozioni: Paura, Rabbia e Disgusto. Queste emozioni guidano Riley nella vita di tutti i giorni e il capo di questo piccolo gruppo è Gioia, che fa di tutto affinchè la bambina cresca felice e in tranquillità, per questo motivo tende a mettere Tristezza in disparte. Un giorno però il loro mondo perfetto viene sconvolto quando la famiglia di Riley si trasferisce a San Francisco e la situazione pian piano sfuggirà di mano sia a Gioia che agli altri.

Pete Docter è un regista fantastico che già in passato ci ha regalato dei film d’animazione grandiosi: il bellissimo Monster & Co. e quel capolavoro di Up. La sua idea per il film era semplice ma molto interessante: Vi capita mai di guardare qualcuno e chiedervi che cosa gli passa per la testa? Una domanda che tutti noi ci siamo fatti e che Docter decide di portare sullo schermo con questa storia.
Da un’idea dela genere è facile tirar fuori un film d’intrattenimento divertente e senza pretese ma Docter evita di seguire questo pensiero e mira a qualcosa di più maturo.

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I primi cinque minuti ci mostrano l’infanzia di Riley, le sue passioni, il suo affetto per i genitori e la felicità di quei primi anni. Vediamo anche come Gioia faccia del suo meglio affinché non soffra e riesca a vivere una vita felice. Quando però sono costretti a trasferirsi dal Minnesota a San Francisco avvengono dei cambiamenti improvvisi. La nuova casa è deludente, il luogo non è dei migliori, non ci sono amici e ci sono problemi legati sia al trasloco sia al lavoro dei suoi.
E qui subentrano i ricordi base, i ricordi più importanti per una persona perché quest’ultimi agiscono sulle persone donandogli le loro personalità. Questi ricordi sono cinque e sono tutti legati a Gioia. Un giorno Tristezza tocca un ricordo base e lo trasforma in un ricordo triste. Gioia tenta di fermarla ma, facendo così, le due vengono trasportate insieme ai ricordi base nella memoria a lungo termine e così sono Paura, Rabbia e Disgusto a dover risolvere tutti i problemi.

Possiamo dire che il film si suddivide in due viaggi: quello di Riley e quello di Gioia e Tristezza.
Nel primo caso assistiamo alle difficoltà di una bambina che si ritrova catapultata all’improvviso in una realtà in cui ancora non riesce a integrarsi. Se si riflette un attimo è normale che le tre emozioni rimaste, Paura, Rabbia e Disgusto, abbiano il controllo. Sei in una nuova città che non conosci, la tua nuova casa è orrenda e non capisci perché tu sia dovuta andar via da un luogo che amavi e lasciare indietro persone a cui eri affezzionata.
Bisogna anche tener conto che Riley è una bambina di 11 anni che fino a quel momento non si è mai dovuta scontrare con una realtà del genere. E infine i contrasti che nasceranno con i suoi genitori che la allontanerà da loro e le impediranno di aprirsi per cercare aiuto.

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Invece Gioia e Tristezza dovranno trovare la strada per tornare al quartier generale e rimettere a posto i ricordi base prima che le personalità di Riley cadano a pezzi. Viaggiando nella memoria a lungo termine le due troveranno tanti luoghi e ricordi legati a Riley e alla sua infanzia. In questi momenti la Pixar dimostra ancora una volta che è uno studio con persone incredibili e piene di fantasia: le isole con le personalità della bambina, i pensieri astratti, le varie fantasie, i sogni creati in degli studios cinematografici ecc… Design elaborati e pieni di immaginazione, uniti a un’esplosione di colori pieni di vita.
La cosa importante del viaggio delle due emozioni è la comprensione reciproca. Gioia ha sempre messo da parte Tristezza perché, appunto, rendeva triste Riley. Con questo viaggio invece comprendiamo come le due emozioni siano incredibilmente legate e come l’una influisce sull’altra. Se non ci fosse la tristezza non potremo conoscere la gioia e viceversa. Questo è un argomento molto interessante, trattato con cura, spiegando senza troppi giri di parole come alla fine la tristezza sia un’emozione giusta e necessaria e che non deve venir soppressa o confusa con la depressione.
Verso la fine infatti Riley ha un breve periodo di depressione e viene mostrato perfettamente come quest’ultima non sia legata alla tristezza, anzi, è proprio un non provare nulla, avere un enorme vuoto. Pochi film sono capaci di spiegare una cosa del genere in modo così diretto e intelligente.

Ci sono molte idee geniali e divertenti in questo film ma non voglio rivelare troppo a chi non ha ancora visto questa perla.
Un film stupendo e pieno di sentimenti che è riuscito a regalare molto più di quanto mi aspettassi, grazie a un comparto tecnico professionale e una sceneggiatura scritta bene e con un’idea geniale. Oltre ciò, Inside Out fa capire perfettamente le emozioni e la loro complessità, dandoci così anche il racconto di una crescita molto commuovente che tutti noi abbiamo affrontato. Argomenti dedicati a tutti, sia ai bambini sia soprattutto agli adulti.

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E’ un film molto profondo ed è necessario spiegare come questo tipo di pellicola non sia fatta per l’intrattenimento ma perché vuole dire qualcosa.
Spero tanto che la recensione vi sia piaciuta!

Alla prossima!

 [The Butcher]

16 pensieri riguardo “Inside Out

  1. Sono molto curiosa di vederlo, credo che lo noleggerò presto su chili, per ora ho recuperato molti di quelli che sono su netflix e Amazon (ero vergognosamente indietro con il pacchetto Disney). Oceania e Rapunzel non mi hanno fatto impazzire, Ralph Spaccatutto invece mi è piaciuto molto!

    1. Ralph Spaccatutto è un film d’intrattenimento davvero divertente con alcune chicche simpatiche e ben fatte. Rapunzel e Oceania invece sono dei bei film, certo non sono dei capolavori ma dimostrano l’enorme potenziale a livello tecnico che possiede la Disney (poi adoro Oceania e il suo regista, che già in passato ci aveva regalato perle come Hercules e Aladdin).
      Recupera tutto con calma e poi dimmi cosa ne pensi!

  2. Film difficile. Intendo il tema è complicato più di quanto lo fosse stato con la “paura” magnificamente trattato nel primo Monsters & Co., che per me rimane un capolavoro assoluto, con due linee di lettura parallele: una per i bimbi e una per gli adulti. Zeppo di citazioni e gag comiche.
    Ecco Inside Out fallisce nell’arrivare in maniera così semplice e naturale come invece è riuscito a fare Monsters & Co. Ha bisogno di spiegazioni e non è altrettanto “lieve”.
    Tema più complesso e trattato con cura, ha successo nell’arrivare agli adulti, ma non altrettanto ai più piccoli. Comunque un’altra bella prova di Pixar, che metto allo stesso livello del commovente Up e un gradino sopra al didattico Wall-E.

    1. Hai assolutamente ragione. Monsters & Co. tratta bene la tematica della paura e lo fa con una semplicità e leggerezza che tutti riescono a comprendere bene. Inside Out è un lavoro invece molto più da grandi. Certo i bambini ci si divertono molto ma non comprendono bene la profondità delle tematiche narrate.
      Nonostante ciò adoro questo film, mi ha colpito come non avrei mai immaginato e nasconde una maturità elevata.

  3. film bellissimo, è stato uno dei primi che ho commentato sul mio blog; mi ricordo che ho fatto un brainstorm su un foglio con una mia amica riguardo a quello che pensavamo del film!
    per me l’emozione più simpatica è lo schifo xD

    1. Disgusto è divertente. Di certo darle un personaggio con un’aria da snob è stata un’ottima idea. Comunque è davvero un film stupendo che riesce a sorprendere fino alla fine.

      1. secondo me la parte migliore, per chi non conosce, dico solo che è quando tutto diventa grigio uu
        cmq mi sorprende sempre come siano stati in grado di rendere materiali tutti concetti psichici e astratti!

  4. Come te e come Shiki, carissimo Butcher, anch’io adoro l’animazione, tutta, senza distinzione di nazionalità o stile o periodo storico, perché la amo proprio come straordinario mezzo espressivo dalle potenzialità praticamente illimitate, non vincolato dalla fisicità che ha invece il cinema tradizionale nel costruire set spesso impossibili o economicamente difficilissimi da realizzare: perfetto connubio di capacità grafica (le caratterizzazioni dei personaggi, degli sfondi) e filmiche (le inquadrature, le luci, il montaggio) ed infine la creazione di una fluidità narrativa terza. Si, l’animazione è davvero un medium straordinario.

    Detto questo, si sappia che considero Inside Out un capolavoro assoluto: non quindi un film “minore ma bello”, non un’opera di passaggio ed interlocutoria (come purtroppo sono sempre più le opere Disney/Pixar) e nemmeno un lavoro splendido ma anche ruffianamente festivaliero (come purtroppo è quella meraviglia di Up, dove un ritmo narrativo un po’ sbilanciato oscura la sua seconda parte, dove un eccesso di nostalgia cinematografica autoreferenziante inceppa a tratti la narrazione a scapito dell’immensità della prima parte, invece stracolma di dettagli meravigliosi e raffinatissimi), no, il film di Pete Docter, Meg LeFauve, Josh Cooley e Ronnie del Carmen (quest’ultima non sapevo avesse anche co-diretto il film, ma pensavo avesse solo collaborato al soggetto, perciò ti ringrazio moltissimo dell’informazione!) è una delle cose migliori uscite per questo medium espressivo nel dopo guerra ed assolutamente da vedere e rivedere, al pari delle ultime opere di Makoto Shinkai, Mamoru Hosoda o altri grandi del settore.

    Così come una persona attenta ed empatica si accorge sempre se qualcuno che lei conosce sta mentendo (come se la verità avesse un’odore speciale o un colore che la contraddistinguesse), così qualsiasi amante di cinema e di animazione in senso stretto non può non avvedersi immediatemente, durante la visione, di quale enorme portata artistica ed espressiva abbia questo Inside Out, nel suo essere stato inanzitutto in grado di realizzare una narrazione fruibile e divertente partendo da un argomento difficile persino da essere raccontato a voce e poi nell’aver creato personaggi talmente memorabili ed azzeccati che ognuno ha praticamente scelto quello che le sta più simpatico (come si evince anche dai commenti a questo post) ed infine nell’aver scavalcato tutto questo, superando la struttura filosofica e di psicologia apllicata che egli stesso aveva costruito (la visualizzazione e l’esemplificazione dei centri del pensiero, della memoria e d’interesse di ogni individuo, compresi il libero arbitrio, il super-io e la morale sociale, familiare e personale) ed approdando al racconto di un viaggio (o due viaggi, come hai felicemente intuito tu nella recensione, quando parli dei due percorsi di autocoscienza ed agnizione sia di Riley, sia di Gioia & Tristezza), in cui la strada percorsa, gli ostacoli, i personaggi incontrati, tutto diviene action, comedy e dramma… Fantastico!

    Non si può poi tacere delle musiche di Michael Giacchino, che qui si è davvero superato, con una partitura che mescola cifre emotive splendide ed isolate, come note di un mantra ipnotico e cantilenante, ad aperture sinfoniche epiche ed onoriche…

    Un film obbligatorio, imprescindibile, forse divisorio (come tutte le opere complesse e non banali), ma altissimo.

    P.S. Ma quanto è bella la visualizzazione della mente del gatto nei titoli di coda? Da urlo…

    1. Per rimane uno dei film più belli mai fatti dalla Pixar e ammetto di essere sorpreso del successo che ha avuto al botteghino. Di solito film del genere sono meno visti ma immagino che la Pixar sia ormai un marchio di qualità e chiunque senta parlare di un suo film va subito a vederlo in sala.
      Sì, la mente del gatto alla fine mi ha fatto morire dal ridere. Stupenda.
      Comunque mi piacerebbe parlare anche di altri film d’animazione (cavolo vorrei fare un’intera monografia su Hosoda, regista che adoro tantissimo) e avrei in mente un progetto da fare insieme a Shiki ma ci vorrà tempo, prima dobbiamo concludere cose che ci stiamo trascinando dietro da troppo tempo.
      Grazie mille per il commento!

      1. Quando lo farai/farete sarà un piacere leggerti/leggervi…

        Domani mattina presto pubblicherò un post in cui quasi certamente stroncherò la fiction Il Nome della Rosa (aspetto le ultime due puntate, in onda questa sera, solo per correttezza, ma non penso che cambieranno il mio attuale giudizio), incastonando la mia critica dentro una disamina più ampia del concetto stesso di sceneggiato televisivo nazional-popolare (vera marchetta politica di questi ultimi decenni)…
        Ma l’articolo che mi piacerebbe fare (uno dei miei sogni nel cassetto) è un pezzo sull’autismo al cinema ed in tv, argomento che sta venendo fuori sempre più spesso, ma sul quale ho ancora tanta ignoranza, anche per colpa di una vera e propria disinformazione circolante nei media… Insomma, da un lato vedo il solito cliché della persona autistica geniale, che risolve tutti i problemi, dall’altro vedo delle macchiette superficiali ed in mezzo un sacco di buone pellicolle in cui l’argomento però non so fino a che punto sia affrontato in modo non dico realstico ma almeno attendibile…
        Un grande buco nero nella mia cultura che adorerei colmare con l’aiuto di Shiki, che oltre a saper scrivere da dio è anche davvero preaparata sull’argomento, ma è anche (sob!) tremendamente occupata!!…

        Prima o poi colmerò questa lacuna e ci scriverò sopra e sarà un gran bel momento!

        Un abbraccio a tutti e due.

        1. Non vedo l’ora di leggere il tuo articolo! Purtroppo io ho abbandonato la serie TV dopo la seconda puntata. La regia non mi convinceva, la fotografia è spenta e desaturata (ma nelle fiction italiane la fotografia dev’essere sempre o troppo lucente e troppo spenta?) e anche la messa in scena non mi ha detto niente. Insomma una grande delusione. Per quanto riguarda l’articolo sull’autismo potresti chiedere consiglio sia a me ma soprattutto a Shiki. Conosciamo molto bene l’argomento e neanche a noi piace come l’argomento viene portato in TV e al cinema (più che altro viene un po’ banalizzato anche se da una parte fa piacere vedere che si stia parlando un po’ di più dell’argomento e non si consideri più l’autismo come una malattia, cosa che purtroppo succede ancora). Se hai bisogno chiedi pure. Intanto attendo il tuo articolo.

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