Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo siamo tornati a parlare di cinema e in questo caso l’abbiamo fatto con un’opera degli anni ’60 molto importante, una di quelle opere che pose le basi per la Nuova Hollywood e per il cambiamento che avverrà nel decennio successivo, Gangster Story. Bonnie Parker è una giovane donna annoiata dalla sua vita e dal suo lavoro. Un giorno incontra Clyde Barrow mentre quest’ultimo tenta di rubare l’auto di sua madre e i due si innamorano e iniziano la loro vita criminale, rapinando numerose banche. In seguito, al loro fianco si uniscono altre persone come Clarence e il fratello di Clyde, Buck, con la moglie Blanche. Il gruppo continuerà a far parlare di sé, mentre verrà inseguito da uno sceriffo che era stato umiliato da loro. Questo film ha uno stile stupendo, ispirato molto alla Nouvelle Vague e che ancora oggi risulta molto moderno. La regia è curata e capace di creare sequenze interessanti e il montaggio si dimostra variegato, riuscendo a passare dalla commedia alla drammaticità in maniera netta e naturale. Inoltre è uno dei primi film a mostrare la violenza senza censura. La storia è stupenda, i personaggi sono scritti benissimo così come i dialoghi e rappresenta perfettamente il periodo della Grande depressione americana. Lo consiglio assolutamente!
Come da tradizione, torniamo nel mondo dell’animazione e introduciamo un regista francese, che ha lasciato il segno con le sue opere e il suo stile unico, e lo facciamo con il suo primo lungometraggio.
Ecco a voi Kirikù e la strega Karabà (Kirikou et la Sorcière), pellicola animata del 1998 scritta e diretta da Michel Ocelot.

Trama:
In un piccolo villaggio africano nasce Kirikù (Doudou Gueye Thiaw), un bambino prodigioso molto piccolo e che appena nato è già capace di parlare e dopo essersi tagliato il cordone ombelicale da solo si dimostra completamente autonomo. La madre di Kirikù (Maimouna N’Diaye) gli spiega che il villaggio è sotto il giogo della terribile strega Karabà (Awa Sène Sarr), che fa soffrire gli abitanti e che ha mangiato tutti gli uomini che hanno osato sfidarla ed è per questo che nel villaggio sono rimasti solo vecchi, donne e bambini. Proprio in quel momento uno dei fratelli della madre (Tshilombo Lubambu) sta andando ad affrontarla. Kirikù allora corre ad aiutarlo e nascondendosi sotto a un cappello da delle indicazioni allo zio, riuscendo a salvarlo. Da quel momento in poi Kirikù farà del suo meglio per aiutare gli abitanti e cercare di sconfiggere una volta per tutte la strega.
Era da diverso tempo che non parlavo di animazione francese e in questo caso sono felice di farlo attraverso un grande artista come Ocelot. Inoltre questo era un film che vedevo da piccolo, anche se non così spesso come molti altri, ma nonostante ciò mi è sempre rimasto impresso per numerosi motivi che vedremo, in primis il fatto che si ispiri a un mito tradizionale dell’Africa occidentale e io ho un debole per i miti e le leggende.

Partiamo come al solito dal lato tecnico e bisogna dire fin da subito che il film è costato poco (ci sono volti più di due anni per ottenere i fondi necessari, più altri quattro per la sua produzione) eppure con poco il regista e gli animatori sono riusciti a regalarci un’opera interessante sotto ogni punto di vista, specialmente quello stilistico. Un tipo di stile che Ocelot ha usato spesso, soprattutto nei suoi cortometraggi, è l’uso delle ombre come se fossero un teatro delle ombre. Qui purtroppo non riuscì a utilizzare questa tecnica (non tanto perché non ne fosse in grado ma perché bisognava attrarre i finanziatori) e si passò a uno stile più vicino all’animazione tradizionale e con i colori. In certi punti però notiamo un uso interessante delle ombre, in particolar modo quando Kirikù entra nei tunnel sotterranei per sfuggire al feticcio vedetta della strega. In generale però il film colpisce sia per le ambientazioni che per il design dei personaggi. Infatti per le ambientazioni si sono ispirati molto allo stile del pittore francese Henri Rousseau. Ci ritroviamo davanti a paesaggi spesso naif che, nonostante si basino sulla realtà, risultano parecchio onirici e fiabeschi nella loro composizione. Nonostante ciò in questa semplicità si può ritrovare una cura enorme per i dettagli, in special modo per la natura lussureggiante, andando a fare attenzione sia alle forme sia ai colori, e il fatto che in certi casi gli sfondi siano in tutto e per tutto bidimensionale e non provino a sembrare tridimensionale non fa altro che donare al tutto un aspetto ancor più fiabesco. Inoltre proprio questo contrasto tra semplicità e complessità renderanno le ambientazioni così affascinanti.
Per quanto riguarda invece il character design lo stile si basa sull’antica pittura egiziana, dando ai personaggi un aspetto interessante soprattutto se pensiamo che il loro design è semplice ma sono tutti riconoscibili. Tra tutti il personaggio più interessante è proprio la strega che al contrario degli altri è ricca di dettagli, in particolar modo i numerosi ornamenti d’oro sul corpo e sui capelli. I feticci invece si ispirano alla cultura africana come ad esempio allo stile del popolo Ogoni. Anche le musiche di Youssou N’Dour sono stupende, realizzate per volere del regista in Africa e utilizzando strumenti tradizionali africani come la Kora o il Balafon e alcune canzoni sono cantate in lingua wolof, la lingua del Senegal. Quindi il film è tecnicamente eccezionale e anche la storia affascina parecchio.

Come abbiamo detto in precedenza, la storia è ispirata a un mito dell’Africa occidentale di cui Ocelot riprende l’inizio, con la nascita di Kirikù, per poi differenziarsi molto e prendere altre strade. Fin da subito Kirikù si dimostra un protagonista stupenda, mostrando grandi capacità come l’essere molto veloce ma soprattutto molto intelligente. Questa sua enorme intelligenza è mostrata benissimo non solo attraverso le numerose idee che ha, ma anche attraverso le domande che pone. Molto spesso le sue domande innervosiscono gli altri che si limitano a rispondere che le cose stanno così e infatti gli unici personaggi che cercano di rispondere e che ammettono la loro ignoranza sono la madre e il saggio della montagna (Robert Lionsol). Queste ultime due figure saranno un grande supporto per lui e lo aiuteranno molto nel cercare la conoscenza e nell’affrontare la strega. Anche Karabà si rivela un personaggio molto interessante, qualcuno che spaventa parecchio ma che nasconde una storia affascinante. Perfino le numerose avventure che Kirikù vive per salvare gli altri e fermare la strega sono molto belle e non si staccano mai dall’atmosfera fiabesca e a tratti oscura. E a distanza di molti anni questo film riesce ad affascinare ancora tanto.
Per concludere, Kirikù e la strega Karabà è un film animato stupendo, un film costato poco ma con uno stile meraviglioso con ambientazioni naif e fiabesche e un character design ispirato all’antico Egitto. La storia è affascinante e si basa s un mito africano che viene sviluppato benissimo e con un protagonista stupendo. Lo consiglio assolutamente!

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!
[The Butcher]
Una recensione bella e accurata che me lo ha fatto tornare in mente. L’avevo visto tempo fa, ma leggendo la tua recensione ho ricordato quanto mi era piaciuto.