Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo siamo tornati a parlare sia di film in live-action sia di Tim Burton e in questo caso, visto che poco tempo fa abbiamo discusso del suo Batman, abbiamo deciso di continuare con il secondo capitolo ossia Batman Returns. Durante il periodo natalizio Gotham non fa che parlare del Pinguino, un mostro che vive nelle fogne, mentre Max Shreck, uno spietato magnate, vede rifiutato il proprio progetto su una nuova centrale nucleare. Quel giorno dei banditi attaccano Gotham e Batman interviene per fermarli e nel caos generale il Pinguino rapisce Shreck e lo minaccia di mostrare le prove dei suoi reati se non lo aiuta. Quella notte stessa la segretaria di Shreck, Selina, scopre che la centrale nucleare serve in realtà per rubare l’energia di Gotham e per questo viene uccisa dal suo capo. Selina però sopravvive e, furiosa, si crea un costume e diventa Catwoman. E in questo clima Batman dovrà risolvere la situazione. In questo capitolo Burton ebbe maggior libertà creativa, dando al film un aspetto gotico con tagli di luce espressionistici e creando scenografie diverse dal primo e curando parecchio il design dei personaggi. Il film si concentra molto sui tre villain, con Pinguino ma soprattutto Catwoman che sono cattivi creati dalla società, mentre Shreck è il vero villain pronto a distruggere tutto per il proprio guadagno. Lo consiglio assolutamente!
Come di consuetudine, torniamo nel mondo dell’animazione e questa volta ci spostiamo in Giappone e parliamo del primo film del leggendario Studio Ghibli.
Ecco a voi Laputa – Castello nel cielo (天空の城ラピュタ, Tenkū no shiro Rapyuta), pellicola animata del 1986 scritta e diretta da Hayao Miyazaki.

Trama:
Il film inizia con Sheeta (Keiko Yokozawa), una ragazzina che è stata rapita da dei misteriosi uomini vestiti di nero e che viene trasportata in un’aeronave. Il velivolo viene però attaccato da dei pirati capitanati da Dola (Kotoe Hatsui). Nel trambusto generale Sheeta cerca di fuggire ma nel farlo cade dall’aeronave ma viene salvata dalla pietra legata al suo collo che si illumina e rallenta la sua caduta. La ragazza viene vista da Pazu (Mayumi Tanaka), un ragazzino orfano che lavora nelle miniere. Pazu la soccorre e i due diventano subito amici e lui le racconta della leggendaria Laputa, la città-castello volante che suo padre, prima di morire, era riuscito a fotografare in parte anche se nessuno gli ha mai creduto. Proprio allora i pirati di Dola arrivano in città e i due ragazzini fuggono, incontrando l’esercito. Quando però credono di essere in salvo, scoprono che con i soldati ci sono gli uomini che hanno rapito Sheeta, uomini comandati da Muska (Minori Terada), il cui scopo è quello di raggiungere Laputa e può farlo solo con la pietra e Sheeta. Così inizieranno le avventure dei due ragazzini per trovare la città e impedire che Muska la raggiunga.
Ora che sono arrivato quasi in pari con Disney, Pixar e DreamWorks, voglio concentrarmi su altri film animati che siano essi piccole o grandi produzioni o di studio animati famosi. Quindi non vedevo l’ora di introdurre lo Studio Ghibli, uno studio che ormai ha fatto la storia e le cui opere continuano a stupire e ispirare ancora oggi.

Laputa fu il primo film dello studio Ghibli ma il suo regista, Hayao Miyazaki, aveva già lavorato come regista ad altre opere. Ad esempio nel 1978 fu regista e creatore di Conan Il ragazzo del futuro per la Nippon Animation, Lupin III – Il castello di Cagliostro per la TMS nel 1979 e Nausicaa della Valle del Vento per lo studio d’animazione Topcraft nel 1984. Quando quest’ultimo studio dichiarò la bancarotta nel 1985 e si sciolse, Miyazaki, insieme a Isao Takahata, al produttore Toshio Suzuki e al finanziatore Yasuyoshi Tokuma cercarono qualche altro studio che potesse finanziarli per le loro opere ma alla fine, su suggerimento di Takahata, decisero di fondarlo loro stessi, in modo da non avere più limiti creativi di alcun tipo ed è così che nel 1985 nacque lo Studio Ghibli. Il nome venne scelto da Miyazaki, prendendo spunto dal nome che lo scirocco assume in Libia e soprattutto dal soprannome di un aereo italiano degli anni ’30, il Caproni Ca.309, dato che il regista è sempre stato un grande appassionato di aeronautica e questa sua particolarità la vedremo spesso nelle sue opere. E dopo questo breve preambolo, iniziamo con la recensione del film.
Come al solito partiamo dal lato tecnico dell’opera che, essendo il Ghibli ancora ai suoi inizi, non disponeva di quell’alto budget che avrebbe caratterizzato le loro opere, in special modo dagli anni ’90 in poi, anche per evitare di subire gravi flop al botteghino, ma nonostante queste limitazioni si possono notare una grande qualità nella regia, nelle animazioni e in generale in tutto il lato tecnico. La regia di Miyazaki infatti è davvero ottima, una regia molto ispirata e piena di energia in grado sia di valorizzare la forza delle immagini sia di dare all’opera un bellissimo ritmo. Una delle immagini più iconiche che si hanno di questo film infatti è quando Sheeta scende lentamente dal cielo grazie al potere della pietra, una scena magnifica, magica e ricca di mistero che segna l’inizio di quest’avventura. Ci sono tanti bei momenti che sanno colpire e affascinare e qui Miyazaki gestisce perfettamente le scene d’azione, la comicità e la drammaticità. Mi piace molto come le scene d’azioni sono rese, capaci di intrattenere grazie a delle ottime idee, come l’inseguimento sulle rotaie, i vari combattimenti con le aeronavi e tutta la sequenza finale, che sono anche capaci di tenere in tensione visto che i nemici di questa storia non scherzano affatto e non si fanno scrupoli alcuno. I momenti comici mettono il sorriso, non sono mai esagerati e aiutano a mostrare un lato piacevole in certi personaggi, specialmente i pirati. La drammaticità è gestita benissimo in quanto possiamo avvertire le difficoltà dei nostri due protagonisti, le loro paure, i loro momenti di debolezza e soprattutto la paura per quello che potrebbe accadere su Muska arrivasse a Laputa.

In tutto questo c’è però un altro aspetto che Miyazaki, attraverso la sua regia, sa gestire perfettamente ossia il senso dell’avventura. Amo le storie d’avventura ma non tutti riescono a rappresentarle in maniera ottima, questo film invece è uno di quelli che da al pubblico la sensazione di vivere un’avventura unica e irripetibile, un’avventura ricca di meraviglie, scoperta, ma anche di difficoltà e crescita, rendendola di fatto completa e impressionante. Inoltre le animazioni in tutto ciò sono stupende, molto curate sia per quanto riguarda i personaggi e il loro movimenti sia per quanto riguarda le aeronavi che qui hanno un design stupendo e colpiscono per la loro varietà e fantasia. Le animazioni donano una grande forza ai diversi momenti, gestendo bene anche il peso delle azioni dei personaggi e la loro illuminazione. Ad esempio adoro parecchio quando la pietra si illumina, dopo che Sheeta pronuncia le parole magiche, in quanto i raggi di luce, con quel colore verde luminoso e con la presenza di forti ombreggiature, creano l’impressione di una grande forza. Le animazione forse non hanno quella cura incredibile che vedremo nei film successivi, in special modo in scene dove sono presenti numerose persone, come la rissa tra i pirati e gli abitanti, ma nonostante ciò rimangono di alta qualità soprattutto se si pensa al budget ristretto. Le ambientazioni sono curate e molto ispirate, partendo dal villaggio minerario di Pazu fino ad arrivare alla magnifica Laputa e il character design è magnifico, un design che in seguito diventerà un marchio per lo studio. Il lato tecnico è incredibile e anche la sceneggiatura si dimostra eccellente.
Per cominciare uno degli elementi che rendono quest’opera stupenda riguarda i suoi personaggi. Questi infatti oltre ad avere un design convincente e che li differenziano bene, sono scritti benissimo, che si tratti dei protagonisti o anche semplicemente di personaggi di contorno. Pazu e Sheeta convincono da subito, sono due personaggi che mostrano una forte personalità, con il primo pieno di entusiasmo e la seconda più calma ma entrambi dotati di grande intelligenza e capaci alla fine di saper prendere in mano il proprio destino nelle situazioni difficili e di avere anche una bella crescita e maturazione. Tra i miei personaggi preferiti c’è sicuramente Dola, il capitano dei pirati, una donna anziana che ha una ciurma composta dai suoi numerosi figli e che dimostra un carattere molto forte, sicuro di sé, molto diretta e pronta a lanciarsi all’avventura per ottenere il tesoro che desidera, ma che in seguito si affezionerà a Pazu e Sheeta. Anche i pirati sanno essere simpatici e divertenti nel loro modo di approcciarsi. Perfino i personaggi di contorno che appaiono per poco tempo, come ad esempio Nonno Pom (Fujio Tokita), che appare una sola volta, rimane impresso e lo stesso vale per tutti gli altri. Muska inoltre si dimostra un villain convincente e spaventoso, un personaggio che sa essere convincente, elegante e posato, ma che in realtà sarà il più folle di tutti e sa inquietare per i suoi obiettivi.

I personaggi sono pieni di vita e apprezzo anche l’ispirazione presa da I viaggi di Gulliver riguardo a Laputa (che tra l’altro citano pure), ma ad aggiungere spessore a questa storia sono le tematiche, tematiche molto care a Miyazaki e che metterà sempre nelle sue opere. Il primo che si nota assolutamente è la tematica ambientalista che si può notare nella stessa città di Laputa, un contrasto tra natura e modernità con l’albero che rappresenta la rinascita, la natura capace di trovare la sua strada nelle avversità mentre alcune zone tecnologiche rappresentano la distruzione in quanto Laputa stessa era una città molto avanzata e con una forza distruttiva inimmaginabile. Una città che, da come capiamo dalla storia, era nata con intenzioni positive ma che poi si è convertita per la guerra e questa cosa rispecchia molto anche i suoi robot. Ed è qui che notiamo il forte antimilitarismo di Miyazaki, dove i militari sono i cattivi e le armi di distruzione sono rappresentate in maniera terrificante, mandando anche un messaggio in cui la guerra non è la risposta e che può portare solo dolore e odio. Inoltre apprezzo il modo in cui rappresenta i bambini e la loro innocenza. Sono sempre rappresentati in maniera positiva e si dimostrano coloro ad avere una maggiore sensibilità e anche dei sogni idealistici e anche questo è qualcosa che vedremo spesso in molti suoi lavori. Amo molto questo film e ogni volta riesce a colpirmi.
Per concludere, Laputa – Castello nel cielo è un film animato stupendo con delle animazioni di grande qualità e una regia veramente ispirata, oltre che ad avere una storia con dei bei personaggi e delle tematiche molto mature trattate con cura e senza alcuna retorica. Lo consiglio assolutamente!

Spero che la recensione vi sia piaciuta molto.
Alla prossima!
[The Butcher]
Concordo, un film splendido, uno dei miei preferiti, e con tematiche che oggi sono più attuali che mai.
Ben detto. Queste tematiche sono purtroppo attuali e la cosa triste è che tematiche simili sono presenti da decenni e in molti hanno sempre cercato di sensibilizzare il pubblico a riguardo. A mio avviso Miyazaki è uno dei migliori nel trattare questi argomenti.
Visto insieme alle mie figlie, che adorano Miyazaki. Ci è piaciuto molto e la tua recensione gli rende giustizia.
Le tue figlie hanno dei gusti veramente ottimi! Comunque sì, è un film eccellente che nel corso degli anni non è invecchiato affatto e anzi rimane moderno tuttora sia nel lato tecnico sia nelle sue tematiche e nel modo in cui vengono trattate.
La qualità dei personaggi di contorno rende credibile tutto il resto. E’ una lezione che si va perdendo sempre più…
Anche *Il castello nel cielo* è un anime che adoro, insieme alla sua musica…💕