Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nel precedente articolo, come di consueto, siamo tornati a parlare del mondo dell’animazione e questa volta l’abbiamo fatto con un’opera della Sony Pictures Animation, un’opera davvero piacevole che però riesce a trasmettere un sincero calore ossia Vivo. A Cuba Andrés e il suo cercoletto Vivo si esibiscono ogni giorno in piazza facendo musica. Un giorno però Andrés riceve una lettera dalla famosa cantante Marta con cui suonava quando era giovane, che annuncia il suo ritiro e vorrebbe cantare con lui per la sua ultima volta a Miami. Vivo non è felice della cosa ma il giorno dopo cambia idea ed è pronto ad aiutare Andrés. Però il suo amico è morto nel sonno e Vivo giura di andare da Marta per darle una canzone che Andrés le aveva scritto per dichiararsi ma che non le aveva mai dato e in quest’avventura sarà aiutato dalla giovane Gabi. Tecnicamente il film è fatto bene, ha un buon character design e delle belle ambientazioni che sono illuminate con cura, con Cuba piena di luce calda e Miami con ottime luci al neon. La regia è fatta bene e creerà delle sequenze davvero interessanti e darà maggior risalto alle coreografie musicali e le canzoni sono stupende. La storia è semplice e si basa sulla musica e sulla perdita, con due ottimi protagonisti e perfino delle emozioni sincere che riescono a essere genuine. Lo consiglio assolutamente!
Torniamo a parlare di film in live-action e, visto che l’ultima volta avevo discusso del primo Batman mi sembra giusto continuare con il secondo, che considero perfino migliore.
Ecco a voi Batman – Il ritorno (Batman Returns), pellicola di supereroi del 1992 scritta da Daniel Waters e Weasley Strick e diretta da Tim Burton.

Trama:
Il film si apre a Gotham durante il Natale, 33 anni prima, con i ricchi coniugi Cobblepot che assistono alla nascita del loro primogenito, che però nasce deforme e violento e, spaventati, lo gettano nelle acque del fiume. Invece di morire il bambino viene trasportato in una zona sotterranea abitata da pinguini di uno zoo abbandonato. 33 anni dopo la città parla molto del Pinguino (Danny DeVito), un essere metà pinguino e metà uomo che vive nelle fogne. Intanto lo spietato magnate Max Shreck (Christopher Walken) cerca di far approvare il progetto per la sua centrale nucleare che però viene rifiutato. In quel momento Gotham viene attaccata dai criminali del Triangolo Rosso e Batman (Michael Keaton) interviene per fermarli. Nella confusione generale il Pinguino rapisce Shreck e i due fanno un patto. Shreck dovrà aiutare il Pinguino e in cambio quest’ultimo non rivelerà tutti i reati che il magnate ha commesso e di cui possiede numerose prove. Quella sera Selina Kyle (Michelle Pfeiffer), la segretaria di Shreck, scopre che la centrale del suo capo serve in realtà per rubare l’energia a Gotham e quest’ultimo la uccide, gettandola da una finestra. Selina però sopravvive e, furiosa, crea un abito e diventa Catwoman. E in tutto questo caos Batman dovrà impedire il compiersi dei piani malvagi di Pinguino e Shreck.
Ai tempi questo seguito ebbe un buon successo, anche se non agli stessi livelli del primo, però divise in due il pubblico e la critica, che lo consideravano fin troppo cupo e violento. Invece io l’ho sempre amato perché qui ho visto parecchio Tim Burton, il suo stile, il suo pensiero, e infatti questo Batman è completamente suo, è un’opera quasi personale. Partiamo con ordine.

La Warner, visto l’enorme successo del primo capitolo, voleva assolutamente fare un seguito con DeVito nel ruolo del Pinguino e Robin Williams in quello dell’Enigmista, anche se a Burton non convinceva l’idea del seguito. Intanto lo sceneggiatore del primo film, Sam Hamm, iniziò a scrivere la storia che nelle prime fasi si doveva concentrare sulla nascita di Due Facce, ma la Warner insistette per il Pinguino e venne aggiunta anche Catwoman visto che Burton era interessato al suo personaggi. In questa storia gli eventi avvenivano subito dopo la fine del primo capitolo, concentrandosi sulla relazione tra Bruce Wayne e Vicki mentre Pinguino e Catwoman cercavano d’incastrare Batman per cercare un tesoro. Qui il Pinguino doveva usare uccelli come armi e Catwoman era molto più sessualizzata. Qui doveva anche apparire Robin per la prima volta. Burton venne riconfermato regista del film nel 1991 a patto però che avesse totale controllo del film e sostituì alcuni membri della crew con alcuni suoi collaboratori (ad esempio Bo Welch per le scenografie). Inoltre sostituì lo sceneggiatore con Daniel Waters dopo aver visto e apprezzato Schegge di follia e le uniche indicazioni che Burton gli diede furono che non ci fossero collegamenti con il primo e soprattutto (e qui dobbiamo veramente ringraziarlo altrimenti ci saremo trovati davanti a una Catwoman simile a quella dell’omonimo film del 2004) che Catwoman fosse un personaggio più caratterizzato e con diverse sfaccettature ed è da qui che si decise di concentrare il film sui suoi cattivi.
Iniziamo quindi parlando del lato tecnico e anche in questo caso ci ritroviamo davanti a un’opera curata e ben gestita ma al contrario del primo film qui Burton avrà molta libertà creativa e così deciderà di applicare il suo stile a questa storia, differenziandola dal primo capitolo. Infatti se il primo film aveva un taglio più noir, questo secondo capitolo sarà più gotico e soprattutto sarà molto espressionista sotto molti punti di vista, in primis con la fotografia. Quest’ultima infatti presenta dei tagli d’ombra davvero stupendi e molto curati, una fotografia che giocherà parecchio con le ombre, creando un’ambientazione oscure e anche delle sequenze interessante con le ombre proiettate sulla parete che ricordano tanto Nosferatu (e non sarà l’unica citazione a quel capolavoro).

Anche le ambientazioni di Gotham sono molto differenti in questo caso, quasi ci trovassimo di fronte a un’altra zona della città. Rimane sempre quell’elemento di sporcizia e soffocamento e qui viene anche aggiunto una sorta di grigiore dato dall’azienda di Shreck e dai negozi fatiscenti ma che sembrano vuoti (uno degli elementi della critica che Burton farà alla società, ma ci torneremo dopo). Le ambientazioni di Gotham saranno molto quadrato e precise, dandogli un aspetto interessante ma allo stesso modo vuoto e blando e anche ambientazioni come lo zoo abbandonato e il rifugio di Pinguino nelle fogne sono davvero belle e non solo hanno un aspetto ottimo, con il primo che nel suo stato di abbandono avrà un’immagine grottesca e squadrato (riprendendo sempre lo stile espressionista), ma avranno anche degli ottimi modellini in cui la telecamera si muoverà perfettamente. E ovviamente non si può non parlare della regia che anche qui è gestita benissimo, soprattutto nei tempi che saranno lenti, perfetti per approfondire i vari personaggi e avrà inquadrature capace di mettere in primi piano diversi dettagli e mostrare attraverso le sole immagini una certa critica sociale che discuteremo più avanti. Inoltre qui le sequenze d’azioni saranno più esagerate e volutamente comiche, facendo sorridere e sposandosi bene con il contesto.
Inoltre gli effetti speciali sono stupendi, c’è una grande cura negli effetti artigianali sia nei gadget di Batman che in quelli del Pinguino e c’è stato anche un incredibile lavoro con i pinguini. Alcuni erano veri ma altri (almeno una trentina) erano animatronics costruiti dal grande Stan Winston che si muovono con naturalezza e risultano credibili ancora oggi. Tra l’altro i design di Pinguino e Catwoman sono stupendi. Il trucco del Pinguino è realizzato davvero bene non copre il volto dell’attore e gli da un aspetto animalesco e selvaggio, con questo colorito bianco cadaverico, i capelli lunghi e sporchi, il naso lungo a punta, il corpo gobbo e largo e le mani a forma di pinna. Il costume di Catwoman è diventato iconico e affascina parecchio soprattutto per quelle cuciture che ricordano molto delle cicatrici. Il lato tecnico è stupendo e anche la sceneggiatura ha diversi elementi di forza.

La storia è semplice ma, vista l’enorme varietà di personaggi, è molto articolata e si concentra in particolar modo sui tre villain principali: Pinguino, Catwoman e Shreck. Batman/Bruce infatti appare molto di meno e a meno spazio dei tre ma, grazie a questi antagonisti lui ottiene una certa caratterizzazione soprattutto con le somiglianze che ha con loro, in particolar modo con Pinguino e Catwoman in quanto anche lui alla fine è un mostro per certi versi. Pinguino è un mostro nell’aspetto e risulta molto interessante. Fino alla fine lui è un vero cattivo, non ha un vero momento di redenzione in quanto mente, è pronto a fare del male, a cercare vendetta per quello che non ha mai avuto e come se non bastasse ha sempre desideri sessuali verso le donne. Risulta disgustoso ma per certi versi fa quasi pena perché si è visto negare la possibilità di essere amato ed è soprattutto questa mancanza che lo fa muovere fino alla fine. Catwoman invece è un simbolismo del femminismo di quegli anni che risulta ottimo ancora oggi. Infatti inizialmente Selina era una segretaria che veniva derisa dal suo capo e dagli altri uomini e dopo essere stata insultata per tanto tempo ed essere perfino stata uccisa, esplode e decide di cambiare del tutto, di prendere in mano il proprio destino e vendicarsi di Shreck e del male che ha fatto, sapendo perfettamente che un uomo potente come lui riuscirà a sfuggire alla giustizia. Alla fine infatti il vero cattivo di questa storia è proprio Max Shreck. Tralasciando il fatto che il suo nome è preso dall’attore che interpretò Nosferatu nel film degli anni ’20, Shreck rappresenta il peggio della società, una persona avida che vuole sempre di più, che non gli basta affatto quello che ha ed è pronto a corrompere, distruggere e uccidere per guadagnare sempre di più. Ed è anche attraverso di lui che arriva la critica sociale legata al capitalismo e al consumismo sfrenato. Non a casa la storia è ambientata durante il periodo natalizio. E in tutto questo c’è anche una critica comica alla politica, soprattutto quando il Pinguino, sostenuto da Shreck, si candida a sindaco, facendo leva sulla rabbia e delusione dei cittadini per i continui attacchi del Triangolo Rosso e ottenere così il consenso e, onestamente, questa parte è molto più moderna di quanto si possa immaginare. E qui l’ironia è ottima, un’ironia tagliente che fa perno sul black humor, perfetto per lo stile di Burton.
Per concludere, Batman – Il ritorno è un seguito migliore del capitolo precedente, un film in cui Tim Burton ebbe maggior libertà creativa, creando un film espressionista e unico, con numerosi elementi gestiti bene, tre villain caratterizzati benissimo che valorizzano il protagonista e che fa una critica sociale forte e intelligente. Lo consiglio assolutamente!

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!
[The Butcher]
💜
Grazie!
Purtroppo, di questo film, conosco solo il costume di Catwoman (e solo perchè visto in giro, tra tv e social). Altro film da recuperare, direi! :)
Questo in particolare merita parecchio. Il primo capitolo diretto da Burton era stupendo, ma questo a mio avviso è anche migliore anche perché qui si vede maggiormente la sua mano, il suo pensiero. Questo è un film puramente burtoniano e ha dei nemici che arrivi a rispettare profondamente e che dimostrano una loro umanità. Te lo consiglio di cuore.
Appena riuscirò a guardarlo (come il primo, del resto), stai sicuro che ne parleremo su WA! XD
Spero vivamente che possa piacerti. Questi due Batman sono delle vere perle e ancora oggi li amo tanto.
Dovrei rivedere entrambi i capitoli per cogliere i dettagli di cui parli. E mi viene voglia di farlo.
In caso fammi sapere che cosa ne pensi! Dal mio punto di vista questo è uno di quei esempi in cui il seguito è migliore dell’originale. E il primo capitolo è davvero ottimo, ma questo seguito è puramente burtoniano.
La verità è che è passato troppo tempo da quando li ho visti. Serve riprenderli con più gusto e senso critico.
In questo caso allora ti auguro una buona visione. Per me rimangono dei film sempre validi e molto moderni e spero vivamente che possano piacere anche a te!