Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo siamo tornati a parlare del mondo dell’animazione e abbiamo deciso di spostarci in casa DreamWorks per discutere del seguito di un film molto sottovalutato e che ho apprezzato molto. Ecco a voi I Croods 2 – Una nuova era. I Croods sono riusciti a sopravvivere alla catastrofe e ora stanno cercando una casa sicura mentre Hip e Guy vorrebbero fare un branco tutto per loro. Grug però riesce a trovare un luogo rigoglioso e ricco di cibo. Qui incontrano i Superior, una famiglia che conoscenza Guy quando era piccolo e che non vedono di buon occhio i Croods, considerandoli solo dei selvaggi e vorrebbero che Guy si mettesse con la loro figlia, Aurora. Tra i Croods e i Superior nascono delle rivalità, ma quel luogo nasconde qualche mistero. Questo seguito è costato molto meno rispetto all’originale e si può notare dai character design che, seppur belli, sono più semplici e dal fatto che il film è ambientato in un luogo ristretto, ma nonostante ciò il film funziona grazie a una bella regia capace di usare bene il 3D, di creare sequenze interessanti e avere un ritmo che valorizza la commedia. Inoltre i colori sono usati benissimo e le creature convincono. La storia è semplice, basata sul contrasto tra due famiglie e il modo in cui superano le diffidenze e le avversità, oltre che offrire momenti comici veramente simpatici e divertenti. Lo consiglio assolutamente!
Torniamo a parlare di live-action e in questo caso introduciamo un regista che ha fatto la storia, un regista tedesco che ancora oggi crea delle opere magnifiche.
Ecco a voi Perfect Days, pellicola drammatica del 2023 scritta da Wim Wenders e Takuma Takasaki e diretta da Wim Wenders.

Trama:
Hirayama (Kōji Yakusho) è un sessantenne giapponese di Tokyo che come lavoro pulisce i bagni pubblici di Shibuya e conduce una vita molto semplice scandita da una sua routine. Infatti dopo il lavoro coltiva le sue passioni legate alla cura delle piante, alla lettura di libri, alla fotografia analogica e all’ascolto di musica rock anni ’60-’70 attraverso le sue audiocassette. Tutto ciò si ripete costantemente ogni giorno, ma non è mai una vita monotona in quanto gli incontri che farà saranno sempre una sorpresa e ci riveleranno qualcosa del suo passato.
Wim Wenders non ha bisogno di presentazioni. Alice nelle città, Paris Texas, Il cielo sopra Berlino, questo regista ci ha regalato degli incredibili capolavori ed è stato uno dei protagonisti del nuovo cinema tedesco. È un regista che amo tanto e sono contento di averlo finalmente portato qui sul blog.

Quello che mi ha sempre fatto sorridere di questo film è il modo in cui è nato. Infatti inizialmente il film doveva essere un documentario sui bagni pubblici giapponesi. Wenders venne chiamato da Koji Yonai per filmare il lavoro fatto dal The Tokyo Toilet, un progetto di riqualificazione urbano dei bagni pubblici di Shibuya. Scelsero Wenders per girare dei corti legati a questi bagni, visti gli ottimi rapporti che avevano (negli anni ’80 Wenders girò un bellissimo documentario, Tokyo-Ga, che mostra la vita frenetica della città). Fu il regista stesso che però decise di fare un lungometraggio incentrato sulla vita di quest’uomo.
Partiamo come al solito dal lato tecnico e non possiamo fare a meno di rimanere impressionati dalla bellezza di questo film, una bellezza basata sulla semplicità. Fin da subito notiamo la particolarità della pellicola visto che tutto è stato diretto in 4:3, quindi con lo schermo ristretto, e non è una scelta fatta a caso visto che la regia si concentra esclusivamente sul personaggio e la sua vita. Infatti la regia di Wenders gli lascia un po’ di spazio, quasi come fosse un documentario che non vuole invadere il suo ambiente e vuole limitarsi a osservare cosa fa, ma questa regia non solo sarà concentrata su Hirayama ma anche su tutto ciò che lo colpisce, ciò che attira il suo sguardo. Il tutto sembra molto semplice, ma la regia è molto complessa, quadrata, precisa, ben gestita e mai meccanica e ogni inquadratura parla allo spettatore, facendogli comprendere lo stato d’animo di Hirayama.

Un altro elemento molto interessante del film è che il nostro protagonista parla molto poco, con certi personaggi non apre mai bocca ed è qui che la regia dimostra la sua bravura perché questo film parla attraverso le immagini e attraverso di queste capiamo la vita di Hirayama e intuiamo qualcosa del suo passato. Il film mostra benissimo la sua routine, le sue abitudini e nonostante la ripetitività ogni giorno è sempre diverso proprio per gli incontri che fa e il modo in cui interagisce con gli altri e con ciò che lo circonda. La regia riesce a valorizzare i semplici gesti che compongono la vita di Hirayama e a donargli una forza emotiva e una grande profondità, come quando scatta le fotografie o quando raccoglie la piccola pianta per portarla a casa e curarla. Questi gesti e questa semplicità non sono banali e la regia li rende momenti di felicità, piccoli momenti di felicità e calma che caratterizzano la sua esistenza attuale. Amo molto anche le inquadrature che vengono fatte alle piante e agli alberi, con il sole che passa attraverso i rami e illumina la scena. Tutto ciò assume un valore enorme e riesce anche a scaldare il cuore.
In tutto ciò ho apprezzato tantissimo i suoi sogni, sogni brevi, in bianco e nero e con immagini sovrapposte tra di loro che mostrano gli eventi della giornata ma concentrandosi su certi dettagli che possono essere le mani o gli occhi. La fotografia è bellissima, con luci viola e blu quando lui è a casa di notte e una luce naturale e con colori accesi e vivi quando si trova all’aperto. Anche la colonna sonora è magnifica. Per la maggior parte del tempo è il silenzio a farla da padrone ma quei momenti in cui sarà presente la musica sentiremo le canzoni delle sue audiocassette con i The Animals, The Velvet Underground, Lou Reed, The Kinks e molti altri perfetti per questa storia. Tecnicamente il film è incredibile e lo stesso vale per la storia.

Il film inizia mostrandoci la vita di Hirayama, il suo lavoro e la sua routine ma soprattutto gli incontri che farà nel corso delle varie giornate. Come abbiamo detto in precedenza, nonostante la sua routine sia quasi sempre invariata, in realtà vive esperienze sempre diverse e in questo, anche se non succede mai nulla di eclatante e il film è molto calmo, non annoierà mai lo spettatore. I suoi gesti mostrano una grande forza, anche la semplice lettura di un libro è qualcosa che crea emozione, qualcosa di bello e pacifico che non risulta mai vuoto. Adoro soprattutto il modo con cui si relazionerà con gli altri, per la maggior parte attraverso i silenzi o piccoli gesti come ad esempio con Aya (Aoi Yamada), la ragazza che si interessa alle sue audiocassette e alla sua musica, in cui capiamo come questa musica l’abbia commossa e forse aiutata in un momento di difficoltà e il tutto nel silenzio e grazie alla bravura degli attori. Hirayama riuscirà a parlare solo con due persone ossia Mama (Sayuri Ishikawa), una donna che gestisce un piccolo ristorante e con cui sembra esserci un interesse reciproco, e la nipote Niko (Arisa Nakano), con cui crea in poco tempo un bellissimo rapporto di affetto. Lo stesso Hirayama è un personaggio profondamente interessante perché, vedendo il film e osservando le varie scene, possiamo intuire varie cose di lui, come ad esempio capiamo che lui in passato ha subito tante cose, in passato ha sofferto e non era per niente felice e la vita che conduce adesso è una sua scelta, una vita umile ma che gli offre momenti di pura felicità. Vediamo ancora il suo dolore e la sua sofferenza, ma vediamo anche la gioia che lo illumina quando guarda il cielo o osserva le persone che fanno gesti gentili. E inoltre ci sono tanti momenti di una bellezza unica e capace di mostrare forti emozioni senza essere eclatanti senza retorica e senza essere smielati.
Per concludere, Perfect Days è un film magnifico, un film diretto benissimo che riesce a parlare allo spettatore attraverso le immagini, valorizzando momenti semplici e rendendoli magnifici e profondi. La storia è ben gestita e il personaggio di Hirayama si dimostra complesso e molto umano, con una lunga storia alle spalle che possiamo solo intuire. Un film magnifico che vi consiglio assolutamente!

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!
[The Butcher]
La bellezza basata sulla semplicità! Proprio questo. Hai ragione, un film magnifico.