Raya e l’ultimo drago

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo cambiato completamente argomento, passando dal mondo del cinema a quello dei fumetti per continuare con la saga fantasy di Kalya con il volume 21, un volume in cui hanno ridotto il numero di pagine. Kalya, Leena e Tagh sono riusciti a portare Hamon-Dern nella fortezza di Kalantor ma le cose precipitano quando gli aldelisiani distruggono la prima cinta muraria e Hamon-Dern riesce a liberarsi dal suo sarcofago. Kalya dovrà fare del suo meglio per prepararsi contro il ritorno del tiranno. I disegni sono gestiti bene, con linee ben marcate e dei tratti curati sui volti dei personaggi. Lo stile è molto preciso e quadrato nelle scene statiche mentre in quelle d’azione diventa più sporco sia nei tratti sia nella composizione, donando dinamismo e ritmo ma rendendo qualche scena un po’ confusa. La storia continua a evolversi bene con l’essere fatto dal morbo pallido che finalmente si rivela, Kalya che cerca l’aiuto degli altri gjaldest e la situazione a Kalantor che diventa sempre più precaria. Lo consiglio.
Inoltre vi consiglio di recuperare la recensione che ho scritto insieme a ilbuiodentro, una recensione fatta appositamente per il Pesce d’Aprile che mi ha divertito un mondo ossia See You Next Wednesday.
E dopo essere stati nel mondo dei fumetti torniamo in quello del cinema e per la precisione dell’animazione prendendo in esame il 59° classico Disney.
Ecco a voi Raya e l’ultimo drago (Raya and the Last Dragon), pellicola animata del 2021 scritta da Qui Ngyuen e Adele Lim e diretta da Don Hall e Carlos López Estrada.

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Trama:
Un tempo nel regno di Kumandra uomini e draghi vivevano in armonia, con quest’ultimi che donavano ai primi pace a acqua. Un giorno però arrivarono i Druun, creature oscure capaci di tramutare qualsiasi cosa tocchino in pietra. I draghi tentano di difendere gli umani ma vengono pietrificati ed è Sisu (Awkwafina) a sconfiggere i Druun, racchiudendo tutto il suo potere nella Gemma del Drago e facendo tornare come prima gli umani, ma non i draghi, e lei stessa scomparve. Purtroppo gli umani iniziarono una guerra per contendersi la Gemma e Kumandra si separò in diversi regni: Cuore, Zanna, Dorso, Artiglio e Coda. Passano 500 anni e Benja (Daniel Dae Kim), sovrano di Cuore e protettore della Gemma, spiega a sua figlia Raya (Kelly Marie Tram) che lui vuole ricreare Kumendra e superare i conflitti con le alte tribù, per quel motivo ha inviato i capi da lui. Raya così conosce Namaari (Gemma Chan), figlia della sovrana di Zanna, con cui diventa amica e a cui mostra la Gemma in segno di fiducia, ma quest’ultima la tradisce rivelando la posizione dell’artefatto alla sua tribù, ma il segnale viene visto anche dagli altri e tutte le tribù accorrono. Qui iniziano a lottare per prendere la Gemma ma così facendo la rompono in cinque pezzi che ogni tribù prende per sé mentre i Druum ritornano a seminare il terrore. 6 anni dopo Raya trova il posto giusto per evocare Sisu e riesce nell’impresa ma il drago che si trova di fronte è diverso da quello che si aspettava.

Anche quest’opera, come tutte di quel periodo, ebbe la sfortuna di incontrare il Covid e il lockdown e per questo non guadagnò tantissimo. La cosa che però mi sorprende è che la Disney l’abbia portato anche in sala mentre opere della Pixar come Soul, Luca e Red vennero messe direttamente in streaming. Una scelta che mi ha sempre fatto storcere il naso, ma non siamo qui per parlare di questo.

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Inizialmente il film era stato scritto solamente da Adele Lim mentre alla regia c’erano Paul Briggs e Dean Wellins e come doppiatrice di Raya era stata scelta Cassie Steele. Poi nel 2020 ci furono diversi cambiamenti, in primis nella regia dove vennero messi Hall ed Estrada mentre Briggs e Wellins vennero accreditati come co-registi (e poi Wellins venne solo accreditato come scrittore del soggetto e come co-regista venne sostituito da John Ripa). Infine cambiarono anche la doppiatrice di Raya e il ruolo venne affidato a Kelly Marie Tram. Non sono riuscito a capire i motivi per cui vennero fatti tanti cambiamenti, la Disney spiegò solo perché decisero di sostituire la doppiatrice e fu una decisione legata alle modifiche che vennero effettuate nel tempo al personaggio di Raya, inizialmente molto più stoica e serie di come la conosciamo, mentre la Disney voleva darle anche qualcosa di più leggero.

Parlando del lato tecnico, la Disney dimostra di essere migliorata parecchio nell’uso dell’animazione 3D anche se a mio avviso la Pixar sarà sempre un passo avanti. In ogni caso fin dall’inizio l’opera colpisce quando Raya viaggia per questa terra arida e subito ci parla di Kumandra e della Gemma e qui ho apprezzato lo stile che hanno usato per mostrare quegli eventi, in quanto hanno mischiato l’animazione 3D con quella tradizionale creando una sequenza che ricorda molto un teatro d’ombre cinese ma con l’aggiunta di colori molto vividi. Una sequenza che ho apprezzato molto, così come tutto l’inizio e la sua costruzione, ma ne riparleremo con la sceneggiatura. Sta di fatto che ho apprezzato quasi tutti i character design del film. Lo stile è quello che la Disney ormai usa da Rapunzel ma qui viene applicato molto bene e riesce a creare dei personaggi molto diversificati e l’esempio maggiore lo possiamo vedere sia con i vari popoli delle tribù ma più semplicemente con Raya e Namaari. La prima infatti ha tratti molto più morbidi e arrotondati mentre Namaari ha tratti più aguzzi e quasi felini che ne descrivono la forza. Lo stesso vale per i vari personaggi che Raya incontrerà nel viaggio come ad esempio Tong (Benedict Wong) da Dorso che rappresenta in pieno il suo popolo, dedito alla battaglia e alla sopravvivenza in un clima rigido, alto, con il petto e le spalle larghe oltre ad avere numerose cicatrici. Inoltre mi è piaciuto molto come hanno diversificato il loro vestiario e come abbiano curato i tessuti, lo spessore e anche la loro pesantezza.

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Riguardo i personaggi umani sono molto soddisfatto ma c’è un personaggio che a livello estetico (e non solo) non mi ha convinto: Sisu. Purtroppo il design di Sisu non mi è mai piaciuto in quanto stona parecchio con gli altri e perfino con l’ambientazione. Soprattutto non mi piace il contrasto tra il corpo ispirato ai draghi orientali (quindi un corpo lungo e sottile e con le zampe piccole) e quel volto fin troppo cartoonesco e mi viene da dare ragione a coloro che tempo fa dicevano che assomigliava a un My Little Pony. E quel tipo di design non si adatta molto in questo contesto. Un punto i forza del film riguarda le ambientazioni. Nel viaggio di Raya vedremo tutte le tribù che formavano Kumandra, vedendo la bellezza e i colori di Cuore, la caoticità e vivacità di Artiglio (che è un mercato galleggiante) oppure la precisione scientifica di Zanna. Tutti luoghi molto diversi e unici che sapranno affascinare per la loro bellezza. La regia fa un buon lavoro con le scene d’azione, creando sequenze dinamiche e divertenti, specialmente nei combattimenti con le spade tra Raya e Namaari. Quindi a livello tecnico il film sa convincere e la sceneggiatura mostra molti punti interessanti.

Il primo elemento che mi aveva incuriosito dell’opera era legato al tipo di cultura a cui si ispirava. Infatti Raya prende moltissimo dalle culture dell’Asia del Sud-Est e principalmente da Paesi come Thailandia, Indonesia Filippine e molti altri, riprendendo da essi anche l’estetica dell’architettura. Amo profondamente qualsiasi tipo di folklore e i miti di diverse culture e per questo motivo il prologo riguardante Kumadra mi è piaciuto molto, oltre per il fatto che lì vengono introdotti elementi che ritorneranno spesso nella pellicola, come ad esempio l’acqua (simbolo di vita) oppure tematiche come la fiducia. La parte in cui Raya e una ragazza è tra le mie preferite perché vediamo tante belle idee messe in scena, con Benja che vuole un futuro di pace in cui le tribù possano riunirsi e tornare Kumadra e il modo in cui questo sogno viene tradito. Ed è qui che veniamo introdotti a una caratteristica che avrà Raya in futuro: una totale sfiducia nel prossimo. Infatti qui Raya, seguendo l’esempio del padre, ha deciso di dare fiducia al prossimo, di fare il primo passo verso la pace attraverso la sua amicizia con Namaari. Però quest’ultima la tradisce e da quel gesto arriva la tragedia con la Gemma a pezzi e i Druun che ritornano a seminare distruzione. Tutto questo viene rappresentato con grande maturità e serietà, con pochissime gag e attraverso una perfetta presentazione del mondo e dei personaggi. Adoro molto questa prima parte ma è con l’arrivo di Sisu che a mio avviso appaiono i primi problemi.

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Per semplificare, Sisu è un Mushu che non ce l’ha fatta. Lei non è il drago possente e serio che Raya si aspettava, ma è un drago goffo e molto ingenuo che per la maggior parte del tempo dirà battute e che sarà in enorme contrasto con Raya sulla questione della fiducia. Infatti Sisu ha una cieca fede nel prossimo ed è questo che le metterà in contrasto e da cui si svilupperà il loro rapporto. Il che potrebbe anche funzionare bene ma il problema è che Sisu è un personaggio veramente infantile nella sua scrittura. Le sue battute sono tante e la maggior parte non sono divertenti e inoltre non apprezzo come parla della fiducia perché molte volte si dimostra troppo ingenua, apparendo come una sciocca e dando involontariamente forza al pensiero di Raya sul perché non ci si possa fidare degli altri. E qui arriviamo a un altro problema riguardante l’umorismo. Perché quest’ultimo non si sposa bene con la serietà e la maturità vista all’inizio e che vedremo anche in seguito. Su queste cose non possiamo sorvolare perché Sisu è fondamentale per tante cose oltre che per la crescita di Raya. Mi dispiace molto dato che apprezzo molto gli altri personaggi. Raya è stupenda e penso sia l’unica principessa Disney a mostrare un certo cinismo. Anche lei sa essere simpatica con la sua spavalderia, ma per lo più è molto seria e non ha dei veri e propri sogni e vuole solo far ritornare suo padre che è stato pietrificato. Anche Namaari sarà un personaggio stupendo, qualcuno che ha fatto ciò che ha fatto per il bene della sua tribù, credendo che fosse la cosa giusta e in seguito proverà dubbi su quello che sta facendo, rendendola molto umana. Anche gli altri che accompagneranno Raya in questo viaggio sono molto interessanti e mi piacciono come sono caratterizzati anche se avrei preferito approfondirli di più. In generale la storia mi piace molto anche se di tanto in tanto ci sono dei contrasti tra la maturità della storia e alcuni momenti in cui le cose vengono semplificate troppo.

Per concludere, Raya e l’ultimo drago è un film tecnicamente ottimo, con delle ambientazioni stupende e un character design molto bello, a parte Sisu. Mi piace la maturità con cui viene affrontata la storia e mi piacciono molti dei suoi personaggi, come Raya e Namaari, ma non ho apprezzato Sisu e alcuni momenti infantili in questo contesto. Nonostante tutto lo consiglio assolutamente!

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

2 pensieri riguardo “Raya e l’ultimo drago

    1. Invece a me non piace affatto perché non si amalgama bene con il resto dell’ambientazione. E in generale è le il difetto maggiore di questo film. Raya è un film con enormi potenzialità che viene menomato da quel personaggio visto la sua centralità in ogni cosa. Un peccato perché sembrava il tentativo della Disney di prendere una strada più matura e particolare.

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