Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo, come da tradizione, abbiamo ripreso a parlare di animazione andando in casa Disney e prendendo in esame il loro 54° classico animato, un film particolare che parlava di supereroi ma che per fortuna non era collegato in alcun modo all’MCU, Big Hero 6. Hiro è un ragazzo di 14 anni con una grande intelligenza che però spreca il proprio tempo nei combattimenti illegali di robot, così un giorno suo fratello Tadashi lo porta all’Institute for Technology di San Fransokyo, dove studia, e gli fa vedere le meraviglie tecnologiche che stanno realizzando. Hiro rimane affascinato da ciò e si impegna a entrare lì, portando al giorno d’ammissione una sua invenzione ossia dei micro-bot che controlla telepaticamente e con cui può costruire tutto ciò che immagina. Quella stessa sera però scoppia un incendio che distrutte i suoi micro-bot e nel quale muore Tadashi. Come scoprirà in seguito però, non si è trattato di un incidente e insieme a Baymax, il robot sanitario costruito da suo fratello, cercherà di scoprire la verità. Il film mostra subito un lato tecnico stupendo, con un’ambientazione che unisce perfettamente la cultura americana e quella giapponese, e un character design che sa convincere, oltre che una regia più che buona in grado di valorizzare tutto quanto e di avere delle belle scene d’azione. I personaggi sono un punto di forza del film così come lo sono le tematiche del lutto e della perdita, argomenti che mi hanno sorpreso e che vengono trattati abbastanza bene e con il giusto peso. Lo consiglio assolutamente!
Torniamo a parlare di film in live-action e ancora una volta parliamo di un film italiano anche se in questo caso si tratta di un’opera recente che a mio avviso è stata fin troppo sottovalutata e meriterebbe di più.
Ecco a voi Delta, pellicola drammatica del 2022 scritta da Michele Vannucci, Massimo Gaudioso, Fabio Natale e Anita Otto e diretta da Michele Vannucci.

Trama:
La famiglia Florian è una famiglia di bracconieri della Romania che vive di pesca illegale attraverso l’utilizzo di elettroconduttori, ma la polizia ormai è sulle loro tracce e, disperati, decidono di andare in Italia, la terra originaria di Elia (Alessandro Borghi), membro della loro famiglia. Continuano a praticare la pesca illegale sul delta del Po grazie ad Elia e grazie a un barista che vende il loro pesce e li paga, mantenendo il segreto. I pescatori della zona però si rendono conto di queste attività illegali ed è qui che Osso (Luigi Lo Cascio) e sua sorella Nina (Greta Esposito), due guardiacaccia del luogo, decidono di indagare arrivando a coglierli in flagrante e denunciandone le azioni, ma nonostante tutto le forze dell’ordine non muovono un dito, facendo arrabbiare i pescatori che vogliono farsi giustizia da soli. La famiglia Florian inizia a capire che le cose stanno peggiorando e vogliono andarsene ma non prima che il barista dia loro i soldi che gli erano stati promessi per il lavoro. E la situazione non farà altro che peggiorare.
Devo cercare di parlare più spesso di opere italiane recenti perché è vero che in generale il nostro cinema sta attraversando un face di crisi, ma è anche vero che ci sono registi, autori e opere di grande impatto che hanno veramente voglia di raccontare qualcosa con il massimo impegno. Quindi, senza perdere tempo, iniziamo con la recensione.

Come al solito partiamo dal lato tecnico e in questo caso ci troviamo davanti a un’opera italiana che funziona sotto ogni punto di vista a partire dalla regia. Dai primi minuti vediamo in breve tempo il lavoro illegale di Elia, come lo compie e la situazione critica che vive la sua famiglia, senza dilungarsi troppo e riassumendo il tutto perfettamente soprattutto con le immagini. La regia è molto curata e in certe occasioni tende a essere imprecisa per riuscire a dare più enfasi a determinati momenti, come ad esempio scene in cui i nostri protagonisti, Osso ed Elia, si ritrovano divorati dal dubbio e della paura, donandoci sequenze che, anche tramite a un buon montaggio, faranno dei primi piani suo loro volti e dei primissimi piani sui loro occhi, arrivando anche a sfocare in parte l’immagine per accentuare queste emozioni.
Tra l’altro adoro le inquadrature dall’alto qui presenti che mettono in mostra la conformazione del delta e del fiume stesso, immagini anche molto evocative che daranno la giusta atmosfera alla pellicola. Un altro elemento che ho profondamente apprezzato riguarda la fotografia. Per lo più si utilizza un tipo di fotografia naturale, riprendendo quindi l’illuminazione tipica di quella zona e sappiamo bene quanto ciò sia difficile da fare, visto che bisogna stare attenti al tempo e al giorno se si vuole la giusta immagine. Quindi avremo questi paesaggi freddi e coperti molto spesso dalla nebbia che riusciranno a sorprendere e allo stesso tempo a mostrarci un mondo a parte lontano da tutto il resto. La fotografia al naturale convince appieno, ma sarà ottima anche quella presente negli interni, specialmente quella al bar con le luci al neon colorate. In generale il lato tecnico, con il sonoro, il montaggio e la colonna sonora, è ben reso e lo stesso vale per la sceneggiatura.

Fin da subito la storia ci presente bene i due gruppi, i bracconieri e i pescatori, e fin da subito ci fa intendere che quel che vedremo sarà una guerra tra poveri. Da una parte avremo dei pescatori che nel delta ci pescano da sempre ma le cui attività hanno subito un brusco tracollo per vari motivi, tra cui fabbriche che buttavano sostanze nocive nelle acque, mentre dall’altra parte avremo i bracconieri, anch’essi pescatori da una vita che per regole stringenti sono diventati bracconieri, arrivando a un punto in cui nel loro Paese era impossibile continuare e per disperazione sono venuti in Italia. Entrambi combatteranno per avere poco e nessuno dei due vuole cedere e le cose peggioreranno quando i pescatori decideranno di passare all’azione per conto proprio. Qui il regista non prende le parti di nessuno dei due gruppi, non c’è un buono o un cattivo, ma solo persone disposte a tutto pur di sopravvivere con il poco che hanno.
Inoltre sono interessanti i due protagonisti, Elia e Osso. Il primo vuole molto bene alla famiglia Florian e fa di tutto per aiutarli mentre Osso è un ambientalista molto tranquillo e pacifico che fin da subito combattere per evitare che la situazione degeneri. Purtroppo non solo la situazione diventerà sempre più tesa e pronta a esplodere, ma loro due verranno trascinati da questi eventi subendo una de-evoluzione o, più probabile, la loro vera natura verrà mostrata per quello che è. Per quando Elia si impegni, sarà artefice del punto di rottura fin da subito mentre invece il crollo di Ossa sarà più lento e graduale fino a che un evento non lo porterà sulla strada delle violenza. E anche in questo caso il film non prende le parti di nessuno ma mostra persone piene di sfaccettature vittime degli eventi e di loro stessi.
Per concludere, Delta è un film veramente ottimo con un lato tecnico che convince fin da subito e non crolla mai, ma soprattutto una storia scritta bene, con dei personaggi disperati che combattono per poche briciole e due protagonisti incredibili interpretati da due attori che ho sempre amato. Lo consiglio assolutamente!

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!
[The Butcher]
Grazie per la recensione! Sono così rari i films che meritano la visione che questo me lo segno. Sai su quale piattaforma?
Io ce l’ho in dvd ma in streaming lo trovi tranquillamente su RaiPlay
Grazie
Di nulla! Spero veramente che possa piacerti perché è un film interessante e a mio avviso vale la pena riscoprirlo.
Incredibile che io non sapessi nulla di questo film con protagonisti due attori che adoro. Vado subito a recuperarlo.
Purtroppo la cosa non mi sorprende. Ce ne sono tanti di film italiani con attori incredibili che nessuno prende in considerazione. Colpa della pessima pubblicità e della pessima distribuzione.
Per fortuna, c’è il passaparola…
Il passaparola c’è stato tra i fan di cinema, ma se le sale sono poche è difficile andarlo a vedere. Almeno ora lo si può recuperare sia in DVD che su RaiPlay.
Infatti, l’ho già aggiunto alla lista su RaiPlay.
Ottimo! Fammi sapere che cosa ne pensi!
Soprattutto una cosina leggera
Sì, leggerissimo XD
sembra interessante, recupero
Lo è, fidati! Se vuoi recuperarlo puoi anche vederlo su RaiPlay.
Non saprei. Il tuo racconto è davvero bello, ma la narrazione italiana difficilmente è capace di prendermi. In questo decennio ho visto davvero pochissime opere italiane, proprio perché, anche quando tutto il resto sembra buono, come regia e fotografia, la narrazione rimane per me il punto debole. Non la storia, ma proprio come viene raccontata. Potrei dargli una possibilità se lo incontro, sperando che riesca a farmi ricredere.
Forse il problema è che ci siamo troppo abituati a un altro tipo di narrazione? Non saprei dire onestamente, io riesco a ritrovarmi in qualsiasi tipo di opera, però non sei l’unica a riscontrare lo stesso problema con certi modo di narrare europei ma anche legati all’oriente. Io spero vivamente che possa piacerti e, se lo vuoi trovare subito, c’è su RaiPlay.
Per esempio mi rifaccio alle vecchie fiabe classiche e tradizionali. Non ho mai sopportato quelle italiane, per il tipo di narrativa, non per i temi portati. Una narrazione quasi sempre cupa, o didascalica, o colpevolizzante (o una combinazione di queste tre), incapace di leggerezza anche in racconti che avrebbero dovuto essere tali. Da metà del secolo scorso si è visto qualche cambiamento, ma spesso si paga il retaggio cattolico di questo paese. Per questo ho sempre preferito narrazioni straniere, specie del centro e nord Europa.
Immagino che alla fine certi vecchi retaggi sono duri a morire. A livello narrativo non mi ha mai dato fastidio il modo in cui certe storie venivano narrate, l’unica cosa che mi dispiace è che nel nostro Paese, che sia cinema o letteratura, ci si concentra molto su un certo tipo di narrazione che racconti il “vero” e che non si basa affatto sul fantastico o altro. Questo è anche un retaggio che abbiamo dai tempi di Manzoni e che ancora oggi detta legge. Quel che critico del nostro Paese non è tanto la narrazione quando gli argomenti che vengono trattati che sono trattati come “importanti” e di “alta qualità”.
Una cosa che l’Italia sa fare meglio di altri è l’autocritica, la responsabilità storica e la denuncia sociale. Almeno lo era in passato. Film come quelli di Rosi e Volonté ne sono un esempio grandissimo, o La grande guerra di Monicelli, ma anche opere recenti come Fascisti su marte, o Diaz. Purtroppo si sta perdendo anche l’unica cosa buona che si faceva qua. E credo che manchi poco al revisionismo storico anche nel cinema.
Quel che dici è vero, siamo bravi nella denuncia sociale e nell’autocritica, ma c’è una parte di noi che vogliono coprire quell’oscurità del nostro Paese perché “danneggia la nostra immagine”. Se una persona vuole veramente bene al proprio Paese dovrebbe essere capace anche di fare autocritica e mettere in mostra i difetti. Speriamo sempre che non succeda un revisionismo.
Ormai ci stanno nordcoreizzando. E molte persone sembrano pure fiere di ciò.
Di solito persone che vogliono sentirsi forti e importanti, senza rendersi conto di essere i primi a essere fregati dai più potenti.
Grazie vado a vederlo.
Spero veramente che possa piacerti!
Ma che bello! Non l’avevo mai nemmeno sentito nominare, mi interessa moltissimo.
In realtà, come hai scritto un po’ in apertura, il cinema italiano è capace di fare ottime cose al di fuori dello stereotipo che lo accompagna sempre, e spesso regala delle grandi cose, anche nel cinema di genere, che però il pubblico regolarmente rifiuta e non va a vedere. Un nome su tutti è Gabriele Mainetti, che ha fatto degli ottimi film tutti dei flop alla loro uscita in sala; mi piace moltissimo anche Garrone, che secondo me è una delle voci migliori del nostro cinema contemporaneo. E’ un peccato che non si dia mai fiducia al nostro cinema, lo si denigra sempre ma non gli viene mai riconosciuto il suo merito quando dovrebbe averlo.
Spero veramente che ti possa piacere! Se lo vuoi sapere, è disponibile su RaiPlay. In ogni caso sì, ci sono certi autori e certi film che, nel loro piccolo, riescono veramente a dire tanto e a dimostrare come sia a livello tecnico che di scrittura e tematiche ci siano persone più che competenti nel nostro Paese. La cosa triste però è che il pubblico italiano stesso non va a vedere i film italiani, un po’ perché ancora sopravvive quell’idea che il nostro cinema sia brutto, un po’ perché comunque la distribuzione e la pubblicità di questi film è indecente. E non sai quanto mi sia dispiaciuto per Mainetti e il flop anche de La città proibita. L’ho visto al cinema ed è stata un’esperienza incredibile. Non è un film perfetto, ma è un film fatto con cuore e impegno e abilità e meritava di più così come Freaks Out. Garrone a mio avviso è il miglior regista che abbiamo, un regista capace di unire una tecnica incredibile e delle storie scritte benissimo. Io spero veramente che prima o poi le persone si rendano conto che il cinema italiano ha molto da offrire.
Anche io ho visto La città proibita al cinema, e il suo flop è davvero ingiusto: è un ottimo film d’azione, magari ci mette un po’ ad arrivare al punto ma è davvero divertente e con un bel messaggio alla fine. Purtroppo ho paura che un giorno Mainetti ci manderà giustamente tutti a quel paese e o smetterà di bruciare soldi oppure se ne andrà altrove dove potrà essere più apprezzato; perché è chiaro che se questo film, come anche Freaks Out, fosse uscito con nomi americani sarebbe stato accolto con molto più calore, ed è la cosa che mi fa arrabbiare di più.
L’indecenza della distribuzione è un altro gravissimo problema: non è possibile perdere dei film perché non li vai a vedere al day one e la volta dopo sono già stati tolti! Purtroppo è un discorso gigantesco che coinvolge anche lo streaming, e che è lo specchio del declino del cinema come istituzione.
Sicuramente qualcuno come Mainetti negli Stati Uniti avrebbe maggior successo e verrebbe valorizzato di più. Ed è davvero triste perché è un regista veramente capace che vuole cercare di riportare il cinema di genere e lo fa con opere interessanti. Sicuramente imperfetti ma affascinanti e fatti con il cuore. E sì, il messaggio de La città proibita è bellissimo. Un giorno devo recensire questo film.
[…] ingiustamente ignorate sia, in questo caso, per discutere di un lavoro a mio avviso sottovalutato, Delta. La famiglia Florian è una famiglia di bracconieri che vive di pesca illegale in Romania ma da […]