The Offering (2023)

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo continuato a parlare di animazione e questa volta ci siamo spostati su un’opera particolare che utilizzò per la prima volta una tecnica particolare per un lungometraggio animato, The Polar Express. Il protagonista è un ragazzino del Michigan che ormai non crede più nel Natale e in Babbo Natale. Mentre dorme sente il fischio di una locomotiva e, uscendo di casa, vede sulla stradina del suo paesino un treno a vapore chiamato Polar Express. Qui il capotreno lo invita a prendere il treno, diretto al Polo Nord per far incontrare Babbo Natale agli altri bambini. Dopo un attimo d’indecisione il ragazzo sale e qui vivrà delle avventure prima di giungere al Polo Nord. Un film che a livello tecnico funziona quasi del tutto, con una regia piena d’inventiva, delle ambientazioni curate e un’atmosfera incredibile, ma purtroppo la motion capture sul volto dei personaggi non è invecchiata bene e a volte i personaggi hanno espressioni vuote. La storia è molto semplice ma ben resa, con questo viaggio che servirà al protagonista per tornare a credere e in un certo modo crescere senza far morire il bambino dentro di lui. Lo consiglio!
Torniamo a parlare di film in live-action e torniamo ancora una volta nel mondo dell’horror. L’ultima volta ho parlato di un’opera veramente tremenda e quindi mi sembrava giusto passare a qualcosa migliore e che mi ha attratto per l’utilizzo di un argomento che è stato usato poco nel cinema.
Ecco a voi The Offering, pellicola horror del 2023 scritta da Hank Hoffman e diretta da Oliver Park.

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Trama:
Un uomo di nome Yosille (Anton Trendafilov) sta compiendo un rituale per intrappolare un demone che lui stesso ha evocato. Il demone in questione ha assunto le sembianze di una bambina (Sofia Weldon) e tenta di portarlo dalla sua parte. Yosille però riesce a completare il rituale, intrappolando il demone dentro il proprio corpo grazie a un amuleto e pugnalandosi al petto, uccidendosi. Nel frattempo Arthur (Nick Blood), insieme a sua moglie Claire (Emily Wiseman), va a trovare suo padre Saul (Allan Corduner) nel quartiere ebraico di New York in cui vive. Saul è felice di rivedere suo figlio, credendo che sia venuto a trovarlo dopo tanto tempo per riallacciare i rapporti e presentargli la moglie, ormai prossima a partorire. In realtà Arthur è lì per altri motivi: convincere il padre a ipotecare la sua casa per salvare la propria, visto che da due anni il suo lavoro di imprenditore immobiliare va molto male. Prima di dirglielo decide di aiutare il padre, che lavora alle pompe funebri, e preparano un nuovo corpo: quello di Yosille. Mentre viene lasciato da solo, Arthur rimuove il coltello dal corpo e per sbaglio rompe l’amuleto, liberando così il demone.

Qual è il motivo che mi ha spinto a vedere questo film? Il fatto che sia un horror che si basa sulla cultura e il folklore ebraico. In generale nel mondo dell’horror questa tematica è stata trattata poco e quelle poche volte purtroppo il risultato finale era alquanto tremendo. Il mai nato, The Possession, The Vigil, tutti film che andavano ad affrontare questo mondo, ma con dei risultati davvero deludenti. Per questo ho deciso di vederlo, sperando in un buon lavoro. Ci sono riusciti? Scopriamolo subito.

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Partiamo dal lato tecnico che, lo dico fin da subito, funziona in maniera stupenda ed è ciò che valorizza benissimo l’intera storia e dimostra la sua potenza fin dall’inizio, partendo con un’inquadratura al contrario della stanza di Yosille e, mentre la telecamera si muove, scopriamo che questo era il riflesso dell’acqua sul pavimento e quando l’inquadratura si sposterà realmente sulla casa, riusciremo a entrare fin da subito nell’atmosfera del film, facendoci comprendere a cosa ci troviamo davanti e lo farà con una messa in scena e degli elementi ottimi tra regia, atmosfera e montaggio. Sono proprio di questi tre elementi che discuteremo con più cura.

La regia avrà un ritmo lento che dividerà bene l’opera in tre atti. Dopo il prologo con il demone intrappolato, il film ci presenterà i protagonisti, le loro motivazioni e soprattutto i loro rapporti, prendendosi il tempo necessario. Quando poi il demone verrà liberato si inizierà il secondo atto e la costruzione della tensione attraverso sequenze molto interessanti. In questo caso, oltre alla regia, sarà l’atmosfera a inquietare lo spettatore, con i corridoi della casa che di notte diventano più angustianti, con questi giochi di ombre molto interessanti che daranno al tutto un aspetto molto gotico, un tipo di gotico vicino a quello degli anni ’60 (e in parte ci ho quasi rivisto le opere del grande Mario Bava come ispirazione). L’oscurità verrà usata bene e riuscirà a trasmettere la sensazione di claustrofobia e soprattutto sembrerà quasi che qualcosa di oscuro e pericoloso si nasconda in essa. Quindi in questa parte la tensione continuerà a crescere e la regia riuscirà a valorizzare tutto questo attraverso sequenze interessanti che mostrano buone idee e una buona messa in scena, tipo il momento in cui il demone, assumendo la forma della bambina, si nasconde dietro le tende, un’idea semplice ma sfruttata a dovere, qualcosa di innocente che assume dei connotati terrificanti.

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Nel film sono presenti anche dei jumpscares ma, al contrario di The Nun, sono usati bene. In primis perché non arrivano quando te li aspetti, si costruisce la tensione e, quando il jumpscares sembra arrivare, il tutto viene fatto scemare attraverso una scena tranquilla ed è lì che colpisce. Inoltre i jumpscares on sono neanche tanti e tutti sono legati alla storia. Anche il montaggio fa un ottimo lavoro e aiuta tantissimo il ritmo  la creazione della tensione, dando ancor più peso all’atmosfera e, senza essere troppo visibile, mostra grande abilità. Insomma il lato tecnico mette alla luce elementi davvero positivi e anche un’ottima abilità del regista che qui è al suo primo lungometraggio. Anche la sceneggiatura mostra dei punti di forza.

C’è da dire che The Offering è comunque un’opera derivativa e alcune cose che mostra sono già viste in altre opere. Le parti inerenti alla preparazione del cadavere ricorda Autopsy, anche se poi si differenziano perché qui l’autopsia non è la centralità. Altri elementi che sanno di già visto sono il demone che gioca con la mente delle persone e, appunto, la forma di bambina spettrale che assume spesso, ripreso dal mondo gotico. Tutte cose che sono presenti in varie opere che però sono impostate molto bene e scritto bene. Quello che riesce a colpire sono proprio i personaggi, che si dimostrano molto caratterizzati e anche tridimensionale. Arthur è un protagonista molto interessante e molto umano, specialmente con il rapporto difficile che ebbe con il padre. Sappiamo che tempo addietro litigarono molto ma adesso Saul vorrebbe rimediare ai propri errori e Arthur invece avrà un forte conflitto interiore nel chiedere al padre di ipotecare la casa, ma soprattutto nel voler far pace con lui, cosa che vorrebbe fare ma che sembra trovare estremamente difficile.

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Ciò che il film riesce a fare alla perfezione è immergerci nel mondo di questa comunità ebraica, mostrandoci le loro tradizioni e la loro cultura attraverso le immagini e senza essere inutilmente retorico. Uno scorcio di vita reale che sentiamo come tale. Anche il demone in questione, Abyzou, è affascinante nel modo in cui viene mostrata e anche qual è il suo obiettivo finale, visto che lei viene chiamata la ladra di bambini. Il film inoltre parla di varie tematiche come la famiglia, la paternità, la maternità e anche cosa si è disposti a sacrificare per i propri obiettivi o per ciò che si ama. Certamente non è un capolavoro, ma si dimostra un ottimo film sotto tutti i punti di vista a cui mi sono ormai affezionato.

Per concludere, The Offering è un horror derivativo e di genere che funziona benissimo sul lato tecnico, con una regia, delle atmosfere e un montaggio curate e che aiutano nella crescita della tensione. Anche la sceneggiatura però è scritta bene sia nei personaggi che nelle tematiche, riuscendo a farci immergere bene nella realtà di questa comunità. Un film che consiglio assolutamente.

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Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

7 pensieri riguardo “The Offering (2023)

    1. Benissimo e spero vivamente che possa piacerti! Io l’ho apprezzato molto proprio per il modo in cui ha utilizzato bene e in maniera interessante diversi elementi horror che abbiamo visto numerose volte.

    1. La questione dell’horror è molto più interessante di quanto si pensi. Ci sono ovviamente dei film horror destinati a un pubblico mainstream che tendenzialmente (non sempre) si basa su alcuni mezzi come i jumpscares e, se i registi non sono bravi come un James Wan, arrivano ad abusare di quella tecnica per cercare di divertire e dare un minimo di spavento al pubblico. Poi ci sono tanti altri horror, ancor più piccoli e creati a volte in maniera semi- indipendente che invece costruiscono una tensione meravigliosa e sono molto più sottili per quanto riguarda il terrore e un esempio sono i film di Ari Aster. The Offering non è certamente un capolavoro, ma dimostra come anche portando su schermo elementi già visti, se il regista conosce bene il genere, si può creare un’opera interessante e che ha qualcosa da dire. In ogni caso l’horror continua a essere un genere che regala ogni anno dei film davvero ottimi (ovvio, ci sono anche delle opere tremende, ma diciamo che c’è un buon equilibrio tra le due).

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