Ratatouille (film)

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo deciso di continuare a parlare di fantascienza e quindi abbiamo preso in esame un film del grade Carpenter che sicuramente era molto tipico per lui. Il film in questione è Starman. Un alieno, Starman, riceve il messaggio di pace del Voyager 2 che invita qualsiasi forma di vita aliena a visitare la Terra. Lui decide quindi di andare su quel pianeta ma la sua astronave viene abbattuta dall’esercito americano. Così l’alieno si rifugia nella casa di Jenny, una donna che ha perso da poco suo marito Scott, e Starman prende proprio le sembianze di quest’ultimo. Lui deve arrivare in Arizona entro tre giorni in modo da essere soccorso dai suoi simili altrimenti morirà e Jenny dovrà aiutarlo. Un film fantascientifico e romantico molto interessante che ha i suoi punti di forza nella regia e nei due protagonisti. La regia è semplice e quadrata e riesce a valorizzare questa storia senza esagerazioni e senza ridicolizzarla, arrivando anche a mostrare idee visive molto buone. I due protagonisti sono davvero ottimi, gli attori hanno fatto un grande lavoro ed entrambi si dimostrano convincenti, soprattutto nel modo in cui la loro relazione evolve e come risulti poi piacevole e per niente smielata. Lo consiglio!
E, come di consueto, torniamo a parlare dell’animazione e questa volta torniamo dalla cara Pixar. L’ultima volta ci eravamo lasciati con Cars, un film davvero piacevole a cui però mancava la maturità a cui ci aveva abituato lo studio. Questa volta invece ci ritroveremo davanti a un’opera davvero speciale.
Ecco a voi Ratatouille, pellicola animata del 2007 scritta e diretta da Brad Bird.

Trama:
Siamo nella Francia degli anni ’70 e Rémy (Patton Oswalt) è un piccolo ratto che vive insieme alla sua colonia nella casa di un’anziana signora in campagna, proprio fuori Parigi. Visto che Rémy possiede un olfatto sopraffino, suo padre Django (Brian Dennehy), il capo della colonia, lo incarica di ispezionare il cibo, dividendo quello buono da quello velenoso. Rémy però ha un sogno: diventare uno chef. Lui ama la cucina e il suo idolo è lo chef Auguste Gusteau (Brad Garrett), molto amato e famoso nel suo campo che un giorno però subì una dura critica da parte del critico gastronomico Anton Ego (Peter O’ Toole) che fece perdere una stella al suo ristornate e, caduto in una forte depressione, Auguste morì poco dopo. Mentre Rémy e suo fratello Émile (Peter Sohn) stanno facendo esperimenti con il cibo, vengono scoperti dall’anziana signora e l’intera colonia è costretta alla fuga nelle fogne ma Rémy viene separato dal gruppo. Mentre cerca la strada per uscire, scopre di essere finito a Parigi e più precisamente nel ristorante che apparteneva ad Auguste, adesso gestito da Nino Skinner (Ian Holm). In quel locale è stato appena assunto come sguattero un ragazzo di nome Alfredo Linguini (Lou Romano), figlio di una vecchia fidanzata di Auguste, che per sbaglio rovina una pietanza e Rémy interviene per la salvare la ricetta, arrivando a migliorarla. Il piatto è un successo e tutti in cucina credono che sia merito di Linguini. Ed è qui che inizierà l’amicizia tra Rémy e Linguini, dove i due collaboreranno insieme per cucinare.

Finalmente siamo arrivati a Ratatouille, l’ottavo film animato della Pixar e un’opera che è entrata di diritto nella storia del cinema. Sì, adoro parecchio questa pellicola e qui Brad Bird si riconferma ancora una volta un regista stupendo, capace di mettere in mostra una regia di altissima qualità e una sceneggiatura veramente intelligente. Però sto correndo troppo, quindi iniziamo a piccoli passi.

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L’idea del film risale al 2000 e fu di Jan Pinkava che arrivò a creare il character design, i set, i personaggi e tutta la storia alla base. Nel 2004 poi la Pixar scelse di mettere come co-regista Bob Peterson a cui diedero il completo controllo della storia. Ci furono però dei problemi in quanto non riuscì a far evolvere la storia in modo convincente e alla fine Peterson lasciò perdere questo film e decise di tornare a occuparsi di Up (di cui fu lo sceneggiatore e il co-regista) mentre invece Pinkava lasciò la Pixar nel 2006 andando poi a lavorare per la Laika. Ed è qui che la Pixar decise di dare il controllo del progetto a Brad Bird che con Gli Incredibili aveva superato ogni aspettativa. Il regista apprezzò molto la particolarità dell’idea di base e iniziò a scrivere la sua storia, cambiando molte cose sia a livello di storia ma anche a livello visivo.

Parlando del lato tecnico, volevo proprio iniziare con il character design che fin da subito ha saputo colpire, in special modo quello dei ratti. Infatti nei progetti iniziali dovevano avere un aspetto più antropomorfo, ma questa cosa cambiò quando subentrò Bird. Lui decise di dare un corpo più realistico ai ratti senza alcun elemento umano, a parte qualche piccola movenza e, per renderli espressivi e far in modo che si potessero relazionare in maniera umana con il pubblico, diede loro due grandi occhi e soprattutto fece in modo che il loro aspetto avesse delle linee più delicate e rotondeggianti. In pratica mise in atto lo stesso concetto usato ne Alla ricerca di Nemo, dove i corpi erano molto vicina alla loro controparte reale ma il volto era curato in maniera semplice ma intelligente in modo da trasmettere emozioni umane. Una scelta a mio avviso stupenda che funziona alla perfezione, ma anche il design degli umani si dimostra grandioso e mette in mostra ancora una volta come la Pixar stessa continui ad evolversi a livello tecnologico. Infatti c’è stata un’ulteriore miglioramento nei modelli umani che hanno comunque tutti gli elementi positivi presenti in quelli de Gli Incredibili, quindi abbiamo dettagli ottimi sulla pelle come la presenza di rughe profonde, dei pori che sono visibili e la presenza di barba incolta e anche per i capelli è stato fatto un ottimo lavoro con l’illuminazione e soprattutto nelle loro movenze, in special modo per quanto riguarda quelli di Colette Tatou (Janeane Garofalo) e i capelli ricci di Linguini, quest’ultimi un elemento fondamentale data l’idea geniale che userà Rémy per cucinare con lui, ma ci arriveremo dopo. Inoltre adoro come le vesti cadano addosso ai personaggi e tutte le loro pieghe e le loro imprecisioni, ma penso che quello che ha sempre colpito tutti, anche più del design dei personaggi (anche loro con grandi occhi e forme leggermente più cartoonesche anche se mantengono alcuni elementi realistici) è il cibo.

Il cibo qui è uno degli elementi fondamentali della storia e la cura che ci hanno messo nella sua realizzazione è impressionante, passando dai numerosi ingredienti tra verdure, carne, spezie, fino alla creazione di piatti che sono una vera e propria meraviglia per gli occhi e che sembrano realmente appetitosi. C’è una cura enorme nelle sequenze di cucina, non c’è meccanicità ma voglia di creare qualcosa di bello e gustoso, qualcosa che possa sorprendere e ciò mostra una passione che si vede in poche opere, come ad esempio quelle dello Studio Ghibli dove il cibo ha sempre avuto un ruolo importante in cui le persone potevano trovarsi e avvicinarsi. Gli elementi ambientali saranno stupendi, in particolare il fuoco e l’acqua, quest’ultima una sfida davvero enorme come si vedrà ad esempio all’inizio con Rémy nelle fogne e anche in questo caso la Pixar dimostra ancora una volta la sua crescita. Per non parlare delle ambientazioni. Tralasciando ambienti ricchi e ben curati come ad esempio la cucina, quello che mi ha sempre lasciato a bocca aperta è la rappresentazione di Parigi. Quando Rémy esce dalle fogne e vediamo per la prima volta la città attraverso una panoramica, rimaniamo stupiti quanto il protagonista dalla sua bellezza. Si vede lo studio che hanno fatto per realizzarla, con le sue luci, la sua vastità e perfino la sua profondità di campo. Parigi non è semplicemente il luogo in cui è ambientato il film, è un vero e proprio personaggio, una città viva, attiva, piena di meraviglie, di pregi, di difetti e di opportunità. Viene rappresentata con grande romanticismo e il pubblico riesce a immergersi in essa.
Tutto questo viene reso in maniera magnifica proprio dalla regia di Brad Bird che riesce a usare appieno le possibilità offerte dal digitale, arrivando a dare profondità a ogni scena e ogni ambiente, creando ottime sequenze, che siano movimentate o no, in cui Rémy si muove in questi luoghi che, dal suo punto di vista, sono davvero enormi. Inoltre Brad Bird è capace di creare sequenze davvero affascinanti come quando Rémy prova due cibi e poi li unisce, creando un nuovo gusto. In questo caso, quando Rémy li assaggia, metà dello schermo si oscura e lì appaiono dei colori che si muovono a ritmo di musica e questo rappresenta il gusto del cibo. Una scena davvero bella che fa comprendere allo spettatore i sapori del cibo che sta mangiando e che mi ha sempre ricordato un segmento di Fantasia (quello in cui attraverso linee e colori si dava forma alla musica). Il lato tecnico è incredibile ma anche la sceneggiatura si rivela molto intelligente.

Solo l’idea di base è veramente interessante ossia un ratto che vuole cucinare. Ovviamente dai suoi simili ciò è visto come qualcosa di assurdo e irrealizzabile e apprezzo molto il contrasto che Rémy ha con suo padre, quest’ultimo un ratto che pensa al bene della colonia ma tende a farlo con vecchie usanze, rubando il cibo. Rémy questa cosa non la sopporta, vorrebbe creare qualcosa invece che rubare, vorrebbe cambiare le cose. Il cambiamento è tra i numerosi argomenti che tratta il film e sicuramente è stato reso benissimo proprio grazie a Rémy e il suo sogno. Il film poi continua a proporre idee stupende che vengono messe in scena ottimamente, come ad esempio il fantasma di Gusteau che parla a Rémy, un fantasma che in realtà è solo frutto della fantasia del protagonista, come ribadisce lo stesso Gusteau, ma penso che l’idea che tutti ricordano e che è diventata iconica è Rémy che controlla i movimenti di Linguini tirandogli i capelli. Un’idea folle, geniale e anche davvero spassosa che porterà i due amici e essere protagonisti di sequenze esilaranti e simpatiche (immagino che gli animatori si siano divertiti un mondo).

Sono proprio i personaggi a rendere questa storia affascinante. Rèmy è un ottimo protagonista e la passione che ci mette nella cucina ci porta a tifare per lui e si arriva ad apprezzarlo anche per i suoi difetti. Linguini invece è molto divertente e sa colpire il pubblico per la sua goffaggine e la sua enorme ingenuità, ma anche per la sua dolcezza. Inoltre il rapporto che c’è tra lui e Rémy viene percepito con grande forza. Infatti Rémy lo sentiamo parlare quando interagisce con gli altri ratti, ma Linguini e in generale gli umani non capiscono il suo linguaggio, per questo si farà capire a Linguini attraverso i suoi gesti e questa sorta di silenzio renderà ancor più profondo il loro rapporto. E tutti gli altri personaggi si rivelano stupendi, come i cuochi del ristorante, la famiglia di Rémy oppure personaggi con un peso maggiore come Colette e Skinner. La prima è una donna che ha dovuto faticare molto per arrivare lì e se all’inizio non aveva simpatie per Linguini, in seguito gli sarà di grande supporto. Skinner invece è il villain della storia, un uomo che ha preso possesso del ristorante di Gusteau e usa l’immagine di quest’ultimo per vendere prodotti surgelati. Lui sarà il primo a sospettare della presenza di Rémy e dello strano rapporto con Linguini e cercherà di coglierli in flagrante, arrivando quasi ad avere un esaurimento.

Tutti questi personaggi sono meravigliosi e arricchiscono la storia, ma il mio personaggio preferito è sicuramente Anton Ego. Non solo è il mio personaggio preferito di questo film, ma è anche uno dei migliori che la Pixar abbia mai creato in generale. Lui è un critico cinico e spietato che non cambia mai la sua idea ed è stato la causa principale della perdita della stella per il ristorante di Gusteau. Una persona fredda che riesce a mettere in soggezione, per questo il cambiamento che ha alla fine stupisce in maniera positiva. Penso che tutti conoscano la famosa scena in cui mangia la Ratatouille e ha quel flashback di quando era piccolo. Una scena bellissima dove una persona fredda improvvisamente ricorda qualcosa di caldo e dolce. Quello che però ho amato è ciò che succede dopo, quando scopre che a cucinare quel piatto delizioso è stato Rémy, un ratto. In quel momento si rende conto che fino ad allora, soprattutto quando andava contro il pensiero di Gusteau secondo il quale tutti possono cucinare, aveva torto. Si rende conto dei propri sbagli e fa un monologo meraviglioso su coloro che creano e sul proprio lavoro, regalandoci una delle prese di coscienza più belle che mi siano capitate di vedere, realizzato con semplicità e delicatezza, rendendo questo cambiamento ancor più maturo. Per me quel monologo rappresenta in maniera perfetta non solo Anton Ego ma l’intera pellicola
Non tutti possono diventare grandi artisti, ma un grande artista può celarsi in chiunque

Per concludere, Ratatouille è un film straordinario, una delle opere migliori della Pixar che mostra un lato tecnico impressionante, capace di crescere costantemente e di mostrare delle idee visive stupende. Anche la sceneggiatura è ricca di bellissime idee messe in scena con grande cura, con dei personaggi incredibili e molto maturi e soprattutto messaggi profondi che riescono a raggiungere lo spettatore. Un film che consiglio assolutamente!

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

48 pensieri riguardo “Ratatouille (film)

    1. Mi dispiace ma difenderò sempre a spada tratta questo film, a mio avviso uno dei punti più alti della Pixar e uno di quei film con una maturità nella regia e nella scrittura che raramente si vede oggigiorno.

            1. Monster & Co è un’opera geniale e un modo veramente intelligente per trattare la tematica del mostro nell’armadio. Un film veramente geniale. Le follie dell’imperatore fa morire dal ridere e sicuramente è un film perfetto per mettere di buon umore. Mulan è un grande amore per me.

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