Il gatto a nove code

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo continuato a parlare dei film animati della DreamWorks, arrivando non solo al loro settimo lungometraggio ma anche al loro ultimo film con tecnica tradizionale ossia Sinbad – La leggenda dei sette mari. La storia parla di Sinbad, un pirata che dopo essere caduto in mare viene salvato da Eris, dea della discordia, che gli propone un patto: lui diventerà ricco se le consegna il Libro della Pace. Sinbad accetta e, recatosi a Siracusa, viene accolto dal suo vecchio amico il principe Proteo. Il pirata è pronto a fare il colpo, ma cambia idea quando vede Marina, la futura sposa di Proteo. Eris allora decide di prendere le sembianze del protagonista e rubare lei stessa il libro. Sinbad viene così condannato a morte ma Proteo crede all’innocenza dell’amico e decide di prendere il suo posto in modo da permettergli di recuperare il libro che si trova nel Tartaro. Un film interessante e con diversi punti di forza ma anche di debolezza. L’animazione tradizionale è molto fluida e riesce a essere dinamica e curata e il 3D è usato bene nelle ambientazioni e per la creazione di scene d’azione ottime. Il problema con il 3D arriva quando vengono mostrati alcune creature e personaggi sullo sfondo che sono in netto contrasto con il disegno 2D e che oggi è invecchiato malissimo. La storia ha dei protagonisti interessanti e una villain meravigliosa, ma lo stesso non si può dire dei personaggi secondari e inoltre una certa motivazione importante si dimostra fiacca e spiegata troppo velocemente. Un film con i suoi difetti ma che sa intrattenere e divertire.
E oggi ci spostiamo dal mondo dell’animazione e arriviamo in Italia e più precisamente agli inizi degli anni ’70. Un periodo veramente ricco e interessante anche per il nostro Paese, dove vennero fuori opere davvero ottime che ebbero un enorme successo anche nel resto del mondo. E il film di oggi parlerà anche di un regista che ha fatto la storia.
Ecco a voi Il gatto a nove code (The Cat o’ Nine Tails), pellicola thriller giallo del 1971 scritta e diretta da Dario Argento.

Trama:
In un istituto di ricerca genetica avviene uno strana intrusione notturna. Il colpevole aggredisce la guardia nell’edificio senza però rubare nulla apparentemente. Il caso attira il giornalista Carlo Giordani (James Franciscus) e l’ex giornalista non vedente Franco Arnò (Karl Malden), quest’ultimo un uomo amante dei rebus che vive insieme alla piccola Lori (Cinzia De Carolis). Quel che sembrava una semplice incursione si trasforma in qualcosa di più grande quando il dottor Calabresi (Carlo Alighiero), che lavorava nella struttura e conosceva l’autore del gesto, finisce sotto a un treno. Inizialmente sembra un tragico incidente, ma quando Franco intima il fotografo che ha immortalato quel momento di riguardare meglio, quest’ultimo si rende conto della presenza di un braccio e una mano che spingono la vittima. prima che Carlo e Franco possano avere la foto, il fotografo viene ucciso e sfregiato e sia foto che negativi spariscono. Ormai è chiaro che c’è sotto qualcosa di grande e i due sono pronti a tutto pur di scoprire la verità.

Ho parlato di Dario Argento moltissimo tempo fa e lo feci con il suo primo lungometraggio, L’Uccello dalle piume di cristallo, un film ancora oggi stupendo e il primo capitolo de La Trilogia degli animali (anche se da alcuni viene anche chiamata Trilogia Zoologica, un nome più appropriato a mio avviso dato che il terzo film si chiama Quattro mosche di velluto grigio). Questa trilogia thriller/giallo fece conoscere Argento non solo in Italia ma nel resto del mondo specialmente negli Stati Uniti.

Il-gatto-a-nove-code-the-cat-o'-nine-tails-film-movie-italy-1971-thriller-giallo-james-franciscus-karl-malden

Negli Stati Uniti infatti il primo film di Argento riscosse un grande successo non solo di pubblico ma anche di critica e la casa di distribuzione National General Pictures era disposta a distribuire la sua prossima pellicola e perfino a entrare come co-produttori (il film infatti era un’ampia co-produzione di vari Paesi tra Italia, Francia, Germania Ovest e infine Stati Uniti). Anche per questo motivo vennero scelti due attori statunitensi molto famosi a quei tempi, in particolar modo Franciscus. E inoltre questo secondo capitolo ebbe un successo perfino maggior rispetto al primo, cosa che aiutò molto Argento per le sue pellicole future.

Come al solito si parte dal lato tecnico. Fin da subito il regista dimostra non solo di essere bravo nel suo lavoro ma di star maturando anche uno stile tutto suo che diventerà unico al mondo, ispirandosi ad altre opere e artisti (come ad esempio le pellicole del grande Mario Bava). Con la scena d’apertura di notte, con Franco e Lori che tornano a casa, possiamo percepire un’ottima atmosfera ma quello che cattura di più l’attenzione è la regia. In questa sequenza infatti l’azione si svolge in buona parte dal punto di vista dell’assassino e quindi vediamo tutto quello che fa, dallo stordire la guardia fino a entrare nell’istituto alla ricerca di qualcosa che non sappiamo. Questa tecnica verrà utilizzata anche in altre occasioni, senza esagerare e in punti ben specifici, causando una forte tensione. Un altro elemento interessanti riguarda i primissimi piani dell’occhio dell’assassino. Prima che il killer colpisca c’è sempre questa breve inquadratura del suo occhio marrone e quando appare significa che sta per uccidere qualcuno e la tensione inizia a salire. Una scelta davvero ottima e che trovo ben ponderata visto che in quei punti causa veramente una sensazione di disagio.

Il-gatto-a-nove-code-the-cat-o'-nine-tails-film-movie-italy-1971-thriller-giallo

Tra l’altro, e questa era una cosa in cui Dario Argento eccelleva, era la presenza di dettagli interessanti, dettagli che rendevano più ricco il film e soprattutto riuscivano a renderlo più verosimile. A volte questi dettagli erano anche un modo per anticipare quello che sarebbe successo di lì a pochi secondi. Tutto questo crea un senso di curiosità e aiuta la tensione a crescere, tenendo lo spettatore incollato allo schermo. Inoltre il regista riesce anche a gestire i diversi momenti della storia. In questo film ci saranno ovviamente le parti investigative dove Carlo e Franco cercano la pista giusta da seguire, ma ci saranno anche momenti spaventosi come gli omicidi e perfino scene con un certo umorismo che aiutano invece ad alleggerire il tono della storia (al contrario de L’uccello dalle piume di cristallo dove invece la tensione si percepiva costantemente). Tutti questi momenti sono stati gestiti bene, si amalgamano perfettamente tra di loro e non risultano fuori posto. La fotografia è ottima e con dei tagli di luce interessanti soprattutto di notte e in alcuni casi prova anche a imitare un tipo di fotografia gotica (mi viene in mente la stanza del fotografo). Ad aiutare nella costruzione della tensione, oltre a un ottimo ritmo e alla regia, c’è l’incredibile colonna sonora composta dal grande Ennio Morricone. In particolar modo una traccia viene spesso citata e ricordata ossia Paranoia prima. I motivi sono due: è una composizione stupenda e inoltre Quentin Tarantino l’avrebbe riutilizzata nel suo Grindhouse. Questo brano inoltre viene presentato quando l’assassino sta per colpire e aiuta molto con la tensione in quanto questa traccia riesce a trasmettere sensazioni di mistero, attesa e brivido.

Il lato tecnico è quindi ottimo ma è arrivato il momenti di parlare della storia e dei personaggi. Sul primo punto c’è da specificare un elemento importante ossia che l’intera vicenda si basa tutta su una teoria scientifica degli anni ’60-’70 riguardante il cromosoma XYY. A quei tempi infatti si credeva che le persona che possedessero quella Y in più fossero più propense a diventare degli assassini. Questa teoria nel corso del tempo venne distrutta attraverso numerose prove, ma a quei tempi era abbastanza diffusa e in un certo senso trovo il tutto molto interessante perché ci dà uno scorcio di certe teorie scientifiche dei tempi e ci fa anche capire come tante cose siano cambiate in 50 anni. In ogni caso la storia è molto semplice e ha il pregio di non perdersi mai e riesce a incuriosire attraverso le diverse piste che i due personaggi principali devono seguire per capire la verità. Su questo punto di vista la regia di Argento aiuta veramente tanto a rendere la trama più avvincente però una cosa di cui sono rimasto piacevolmente colpito sono appunto Carlo e Franco. Come coppia funziona alla perfezione, entrambi riescono a dare un enorme contributo alla indagini, si dimostrano in gamba e c’è una buona sintonia tra i due. Inoltre ho sempre trovato dolcissimo il rapporto tra Franco e Lori che, anche se non sono realmente padre e figlia, si comportano come tali ed entrambi si sostengono e rispettano profondamente.
L’ uccello dalle piume di cristallo rimane comunque il migliore della trilogia ma anche questo secondo capitolo riesce a stupire e sorprendere, oltre che dimostrare le qualità artistiche di Dario Argento.

Il-gatto-a-nove-code-the-cat-o'-nine-tails-film-movie-italy-1971-thriller-giallo-karl-malden-cinzia-de-carolis

Per concludere, Il gatto a nove code è un grande film che riesce a sorprendere grazie a delle bellissime trovate registiche di Argento che creano una grande tensione e una grande curiosità. Riesce a convincere grazie anche a dei personaggi principali in grado di entrare in forte sintonia tra loro e capaci di farsi apprezzare dal pubblico. Lo consiglio assolutamente!

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

33 pensieri riguardo “Il gatto a nove code

Lascia un commento