Spirit – Cavallo Selvaggio

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articoli siamo tornati a parlare di cinema, facendo un salto nel tempo e approdando agli inizi degli anni ’50 e parlando di un film straordinario che ancora oggi viene ricordato e apprezzato, Eva contro Eva. Margo Channing è una famosa attrice di Broadway osannata dalla critica e dal pubblico che sta passando un momento di crisi per aver compiuto 40 anni. Una sua amica un giorno le presenta la giovane Eva Harrington che si dice una sua grande fan. Margo inizialmente non è interessata, ma subito dopo rimane colpito dall’amore che la ragazza sente per il teatro, l’enorme rispetto che prova verso di lei e per la sua commuovente storia. Margo decide quindi di assumerla come assistente, senza rendersi conto che Eva la sta usando per avere successo a Broadway ed è disposto a tutto per riuscirci, anche distruggerle la carriera. Un film tecnicamente stupendo, con una regia quadrata e precisa, una fotografia con interessanti tagli di luce e un montaggio incredibile che riesce a unire perfettamente tre punti di vista differenti con naturalezza. Quello che però sorprende più di tutti è la sceneggiatura, una sceneggiatura incredibile che critica l’ipocrisia di Broadway e Hollywood e certe persone di quel mondo, pronte a tutto pur di avere successo. Inoltre ci regala dei personaggi tridimensionali e complessi come Margo, Eve e DeWitt. Un film da vedere assolutamente.
Continuiamo a parlare di cinema e questa volta ci spostiamo nell’animazione, riprendendo a discutere della DreamWorks e arrivando al loro sesto lungometraggio.
Ecco a voi Spirit – Cavallo Selvaggio (Spirit: Stallion of the Cimarron), pellicola animata del 2002 scritta da John Fusco e diretta da Kelly Asbury e Lorna Cook.

Trama:
Spirit (Matt Damon) è uno stallone mustang nato negli Stati Uniti occidentali durante le guerre Sioux. Fin da subito si dimostra un cavallo molto legato al branco, alla sua terra ma soprattutto alla sua libertà, gioendo di questa vita e, essendo capo branco, proteggendo gli altri. Un giorno viene attratto da un fuoco e incontra dei cowboy che si erano accampati lì vicino. Per impedire che quest’ultimi catturino il suo branco, Spirit li attrae lontano ma alla fine viene preso da loro e venduto in una base militare nel deserto capitata da un colonello (James Cromwell) che decide di domarlo. I suoi tentativi e il suo pugno di ferro però si rivelano inutili contro la volontà del cavallo e decide di sopprimerlo, ma Spirit riesce a scappare, aiutato da Piccolo Fiume (Daniel Studi), un nativo americano della tribù dei Lakota. Spirit farà di tutto per poter tornare dal suo branco ma dovrà affrontare ancora diverse avventure.

Ricordo che da piccolo questo film ebbe un grande successo tra i bambini della mia età. Molti citavano scene di questa pellicola e la cosa durò per un po’. Purtroppo questo non è un film che vidi spesso quando ero piccolo ma quelle poche volte che ci riuscì alla fine non potevo fare a meno di apprezzarlo ma solo oggi mi rendo conto di quanto fosse enorme e anche tremendamente sottovalutata quest’opera animata.

Come al solito si inizia con la produzione. Spirit venne realizzato nel giro di quattro anni e fu una bella sfida per molti animatori, incluso il famoso James Baxter (che aveva una lunga carriera con la Disney e che lavorerà a diversi progetti con la DreamWorks), in quanto non sapevano bene come animare i cavalli, cercando di ricrearne il più fedelmente possibile i movimenti reali. Per questo motivo portarono negli studios un cavallo chiamato “Donner” per poterlo realizzare al meglio, proprio come faceva la Disney tempo addietro. Ed è anche per questo motivo che molti animatori della pellicola andarono a lavorare in seguito a Shrek 2, per animare Ciuchino versione stallone al meglio. Ci furono studi approfonditi anche per gli sfondi, con diversi membri del team di produzione, tra cui lo stesso Jeffrey Katzenberg, che andarono in vari parchi nazionali un tempo terre dei Lakota e dei mustang come il Glacier National Park, Yellowstone National Park e Yosemite National Park. E il risultato finale dietro a questi studi è davvero eccellente.

Parlando del lato tecnico, non si può fare a meno di iniziare con le tecniche utilizzate. Infatti qui abbiamo un misto incredibile tra animazione tradizionale e animazione 3D. Già il alcuni film precedente della DreamWorks comeIl Principe d’Egitto e La strada per El Dorado avevano utilizzato queste due tecniche insieme, ma in quei casi il 3D era limitato a certi elementi, come oggetti d’oro, acqua e altre piccolezze. Qui invece hanno deciso di fare un passo avanti, decidendo di realizzare gli sfondi e le ambientazioni in 3D, e anche alcuni personaggi in lontananza, e con personaggi in primo piano completamente in 2D. Per quanto riguarda gli sfondi e i paesaggi non solo hanno deciso di farli in 3D ma allo stesso tempo hanno optato per un tipo di colorazione tipica dell’animazione tradizionale e in certi punti è veramente difficile capire quale delle due tecniche sia predominante in certe scene. Lo stesso metodo si applica con i personaggi e più nello specifico quando la telecamera fa piani sequenza o inquadrature a 360°. In questi casi, quando la telecamera era lontana, i modelli erano in 3D ma quando l’inquadratura si avvicinava molto diventavano 2D, senza che ci fosse un taglio ma tutto in maniera continua. Quest’unione dei due elementi è fatta in maniera eccellente e con grande maestria. E la regia non fa altro che valorizzare tutto ciò. Prendiamo come esempio la scena d’apertura, con l’aquila che sorvola i canyon fino a giungere alla terra di Spirit e del suo branco. La telecamera segue il volatile, muovendosi tra i canyon e sottolineandone la grandezza ma anche la lor bellezza, con movimenti curati e molti liberi e dei colori caldi tipici dell’animazione tradizionale.

Anche in questo film hanno optato per un aspetto molto realistico nei tratti per quanto riguarda i personaggi umani e lo stesso vale per i cavalli, eccezion fatta per gli occhi in modo che fossero molto espressivi. L’espressività e i movimenti del corpo sono tra gli elementi più belli del film. I protagonisti di questa storia sono per lo più animali, ma in questo caso loro non parlano e l’unica voce che si sente tra loro è quella dei pensieri di Spirti, che tra l’altro è usata molto poco. Non parlando hanno puntato molto sul movimento del corpo e sull’espressività riuscendo appieno nell’intento. Capiamo alla perfezione cosa provano i vari personaggi e perfino i loro pensieri (a volte i pensieri di Spirit mi sembravano superflui proprio per questo motivo). Tutto ciò aiuta anche a instaurare dei legami molto forti e profondi e il tutto nel silenzio, creando momenti molto toccanti che ho sentito come veri, una cosa per nulla semplice da fare. Per non parlare dell’ottima colonna sonora composta da Hans Zimmer e con le canzoni cantate da Bryan Adams (in italiano affidate invece a Zucchero Fornaciari).

Quello che ho apprezzato molto è anche la sceneggiatura, una sceneggiatura che celebra la natura in maniera molto intelligente, attraverso la storia di questo cavallo indomabile che vuole tornare a casa e attraverso il suo viaggio nel selvaggio West, scoprendo una natura ancora incontaminata e selvaggia quanto lui. In questo viaggio Spirit imparerà a conoscere l’essere umano, a conoscerne i lati negativi attraverso il colonello e i suoi soldati ma anche quelli positivi attraverso Piccolo Fiume e la sua tribù. Questa consapevolezza dell’essere umano crescerà pian piano dentro Spirit e se prima era molto titubante e li considerava strani e pericolosi, a un certo punto imparerà anche ad apprezzarli e a capirli di più, soprattutto Piccolo Fiume. Il rapporto che c’è tra Spirit e Piccolo Fiume inoltre scalda veramente il cuore. Come ho detto in precedenza, Spirti non parla e i suoi pensieri non sono inseriti spesso, quindi tutto si basa sulle immagini, sui gesti e gli sguardi e il rapporto che cresce tra i due viene percepita in maniera del tutto onesta. Ovviamente Spirit all’inizio non si fida, dopo la brutta esperienza con il colonello, ma pian piano tra i due si instaura un profondo affetto e soprattutto rispetto, con Piccolo Fiume che comprende e accetta che il cavallo non si farà mai domare e Spirit che invece ne riconosce la sua bontà e la sua dolcezza. Il tutto avviene senza essere mai smielato e ciò succede anche in altre occasioni, che sia con Spirit che interagisce con la madre o con altri cavalli o con Pioggia. Il colonello infine si dimostra un ottimo villain. Lui è un uomo molto serio che predilige l’ordine e la disciplina ma che si dimostra anche spietato e freddo, oltre che essere testardo tanto quanto Spirit. La rivalità tra i due è realizzata molto bene ma ho apprezzato soprattutto come anche un personaggio come lui alla fine arrivi a provare rispetto per Spirit.

Per concludere, Spirit – Cavalo Selvaggio è un film stupendo che a livello tecnico è molto curato con un’unione grandiosa tra animazione 2D e 3D, regalandoci immagini e ambientazioni mozzafiato. La storia riesce a scaldare il cuore, mostrandoci la natura nella sua meraviglia attraverso gli occhi del protagonista, arrivando anche a mettere in scena un’amicizia tra uomo-animale sincera e onesta che basa tutto sugli sguardi e le immagini. Da vedere assolutamente!

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

38 pensieri riguardo “Spirit – Cavallo Selvaggio

  1. Bella recensione, sei riuscito a trasmettere tutto l’impatto che dona questo film. E come al solito, hai detto tutto tu. Ricordo all’epoca come fu enorme la campagna pubblicitaria, nonostante la sua breve durata (a differenza di Shrek, del quale non si vedeva altro anche a distanza di mesi). Furono messi gli accenti sia sulla regia, che sulla versione italiana della colonna sonora. Peccato che poi sia finito un po’ nel dimenticatoio, o che comunque non riscontri oggi l’apprezzamento che ebbe all’epoca.

    1. Ti dirò, leggendo alcune recensioni americane dell’epoca, il film fu accolto in maniera abbastanza tiepida. Forse in Europa è stato apprezzato di più, ma in America di meno. Immagino perché parli di un tema molto delicato e il film ha il coraggio di prendere le parti delle vittime. Sta di fatto che considero questo film uno dei più sottovalutati della DreamWorks insieme a Le 5 leggende e mi dispiace molto perché quest’opera è veramente profonda e dolce. Meriterebbe di essere veramente riscoperta.

        1. Io considero Le 5 leggende tra i migliori film della DreamWorks e non capisco perché sia stato così criticato. Ha dei personaggi bellissimi e con delle belle sfaccettature, un character design accattivante, un comportato tecnico stupendo, dei combattimenti bellissimi, un villain che fa paura e anche delle bellissime tematiche. Ci aveva anche lavorato molto Guillermo del Toro e onestamente penso che tra tutti i film della DreamWorks sia il più sottovalutato in assoluto. Per quanto riguarda invece Mostri contro Alieni trovo che sia un’occasione mancata. Aveva tutte le carte in regole per essere qualcosa di incredibile, visto che era un enorme tributo ai film di fantascienza anni ’50 (e quelle opere mi divertono tantissimo), però non spinge mai sull’acceleratore, non osa mai. E mi dispiace perché ad esempio le interazioni tra i personaggi erano molto simpatiche.

            1. I doppiatori sono stati scelti bene. Purtroppo il problema era la trama che non voleva ingranare o sorprendere. Però i personaggi funzionavano bene insieme. Doveva osare di più. E diciamo che questo è un problema che la DreamWorks a volte tende ad avere con i suoi film animati.

                1. Su quello sono d’accordo, una storia non dev’essere per forza straordinaria o complessa, anche le storie più semplici possono funzionare se vengono articolate bene. Ed era quest’ultimo punto che mancava a Mostri contro Alieni. Non osava di più. Non dico che dovesse avere una storia incredibile, l’invasione aliena andava bene, ma a questo punto poteva raggiungere un certo grado di follia come hanno fatto ad esempio con Megamind. Per me Megamind è molto più riuscito perché ha diverse follie nelle sequenze e nelle battute che mi hanno sorpreso e mi hanno fatto morire dal ridere. Mostri contro Alieni per me poteva essere molto di più perché l’idea di base era semplicemente magnifica.

                  1. A me piacciono entrambi, proprio così come sono. Non cambierei niente di Mostri contro Alieni. Un film equilibrato, non incasinato e godibile. Rispetto la tua opinione ed è bello potersi confrontare con te quando i nostri gusti divergono. In questo caso non più di tanto, come per Shrek per esempio.

                    1. E io mi diverto un mondo a discutere in questa maniera con chi ha delle idee differenti. Sarà interessante soprattutto quando pubblicherò la recensione in futuro e allora potremo confrontarci in maniera più approfondita.

  2. Non l’ho visto, strano, d’atto che sono molto attratta e affascinata dei films animati d’un tempo a questa parte. E sono assolutamente d’accordo con buiodentro, Le 5 leggende è fantastica.
    Cercherò di vederla. Grazie della recensione 👍

    1. Secondo me ha una bella poetica. E’ un film molto profondo che parla in maniera interessante della natura e della colonizzazione e degli indiani. Se dovessi rivederlo un giorno, fammi sapere se la penserai allo stesso modo!

Lascia un commento