Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo deciso di rimanere negli anni ’70 e parlare di un altro grande regista, Martin Scorsese, e di farlo con un film che ha posto le basi non solo per il suo tipo di cinema ma anche per il cinema americano da lì in poi, Mean Streets. La storia è ambientata a Little Italy e vede numerosi protagonisti, in primis Charlie Cappa, nipote di un boss mafioso e anche un fervente cristiano. Lui vive nella criminalità ma questo va in grande contrasto con la sua fede e per ciò cerca il perdono e uno di questi modi è tentando di aiutare il suo amico Johnny Boy, un uomo pieno di debiti e autodistruttivo. Le loro non saranno le uniche storie, ci saranno altri personaggi presenti che ci parleranno di Little Italy. Terzo lungometraggio di Scorsese e anche uno dei suoi film più importanti in quanto già qui possiamo vedere molto della sua arte sia a livello tecnico che narrativo. La regia è ricca di inventiva attraverso carrellate, piani sequenza e zoom, il montaggio aiuta la storia nel suo scorrimento e le ambientazioni sporche e caotiche convincono parecchio. La storia non è lineare, ma mostra la vita dei vari protagonisti con lo scopo di far vedere al pubblico Little Italy, la Little Italy in cui Scorsese è cresciuto e che vuole mostrare con realismo. Un film eccellente che vi consiglio assolutamente.
Questa volta ci spostiamo dagli anni ’70 agli anni ’80, andando a parlare di un altro regista che ho sempre apprezzato e soprattutto tornando a parlare del mio genere preferito: l’horror.
Ecco a voi L’ululato (The Howling), pellicola horror del 1981 scritta da John Layles e Terence H. Winkles e diretta da Joe Dante.

Trama:
Karen White (Dee Wallace) è una giornalista di Los Angeles che viene perseguitata da un serial killer di nome Eddie Quist (Robert Picardo). La donna, in collaborazione con la polizia, decide di fare da esca per poter catturare il criminale e accetta di incontrarlo in un cinema porno. Durante l’incontro Karen non lo vede mai in faccia e quando quest’ultimo la incita a girarsi per osservarlo, lei urla terrorizzata e la polizia interviene, uccidendo Eddie. Karen, dopo quel giorno, non riesce a ricordare cos’è successo quando l’ha guardato e continua ad avere incubi ricorrenti. Lo psicologo George Waggner (Patrick Macnee) le consiglia di andare nella “Colonia“, un centro di riposo che appartiene allo stesso George in cui lei potrà riprendersi. Karen parte con il marito Bill (Christopher Stone) e vengono ben accolti in questo luogo dagli abitanti, ma gli incubi continuano a perseguitarla e inoltre succedono degli strani eventi nella Colonia e sembra che tutto sia collegato ai lupi.
Penso che in molti conoscano Joe Dante grazie al suo film più famoso ossia Gremlins, un film cult che ancora oggi riesce ad appassionare e divertire. Inoltre nel blog lo avevamo introdotto con Piranha, probabilmente il film che lo fece conoscere insieme a questo L’ululato. Non vedevo l’ora di parlarne visto che, moltissimo tempo fa, parlai di un altro film sui lupi mannari molto famoso e che uscì proprio nello stesso anno, Un lupo mannaro americano a Londra. Entrambe queste opere hanno lasciato un segno indelebile per vari motivi, ma ce n’è uno di particolare importanza che vedremo in seguito.

Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Gary Brandner ma diciamo che con quest’ultimo ha ben poco da spartire. Inizialmente la pellicola doveva essere diretta da John Conrad che, insieme a Terence H. Winkles, era anche lo sceneggiatore ma ebbe diversi problemi con lo studio di produzione e inoltre le varie bozze che scrisse non si erano dimostrate convincenti. Conrad alla fine abbandonò il progetto ed è qui che subentrò Joe Dante. Il regista decise di affidare la riscrittura dell’opera a John Sayles, con cui aveva già collaborato in Piranha ed è qui che la storia si differenzierà del tutto rispetto al libro ed è anche qui che i due decisero di aggiungere elementi comici e satirici come fecero anche con Piranha.
Parlando del lato tecnico possiamo dire con certezza che il film funziona benissimo. Joe Dante riesce a catturare alla perfezione la giusta atmosfera dell’opera fin dai primi minuti, quando Karen gira nel quartiere a luci rosse. Qui sono presenti delle forti luci al neon in cui prevale principalmente il colore rosso ma dove quest’ultimo si mischia anche con il blu e il verde. Da qui possiamo vedere una certa cura, ma l’atmosfera dell’opera continuerà a regalare sorprese anche nelle foreste della Colonia, foreste che sembrano quasi fiabesche di giorno. Di notte invece, attraverso la nebbia e l’illuminazione blu, invece assume un aspetto diverso, più mistico e inquietante ma allo stesso tempo mantiene un certo fascino. Inoltre Dante sa bene come gestire i vari momenti del film, passando da scene pienamente horror e ricche di tensione ad alte più comiche e divertenti. In quest’ultimo caso avremo sia scene in cui l’umorismo è particolarmente spiccato sia altre dove invece sarà più sottile e legato a piccoli dettagli di scena (per esempio mi fa ridere che nelle case degli abitanti della Colonia ci siano barattoli di Wolf Chili).

Dal punto di vista tecnico funziona alla perfezione, ma soprattutto funzionano alla perfezione il trucco e gli effetti speciali.
Questi due elementi, così come era successo per Un lupo mannaro americano a Londra, lasciarono stupiti ai tempi (e onestamente anche oggi fanno la loro figura). Adoro il design dei lupi mannari che, con quelle lunghissime orecchie a punta, sono unici e riconoscibili fin da subito. In questo caso però quello che si ricorda maggiormente è la scena madre, la scena centrale di quest’opera ossia la trasformazione, una delle migliori trasformazioni in lupo mannaro del cinema insieme all’opera di John Landis. Inizialmente per gli effetti speciali venne scelto Rick Baker, ma quest’ultimo abbandonò il progetto per dedicarsi a Un lupo mannaro americano a Londra e al suo posto venne assunto un altro leggendario effettista, Rob Bottin. Per le scene della trasformazione sul volto dell’attore venne applicato un trucco in lattice e sotto di esso delle camere d’aria che davano l’impressione che il volto si stesse modificando e, grazie anche al montaggio, che mostrava passo dopo passo il processo, con la crescita di peli, il muso che si allungava e gli artigli che bucavano le dita, è nata una sequenza che è entrata nella storia e che, anche se lunga, riusciva per tutta la sua durata a stupire.
Il lato tecnico è veramente ottimo e riesce a valorizzare una storia molto semplice ma ben scritta. Diciamo che non è un colpo di scena quando scopriamo che tutte le persone della Colonia sono lupi mannari. è una cosa che capiamo fin da subito, ma nonostante tutto la narrazione è interessante proprio perché Joe Dante inseriva quegli elementi che sono diventati caratteristici del suo cinema, con un’ottima tensione e un buon umorismo e anche dei personaggi che, seppur non siano tridimensionali, fanno bene il loro compito e soprattutto non risultano mai antipatici. E il finale è davvero stupendo, molto forte per quello che vuole trasmettere e geniale per il modo in cui è stato mostrato.

Per concludere, L’ululato è un film davvero stupendo, un film che tra l’altro non è costato tanto ma che è riuscito a sorprendere grazie a trovate tecniche interessanti, una buona regia, una bella atmosfera, degli effetti di alta qualità e una storia semplice ma comunque affascinante. Lo consiglio assolutamente!
Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!
[The Butcher]
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