Sugarland Express

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo siamo tornati a parlare di fumetti e per la precisione nel panorama italiano, dove abbiamo ripreso una serie che, nonostante i suoi difetti, continua ad affascinarmi, Kalya con il suo settimo volume. Dopo il fallimento di Raal nel prendere l’Alkest, Varnon decide di usare l’arma che ha appena ultimato: attraverso il suo elixir riesce a creare un collegamento con il corpo di un gjaldest corrotto e parte all’inseguimento di Kalya e del suo gruppo. I nostri protagonisti dovranno fare del loro meglio per sopravvivere. Un altro volume che si dimostra molto interessante specialmente per quanto riguarda il disegno, un disegno spigoloso e sporco, realizzato in analogico quindi con l’uso della carta e dell’inchiostro di china, che rendono certe sequenze soffocanti e cariche di tensione, oltre che dare molta drammaticità a certi eventi. La storia è semplice ma ci regala qualche bel momento oltre che qualche piccolo indizio relativo a qualche mistero. In conclusione è davvero un buon volume.
E ora torniamo nuovamente a parlare di cinema e con un regista che io e tanti altri ci portiamo nel cuore: Steven Spielberg. Quest’uomo ha creato delle pellicole che hanno fatto la storia della settima arte, che sono diventate dei veri e propri cult e che molti ricordano perfettamente. Con la recensione di oggi però non porterò una delle sue opere più famose, bensì un film che pochi conoscono e che forse è stato ingiustamente dimenticato.
Ecco a voi Sugarland Express (The Sugarland Express), pellicola drammatica del 1974 scritta da Hal Barwood e Matthew Robbins e diretta da Steven Spielberg.

Trama:
Siamo in Texas nel 1969 e la giovane Lou Jean Poplin (Goldie Hawn) va a trovare suo marito Cloris (William Atherton) in prigione con un piano ben preciso: farlo evadere. Cloris inizialmente è contrario a questa idea in quanto gli restano da scontare solamente quattro mesi di carcere ma Lou gli rivela il perché di questa follia: il loro bambino di due anni è stato dato in affidamento visto che non hanno ritenuto Lou capace di badare a lui. Quindi lei vuole riprendersi il piccolo che si trova nella cittadina di Sugarland. Mentre fuggono, i due vengono notati dall’agente Maxwell Slide (Michael Sacks) che cerca di fermarli, ma quest’ultimo viene disarmato e preso come ostaggio. I tre viaggeranno per andare a Sugarland mentre il capitano Tanner (Ben Johnson) cercherà in tutti i modi di fermarli, in un viaggio on the road molto particolare.

L’ultima volta che abbiamo parlato di Spielberg è stato con Duel, una pellicola che a distanza di tanti anni rimane incredibile e riesce ancora a tenere in tensione. Nonostante in Europa sia arrivato al cinema, Duel nacque come film televisivo, quindi possiamo dire che Sugarland Express sia effettivamente il suo primo lungometraggio per il grande cinema, un film che rappresenta perfettamente la Nuova Hollywood e, anche se non raggiunge il livello di certe pellicole chiave di quel periodo, dimostra una grande forza tecnica e narrativa.

Come al solito si parte con il lato tecnico e in questo caso, nonostante tutto funzioni alla perfezione, i due elementi che riescono a sorprendere sono la regia e il montaggio. Parlando della regia, Spielberg dimostra di nuovo, dopo Duel, di saper dirigere il tutto con grande maestria ed equilibrio. La storia, proprio come Duel, è on the road e anche qui i nostri protagonisti si ritroveranno a vivere diverse situazioni interessanti e non solo per mano della polizia che li insegue ma anche per via di altri personaggi che tenteranno di fermarli o aiutarli. Il film è drammatico ma riesce a variare parecchio attraverso diversi momenti comici e a scene d’inseguimento e di sparatorie. Tutti questi momenti sono girati benissimo, danno un’identità alla pellicola e soprattutto non c’è una di queste sequenze che sembri inferiore ad altre o che risulti forzata nel contesto.

Con Duel abbiamo già visto come Spielberg riuscisse a rendere dinamici gli inseguimenti e qui ripete la stessa cosa, solo che in questo caso le vetture sono più numerose e per quanto non siano numerosi questi inseguimenti riescono comunque a essere molto varieggiati e a non annoiare mai. Lo stesso dicasi per le sparatorie, poche e brevi, ma realizzate con cura e con numerose tecniche registiche che a una prima occhiata non si notano neanche, tra carrellate, inquadrature dall’alto, primi piani, campi lunghi e il tutto unito perfettamente. Lo stesso vale per i momenti comici, scene quasi assurde con file e file di auto della polizia che accompagnano i tre personaggi principali oppure Lou Jean che fa richieste particolari in una situazione di per sé impensabile. L’ironia di questo film mi ha sempre divertito e più volte mi ha strappato un sincero sorriso. Il tutto ovviamente è montato in maniera assolutamente naturale, non ci sono momenti morti e le scene d’azione, comiche e d’introspezione riescono a trovare un perfetto equilibrio, facendo scorrere benissimo la pellicola. Inoltre ho apprezzato le ambientazioni dell’America rurale, un elemento che negli anni ’70 e nella Nuova Hollywood si stava riscoprendo e che metteva in mostra al mondo una zona dell’America in un certo qual modo legato visceralmente al vecchio West, un mondo particolare che ci viene mostrato con tutte le sue luci ma soprattutto le sue ombre.

E adesso passiamo alla storia e i personaggi. Questo film si basa su un evento realmente accaduto e, anche se il film si prende delle licenze poetiche, la segue abbastanza bene. La vicenda segue questa coppia disposta a tutto pur di riprendersi il loro bambino e iniziare a essere così una vera famiglia. La storia è abbastanza semplice e viene raccontata bene, ma quello che ho trovato interessante sono i personaggi principali. Alla fine Lou Jean e Clovis ci vengono presentati come due sempliciotti, due giovani adulti che in realtà sono rimasti ancora dei ragazzini e che, per amore, si mettono in una situazione più grande di loro e decidono di andare avanti senza mai fermarsi. Due persone in realtà buone ma che hanno preso delle strade sbagliate. Sono personaggi a cui ci affezioniamo molto con il passare del tempo e sono personaggi che perfino l’agente Slide apprezza. Stando con loro inizia a comprenderli, dando inizio con il tempo a una sorta di strana amicizia, qualcosa che non è per nulla simile a una Sindrome di Stoccolma ma qualcosa che sembra sincero e anche divertente. Come avevo detto, l’umorismo sarà un elemento importante in questa pellicola e non solo verrà dato dalle situazioni che il nostro trio vivrà ma anche per i personaggi secondari qui presenti che, anche se appaiono brevemente, mostrano una spiccata personalità. Nonostante tutto però l’elemento drammatico sarà sempre presente per tutta la durata della storia, facendoci immaginare come l’intera vicenda potrebbe finire.

Per concludere, Sugarland Express è un film stupendo, un’opera che descrive perfettamente la Nuova Hollywood e, anche se non può competere con certe pellicole fondamentali di quel periodo, mostra un lato tecnico eccellente, con una regia e un montaggio curati e dei personaggi veramente interessanti. Lo consiglio assolutamente!

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Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

32 pensieri riguardo “Sugarland Express

    1. Sono felice di averti interessato. Duel è un film sorprendente se si pensa poi che è nato come film per la televisione e questo Sugarland Express ha molte caratteristiche tipiche della Nuova Hollywood e non solo è diretto bene ma ha anche dei personaggi ben scritti e una visione ai tempi nuova dell’America in cui venivano mostrate zone rurali abbastanza isolate.

  1. Great review my friend. Probably one of Spielberg’s lesser-known and least quoted films and yet, it is the only one to have won an award at the Cannes Film Festival. Its slow pace contrasts with the tension of “The Duel” and the underwater scares of “Jaws”. “Sugarland Express” is still a beautiful film, in a melancholic vein that prefigured some of today’s films.

    1. Indeed it’s very beautiful and i’m sorry people tends to forget it. It directed really well and it has beautiful and deep characters. It was one of the best example of the New Hollywood.

  2. Ricordo di averlo visto tanti anni fa, ma ne ricordo poco, tranne che mi piacque molto. In generale mi piacciono i road movie, e questo è fatto molto bene. Ricordo anche Goldie Hawn, in un ruolo che le è molto congeniale. Non avrei mai saputo dire chi fosse l’attore che interpretava il marito…

    1. Goldie Hawn fu stupenda nel suo ruolo, un ruolo che ai tempi nessuno si aspettava ma che lei riuscì a interpretare benissimo. Questo film è una grande sorpresa e spero che in tanti prima o poi possano riscoprirlo.

  3. I should check this out. I watched a number of films with a similar premise/setting to this: Two-Lane Blacktop, Vanishing Point, and The Getaway. The era of car carnage and the end of American counterculture.

    1. Onestamente Spielberg nell’ultimo periodo mi sta regalando enormi soddisfazioni. Il Fablesman, che purtroppo quasi nessuno ha visto, è una delle sue opere migliori in assoluto. Questo Sugarland Express non lo definirei come film minore. È decisamente migliore di tante altre opere che ha fatto e ancora oggi rimane moderno. Ebbe solo la sfortuna di non essere considerato al botteghino (anche se tecnicamente non fu un flop).

  4. Evidentemente Goldie Hawn è rimasta in buoni rapporti con Spielberg, perché 15 anni dopo ha recitato in un film del suo pupillo Robert Zemeckis, La morte ti fa bella. Considero il film in questione una delle poche commedie nere davvero riuscite (di norma chi prova a fare un film di questo tipo risulta solo fastidioso).
    Adesso sia Spielberg che Zemeckis sono in pieno declino. Il primo viene ancora coccolato dalla critica (che continua a riempirlo di nomination agli Oscar), ma i suoi ultimi 2 film sono stati dei flop al botteghino, ed è un paradosso incredibile per un regista che una volta era un’autentica macchina da soldi. Al secondo invece hanno voltato le spalle sia la critica che il pubblico: il suo primo flop è stato The Walk, sembrava essersi ripreso con Allied, invece da Benvenuti a Marwen in poi ha collezionato solo fiaschi.
    Capii che Zemeckis era finito proprio quando vidi il trailer italiano di Benvenuti a Marwen, e lessi una didascalia che diceva “Dal regista di Forrest Gump”: se per sollevare un po’ d’interesse attorno a un film sei costretto a citarne un altro che il regista ha diretto più di vent’anni prima, allora vuol dire che quel film non ha niente di valido da offrire. E infatti quando andai a vederlo al cinema (tra l’altro in una sala distantissima da casa mia) mi pentii amaramente di non essere rimasto a casa.

    1. Purtroppo il declino subito dai due registi è qualcosa di tremendo. Perché entrambi dimostrano ancora di essere dei veri registi e dei veri artisti. Come avevo già scritto, The Fablesman è uno dei migliori film che Spielberg ha diretto non solo di questi ultimi anni ma della sua intera carriera. Questa è la mia opinione ma vedo che in tanti sono dello stesso parere e sono felice che anche i suoi ultimi film siano molto apprezzati dalla critica ma anche dal pubblico (non farà più i guadagni di un tempo, ma chi vede i suoi film riesce ad apprezzarli). Zemeckis invece è stato fin troppo sfortunato. Marwin era u progetto a cui teneva e onestamente lo trovo fin troppo sottovalutato. Ma dopo quel flop è stato costretto a fare dei film su commissione come Le Streghe (che alla fin fine non era male ma dimenticabile) e quell’opera senz’anima che è il remake live-action di Pinocchio. In quest’ultimo caso non ho visto assolutamente nulla di Zemeckis e mi dispiace parecchio anche perché era un artista che a livello tecnologico e stilistico ha sempre cercato di innovarsi. Vogliondire, The Walk era un film che ti faceva venire le vertigini anche senza l’uso del 3D.

      1. Secondo me ha fatto flop proprio per quello: al grande pubblico non piace sentirsi a disagio durante la visione di un film, è qualcosa che può far piacere solo a una nicchia ristretta che ama i film disturbanti (i fan della saga di Saw ad esempio).
        Riguardo a Benvenuti a Marwen, io e mio padre siamo dei super fan di Zemeckis, quindi andammo a vederlo nella disposizione d’animo migliore possibile, ma lo trovammo indifendibile.
        Non mi pronuncio invece su The Fabelmans, perché non l’ho vista. Tengo in grande considerazione il tuo parere, quindi se mi dici che è valido potrei dargli una possibilità. Grazie per la risposta! :)

        1. Di nulla! In ogni caso i gusti son gusti, a molti Marwin non è piaciuto ma penso che sia stato soltanto frainteso. Alla fine era la storia di un uomo che affrontava un trauma chiudendosi nelle sue fantasie e secondo me era narrata bene. The Fablesman è un’opera magnifica e trovo tremendo che abbia floppato in quella maniera. Per quanto era bello, avrebbe dovuto incassare almeno 10 volte tanto.

          1. Se ti può consolare, anche a me è capitato più volte di vedere dei film magnifici che sono stati ingiustamente ignorati dal grande pubblico. Penso ad esempio a L’eccezione alla regola, o anche a Sognando a New York – In the Heights. Quest’ultimo tuttavia ha un grande alibi: quello di essere uscito in piena pandemia, quando le persone assennate evitavano tutte le uscite non necessarie (tra le quali ovviamente il cinema).
            Se vogliamo ha avuto anche un’altra sfortuna: quando è uscito il mercato cinematografico era monopolizzato dai cinecomics, nel senso che gli spettatori andavano a vedere solo quelli, e per i film di altro tipo (compresi quelli diretti da dei mostri sacri come Spielberg) era già tanto arrivare a 15 milioni di incasso. E parlo di incasso globale, non statunitense.
            Adesso questa fase sembra essere finita, perché gli ultimi cinecomics (da Blue Beetle a The Marvels) sono stati anch’essi dei flop. Evidentemente il pubblico si è stufato, anche a causa della scelta suicida di Marvel e DC di far uscite cinecomics a getto continuo per anni, senza capire che questo era il modo più sicuro per farli venire a noia.
            Adesso vedremo se dopo la morte dei cinecomics i produttori riusciranno a trovare un altro genere che si riveli una gallina dalle uova d’oro con cui riempire le sale: lo spero di cuore, perché negli ultimi anni sono stati proprio i cinecomics a tenere in piedi la baracca, e senza di loro temo proprio che per le sale cinematografiche sarà dura vendere i biglietti. Sei d’accordo?

            1. I cinecomics avranno fatto guadagnare tanto alle sale ma sono stati più un malus che altro proprio per il loro incredibile monopolio. Praticamente hanno fatto in modo che ci si concentrasse di più su queste pellicole che sulla realizzazione di altre opere e questo ha spinto i produttori a variegare molto di meno i propri prodotti. Se pensi ai blockbusters, negli ultimi anni abbiamo avuto solo cinecomics, remake live-action dei classici Disney e sequel di franchise che ormai non hanno più nulla da dire (Fast and Furious, Jurassic World ecc…). Il problema vero è che Hollywood non vuole rischiare e si basa molto su scelte di mercato legate agli analisti ma questa cosa ha abbassato di molto il livello qualitativo delle opere. E alla fine anche le persone si stanno rendendo conto di quanto siano pessime e si sono stancate. A questo punto io opterei per una nuova strategia. Invece che spendere più di 200 milioni di dollari che ne spendessero almeno 70-80 milioni in meno e si concentrassero di più sulla sceneggiatura, la vera vittima in questi ultimi anni. Per dire, guarda I Guardiani della Galassia 3. Quel film funziona proprio perché ha dei personaggi scritti benissimo e una storia molto interessante ed è un cinecomic, ma un cinecomic realizzato con grande impegno e da un regista con un suo stile e delle idee ben chiare. A mio avviso bisognerebbe tornare a scrivere opere decenti piuttosto che spendete esorbitanti cifre per effetti speciali che poi non soddisfano nemmeno.

              1. Ma guarda, secondo me i cinecomics hanno stufato così tanto che adesso anche uno scritto bene avrebbe difficoltà a ripagare il suo budget. Lo dico perché Blue Beetle aveva una buona sceneggiatura, eppure ha fatto flop lo stesso.
                Sono totalmente d’accordo invece con la considerazione finale: non è più come negli anni 90 (quando la CGI era una novità assoluta), oggi il pubblico non si fa più incantare dagli effetti speciali, e quindi per portarlo in sala devi avere soprattutto un bravo sceneggiatore.
                Tornando ai film che a me sono piaciuti nonostante il pubblico li abbia snobbati o addirittura odiati, la cosa è successa così spesso che ci ho fatto sopra una classifica: https://wwayne.wordpress.com/2014/06/19/i-10-film-che-tutti-odiano-tranne-me/

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