Spiral – Capitolo 4: La linea

Copertina

DISCLAIMER:
Il romanzo è in corso di stesura. Quindi potranno esserci incoerenze e sicuramente, una volta finito, dovrà essere editato pesantemente.
Sono quindi accetti consigli e critiche costruttive.
Offese inutili saranno ignorate.
Buona lettura.

Spiral – Capitolo 4: La linea

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Capitolo 4 – La linea

Marte

Campo di lavoro

È sempre rimasta in silenzio. Ha ingoiato ogni lacrima, fino a sentire la gola bruciare.

Non è mai stata in grado di superare quella linea.

Suo padre glielo ripeteva di continuo di non superarla, che così sarebbe sopravvissuta.

Resta in silenzio, annuisci, prega e lavora. Non c’era altro nella sua vita e non era destinata a vivere nessun’altra emozione. Come un automa, era sempre più vicina a una morte priva di significato.

Era quasi sera e il suo lungo lavoro per quel giorno stava per finire.

Fino a poco tempo fa non aveva fatto che seguire le indicazioni di mio padre, che non vedeva da oltre un anno terrestre. Ma a dire il vero non sapeva quanto tempo fosse esattamente passato. I giorni si susseguivano tutti uguali, come un meccanismo di una macchina impeccabile e loro eravamo parte integrante dei suoi ingranaggi. Non erano ammessi errori, non era ammesso essere deboli. Chi oltrepassava la linea veniva eliminato all’istante. Aveva visto altri bambini venir puniti severamente per le cose più stupide e uccisi davanti a tutti, come da monito.

Lei aveva sempre a malapena alzato gli occhi a ogni pianto e urla, per poi smettere del tutto di prestarle attenzione. Non erano nel suo mondo, non erano all’interno della sua linea.

Aveva immaginato di essere circondata da un piccolo cerchio; quello era il suo mondo. Era silenzioso e nessuno aveva accesso: nemmeno quando la picchiavano per qualche stupidaggine oppure le rasavano i capelli per l’ennesima volta. Nel suo mondo era come sospesa nel tempo e nello spazio e niente e nessuno avrebbe potuto farle del male, ma esso era vuoto, c’era solo lei, con i suoi ricordi che man mano svanivano. Il viso del padre… lo vedeva distorto dal pianto e la disperazione. Il suo sorriso era scomparso. Il suo stesso nome… ormai era diventata un numero ed esso la rappresentava in toto: 72314, oltre ciò non sapeva altro. Non ricordava nemmeno più il colore dei suoi capelli o la forma del proprio viso. Poteva toccarsi, sentendo la guance incavate e la pelle secca, ma nient’altro.

Aveva imparato che i ricordi non le servivano più; per sopravvivere non doveva superare la linea e le bastava restare nel mio cerchio, lontana da tutti.

Non provava più nulla quando impugnavo per l’ennesima volta la macchina scavatrice, nel suo cunicolo. Restava lì tutto il giorno, perché non vi erano pause e faceva il suo lavoro in modo impeccabile, fino alla sera, quando era il momento del pasto e poi di andare a dormire.

Spesso non riusciva a dormire e probabilmente anche quella notte avrebbe fissato il soffitto. Per questo quasi preferiva lavorare.

Non superare mai la linea.

Ecco la sua vita.

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Proprietà di Cecilia Maria Cimmino.

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Shiki Tima Ryougi

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