Spartacus (film)

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo fatto un piccolo cambio, parlando di un’opera letteraria scritta da un’autrice che ormai conosciamo molto bene sul blog, Galatea di Madeline Miller. In questa reinterpretazione del mito di Pigmalione non si parla più di una storia d’amore tra lo scultore e la sua creazione, Galatea, la statua che prende vita grazie alla dea, ma assisteremo a una storia di ossessioni e abusi in cui lo scultore tratta la donna come un oggetto di piacere, proprio come se fosse un oggetto inanimato. La metafora della statua viene usata perfettamente in questa storia dove incontriamo una donna molto intelligente e piena di vita costretta a essere sottomessa a quest’uomo viscido, ma lei non si farà mai veramente sottomettere e farà di tutto per proteggere la figlia. Una storia molto breve ma altrettanto bella che vi consiglio di recuperare.
Con l’articolo di oggi si ritorna a parlare nuovamente della settima arte e in questo caso ho deciso di recensire qualche grande classico del passato. Nell’ultimo periodo abbiamo parlato di opere recenti e mi piace spaziare in questo modo nel mondo del cinema. Ci spostiamo così a un periodo storico di cui abbiamo largamente parlato nel blog ossia gli anni ’60. Certamente un periodo d’oro e propizio per il cinema, caratterizzato da grandi opere e dove era già presente il seme che avrebbe portato all’enorme cambiamento degli anni ’70. Gli anni ’60 (e ’50) intanto erano caratterizzati dai kolossal hollywoodiani, imponenti opere cinematografiche che riuscivano a narrare le gesta dei suoi protagonisti con un’epicità ancor oggi impressionante e che principalmente si basavano su personaggi storici dell’antica Roma, dell’Egitto, oppure si basavano sulla religione. Ci sono tantissime opere di questo tipo su cui bisognerebbe parlare, ma in questo caso voglio discutere di una nello specifico perché diretta da uno dei miei registi preferiti in assoluto.
Ecco a voi Spartacus, pellicola drammatica, storia e di guerra del 1960, scritta da Dalton Trumbo, diretta da Stanley Kubrick e basata sull’omonimo romanzo di Howard Fast.

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Trama:
Siamo nel I° secolo a.C., la repubblica romana è forte ma piena di corruzione e con una società che si basa sull’utilizzo degli schiavi. Tra questi c’è Spartaco (Kirk Douglas), un uomo della Tracia che non si piega al volere dei suoi padroni e per questo viene condannato a morire di fame. Proprio in quel momento arriva nella fossa mineraria in cui lavora un uomo d’affari, Lentulo Batiato (Peter Ustinov) che, colpito dalla sua forza, decide di comprarlo e di portarlo nella sua scuola di gladiatori. Qui lui e tanti altri schiavi vengono addestrati brutalmente dal severo e sadico Marcello (Charles McGaw) ma è anche in questo luogo che Spartaco conosce la schiava Varinia (Jean Simmons) e i due si innamorano. Le cose però peggiorano quando arriva il senatore Marco Licinio Crasso (Laurence Oliver). Per divertire i suoi amici, organizza un combattimento all’ultimo sangue tra due coppie di gladiatori, dove partecipa anche Spartaco e, per capriccio, compra perfino Varinia. Tutti questi eventi fanno esplodere una rivolta, capitanata dallo stesso Spartaco che, insieme ad altri gladiatori, sconfigge le guardie e fa fuggire tutti nelle campagne locali. Roma la considera una semplice rivolta e all’inizio non gli dà molta importanza, ma Spartaco ha obiettivi più alti. Non vuole essere un razziatore, un animale, ma un liberatore, per questo inizia ad andare nelle zone locali a liberare altri schiavi e con tutte queste persone decide di andare a Brindisi, dove spera di trovare la fine della loro schiavitù via mare.

Parlare di un kolossal così imponente come Spartacus non è per niente semplice. Ci sarebbero diverse cose da dire sia sull’incredibile lato tecnico sia su certe scene chiavi che, giustamente, sono diventate iconiche. A tal proposito vorrei iniziare con la nascita di questo progetto, perché ci sono molti elementi di grande interesse.

Uno dei motivi che portarono alla creazione di questo film, fu la delusione di Douglas per non essere riuscito a ottenere la parte nel Ben-Hur di William Wyler. I due avevano già lavorato insieme in passato e l’attore sperava che questo convincesse il regista a scritturarlo. Dopo questo evento Edward Lewis, vice-presidente della Bryna Productions (la compagnia cinematografica dello stesso Douglas) gli fece leggere il libro Spartacus, scritto da Howard Fast. Le tematiche di Spartaco e Ben-Hur erano abbastanza simili e Douglas ne rimase talmente colpito da comprare i diritti del libro di tasca propria e riuscì a convincere l’Universal a produrre il film. Ed è qui che arriviamo a degli elementi interessante della produzione: la scelta dello sceneggiatore e del regista.

Inizialmente Douglas scritturò lo stesso Fast per realizzare la sceneggiatura, ma lo scrittore non riusciva a lavorare bene in quel formato e così venne scelto Dalton Trumbo. Questa fu una scelta importante ma, per comprenderla meglio, dobbiamo di certe “peculiarità” della Hollywood di quei tempi.
Nei primi periodi della Guerra Fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica, gli americani fecero di tutto per distruggere anche solo il minimo accenno di comunismo in patria. A livello cinematografico ad esempio venne creata una lista nera nel 1947 e in questa lista erano scritti i nomi di attori e artisti che si credeva fossero simpatizzanti del comunismo. Chiunque finisse su quella lista non poteva più lavorare per i grandi studios americani (alcuni infatti andarono in Europa). Tra le altre cose questa lista non venne creata attraverso un’azione legale, ma da alcune decisioni degli studios stessi, rendendo anche impossibile verificare le accuse verso i malcapitati. Dalton Trumbo finì proprio in questa lista e divenne anche famoso per essere uno degli Hollywood Ten, dieci personalità messe sulla lista era che denunciarono apertamente questo metodo. Per anni Trumbo non trovò lavoro e fu così costretto a lavorare sotto uno pseudonimo.
Quando Spartacus stava per uscire, Kirk Douglas prese una decisione molto coraggiosa: mettere il nome di Trumbo nei titoli di testa. Sempre nello stesso anno il suo nome apparve anche nel film Exodus di Otto Preminger. Grazie a ciò, non solo la lista nera si indebolì ma venne completamente distrutta.

E ora passiamo alla regia. Inizialmente Douglas scelse come regista Anthony Mann, famoso per aver diretto diverse pellicole noir e western. Dopo solo la prima settimana di riprese però Douglas licenziò Mann (la sequenza di apertura nelle fosse mineraria è tutta sua). Così decise di chiamare Stanley Kubrick, con il quale aveva già lavorato nel meraviglioso Orizzonti di Gloria. Ai tempi Kubrick aveva 28 anni e fino a quel momento Spartacus fu l’opera più impressionante e costosa a cui avesse lavorato, con un budget di 12 milioni di dollari (che ai tempi erano una cifra enorme). In seguito Kubrick si distanziò da questo film. Nonostante si veda la sua impronta nella macchina da presa, fu l’opera su cui ebbe meno libertà espressiva e infatti di tanto in tanto aveva delle discussioni con Douglas riguardo a certe parti specifiche della storia.

Adesso però cerchiamo di parlare del film. Spartacus è un film certamente enorme, una lunga epopea lunga più di tre ore. E già si questo punto si dimostra vincente perché, con una tale durata, non ho mai avuto l’impressione di vedere scene riempitive create per allungare il minutaggio. Un difetto di alcune pellicole (specialmente alcune odierne) è quello di voler raggiungere una certa lunghezza per dare l’impressione di essere importante. In certi casi però, quando la sceneggiatura non funziona del tutto, si tendono ad allungare certe scene e a crearne altre che non servono a nulla ai fini della trama o per i personaggi. In Spartacus questo non avviene mai, tutto quello che succede ha un valore importante per la storia e per comprendere certi personaggi e le loro scelte. Prediamo come esempio la prima parte del film, dove Spartaco deve allenarsi per diventare gladiatore. Qui vediamo tutte le ingiustizie subite dagli schiavi, trattati più come animali che come uomini e si vede anche l’enorme contrasto con i nobili, quest’ultimi che guardano gli schiavi come divertimento per i loro capricci.

Un altro elemento degno di nota è come la pellicola renda indimenticabili sia i personaggi secondari che quelli di contorno. Prediamo come esempio Dabra (Woody Strode), il gladiatore che si rifiuta di uccidere Spartaco e tenta di ribellarsi per primo. Appare solo nella prima parte dell’opera eppure il suo personaggio e le sue azioni rimangono impresse fino alla fine. Lo stesso vale per molti schiavi liberati da Spartaco. Ci sono vari momenti in cui vengono inquadrate diverse persone di questo gruppo, come la coppia di anziani, un nano che si prende cura di un bambino, una ragazzina con il fratello neonato e molti altri. Sono personaggi di contorno ma ricorrenti che non dicono neanche una battuta, eppure è difficile dimenticarsi di loro, riescono a essere il simbolo delle persone che Spartaco vuole liberare e riescono ad apparire molto umani e reali.

Ovviamente si rimane impressionati anche dai personaggi principali. Spartaco è l’eroe liberatore che, stanco di subire, decide di ribellarsi e, quando assapora per la prima voltò la libertà, ne rimane stupito. Si ritrova davanti a un mondo ricco e vasto, un mondo che lui non conosce e vuole saperne di più, vuole poter vivere appieno questa libertà e vuole che anche gli altri possano ottenere questa felicità. Inoltre ho sempre apprezzato la storia d’amore tra lui e Varinia, soprattutto come è nata. Quando si trovavano nella scuola di gladiatori non avevano molto tempo e in diverse occasioni non potevano neanche parlare, quindi il tutto si costruisce attraverso e piccoli gesti della mano e, quando saranno entrambi liberi, questo rapporto dolce e sincero tra i due continuerà a convincere.
Rimane impresso nella mente dello spettatore anche il cattivo, Crasso, non solo per l’ottima interpretazione di Oliver, ma anche per la costruzione del personaggio. Lui è un uomo del senato che però vuole conquistare il potere. Possiede già il comando sulle legioni ma desidera un controllo completo su Roma. Sono interessanti anche i discorsi che fa riguardo a Roma stessa, vuole che continui a risplendere e che i suoi antichi valore tornino in auge. I discorsi che fa ricordano molto quelli di diversi dittatori e non a caso lui rappresenta l’oppressore per eccellenza della libertà e degli schiavi. Attraverso di lui vediamo anche la politica presente nel Senato e i vari scontri che ha con Gracco (Charles Laughton). Due figure in grande contrasto, il primo che vuole il potere assoluto e l’altro che invece combatte per i più deboli. Grazie a ciò abbiamo modo di vedere interessanti giochi di potere e soprattutto osserviamo il modo in cui Crasso cercherà di utilizzare la ribellione di Spartaco a proprio vantaggio e come mezzo politico per avere consenso.

A livello registico Kubrick non si smentisce mai. Il regista riesce sempre a gestire le varie scene, siano esse fatte su un set, come molte di quelle ambientate a Roma, oppure in luoghi all’aperto, come le postazioni in cui si stanzieranno gli schiavi liberati o alcune battaglie. Kubrick riesce a spaziare molto bene tra campi lunghissimi per descrivere la grandezza dei luoghi e la numerosità dei personaggi che appaiono nell’opera, a dei primi piani che enfatizzano le emozioni dei protagonisti. Ci saranno diversi momenti in cui la regia riuscirà a colpire lo spettatore, prediamo a esempio una scena durante l’addestramento per gladiatori in cui con una carrellata in avanti la telecamera passa in mezzo a tre gruppi di gladiatori che combattono fino a riprendere Spartaco seduto. Ci saranno vari momenti simili che saranno enfatizzati da una fotografia interessante e curata da Russell Metty. Anche questa fotografia enfatizzerà i colori accesi dei vari set, come una Roma sfarzosa o la bellezza dicerti ambienti naturali, ma riuscirà anche a stupire negli interni attraverso degli ottimi tagli di luce che sottolineano la drammaticità di certe scene oppure per concentrare l’attenzione del pubblico su degli elementi specifici.

Un’ultima cosa prima di chiudere. C’era una scena che Kubrick voleva tagliare ma Douglas si impose e glielo impedì: la famosa scena “Io sono Spartaco”. Chi ha visto la pellicola sa cosa intendo, parliamo della scena più iconica della storia e una delle più commuoventi e in questo caso sono felice che Douglas abbia puntato i piedi (d’altronde è anche il produttore del film).

Per concludere, Spartacus è un’opera mastodontica e impressionante nella messa in scena, un kolossal davvero enorme che però non si dimentica di trasmettere emozioni sincere al pubblico, grazie a una sceneggiatura magnifica, a degli attori straordinari e delle scene che sono entrate di diritto nella storia del cinema. Un’opera da vedere e rivedere assolutamente.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

34 pensieri riguardo “Spartacus (film)

  1. Hai ragione sulla lunghezza non eccessiva di questo film, è sempre un piacere rivederlo e non si fa mai pesante.

    Su Trumbo è stato fatto un film interessante (che si intitola proprio Trumbo), lo vidi al cinema e lo trovai intrigante, è incredibile la sua storia personale!

    1. La produzione di quest’opera mi ha sempre affascinato e soprattutto sono sempre rimasto colpito da quanto sia rimasto moderno per molti versi. Un’opera che merita assolutamente si essere ricordata. Grazie per il commento!

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