La casa nera

La scorsa volta siamo tornati a parlare di M. Night Shyamalan con il suo Signs. Mi ha fatto molto piacere parlare di un regista che apprezzo molto, anche se da alcuni è molto criticato. Visto che ho discusso di un film di Shyamalan dopo tanto tempo, ho deciso di prendere in considerazione una pellicola di un regista che non tratto da anni: Wes Craven. Io adoro Craven, fu un regista veramente rivoluzionario, che portò nelle sale un nuovo tipo di cinema e di horror. Di lui abbiamo parlato in Nightmare – Dal Profondo della notte e in Wes Craven’s New Nightmare. Praticamente due dei suoi film più famosi e belli e un giorno o l’altro farò con molto piacere degli articoli sulla saga di Scream e di qualche suo primo lavoro che ebbe un enorme impatto nel cinema come L’ultima casa a sinistra e Le colline hanno gli occhi. Oggi però non parlerò di nessuno di questi. Craven ha diretto veramente tanti film e tra questi ce ne sono alcuni che vengono un po’ trascurati e sottovalutati, quando in realtà hanno veramente tanto da dire e lo fanno bene. Ed è qui che vi presento una di queste opere.
Ecco a voi La casa nera (The People under the Stairs), pellicola horror del 1991 scritta e diretta da Wes Craven.

Trama:
Grullo (Brandon Quintin Adams) è un ragazzino di colore del ghetto che viene soprannominato così da sua sorella Ruby (Kelly Jo Minter) e diciamo che ormai tutto lo chiamano così. La sua situazione non è delle migliori: la madre è malata di cancro, non possono pagare per la sua operazione e vivono in un appartamento malandato. Un giorno la sua famiglia riceva una notizia ancora peggiore: stanno per essere sfrattati perché sono in ritardo con il pagamento dell’appartamento. Questo sfratto avverrà per colpa dei Robeson, una coppia sposata che possiede tutte le case del ghetto. Leroy (Ving Rhames), un loro conoscente e ladruncolo, un giorno arriva a casa loro e propone a Grullo un piano. Lui ha scoperto che i Robeson hanno un tesoro di monete d’oro di grande valore e ha escogitato un piano per riuscire a rubare tutto. Per farlo però ha bisogno di Grullo. Ruby non vuole che il fratellino faccia una cosa del genere, ma alla fine Grullo accetta perché vuole avere i soldi per pagare l’affitto e per dare le cure mediche alla mamma. I due, insieme a Spenser (Jeremy Roberts), mettono in atto il loro piano per entrare nella casa e, con qualche difficoltà, riescono nell’intento. Entrati però scopriranno segreti oscuri e tremendi e dovranno affrontare una coppia peggiore di quanto potessero immaginare.

Molto stranamente questo è uno dei film di Craven che sento citare di meno e non ne capisco il motivo. E’ un film molto interessante e quando uscì negli anni ’90 ebbe anche un buon successo da parte del pubblico e anche un po’ dalla critica. E’ un peccato che una pellicola del genere passi in secondo piano e quindi meglio inziaire con la recensione e descrivere anche alcune notizie molto interessanti sulla sua creazione che però dirò verso la fine.

Una cosa molto curiosa che fa la pellicola è farti credere di sapere come si svolgeranno gli eventi. Soprattutto all’inizio si avrà l’impressione che il film si concentrerà sui personaggi di Grullo e Leroy che devono affrontare una coppia di folli, ma non è proprio così. Il film non si baserà su di loro, ma avrà vari punti di vista. Principlamente guarderemo la storia attraverso gli occhi di Grullo, ma avremo il punto di vista dei Robeson e anche della loro figlia Alice (Allison Joy Langer). In questo modo Craven ci dà l’occasione di apprfondire parecchio tutti questi personaggi e i loro intrecci. Cominciamo con il protagonista, Grullo. Lui, insieme ad Alice, è senza alcun dubbio il personaggio più puro e onesto dell’intera storia. Certo, si unisce a due ladruncoli per rubare il tesoro dei Robeson, ma non lo fa per scopi egoistici, lo fa per impedire alla sua famiglia di essere sfrattata e soprattutto lo fa per pagare le spese mediche della madre. E’ disposto a mettersi nei guai per il bene delle persone che ama e questa è una cosa che dimosterà spesso nel corso della pellicola, specialmente per quanto riguarda Alice. Infatti lui potrebbe benissimo andarsene e salvarsi la pelle in certi punti, ma decide di aiutare Alice a fuggire perché i suoi presunti genitori la maltrattano parecchio, facendole molto, molto male sia a livello fisico che psicologico. A un certo punto la fuga di Grullo dagli orrori della casa si trasforma in una lotta contro i due per vari motivi: salvare Alice e le altre persone imprigionate nella casa e portare giustizia a moltissime persone che, per colpa dei due, hanno perso tanto e sofferto e impedire ovviamente che le loro malefatte continuino ancora. Grullo è un personaggio a cui ci si può affezzionare molto perché, attraverso la sua innocenza e bontà, l’oscurità che circonda quella casa sembra vacillare e tremare.
Lui non è il solo personaggio positivo di tutta la storia, infatti anche Alice si dimostra un personaggio buono. All’inizio la vediamo piccola e spaventata come un topolino. Non sa niente del mondo esterno, è completamente rinchiusa nelle mure della sua casa e vive nel terrore dei suoi genitori che la maltrattano al più piccolo errore e teme che possano far del male anche agli “altri” (e su di loro ci torneremo in seguito). Sembrerebbe la classica principessa da salvare, ma nel corso della pellicola subirà un’evoluzione. Diventerà un personaggio sempre più attivo, maturerà e sarà sempre meno spaventata a tal punto che si ribellerà ai suoi genitori e in particolar modo contro sua madre. E’ una cosa che mi è sempre piaciuta.

Passiamo invece alla coppia Robeson, probabilmente i due personaggi più interessanti di tutta questa storia. Nella pellicola non vengono chiamati con dei nomi propri, conosciamo il loro cognome ma si fanno chiamare Mamma e Papà (almeno nel vecchio doppiaggio italiano, in quello nuovo non lo so). Prima di parlare dei loro personaggi, vorrei aprire una piccola parentesi sugli attori che interpretano questi ruoli ovvero Wendy Robie e Everett McGill. Questa pellicola li rese abastanza famosi ai tempi, ma entrambi parteciparono a un’opera che li rese l’anno precedente ancor più famosi ovvero la serie televisiva di Twin Peaks dove interpretano rispettivamente i ruoli di Nadine Hurley ed Ed Hurley e anche in quel caso i due erano moglie e marito. Una piccola informazione che ho trovato davvero divertente e che spiega anche perché da quel momento in poi Wendy Robie venne sempre scelta per interpretare ruoli eccentrici e fuori di testa.
Tornando ai personaggi del film, possiamo dire che sono entrambi dei pazzi assassini. La cosa interessante è che Papà ci viene principlamente mostrato come un bambinone con una grande forza fisica, ma abbastanza sciocco e che esegue principalmente gli ordini di Mamma, anche se a volte sembra quasi volerle andare contro. Rimane molto impresso soprattutto per il particolare costume che indossa in certi momenti della pellicola quando dà la caccia agli intrusi.
Mamma invece è il cervello del gruppo, è colei che dà gli ordini e sembra riuscire a a tenere sotto controllo tutta la situazione quando in realtà è anche più folle di Papà. Di loro due ci vengono date delle informazioni generali, non si entra mai nei dettagli, ma in un certo senso si può intuire che entrambi in passato abbiano subito dei brutti momenti che gli hanno causato dei traumi profondi. Ed è per questo che godono nell’infliggere dolore agli altri.

Tra le altre cose sono molto interessanti queste Persone sotto le scale, persone rinchiuse in cantina e lasciate in uno stato pietoso e ridotte molto male. Tra di loro si fa parecchio notare Roach (Sean Whalen) che per via del suo aspetto particolare (molto magro, lunghe dita nere con unghie affilate, un enorme sorriso e senza lingua) e per il fatto che affronta in più occasioni i Robeson e aiuta i protagonisti, è rimasto nell’immaginario collettivo nonostante compaia per poco tempo. Per quanto riguarda il significato del film e delle persone sotto le scale, questi voglio lasciarli come ultimi argomenti e adesso voglio discutere di alcuni lati tecnici.

Qui osserviamo che Craven adotta un approcio molto differente rispetto ai suoi film precedenti ovvero Nightmare, Sotto Shock e Il serpente arcobaleno. Non si ha più la sensazione di vedere qualcosa di onirico, ma qualcosa di più realistico e verosimile. Lo si nota quando vediamo il luogo in cui vive Grullo, lo notiamo anche quando conosciamo i Robeson che, nonostante al situazione fuori dal comune, ha un che di veritiero purtroppo. Anche in questo modo riusciamo comunque ad assistere a una specie di fiaba, dove gli eroi sconfiggono i cattivi che minacciavano tutte le persone a loro care e riescono a guadagnare molto dalle loro gesta e a maturare.
Il set scelto da Craven è ottimo. L’intera casa è un set costruito e il regista in questo modo è riuscito ad aver un cotrollo maggiore per le riprese.
E’ interessante vedere il contrasto presente all’interno della casa dove ci sono luoghi tenuti molto bene e che sottolineano una certa ricchezza e altri invece molto trascurati, pieni di polvere e sporcizia e malandati come a voler dire che sotto sotto anche nelle case (o cose) che sembrano belle si nascondo segreti orribili e terrificanti.
In questo set(dove si svolge gran parte della pellicola) Craven si muove con grande abilità e destrezza, senza mai sbagliare un’inquadratura o perdere il ritmo. Il meglio però lo dà quando fa le riprese in angoli e corridoi molto stretti della casa. Qui riesce a essere fluido e a muovere la telecamera senza trovare intoppi nel poco spazio disponibile. In questo caso non ha potuto usare una Steadycam per riprendere queste scene visto che non ci entrava e, insieme alla direttrice della fotografia Sandi Sissel, si dovettero arrangiare e usarono una camera a mano supportata da varie attrezzature per non farla muovere. Craven utilizza sapientemente anche alcuni effetti artigianali come animatronics e pupazzi senza che il pubblico se ne renda conto (ad esempio certe scene con il cane).
La cosa migliore di tutte è il ritmo che Craven riesce a tenere sempre alto, facendoci così stare in tensione perché se i protagonisti vengono presi, sappiamo tremendamente bene che per loro sarà la fine. Craven però aggiunge al film un elemento interessante e cioè l’humor. Il film infatti si può quasi definire un horror con elementi comici. Ci sono stati dei momenti davvero divertenti ed esilaranti che non ha tolto alla pellicola la sua componente horror, ma l’ha arricchita parecchio.

Oltre all’humor sarà presente presente anche una satira molto forte sulla società di allora. Questo probabilmente è uno dei film più politici di Craven, dove critica e attacca il capitalismo e mette in scena la lotta sociale tra ricchi e poveri, tra chi ha i privileggi e va avanti a spese dei meno fortunati e dei più deboli e quest’ultimi che combattono contro questa ingiustizia. E le persone sotto le scale non sono altro che i dimenticati, i diversi, gli ultimi della società che non vengono considerati da quest’ultimi, anzi vengono allontanati ed emarginati, nascosti agli occhi di tutti. Il punto fondamentale è che questo film riesce a rispecchiare la società odierna e dimostra di non essere invecchiato per niente.

Un’altra piccola informazione prima di concludere l’articolo riguarda la storia da cui Craven ha preso ispirazione. Perché si può dire che La casa nera è tratta da una storia vera. Negli anni ’70 in un quartiere ricco, elegante e con una buona reputazione, ci sono stati dei furti e un giorno delle persone videro questi ladri entrare in una casa. Visto che i proprietari non c’erano, i vicini chiamarono la polizia. Quando arrivarono le forze dell’ordine, i ladri non c’erano più, ma sentirono degli strani rumori nella casa. Alla fine scoprirono che in quella casa c’erano due bambini rinchiusi nella loro stanza, a cui non era stato mai permesso di uscire, sporchi, malandati e che parlavano con un linguaggio tutto loro. Una storia terrificante che ci fa comprendere come anche nei luoghi migliori sia presente l’oscurità.

Per concluere La casa nera è un horror stupendo che Craven ha diretto alla grande, con scene ricche di tensione e un umorismo pungente e che descrive la società di allora e quella odierna. Un film molto intelligente che costò pochissimo ed ebbe per fortuna un grande successo, anche se oggi se ne sente parlare poco. Questa è una pellicola che adoro tantissimo e che consiglio a tutti di recuperare il prima possibile. Non ve ne pentirete.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

12 pensieri riguardo “La casa nera

  1. Non conosco il film, l’horror non è mai stato il mio genere prediletto. Però vedo che ultimamente ci capiti spesso e questo mi ha fatto sorridere, ripensando al tuo nick.
    (ripensando, inoltre, al boss di “Diablo” – e riproposto nel III) :D

    1. L’horror invece è sempre stato il mio genere preferito insieme alla fantascienza. Penso anche perché è uno di quei generi che meglio di tutti riesce a raccontare la società senza troppi peli sulla lingua così come ha fatto ad esempio La casa nera.

      1. Probabilmente sì. Però serve anche una certa attitudine e magari qualcuno che condivida una simile passione, perché non è adatto a tutti i momenti.
        Comunque lo sai raccontare molto bene; non è insolito che i tuoi racconti siano persino meglio del film di cui parli.
        (e mi pare di avertelo anche già detto)

        :)

        1. Ti consiglio comunque di recuperarlo e di dargli una possibilità perché oltre a intrattenere parecchio (e fidati non ti annoierai mai) ha un messaggio di fondo molto potente e diretto. Ne vale sicuramente la pena :)

  2. Bellissima favola nera, mi dispiace per il povero Rauco, la tuta di pelle nera mi ha fatto venire in mente il gioco Clock Tower 3.
    Uno un film che anni fa Italia Uno la passava.

    1. Esatto. La casa nera è una favola nera veramente stupenda. Non sapevo che Italia Uno l’avesse trasmesso, anzi non avrei mai immaginato che potesse trasmettere un film del genere. Mi fa piacere.

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