Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo, come da tradizione, siamo tornati a parlare di animazione e in questo caso siamo tornati in casa DreamWorks per discutere del quarto capitolo di una saga simbolo di quello studio, una saga a cui sono affezionato ma che in questo caso poteva fare di meglio, Kung Fu Panda 4. Po continua a svolgere costantemente il suo ruolo di Guerriero Dragone ma un giorno il maestro Shifu lo chiama, dicendogli che è arrivato il momento di diventare una guida spirituale e di trovare un successore per il titolo di Guerriero Dragone. Po però non è convinto, spaventato dal fatto di non essere una buona guida. Intanto lui cattura una ladra di nome Zhen e poco dopo alcune persone affermano di aver visto Tai Lung. Zhen gli rivela che quello non è Tai Lung ma La Camaleonte, una potente maga capace di assumere le sembianze di chiunque. Così Po e Zhen partono per fermarla. Tecnicamente il film è molto buono, con un ottimo connubio tra azione e commedia, di bei combattimenti, un ottimo uso dei colori e delle ambientazioni convincenti. La storia è simpatica e si basa molto sulla commedia ma proprio per questo motivo non risulta molto matura e certe cose si evolvono e chiudono in maniera frettolosa e innaturale. Nonostante ciò lo consiglio.
Torniamo a parlare di live-action e torniamo a discutere della Nuova Hollywood e di un film meraviglioso che ha fatto la storia.
Ecco a voi Quel pomeriggio di un giorno da cani (Dog Day Afternoon), pellicola thriller noir del 1975 scritta da Frank Pierson e diretta da Sidney Lumet.

Trama:
Siamo a Brooklyn, New York, il 22 agosto del 1972 e tre rapinatori, Sonny Wortzik (Al Pacino), Sal Naturile (John Cazale) e Steve (Gary Springer) decidono di rapinare la banca ed entrano nell’edificio poco prima dell’orario di chiusura, tenendo sotto tiro i dipendenti. Steve però si spaventa e decide di abbandonare il colpo e così rimangono solo Sonny e Sal. I due prendono i soldi ma nelle cassaforti ne sono rimasti pochi dato che il furgone portavalori era passato prima a prenderli. Quindi John prende tutto quello che può sui banchi ma così si attarda e la polizia circonda l’edificio, controllando tutte le uscite. Quindi John è costretto a tenere i dipendenti in ostaggio e a trattare con l’agente di polizia Eugene Moretti (Charles Durning). Quest’ultimo gli consiglia di arrendersi, ma John non vuole cedere e vuole andare fino in fondo a questa storia e fuggire con il suo complice.
La Nuova Hollywood è stato un movimenti che ha sfornato numerosi film incredibili che ancora oggi influenzano il cinema e sono giustamente diventati dei capolavori senza tempo. Questo film mi sembrava perfetto per mostrare quel tipo di cinema e mi sembrava un’ottima occasione di parlare di Lumet, un regista incredibile che spesso è stato sottovalutato.

Il film, come scritto nell’introduzione, è ispirato a dei fatti realmente accaduti proprio a Brooklyn il 22 agosto del 1972 alla Chase Manhattan Bank. Per le precisione il film si ispira a un articolo pubblicato su Life da P. F. Kluge e Thomas Moore intitolato “Boys in the Bank“. Oltre a essere un articolo molto preciso e dettagliato su quegli eventi, sottolineava anche come l’aspetto del vero rapinatore, John Wojtowicz (che nel film viene chiamato Sonny), fosse molto simile a quello di Al Pacino. E una storia simile riuscì ad attirare immediatamente l’attenzione dei produttori Martin Elfand e Martin Bregman che diedero il via alla produzione di quest’opera.
Partiamo come al solito dal lato tecnico e, come ho detto in precedenza, Lumet è stato un regista molto capace e con questo film lo dimostra perfettamente, gestendo alla perfezione le tempistiche. Una cosa che bisogna sottolineare è che per la maggior parte del tempo la storia sarà ambientata all’interno della banca e in qualche occasione sulla strada che si affaccia a essa. Quindi lo spazio di movimento è abbastanza limitato e dirigere un’opera in tali ambienti, se non si sta attenti, può risultare molto rischioso. Nonostante ciò il regista si dimostra veramente abile e sapiente nell’uso della macchina da presa, specialmente nella costruzione delle immagini e delle sequenze e, come ho detto prima, anche del ritmo. Il film riesce a creare delle bellissime inquadrature fisse che si concentrano molto sui personaggi e in particolar modo sulle loro emozioni e sulla tensione che provano. A volte queste inquadrature durano a lungo dando così molto spazio agli attori che mostrano grandi capacità.

Inoltre vengono usate delle ottime carrellate laterali dentro alla banca capaci di muoversi con grande fluidità, mostrandoci perfettamente il posto ma sottolineando anche una certa tensione e urgenza in diversi punti, come quando Sonny si affaccia per la prima volta per vedere fuori dalla banca che nessuno arrivi. In altri momenti, sempre per sottolineare questo stato teso, c’è un ottimo uso della telecamera a mano. Le sequenze sono tutte costruite benissimo e anche negli spazi esterni queste sono ben fatte, dando l’impressione di trovarci in quelle strade con tantissime comparse tra cittadini comuni, poliziotti e giornalisti che assistono all’evento. Il ritmo è veramente ottimo e mano a mano riesce a creare bene non solo la situazione ma anche i rapporti tra i vari personaggi e come si evolveranno, tenendo alta l’attenzione dello spettatore e facendo scorrere perfettamente la storia. Quello che inoltre aiuta a mantenere l’interesse è come vengono gestiti attentamente i vari generi. Infatti inizia come un heist movie per poi cambiare e diventare un thriller drammatico con elementi comici. Ci sono infatti momenti che mi hanno fatto sorridere (e di cui parlerò poi) che si abbinano perfettamente a questa storia e non sminuiscono minimamente la tensione e la drammaticità. Tecnicamente il film è eccellente e anche la storia è scritta con grande cura.
La sceneggiatura è scritta veramente bene e questo possiamo notarlo anche grazie a come tutti gli elementi comici, drammatici e thriller riescano a unirsi in armonia, dando un tono ben preciso a quest’opera. Inoltre come tanti film della Nuova Hollywood cercava di dipingere un’America molto reale, una nazione fatta di molteplici sfumature e qui lo possiamo vedere sia attraverso i personaggi principali sia anche attraverso la folla che guarda. Sta di fatto che ciò su cui si concentra maggiormente la storia son proprio i personaggi, tutti quanti curati nei minimi dettagli, tra cui gli ostaggi di cui capiamo diverse cose solo attraverso quel che dicono e il modo in cui agiscono. Riescono a sembrare in tutto e per tutto persone comuni che si potrebbero incontrare nella vita di tutti i giorni e questo da un senso maggiore di realismo alla vicenda. Inoltre è veramente bello vedere il modo con cui tutti questi personaggi si relazionano tra di loro e in particolar modo con Sonny, arrivando quasi a diventare amici e perfino scherzarci nonostante tra di loro si avverte sempre una grande tensione e del dubbio.

Colui che però colpisce maggiormente è proprio Sonny. Infatti quest’ultimo è un emarginato, una persona che fa questa rapina spinto dall’impulsività e dalla disperazione e che in tutto il film mostrerà una personalità interessante e a volte anche in contrasto, mostrandoci un uomo che cerca di avere a tutti i costi il controllo della situazione e che cerca perfino di accontentare gli altri, dimostrandosi disponibile con gli ostaggi e senza arrivare mai a pensare di fare loro del male, ma anche un uomo impulsivo che a volte si lascia prendere dalla rabbia e che non sa veramente cosa sta facendo. Adoro molto anche dei suoi dialoghi che ci danno una maggior comprensione del suo personaggio e dei suoi contrasti e uno di quelli che apprezzo maggiormente è quello con Leon (Chris Sarandon), il suo ragazzo, in cui possiamo notare come i due si vogliano bene e si amino ma non riescono a stare insieme e per questo ci sarà sempre distanza tra loro, infatti nel film non parlano mai di persona (tra l’altro penso sia uno di quei pochi film dei tempi a non mostrare l’omosessualità e la transessualità in maniera denigratoria). Insomma il personaggio di Sonny è veramente incredibile per come è stato scritto così come per tutti gli altri.
Per concludere, Quel pomeriggio di un giorno da cani è un film straordinario, un capolavoro della Nuova Hollywood diretto molto bene e unendo perfettamente vari generi e con una storia scritta con cura e ricca di personaggi sfaccettati e tridimensionali. Lo consiglio assolutamente!

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!
[The Butcher]
Mi è piaciuto davvero tantissimo quando l’ho visto, un film molto più profondo di come si presenti. Splendido.
La Nuova Hollywood era piena di film del genere che andavano a indagare le persone e la società in maniera così profonda e reale. E questo film lo dimostra appieno.
Grandissimo Al Pacino ed immenso Lumet per un capolavoro straordinario e indimenticabile.
Al Pacino fu grandioso e in generale il film è incredibile, non è invecchiato di un solo giorno.
Ne ho sentito parlare molte volte, ma temo di non averlo visto. Sicuramente passerà in ancora in tv. :-)
Se un giorno ti capitasse sotto mano ti consiglio di vederlo. È un film straordinario, con una scrittura curata e una regia che si dimostra moderna ancora oggi.
Ottima analisi! Credo tra le migliori interpretazioni di Al Pacino. Fai venir voglia di rivederlo…
Bellissima recensione per un film stupendo