Gangster Story

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo deciso di cambiare momentaneamente argomento, passando dal mondo del cinema a quello della letteratura per discutere di un’opera italiana davvero molto interessante che basava la sua storia interamente sul folklore nostrano ossia Madonna Nera di Germano Hell Greco. Alepia è un paesino della Puglia chiuso nel suo mondo e fermo nel tempo, dove chi rimane viene quasi divorato da esso. Pietro è un giovane uomo che si sta prendendo cura di sua madre malata e che in casa ha diversi quadri del padre defunto che rappresentano l’inquietante Casa Nera. Di questa storia fanno parte anche Sandro, amico di Pietro che però si è dato alla malavita, Kiki, una ragazza che cerca di andare avanti come artista su internet, e Giada, una ragazza costretta a prostituirsi. La loro vita subirà un forte cambiamento quando qualcosa di antico e terrificante inizierà a muoversi, qualcosa legato al culto della santa locale, Santa Feba. Ciò che colpisce maggiormente di quest’opera è lo stile, uno stile capace di descrivere alla perfezione l’ambiente di Alepia non solo attraverso le immagini ma anche attraverso gli odori, i suoni, la luce, e tutto questo grazie a un uso intelligente delle parole. Inoltre è capace di dare una sensazione di alienazione e dissociazione come ciò che provano i protagonisti in una storia in cui realtà e illusione si confondono e dove la tensione sarà forte. Lo consiglio assolutamente!
Torniamo quindi nel mondo del cinema e torniamo negli anni ’60 per discutere di un’opera affascinante che fu tra le prime a porre le basi per il cambiamento del cinema che avverrà negli anni ’70.
Ecco a voi Gangster Story (Bonnie & Clyde), pellicola noir, poliziesca e biografica del 1967 scritta da David Newman e Robert Benton e diretta da Arthur Penn.

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Trama:
La storia è ambientata durante la Grande depressione americana e vediamo Bonnie Parker (Faye Dunaway) annoiata dalla sua vita da cameriera. Un giorno, mentre si prepara ad andare a lavoro, vede un uomo che tenta di rubare la macchina di sua madre e lo ferma. Quest’uomo è Clyde Barrow (Warren Beatty), appena uscito di prigione, e i due si innamorano subito, con Bonnie che decide di seguire la sua vita criminale e proprio quel giorno rapinano un negozio. Da lì in poi i due continueranno svaligiando banche e mano a mano la loro banda si amplierà con l’arrivo di Clarence W. Moss (Michael J. Pollard), esperto di motori, e il fratello di Clyde, Buck (Gene Hackman) con la moglie Blanche (Estelle Parsons). Il gruppo continuerà a compiere rapine e a diventare ricercati dalla polizia e verranno inseguiti dallo sceriffo Hamer (Denver Pyle) che avevano umiliato in precedenza e che cerca vendetta.

Non è la prima volta che parlo di Arthur Penn, che avevo introdotto con il bellissimo Anna dei miracoli. Già allora aveva diretto un film stupendo e anche qui fa un lavoro eccellente, arrivando a donare a questo film uno stile incredibile e diverso per quei tempi e che fu fondamentale per il cambiamento che il cinema americano stava subendo.

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Partiamo come sempre dal lato tecnico e, come ho detto poco fa, la regia di Penn si dimostra davvero eccellente, con uno stile interessante e che ancora oggi possiamo definire moderno, senza essere invecchiato minimamente. Infatti bisogna dire che la regia di Penn fu influenzata molto dalla Nouvelle Vague e lo si può notare ad esempio con il montaggio. Il film ha un montaggio incredibile e molto variegato. In certi punti possiamo notare come sia lento e calmo, soprattutto per quanto riguarda le scene in cui i vari personaggi di questa storia vengono approfonditi e nei momenti drammatici, per poi diventare molto veloce e frenetico nelle sparatorie e durante le scene comiche.

Quello che mi ha colpito  come questo cambio sia netto e immediato, non risultando in alcun modo forzato o mal gestito, ma sembrando del tutto naturale. Un’ottima sequenza che possiamo prendere ad esempio è quando rapiscono Eugene (Gene Wilder) e la sua ragazza e li portano in giro in macchina per tutta la giornata, divertendosi un modo e diventando quasi amici, per poi cambiare tono quando lui rivela la sua professione, che causa a Bonnie una certa nostalgia per casa. Abbiamo anche una sequenza interessante con un montaggio alternato fatto benissimo, con la banda che fugge in macchina dopo un colpo riuscito e allo stesso tempo le vittime della rapina che vengono intervistati e si fanno fotografare dai giornali.

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Quindi il montaggio è gestito benissimo e fa scorrere perfettamente la storia, a divertire e affascinare, ma Penn sa gestire egregiamente anche le riprese, con ottime inquadrature dei paesaggi rurali americani ma anche inquadrature che si concentrano sui personaggi, arrivando a volte a fare anche degli zoom su di loro, una tecnica che verrà usata spesso negli anni ’70. Quello che colpisce maggiormente è come viene mostrata la violenza. Infatti fino ad allora, anche a causa della censura imposta dal Codice Hays, la violenza non doveva mai essere esplicita mentre qui il sangue scorre molto. La forza dei proiettili si sente tutta così come il loro impatto e questo era qualcosa di nuovo per quei tempi e nonostante ciò ancora oggi fa il suo effetto e risultano davvero convincenti. La colonna sonora è altrettanto ottime e iconica rimanendo impressa nello spettatore. Tecnicamente il film è eccezionale così come lo è la storia.

Uno degli elementi migliori della sceneggiatura è legato certamente ai suoi personaggi. Bonnie e Clyde, oltre a essere interpretati benissimo, hanno un’ottima caratterizzazione e come coppia funziona benissimo, rispettandosi a vicenda e dimostrando in più occasioni di tenere l’uno all’altra senza risultare smielati. Inoltre sono proprio interessanti per il fatto di essere rappresentati come degli emarginati che cercano qualcosa di migliore per la loro vita e il loro futuro. Questa cosa accomuna anche gli altri membri della banda e anche il rapporto tra di loro sarà gestito benissimo, i loro successi, i loro momenti di gioia ma anche i loro dissapori causati principalmente dal personaggio di Blanche.

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In un certo qual modo la banda Barrow viene rappresentata come un gruppo di antieroi, Ovviamente non sono rappresentati come degli eroi, visto che arrivano a uccidere diversi poliziotti, ma vengono visti come tali dalle persone più povere e a rischio di quel periodo come i contadini, in quanto vanno a colpire i ricchi e le banche e si dimostrano gentili con i più poveri. In questo modo il film rappresenta in maniera ottima gli anni della depressione, la sue enormi difficoltà e i problemi che provenivano in quel periodo, facendo così anche un’interessante critica sociale. Inoltre è perfetto il modo in cui la commedia coesiste con la drammaticità e le scene di violenza e soprattutto come le battute e i vari dialoghi risultino credibili e anche molto intelligenti e costruiti benissimo, valorizzando ancor di più a storia e rendendo il tutto più piacevole e verosimile.

Per concludere, Gangster Story è un film strepitoso che non è invecchiato di un anno, con una regia curatissima e un montaggio moderno e davvero complesso. La storia ha dei personaggi memorabili, dei dialoghi scritti veramente bene e anche una critica sociale realizzata con attenzione. Un film che consiglio assolutamente!

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Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

2 pensieri riguardo “Gangster Story”

    1. E’ un’opera veramente eccellente che merita di essere visto. Un film che segnava perfettamente un cambio importante nel cinema dagli anni ’60 agli anni ’70. E ancora oggi è un film molto moderno.

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