La tana del serpente bianco

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo siamo tornati nel mondo dell’animazione e in questo caso siamo tornati dalla Disney per discutere del loro 59° classico, un’opera che a mio avviso aveva un enorme potenziale e poteva dare molto, Raya e l’ultimo drago. In origine umani e draghi vivevano in armonia nel regno di Kumandra, con i draghi che portavano pace e acqua, ma un giorno arrivarono i Druun, creature oscure che pietrificavano chiunque toccassero e i draghi vennero annientati. L’ultimo drago, Sisu, usò tutto il suo potere per creare la Gemma del drago, sconfiggendo i Druun e salvando gli umani, ma non i draghi, e lei sparì. Gli umani però iniziarono una guerra per avere la Gemma e divisero il regno in cinque tribù. Dopo 500 anni il re Benja, sovrano di Cuore, decidere di ricreare Kumandra e portare la pace e invita le altre tribù da lui. Raya, figlia di Benja, fa amicizia con Namaari di Zanna e, seguendo l’esempio del padre, decide di darle fiducia e le mostra dov’è la Gemma. Namaari però la tradisce, indicando la posizione alla sua tribù, ma accorrono tutti quanti e, litigando, la rompono liberando nel mondo i Druun mentre i capi tribù prendono un pezzo della Gemma. Passano  anni e Raya trova il luogo in cui evocare Sisu, ma il drago non è come se lo immaginava. Tecnicamente il film è stupendo, con delle ambientazioni diversificate e curate, ispirate molto alla cultura del Sud-Est dell’Asia e un character design molto convincente, a parte Sisu. La storia ha tantissimi elementi interessanti e in certi punti mostra una grande maturità, come all’inizio, e parla in generale bene della mitologia asiatica e ha come tematica principale la fiducia. Adoro quasi tutti i personaggi, tranne Sisu che si dimostra infantile e questo è un problema visto che è un personaggio centrale per la storia e la crescita di Raya. Nonostante ciò lo consiglio assolutamente!
Torniamo a parlare di live-action e ancora una volta prendiamo in esame un horror anche se è meglio dire che è una commedia horror.
Ecco a voi La tana del serpente bianco (The Lair of the White Worm), pellicola comica horror del 1988 scritta e diretta da Ken Russell.

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Trama:
Angus Flint (Peter Capaldi) è un archeologo scozzese che durante uno scavo rinviene uno strano teschio, un enorme cranio che sembrerebbe appartenere a un serpente enorme e lo mostra alle proprietarie del bed and breakfast in cui sta, Eve (Catherine Oxenberg) e Mary (Sammi Davis), i cui genitori sono spariti nel nulla. Quella sera fa la conoscenza di James D’Ampton (Hugh Grant), un nobile locale la cui famiglia è nota per aver ucciso secoli prima il Verme D’Ampton detto il serpente bianco. Intanto in città è tornata la misteriosa Sylvia Marsh (Amanda Donohoe) che in realtà è un essere vampiresco e immortale che venera il dio serpente e il teschio trovato da Angus per lei è una reliquia, per questo lo ruba. Inoltre vuole sacrificare una vergine al suo dio ed Eve è perfetta per quel ruolo.

Dopo Imaginary volevo un horror che avesse effettivamente qualcosa da dire e quindi ho scelto questo cult di fine anni ’80 che tra l’altro è ispirato all’omonimo romanzo di Bram Stoker, il quale era a sua volta ispirato alla leggenda inglese del Verme di Lambton. Inoltre è un film diretto da Ken Russell che fu un ottimo regista a mio avviso.

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Si parte come sempre dal lato tecnico e fin da subito capiamo che tipo di ritmo avrà questo film, quando Angus e Mary parlano del ritrovamento del teschio attraverso una leggera ironia. Infatti il film avrà un ritmo lento ma sempre costante, un film che si prenderà i suoi tempi per presentarci i personaggi e la storia (una parte che impiegherà almeno la prima mezz’ora) e che non avrà mai momenti in cui rallenta o accelera. Questo ritmo sarà perfetto per questo tipo di film sia nelle parti horror sia in quelle comiche. La regia avrà principalmente inquadrature fisse con una bella costruzione dell’immagine che lascia lo spazio a tutti i personaggi e all’ambientazione. Nonostante ciò la regia sarà anche più elaborata in certi punti, andando a costruire sequenze con zoom interessanti o con una prospettiva distorta, con lo sfondo che sembra lontano e in primo piano il volto dei personaggi (quest’ultimo caso sarà usato principalmente per i momenti horror e daranno alla scena un ottimo tocco di grottesco).

Mi piace molto anche la fotografia, specialmente di notte dove potranno giocare molto con le ombre e creare dei contrasti tipici dell’espressionismo e soprattutto mettere al centro della scena i personaggi. Mi piace molto anche la fotografia usata di giorno, che rende giustizia ai paesaggi, ma ancor di più apprezzo la fotografia dentro la casa di Sylvia, una fotografia gotica che userà colori come il rosso, il blu, il giallo e il verde in maniera particolare. Anche gli effetti artigianali saranno molto buoni, usati poco ma nei momenti giusti e sanno dimostrarsi convincenti. Un altro elemento particolare che mi ha affascinato sono le sequenze surreali, come ad esempio le visioni di Eva o il sogno di James. Nel primo caso abbiano scene surreali, dove a volte manca la profondità di campo e i colori sono molto accessi. Nel secondo caso assistiamo a una sequenza certamente particolare, ma decisamente comica. Il lato tecnico è fatto bene e anche la storia sa colpire.

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Apprezzo molto le opere che si basano sul folklore e qui il Verme di Lambton viene reinterpretato in maniera interessante. Come abbiamo detto in precedenza, il film si prenderà i suoi tempi per farci conoscere la situazione e i personaggi e qui vediamo come quest’ultimi faranno lunghi discorsi, lunghi ma mai noiosi in cui riescono a dare allo spettatore informazioni interessanti e dove vediamo in certi loro ragionamenti e battute una leggera ironia che farà sorridere. Il film saprà giostrarsi bene tra a commedia e l’horror. Nell’ultimo caso avremo scene violente e con dei bei effetti artigianali anche se non saranno numerose, ma nonostante ciò ci sarà sempre qualche elemento comico e grottesco che le renderanno particolari e uniche. In questo caso il personaggio di Sylvia è quello che risalta di più, una manipolatrice che sa come affascinare, imbrogliare e sedurre gli altri, ma allo stesso tempo sarà protagonista di scene assurde e comiche (come quando esce dalla cesta come un serpente). E la commedia passerà dal fare sorridere al farci ridere di gusto, come la già citata scena della cesta o il sogno surreale di Arthur. Un altro elemento divertente è il fatto che i nostri personaggi prendano questi avvenimenti con la più totale normalità, il che renderà il tutto più assurdo e ironico. Per il modo in cui questo film unisce la commedia, l’horror e il grottesco, possiamo definirlo unico, un film con uno stile particolare e bizzarro che rimarrà impresso.

Per concludere, La tana del serpente bianco è un film con un lato tecnico ben fatto e una regia capace di creare sequenze uniche. La storia sa essere particolare, comica, terrificante e anche grottesca, regalando allo spettatore qualcosa di certamente imperfetto ma unico e ben fatto. Lo consiglio assolutamente!

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Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

7 pensieri riguardo “La tana del serpente bianco

    1. E ancora una volta ti ringrazio per le tue gentili parole. Questo è un film molto interessante e non sai quante opere simili esistono di quel periodo. Esplorare il cinema porta molto spesso a ritrovare delle perle fantastiche di cui si dovrebbe parlare di più.

    1. Di film in cui ci sono personaggi manipolatori ce ne sono tanti. Uno dei miei preferiti ad esempio è La Fiamma del Peccato che a distanza di decenni rimane un’opera impressionante. Anche Veneri Rosse è molto bello.

      1. Ti faccio i complimenti per la tua cultura cinematografica: io sono abbastanza informato in merito ai vecchi film, eppure non lo conoscevo fino a ieri, quando mi è capitato per puro caso nell’homepage di Youtube. Probabilmente non era mai passato sotto il mio radar perché non ha nessun nome di grido nel cast. E’ curioso che tu abbia nominato La fiamma del peccato, perché sia quel film che Veneri rosse sono tratti da un romanzo di James M. Cain: evidentemente i suoi romanzi noir erano perfetti per il cinema. A proposito, ti segnalo quest’interessante intervista sul genere noir: https://libroguerriero.wordpress.com/2015/09/16/noir-questo-sconosciuto-parla-romano-de-marco/. Grazie per la risposta! :)

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