Dovevi essere morta

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo ripreso a parlare di animazione e siamo tornati dalla Disney per discutere di un film che avevo già recensito in passato, ma che ho riscritto perché volevo dargli più completezza, un film a cui tengo molto, Oceania. Il mondo e le isole vennero create da Te Fiti grazie al potere del suo cuore, ma un giorno il semidio Maui rubò il cuore e questo fece nascere un’oscurità che sta risucchiando ogni cosa, ma verrà un tempo in cui qualcuno verrà scelto dall’Oceano per ritrovare Maui e rimettere a posto il cuore. Vaiana è una ragazza che vede la sua isola subire i danni dell’oscurità e vorrebbe superare il reef per trovare cibo e terre nuove, ma incontra il dissenso di suo padre. Così la nonna le rivela che lei è stata scelta dall’Oceano e la incita a partire per questa missione e, con l’aiuto di Maui, rimettere il cuore a posto e salvare tutti. Tecnicamente il film è ottimo, con un bel character design, delle ambientazioni stupende e una regia che convince appieno. La storia è interessante per la mitologia lì presente ma soprattutto per i due protagonisti, ricchi di carisma ed entrambi con una grande crescita. L’unico difetto è che non hanno spinto molto sul pedale dell’avventura. Nonostante ciò lo consiglio assolutamente!
Torniamo ai film in live-action e questa volta prendiamo in esame un’opera diretta da un regista straordinario, un’artista che si è sempre dimostrato avanti con i tempi e che meriterebbe più riconoscenza.
Ecco a voi Dovevi essere morta (Deadly Friend), pellicola horror fantascientifica del 1986 scritta da Bruce Joel Rubin e diretta da Wes Craven.

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Trama:
Paul Conway (Matthew Laborteux) è un ragazzo che si è trasferito in una nuova cittadina insieme a sua madre Jeannie (Anne Twomey). Paul, nonostante la sua giovane età, si dimostra un vero genio, arrivando perfino a costruire un robot, BB, capace perfino di prendere delle decisioni autonome. Qui lui fa amicizia con Tom (Michael Sharrett) ma soprattutto con Samantha (Kristy Swanson), una ragazza della sua età e sua vicina di casa. Purtroppo Samantha vive insieme al padre, un uomo violento che la picchia continuamente e che controlla la sua vita. Un giorno il padre la colpisce, facendola cadere dalle scale e portandola al coma. Il cervello della ragazza è morto e lei viene tenuta in vita attraverso un macchinario e così Paul, rifiutandosi di perderla, decide di salvarla impiantandole nel cervello il microchip di BB. Grazie a ciò Samantha torna in vita ma lei si comporta come un robot e ben presto inizierà ad avere comportamenti violenti e a diventare pericolosa.

Non so neanche quanto tempi sia passato da quando ho parlato di un film di Wes Craven e la cosa mi dispiace assai perché lo considero un vero artista, un genio che, anche se fortunatamente viene ricordato per Nightmare e Scream, meriterebbe molto di più. Qui certamente non parliamo di un capolavoro, ma questo film riesce a essere unico e intelligente.

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Parlando del lato tecnico, anche in questo Craven si dimostra veramente abile con la macchina da presa in quanto ci racconta questa storia attraverso una regia invisibile, ossia un tipo di regia che si piega alla storia e fa in modo che il pubblico si concentri sugli eventi narrati e non sulla tecnica, nonostante quest’ultima non manchi affatto e sia di ottima qualità. La regia è quadrata e precisa, mostrando un ritmo perfetto che scorre senza mai rallentare e senza momenti morti, capace di gestire con grande equilibrio i vari momenti, tra gli studio del protagonista, i momenti con i suoi amici, le scene di tensione e anche quelle comiche. Tutto questo viene gestito benissimo e il regista riuscirà a destreggiarsi tra queste atmosfere con naturalezza. Gli effetti artigianali sono resi benissimo, partendo dallo stesso BB, con questo aspetto rotondo e simpatico nonostante nasconda dei comportamenti aggressivi. E ovviamente anche le scene splatter saranno ben rese, in particolare una di cui non voglio dire molto per non rovinare la sorpresa, che ancora adesso continua a lasciarmi a bocca aperta per quanto è inaspettata, sanguinolenta ma anche divertente. In generale il lato tecnico è ottimo, anche se è la storia quella che colpisce molto sia per quello che narra sia per come è stata cambiata, allontanandosi dalle intenzioni iniziali di Craven.

Infatti parleremo prima dell’idea originale del regista. L’incipit era lo stesso: la morte di Samantha e Paul che la riporta in vita, ma lo svolgimento era completamente diverso. Craven voleva concentrarsi sulla storia d’amore dei due ragazzini e soprattutto sugli adulti intorno a loro e su come in realtà fossero loro i veri mostri. E nelle fasi iniziali non era neanche violento, non c’erano scene gore. Fu la produzione a insistere affinché venissero inserite, specialmente dopo un test screening che non andò bene, ma non perché la storia fosse pessima ma perché il pubblico rimase deluso dal fatto che il regista di Nightmare non abbia spinto sul fattore horror splatter. Per questo la produzione lo costrinse a inserire quelle sequenze e per forza di cose la trama dovette cambiare. Per questo il film diventerà una sorta di moderno Frankenstein, con Paul che riesce a riportare in vita Samantha con l’ausilio della tecnologia, in questo caso un’intelligenza artificiale capace di agire quasi per conto proprio e in continua evoluzione. Ed è proprio l’uso di questa tecnologia uno degli elementi centrali della storia, in quanto diventerà senza freni e quasi impossibile da controllare, qualcosa di freddo e senz’anima che però, con il passare del tempo, a volte darà l’impressione di star sviluppando una specie di anima, ma non dirò altro.

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Inoltre Samantha assomiglierà quasi a uno zombi nel modo di muoversi e anche di agire, visto che attaccherà persone che le hanno fatto di male quando era in vita, prima di iniziare ad attaccare coloro che si metteranno contro di loro o Paul. Sarà un film molto drammatico in cui Paul dovrà accettare la perdita della sua amica, cosa che non riuscirà mai a fare, anche quando lei farà più di una vittima. Sotto questo punto di vista è un film davvero molto particolare e anche originale nel suo proporre questa storia e a distanza di anni sembra ancora molto attuale. Ovviamente ci sono degli elementi tipici anni ’80 quasi spielberghiani, come l’amicizia dei tre ragazzini, il robot simpatico e divertente e alcune battute tipiche del tempo, ma Craven in seguito distruggerà tutti questi elementi, soprattutto con il robot che nei primissimi minuti mostra di avere qualcosa che non va quando per poco non strozza un ladro e fa di tutto per nascondere questo suo lato violento a Paul. L’unica cosa che critico è la scena finale, una scena voluta dalla produzione e che, senza girarci troppo intorno, non ha alcun senso. Almeno sono felice che, attraverso le VHS e l’home video, il film in seguito divenne un successo e un piccolo cult.

Per concludere, Dovevi essere morta è un film tecnicamente ottimo in cui Craven da ancora una volta prova delle sue abilità e con una storia che si dimostra particolare e unica nel modo in cui ci viene narrata, una storia che ricorda in parte Frankenstein e che nasconde una grande drammaticità. Lo consiglio assolutamente!

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Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

2 pensieri riguardo “Dovevi essere morta

    1. Questa è un’opera imperfetta senza dubbio, ma a mio avviso vale la pena di vederla. E il film non è così splatter, ma ha qualche scena in cui il sangue letteralmente esplode che ti rimarrà sicuramente impressa.

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