Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo ripreso, come al solito, a discutere del mondo dell’animazione e siamo tornati ancora dalla Pixar per parlare di un loro seguito, il terzo capitolo di una saga che non mi ha mai veramente colpito ma che in questo caso aveva del potenziale, Cars 3. McQueen, dopo un periodo felice, si ritrova a perdere le gare contro il nuovo esordiente Jackson Storm fino a quando non ha un incidente. Dopo essersi ripreso, decide di allenarsi presso il magnate Sterling e la team coach Ramirez, ma l’allenamento non va come sperato. Così McQueen decide di ripercorrere le strade fatte dai veterani del passato in compagnia di Ramirez. Questo film ha un lato tecnico ottimo nel character design e nelle animazioni, anche se la regia poteva fare di meglio. Quello che mi aveva attratto era la storia perché il primo quarto d’ora mi aveva sorpreso, con la caduta di McQueen, e che apriva le possibilità per un film molto più maturo nei toni e nelle tematiche, possibilità che sprecano andando a concentrarsi di più su altro e affrontando certi argomenti con grande superficialità. Un vero peccato perché poteva dare molto di più.
Si torna a parlare di film in live-action e torniamo anche a parlare di un regista stupendo come Steven Spielberg, anche se questa volta il film in questione ha diversi difetti.
Ecco a voi Il mondo perduto – Jurassic Park (The Lost World: Jurassic Park), pellicola fantascientifica e d’azione del 1997 scritta da David Koepp e diretta da Steven Spielberg,

Trama:
Sono passati quattro anni dal primo film e Ian Malcolm (Jeff Goldblum) non se la sta cavando bene. Infatti lui ha divulgato le informazioni su quello che è successo a Isla Nublar, contravvenendo però così al contratto di segretezza e Peter Ludlow (Arliss Howard), il nipote avido e corrotto di John Hammond (Richard Attenborough) e nuovo capo della InGen, lo ha distrutto togliendogli credibilità e la cattedra. John però, ormai ex-capo della InGen, lo contatta perché vuole mandarlo a Isla Sorna, il “Sito B” in cui i dinosauri venivano creati e che, dopo la distruzione delle recinzioni per via dell’uragano Clarissa, sono liberi sull’isola e vivono indisturbati. L’obiettivo di John è quello di mostrare al mondo il Sito B e la presenza dei dinosauri, in modo che vengano preservati. A tal proposito ha assunto il fotografo Nick Van Owen (Vince Vaughn), l’ingegnere Eddie Carr (Richard Schiff) e la paleontologa Sarah Harding (Julianne Moore). Quest’ultima è la fidanzata di Ian che si trova già nell’isola e quest’ultimo decide di andare a prenderla, ma non solo scopre che sua figlia Kelly (Vanessa Lee Chester) è venuta con lui, ma Peter Sudlow ha mandato una sua squadra per catturare i dinosauri e portarli nel suo Jurassic Park a San Diego.
Non ero sicuro di voler fare una recensione sui seguiti di Jurassic Park ma alla fine mi sono deciso almeno per quanto riguarda quel secondo capitolo, primo perché è diretto da Spielberg (e io vorrei parlare di tutti i suoi film) e secondo perché ho riletto Il mondo perduto di Arthur Conan Doyle e visto l’omonimo film del 1925 che mi hanno ispirato parecchio.

Dopo l’uscita del libro di Jurassic Park nel 1990, lo scrittore Michael Crichton subì forti pressioni per scrivere un seguito ma, non avendone mai fatto uno, rifiutò l’idea. Solo nel 1993, con l’uscita dell’omonimo film e il suo enorme successo e dopo aver parlato con Spielberg e lo sceneggiatore David Koepp, Crichton iniziò a preparare una storia e finalmente nel 1995 pubblicò il suo libro e già nel 1996 cominciò la produzione del film. In un primo momento però Spielberg non era sicuro di tornare alla regia del seguito, visto che si stava ancora riprendendo dall’esperienza di Schindler’s List e Jurassic Park e inoltre era occupato con la neonata DreamWorks, per questo inizialmente il regista doveva essere Joe Johnston (che poi ritornerà nel terzo capitolo), ma alla fine Spielberg tornò a dirigerlo.
Si parte come al solito dal lato tecnico e, per quanti difetti possa avere il film, quest’ultimo è di altissima qualità. La regia di Spielberg è veramente stupenda e riesce a colpire fin da subito per il modo in cui dona forza a ogni sequenza e in generale riesce a costruire scene folli e piene di inventiva. Come regista Spielberg, anche nei suoi lavori peggiori, non ha mai sbagliato un’inquadratura e qui ad esempio sa creare delle scene d’azione che ancora oggi sono impressionanti e non solo per gli effetti speciali ma proprio per la loro costruzione attraverso numerose inquadrature con la telecamera che segue i personaggi, senza però creare alcuna confusione, facendo capire cosa sta succedendo con grande cura attraverso appunto inquadrature molto complesse che donano ritmo all’azione e valorizzano ancor di più gli effetti speciali, decidendo quando usare il digitale (come nelle inquadrature più ampie e lontane) e gli animatronics (che vengono usati soprattutto nei primi piani e nelle inquadrature ravvicinate). E la regia continuerà a essere piena di energia attraverso ottime carrellate, con telecamere che si muovono verso il volto degli attori e zoom in momenti chiave, campi lunghi e lunghissimi che aiutano a dare all’ambiente autenticità e anche ottimi primi piani che si concentrano sui piccoli dettagli.

La regia è stupenda e impressionante e lo sono ovviamente anche altri elementi come gli ambienti naturali (fatte al Redwood Natural Park e vicino la cittadina di Eureka in California), ambienti che si differenziano da quelli del primo film. Quello che anche qui lascia a bocca aperta sono gli effetti speciali. Ancora una volta sanno utilizzare saggiamente gli animatronics e gli effetti digitali e unire entrambi, risultando moderni e per nulla vecchi (al contrario di quelli nei Jurassic World). Sono felice che qui abbiano continuato a usare tutti e due e non si siano concentrati solo con il digitale, anzi gli animatronics e gli effetti artigianali del grande Stan Winston qui sono stati perfino migliorati, dando ad esempio più fluidità e velocità ai movimenti dei T-Rex, ma il lavoro più imponente lo fa con i dinosauri più piccolo come i Compsognathus, che quando attaccano sono pupazzi che vengono mossi con realismo, e soprattutto il cucciolo di T-rex che risulta invece il più credibile di tutti. E gli effetti digitali di Dennis Muren sono ben curati in quanto riescono a dare ai dinosauri colori e un’illuminazione che si sposano perfettamente con l’ambiente e danno il giusto peso alle diverse specie. Il lato tecnico è stupendo, ma i problemi sono nella sceneggiatura.
Iniziamo dai punti di forza che sono sicuramente la tematica e il tipo di ambientazione scelta. La tematica ambientalista viene trattata con forza attraverso la storia, una tematica in cui si parla di lasciare in pace i dinosauri, di lasciargli vivere la loro esistenza senza interferire e che viene affrontata meglio di altri film. Per quanto riguarda l’ambientazione ho sempre apprezzato l’idea, in un certo modo simile al libro di Doyle, di persone che si muovono nell’habitat naturale dei dinosauri, come se fosse veramente un mondo perduto. Queste cose funzionano benissimo così come funzionano bene alcune scene horror come il prologo con la piccola Cathy (Camilla Belle) che viene aggredita dai Compsognathus e che quando ero bambino mi terrorizzava parecchio.

Il problema però è che il film, per quello che narra, è troppo lungo e con venti minuti in meno ne avrebbe giovato decisamente di più e anche i toni troppo seri e pesanti rendono il tutto più lento (e non mi riferisco alle scene horror, quelle le adoro), quanto doveva essere più giocoso. Tra l’altro la regia, al contrario del primo capitolo, non riesce sempre a coprire evidenti buchi di trama e l’esempio migliore riguarda la nave che sbarca a San Diego (se avete visto il film sapete che cosa intendo). Un altro problema non da poco sono i personaggi. Quelli del primo film non erano tridimensionali o con una psiche complessa, ma tutti loro avevano un grande carisma e riuscivano a rimanere impressi. Qui invece rimaniamo abbastanza indifferenti perfino nei confronti di Ian Malcolm che qui sembra più spento e senza l’energia che l’aveva contraddistinto nel primo Jurassic Park, non funzionando come protagonista. Purtroppo anche gli altri, per quanto abbiano del potenziale, sono abbastanza dimenticabili e solo uno è riuscito veramente a stupirmi ed è il cacciatore Roland Tembo (Pete Postlethwaite) che affascina molto e risulta il più credibile.
Per concludere, Il mondo perduto – Jurassic Park è un film tecnicamente stupendo con una regia fantastica e degli effetti speciali ancora moderni. La tematica centrale viene affrontata bene e l’ambientazione convince, ma per quel che narra il film è troppo lungo e pesante, i personaggi non sono così carismatici e certe cose non tornano. Nonostante ciò è un film che consiglio.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!
[The Butcher]
I much enjoy this one. The raptors, And the surprising ending / change of setting 🦖 RARRR!