Lo squalo

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo siamo tornati a parlare di animazione con un film creato dalla Sony Picture Animations e dalla Aardman, un film molto tranquillo e leggero ma con delle belle idee, Il figlio di Babbo Natale. Arthur è il figlio minore di Babbo Natale ma per via della sua goffaggine è relegato alla posta mentre suo fratello maggiore Steve, attraverso sofisticate tecnologie, gestisce tutta l’operazione per consegnare i regali ai bambini. Tutto sembra filare alla perfezione ma si scopre che un regalo non è stato consegnato. Steve non si preoccupa, dicendo che darà il regalo dopo Natale, ma Arthur non vuole che quella bambina, Gwen, si senta abbandonata nel giorno di Natale e decide di partire insieme a Nonno Natal e all’elfa Bryony per consegnare il dono. Un film con un lato tecnico molto buono, un design semplice ma funzionante e un ritmo ottimo per il tipo di storia, ma è proprio quest’ultimo elemento a interessare maggiormente proprio per alcune belle idee, come mostrare la consegna dei regali come un’operazione segreta miliare, con l’ausilio di varie tecnologie e strategie. Inoltre mi piace come queste consegne dei regali siano diventate talmente veloci che tutti si sono dimenticati dello spirito natalizio, tutti tranne Arthur che ci tiene ai bambini e non vuole deluderli. Lo consiglio!
Con l’articolo di oggi andrò ad affrontare un film a cui tengo parecchio e che ho sempre cercato di rimandare il più possibile. Questo perché è uno dei miei film preferiti in assoluto e soprattutto è un’opera talmente importante che provo una certa ansia nel parlare e spero di darle tutto lo spazio necessario.
Ecco a voi Lo squalo (Jaws), pellicola thriller horror del 1975 scritta da Peter Benchley e Carl Gottlieb, diretta da Steven Spielberg e tratta dall’omonimo romanzo di Peter Benchley.

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Trama:
La storia è ambientata nella cittadina di Amity, un’isola del New England, dove una ragazza decide di fare una nuotata notturna, ma qualcosa l’attacca e viene trascinata sott’acqua. Il giorno dopo il suo cadavere viene ritrovato sulla spiaggia e il medico legale dichiara che tutto questo è opera di uno squalo. Allora il nuovo capitano della polizia, Martin Brody (Roy Scheider), decide di far chiudere le spiagge, ma viene fermato dal sindaco di Amity, Larry Vaughn (Murray Hamilton), che cerca di calmarlo, temendo che le sue azioni causino danni all’economia dell’isola, visto che è una meta turistica e tra poco ci sarà il pieno per il quattro di luglio, e conclude che quello è stato un tragico incidente con l’elica di una barca. Martin è costretto a obbedire, ma poco dopo un bambino viene attaccato da uno squalo mentre si trova in acqua, finendo ucciso. La madre del bambino decide di dare una ricompensa di 3 mila dollari a chiunque uccida lo squalo e un gran numero di pescatori dilettanti affollano il mare per questa caccia. Ed è anche qui che faremo la conoscenza di Matt Hooper (Richard Dreyfuss), un biologo marino ingaggiato da Brody per indagare su questo squalo, e il cacciatore di squali Quint (Robert Shaw), un vero esperto nel suo lavoro. Brody, insieme a loro due, dovrò fare del suo meglio per fermare questa minaccia.

Qui parliamo di un film veramente importante, un film che ha cambiato la storia del cinema e la sua influenza rimane ben radicata ancora oggi dopo 50 anni dalla sua uscita. Uno dei primissimi lavori di Spielberg e una delle sue opere più belle e coraggiose in assoluto. Farò del mio meglio per parlare di questo film e spero veramente di dargli giustizia (anche se ormai è stato detto tutto il possibile su Lo Squalo).

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Iniziamo parlando della sua produzione. I produttori Richard D. Zanuck e David Brown sentirono parlare del libro che Peter Benchley stava scrivendo, un libro su uno squalo che terrorizzava una cittadina balneare e, incuriositi, chiesero allo scrittore di poterlo leggere ancor prima che venisse pubblicato. Benchley accettò e nel giro di una notte i due produttori finirono il libro, decidendo di trasporlo immediatamente. Quindi, sempre prima che venisse pubblicato, nel 1973 acquistarono i diritti dell’opera. Inizialmente pensarono di dare la regia a John Stirges ma poi decisero di affidarla al regista emergente Dick Richards, ma lo cacciarono quasi subito visto che continuava a riferirsi allo squalo come a una balena. Ed è qui che arrivò un giovanissimo Steven Spielberg. Lui aveva già lavorato con Zanuck e Brown per il film The Sugarland Express. Come disse lo stesso Spielberg, conobbe Lo Squalo quando entrò nell’ufficio dei produttori e vide numerose copie del romanzo di Benchley (non ancora pubblicato) e rimase affascinato dal titolo Jaws. Quindi, incuriosito, ne prese una, la lesse e ne rimase colpito, arrivando anche a pensare che lo squalo del romanzo avesse delle similitudini con il camion del suo Duel, visto che entrambi perseguitavano persone comuni.

Quindi iniziarono a scrivere la sceneggiatura affinché la storia potesse essere adattata per il cinema e le prime bozze furono scritte proprio da Benchley che dovette rimuovere alcune sotto trame, concentrandosi di più sulla storia alla base. Nonostante ciò, non erano convinti della sceneggiatura, un po’ perché era la prima volta che Benchley scriveva una sceneggiatura per il grande schermo e in parte perché i personaggi non convincevano, non erano personaggi piacevoli, e a questo proposito chiamarono Howard Sackler, vincitore di un Pulitzer, che riscrisse alcune parte (ad esempio fu lui ad aggiungere la paura dell’acqua di Brody) senza che però venisse messo nei crediti per sua scelta, visto che era molto occupato e non poteva concentrarsi molto su quell’opera. Infine Carl Gottlieb venne scelto da Spielberg in persona per evitare che la pellicola diventasse troppo cupa, aggiungendo un tocco di ironia. E fin qui le cose sembravano andare bene. I problemi veri e propri iniziarono con le riprese.

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Per questo film vennero adottate diverse tecnologie interessanti come una telecamera che non avesse problemi con le riprese subacquee e soprattutto che potesse rimanere stabile anche con il mare mosso (tutto ciò grazie al direttore della fotografia Bill Butler). Inoltre vennero realizzati ben tre squali giganti che funzionavano attraverso la pneumatica (quindi attraverso aria compressa o gas in pressione) e tutti e tre avevano scopi diversi (ad esempio uno di questi squali permetteva che la telecamera si muovesse da sinistra a destra, senza che la telecamera inquadrasse il lato sinistro dello squalo che era completamente aperto). Joe Alves fu colui che creò il design dello squalo e ancora oggi questa creatura riesce a convincere parecchio. I problemi più grandi arrivarono però con la decisione di fare le riprese nell’oceano e fu infatti uno dei primissimi film al mondo a farlo e tutto ciò fu una scelta di Spielberg, una scelta certamente audace ma anche ingenua, come disse lui stesso. Riprendere in mare aperto si dimostrò una scelta piena di imprevisti, come navi in mezzo alle inquadrature, incidenti vari (Dreyfuss rimase imprigionato nella gabbia d’acciaio ad esempio), insolazione, scottature, tempo variabile, mare mosso e così via. Era più il tempo che passavano a risolvere i problemi che quello per girare. Inoltre ci furono altri problemi con gli squali meccanici ma su questo punto ci torneremo più in là. Per questi motivi ci furono enormi ritardi, ma questi ritardi aiutarono a migliorare la sceneggiatura e adattarla meglio alle proprie esigenze. Questi contrattempi però misero in grande agitazione Spielberg che arrivò a credere che questo film sarebbe stato la sua rovina. Lui infatti doveva girare il tutto in 55 giorni ma alla fine arrivò a 159 giorni di riprese e il budget aumentò considerevolmente da 4 milioni a 9 milioni. Perfino i produttori arrivarono a dire che, se avessero letto il romanzo una seconda volta, non avrebbero mai prodotto il film perché si sarebbero resi conto della difficoltà che tutto ciò comportava. Alla fine però Lo Squalo venne completato e il successo fu incredibile. E ora passiamo a parlare del film in generale.

Si parte sempre con il lato tecnico e in questo caso non si può fare a meno di elogiare la regia di Spielberg. Potrei parlare ampiamente di come sono ben curate certe inquadrature o come certe tecniche sono usate saggiamente (tipo l’effetto vertigo quando Brody assiste per la prima volta all’attacco dello squalo), perché sono comunque elementi che valorizzano molto quest’opera e gli danno una forte identità, oltre che a dare ritmo al tutto, ma quello su cui voglio realmente concentrarmi è questo: la costruzione della tensione. Penso proprio che Lo squalo, insieme ad altre opere di grande impatto tipo L’Esorcista, è un film che dà una grande lezione su come creare la tensione e lo fa benissimo fin da primissimi minuti, con la ragazza che nuota di notte. Già da qui possiamo vedere come costruisce eccellenti scene, con queste inquadrature sott’acqua che riprendono la ragazza nuotare e come la telecamera si avvicini a lei, accompagnata dall’iconica colonna sonora compost da John Williams, una colonna sonora che parte lenta e pesante per poi farsi sempre più veloce e incalzante, una colonna sonora semplice ma che nella sua semplicità si dimostrò geniale. Quando poi la ragazza verrà attaccata, non solo avremo un montaggio preciso e lineare (e non come quello di alcuni film che tendono ad averlo veloce e confusionario per nascondere i limiti), dove la ragazza viene trascinata sott’acqua, dimenandosi e urlando, risultando spaventoso, ma il tutto verrà realizzato senza che lo squalo si veda.

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Un’altra sequenza che mostra questa costruzione della tensione è quella sulla spiaggia, con Brody che assiste all’attacco. In quel momento la spiaggia è piena di persone che si diverte, mentre Brody è l’unico a essere teso, non solo per la paura dell’acqua ma anche per la storia dello squalo. E qui lo vedremo agitarsi ogni volta che sembri stia per succedere qualcosa, quando invece sono solo falsi allarmi. Non solo tutto ciò farà crescere la tensione, ma ci farà comprendere lo stato ansioso e quasi paranoico in cui versa Brody. Spielberg non solo si dimostra bravo nel creare tensione nelle singole sequenze  ma anche nell’intera pellicola e uno degli elementi che aiuta in ciò è che fino a metà film non vediamo mai lo squalo. Ogni volta che nella prima parte attacca sembra quasi una presenza in agguato, pronta ad attaccare in ogni momento e quanto meno te lo aspetti e il non vedere questa creatura spaventa molto di più. In molte occasioni sono le inquadrature subacquee e la musica a mostrarci il suo arrivo e quando finalmente lo vediamo per la prima volta non lo vediamo del tutto bene, ma ne comprendiamo la sua grandezza e la sua ferocia. Questa scelta di non mostrare lo squalo fu una scelta artistica di Spielberg ma in parte fu anche una scelta dovuta per motivi tecnici.

Infatti gli squali meccanici ebbero enormi problemi in acqua, ad esempio al primo collaudo lo squalo colò a picco, e il mare si dimostrò impetuoso contro questi squali meccanici ed erano più le volte che non funzionavano che il contrario. Per questo si optò per delle scelte interessanti. Nella prima parte ad esempio c’è una scena in cui due pescatori cercando di attirare lo squalo con delle esce e lo squalo finisce per trascinare con sé l’intero molo e quando vediamo il molo avvicinarsi a uno dei pescatori caduto in acqua sappiamo perfettamente che è lo squalo che sta arrivando. Usarono un trucco simile nella seconda parte, con i tre protagonisti che attaccano dei barili addosso allo squalo per stancarlo e farlo salire in superficie. Quando c’erano i barili che si muovevano significava che c’era lo squalo e non solo questa cosa salvò la seconda parte del film (la più complessa proprio perché si era in mare aperto) ma riesce ancora a creare tensione perché questa minaccia è presente ma non visibile ai nostri occhi.
Tra gli altri elementi che riuscivano a impressionare c’è il sangue e come il suo rosso sembrasse molto acceso e terrificante. Questo era dovuto anche al fatto che Spielberg aveva chiesto al direttore della fotografia di evitare il colore rosso nelle ambientazioni e nei vestiti, per quanto possibile, ed è ciò che rende il sangue ancor più impressionante. In pratica il lato tecnico funziona perfettamente tra sonoro, colonna sonora, fotografia, regia e tutto quanto, ma anche la storia e la sua narrazione mostra una grande forza.

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Possiamo dire che il film sia diviso in due parti nette, la prima ambientata per lo più nella terraferma e la seconda realizzata in mare aperto a caccia dello squalo. Nella prima parte infatti non solo si parla molto di Brody ma si parla molto anche della cittadina, di Amity, che non rimane solo una bella ambientazione ma assume il ruolo di personaggio. Si parla molto dei suoi abitanti e dell’effetto che lo squalo sta avendo su di loro. Ed è anche qui che conosciamo il sindaco Vaughn, un sindaco a cui importa solo del guadagno e che cercherà sempre di sminuire la storia dello squalo. Una sotto trama che è diventata in seguito una sorta di espediente narrativo usato fin troppo spesso nelle pellicole ispirate all’opera di Spielberg. In ogni caso è molto interessante vedere come la tranquillità di una cittadina normale venga sconvolta dall’arrivo di questa minaccia, all’inizio con il sindaco e altri membri che negano tutto e poi, dopo il primo attacco, con una folle caccia allo squalo fino ad arrivare alla paura e alla paranoia anche quando credono che la creatura sia morta. Si riesce a parlare bene di tutta la cittadina e della sua collettività oltre che del protagonista e anche la seconda parte si dimostrerà molto interessante.

In questo punto non solo cambierà l’ambientazione e sarà il mare a farla da padrone ma il film diventerà anche una storia d’avventura, con i tre che cercano di trovare e distruggere la creatura e allo stesso tempo cercare di sopravviverle. C’era il pericolo che un’ora ambientata in mare aperto potesse annoiare, ma questa sensazione non ci sarà mai perché rimarremo affascinati dalla caccia, dai metodi che utilizzano per uccidere lo squalo e vedere come quest’ultimo sia tremendamente forte e instancabile, qualcosa quasi di anomalo. Quello che colpirà maggiormente è il rapporto che si creerà tra Brody, Hooper e Quint. Quint si dimostra un personaggio duro con gli altri due e avrà diversi contrasti, specialmente con Hooper. Mentre Brody e Hooper riescono a legare subito con Quint la storia è più complessa ma i loro contrasti risulteranno molto beli e naturali e a volte daranno vita anche a delle scene comiche davvero divertenti. Alla fine però riusciranno a legare ed è proprio qui che arriverà la scena più bella dell’intero film: il monologo di Quint sull’Indianapolis. Avrò visto questo film numerose volte, ma ogni volta che arriva questa scena rimango sempre impressionato. Pendiamo dalle labbra di Quint e da tutto il racconto che fa sull’incidente dell’Indianapolis e su come gli squali abbiamo ucciso i suoi compagni e il racconto è scritto talmente bene, con Robert Shaw che riesce a dargli la giusta intensità emotiva, che ci sembra quasi di vedere quelle scene e per me questo rimane uno degli esempio migliori di narrativa, qualcosa da prendere come esempio.

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Alla fine il film fu un successo immane e ancora oggi è considerato un capolavoro e un cult del cinema e ha creato anche dei seguiti oltre che tanti altri film che lo prendevano come ispirazione, molti dei quali erano abbastanza tremendi, ma ce ne furono alcuni davvero ottimi come ad esempio Piranha di Joe Dante o anche L’Orca assassina. Purtroppo Lo squalo ebbe anche un effetto negativo, visto che in certe persone causò un terrore talmente grande verso queste creature che appena venivano avvistati, venivano uccisi. Spielberg e Benchley si sono sempre sentiti dispiaciuti per questo effetto, ma loro non hanno alcuna colpa, la colpa è di queste persone che non sanno distinguere la finzione dalla realtà. Anzi, vi dirò di più, è stato proprio con questo film che mi sono innamorato degli squali e ho iniziato a informarmi su di loro, scoprendo vari cose come al fatto che non sono aggressivi come si pensava, anzi sono perfino molto timidi (ai tempi non si sapevano molte cose sugli squali) e se ne avete la possibilità informatevi anche voi perché sono molto interessanti.

Per concludere, Lo squalo è un vero e proprio capolavoro, un’opera incredibile a livello tecnico che riesce a convincere soprattutto per l’abilità di Spielberg nel creare la tensione per tutto il film e con delle sequenze veramente ottime e intelligente, oltre che a mostrare una storia molto interessante e che colpisce proprio grazie ai suoi personaggi molto umani e alla sua narrazione. Un film da vedere assolutamente!

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Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

53 pensieri riguardo “Lo squalo

  1. Credo che ci siano molte somiglianze con Moby Dick, nel senso di una creatura marina che simboleggia la forza della natura, e l’uomo che vuole domarla.

    Ottima, come sempre, la tua analisi e recensione.

    1. Ti ringrazio tantissimo e sono contento che ti sia piaciuto quell’approfondimento. Sono sempre affascinato riguardo la produzione di un film e su queste opere per fortuna ci sono veramente tante informazioni. Grazie ancora!

        1. Di solito utilizzo diverse fonti. Ovviamente guardo gli extra dei miei blu ray e spesso vado a controllare anche su Imdb e a leggere varie interviste. E in qualche caso leggo perfino libri su come sono stati realizzati certi film. Ad esempio adesso ho il libro sulla produzione de “La morte corre sul fiume” uno dei miei film preferiti in assoluto e quel libro è veramente dettagliato anche sul modo in cui il film è stato girato, i luoghi in cui sono stati e come hanno deciso di impostare ogni cosa. Purtroppo molto spesso questi libri sono in inglese.

            1. Per fortuna no, ma mi piacerebbe che questi libri fossero tradotti. In parte perché meritano di essere letti da molti in parte perché così almeno mi semplificano la lettura. A forza di leggere inglese inizio a dimenticarmi certe parole in italiano XD

  2. Questo è il film per cui è stata inventata la parola blockbuster. Non penso ci sia molto da aggiungere. Indimenticabile da tutti i punti di vista, ma per me il vero colpo di genio fu decidere di celare lo squalo alla vista per la prima ora di film: si palpita in continuazione e, quando il mostro appare, è davvero raggelante.

    P.S.: ci servirà una barca più grossa.

    1. È vero, prima di allora non c’era neanche il concetto di blockbuster estivo. Questo film ha cambiato veramente tante cose e sì, amo il fatto che il mostro non si veda per metà del film e ciò rende la sua apparizione ancor più memorabile.

        1. Amo profondamente L’Esorcista, lo amo tantissimo e sì, un giorno ne parlerò, ma lo farò molto in là. Diciamo che tendo ad aspettare molto tempo prima di parlare di opere così importanti sia per la storia del cinema che per me. Voglio fare un lavoro approfondito e che dia onore a tale opera.

  3. Molto più che una recensione! Un saggio particolareggiato su un film entrato nell’immaginario collettivo, anche se i miei studenti di liceo lo ignorano… E le lezioni su Moby Dick necessitano del richiamo sia alle scelte visive di Spielberg che a quelle musicali di Capossela. Grazie per tutte le informazioni che ci hai regalato su questo capolavoro!

    A ppresto, Es.

    1. Grazie mille per il commento! Amo profondamente questo film e ancora oggi rimango stupito dalla sua bellezza e dell’eredità che ci ha lasciato. Penso che anche alle nuove generazioni potrà piacere molto.

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