Robots (2005)

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo deciso di parlare, dopo molto tempo, di un regista straordinario che ha dato un enorme contributo al cinema, Sam Raimi, ma discutendo di uno dei suoi film minori, per così dire, ossia The Gift. Annie è una donna vedova con tre figli che ha un dono ossia la chiaroveggenza, un dono tramandato da sua nonna, che utilizza per aiutare gli altri. Il suo dono però non viene ben visto da Donnie, un uomo violento che picchia la moglie, e crede che Annie stia facendo di tutto per mettere sua moglie contro di lui e arriva a minacciare Annie e i suoi figli. Le cose cambiano quando una ragazza di nome Jessica scompare e Annie ha una visione in cui vede il cadavere della ragazza in uno stagno e questo stagno di trova nelle terre di Donnie. Un film interessante con dei bei personaggi, ma con una storia molto semplice e lineare che sa di già visto che però viene valorizzata molto dalla regia e dalle atmosfere, capaci di creare scene impressionanti e nelle corde di Raimi, quando la protagonista avrà le visioni o interagirà con i fantasmi. Un ottimo film che vi consiglio!
Come sta accadendo da parecchio tempo, torniamo a parlare nuovamente di animazione e questa volta prendiamo in considerazione uno studios che purtroppo non esiste più ossia Blue Sky Studios. Mi sarebbe piaciuto farlo con L’Era Glaciale, ormai diventato il loro vero simbolo, ma alla fine ho deciso di farlo con una delle loro opere che apprezzo maggiormente.
Ecco a voi Robots, pellicola animata del 2005 scritta da David Linsady-Abraire, Lowell Ganz e Babaloo Mandel e diretta da Chris Wedge e Caros Saldanha.

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Trama:
Rodney Copperbottom (Ewan McGregor) è un giovane robot che abita a Rivet Town insieme ai suoi genitori che non vessano in buone condizioni economiche, dovendo usare pezzi di seconda mano. Lui ha un sogno ossia quello di incontrare Bigweld (Mel Brooks), il fondatore delle industrie Bigweld e un robot che ha sempre aiutato gli altri, non importava la loro levatura sociale, apprezzando le loro invenzioni e il loro talento. Rodney stesso è un inventore e vorrebbe mostrare le sue doti e i suoi progetti a Bigweld, anche per poter aiutare suo padre. Un giorno quindi parte per Robot City per incontrare il suo idolo, ma qui scopre con sorpresa che le industrie non sono più gestite da Bigweld ma da Ratchet (Greg Kinnear) che lo ha scalzato dalla sua posizione e ha cambiato politica aziendale. Infatti non vuole più produrre dei ricambi per robot che considera obsoleti, ma dei novi pezzi costosi che non tutti possono permettersi e chiunque venga considerato come un modello vecchio verrà eliminato. Rodney non può accettare questa situazione e con l’aiuto dei Rusties, come Fender (Robin Williams) o Piper (Amanda Bynes) cercherà di cambiare le cose.

Purtroppo sappiamo bene che Blue Sky Studios non esiste più. Venne acquistata dalla Disney nel 2019, dopo essersi comprata la Twenty Century Fox, e nel 2021 decise di chiuderla per via dei problemi economici creati dal COVID. Un’altra fine ingiusta di uno studio che tutto sommato ha lasciato un forte impatto con le sue opere e che aveva una storia interessante.

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Infatti uno dei suoi principali fondatori, Chris Wedge, inizialmente lavorava per la MAGI (Mathematical Applications Group Inc.), una compagnia di tecnologia informativa il cui scopo originale era quello di valutare le esposizioni alle radiazioni nucleari. Grazie a questa tecnologia erano anche capaci di creare animazioni 3D, infatti divenne famosa ai tempi per essere stata una delle compagnie a realizzare gli effetti speciali di Tron, specialmente quelli nella prima parte. Dopo Tron però il prestigio della MAGI iniziò a scemare fino a quando non venne acquisita da Vidmax e, dopo questo evento, Chris Wedge insieme a Eugene Troubetzkoy, Carl Ludwig, Alison Brown, David Brown e Michael Ferraro, se ne andarono e fondarono Blue Sky Studios nel 1987 con lo scopo di continuare a produrre lavori in digitale. I primi progetti riguardavano principalmente pubblicità e di tanto in tanto anche film, fino a quando la Twenty Century Fox non li notarono, comprando buona parte dello studio e facendoli lavorare negli effetti speciali a film come Alien: Resurrection o Un topolino sotto sfratto. In quei tempi Chris Wedge stava lavorando a un corto animato chiamato Bunny, ma il suo completamento necessitò diversi anni e fu completato nel 1998, vincendo anche l’Oscar come miglior corto animato. Ed è da qui che Blue Sky Studios poté entrare veramente nel mondo del cinema e nella creazione di lungometraggi. Tra l’altro nel 2000 la Fox stava pensando di vendere Blue Sky Studios per problemi economici, ma è qui che presentarono la sceneggiatura de L’Era Glaciale, una sceneggiatura che piacque alla Fox, dando il via libera per realizzarlo e sappiamo tutti quanto successo ebbe sia come incassi sia come critica.

Parlando invece del lato tecnico di Robots, uno degli elementi che ho sempre apprezzato di più è il design generale dell’opera. Qui ci troviamo in un mondo completamente robotico, ogni cosa è composta da parti robotiche e in questo caso gli animatori hanno potuto giocare molto con la fantasia, specialmente con i personaggi. Ognuno di loro sarà unico e molto differente dagli altri. Prendiamo per esempio Rodney con la sua figura snella e sottile mentre le gambe e la testa saranno più grandi. Già solo con questo modo dimostra un buon design, aiutato anche dai colori del proprio corpo, grigio e azzurro. Inoltre, se lo si guarda bene, si possono notare piccoli dettagli che lo rendono ancor più ricco nel design, come appunto le varie componenti che gli danno dei tratti ben precisi, tipo una vite rappresenta il suo naso e altri pezzi metallici formano le sue sopracciglia oppure due rotelle che sono le orecchie. Uno degli esempi migliori però sono i Rustics. Fender ha un design stupendo, con la testa che assomiglia a un frullatore (o a una caffettiera) e, essendo un robot che cade a pezzi, alcuni elementi sono imprecisi o comunque danno l’impressione di qualcosa di ammaccato e vecchio. Stesso discorso dicasi per Piper, con delle componenti che danno l’idea di capelli a codini. Inoltre si nota perfettamente la differenza tra robot ricchi e poveri, con i primi che sono più brillanti e con forme più equilibrate e ben rese.

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Anche la città risulta davvero fantasiosa, con edifici fatti completamente di metallo e con forme svariate, che passano dalle piccole abitazioni rotondeggianti di Rivet Town, i grattacieli di Robot City fino ai bassifondi che hanno linee storte e più cartoonesche. La cosa migliore è che, nonostante sia tutto fatto di metallo, questo mondo è ricco di colori, riuscendo a mostrare a livello tecnico grande gioiosità e soprattutto mostra una grande armonia nel suo insieme e questo è sicuramente uno dei punti forza della pellicola. Diciamo però che qualche difetto ce l’ha. Il ritmo molto volte è ottimo e l’intera storia scorre con grande leggerezza, però a volte certe scene sono inutilmente lunghe. Per esempio la sequenza in cui Rodney, insieme a Fender, deve raggiungere le industrie Bigweld e lo fa attraverso mezzi di trasporto bizzarri e parecchio dinamici. In realtà la sequenza è anche divertente, ma a un certo punto perde di potenza proprio perché si dilunga troppo e continuiamo a vedere sempre nuovi e strani trasporti, rompendo anche la sorpresa iniziale. In generale il lato tecnico è ottimo e la sceneggiatura mostra punti di grande interesse.

Il film è una pura commedia e questo è uno degli elementi centrali e quindi baserà tutto sulle gag e sui suoi numerosi personaggi. Molti di questi rimangono impressi e sono divertenti, in primis lo stesso Fender. In generale tutti i personaggi saranno caratterizzati e riusciranno a trasmettere una grande simpatia. In questa commedia dinamica e slapstick c’è però anche un intento di critica sociale che mi ha sempre sorpreso. Ratchet disprezza i robot obsoleti, li considera un peso e vorrebbe liberarsi di loro in modo da avere una società che sembri migliore. Si crea un forte contrasto tra robot ricchi e quelli poveri e come i primi sfruttino gli ultimi per il proprio tornaconto. Questo film arriva a elogiare la diversità, gli altri e critica aspramente chi vorrebbe che gli altri si omologhino in un certo modo, rinunciando così alla loro identità. Ogni persona, in questo caso robot, è importante e tutti meritano di essere ascoltati. C’è un bel messaggio sociale, mostrato bene attraverso la storia, a volte lo fa con una certa ingenuità ma il messaggio arriva comunque con forza e mostra come Blue Sky Studios, soprattutto all’inizio, volesse dare qualcosa in più alle sue commedie.

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Per concludere, Robots è un film animato veramente simpatico con alcuni difetti legato alla lunghezza di certi momenti comici, ma che riesce a colpire grazie al suo ottimo design, a una comicità simpatica e soprattutto ha un messaggio sociale ben fatto. Lo consiglio assolutamente!

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

30 pensieri riguardo “Robots (2005)

  1. Questo film mi piace molto, e Piave anche ai miei bambini. È molto divertente, con un messaggio importante ma mai urlato e personaggi simpatici. Il mondo dei robot è stato creato benissimo. Il doppiaggio italiano però non gli rende pienamente giustizia.

  2. Un film animato che ho sempre apprezzato molto. Ci sono parti toccanti, parti che fanno riflettere e parti estramente divertenti. Mi fecero morire le insegne per indicare i bagni. Comunque la Blue Sky ha fatto una fine ingloriosa, assorbita ed eliminata, come è d’abitudine per la Disney (così come fece con la LucasArt). E si sta vedendo anche ora come stia inglobando sempre di più la Pixar. Comune la Blue Sky, insieme alla Dreamworks, fu capace di dominare il primo decennio di questo millennio. Robot è forse il film che preferisco di questo studio.

    1. Hai detto cose molto giuste. Anch’io considero questo film come il migliore della Blue Sky e probabilmente quello che aveva intenzione di essere molto di più. E sì, questo studio è riuscito a sorprendere tutti e a essere campione d’incassi insieme alla DreamWorks e anche a me dispiace da morire quello che la Disney ha fatto. Per quanto apprezzi i film e la storia di quest’ultimo studio, non apprezzo affatto quello che ha fatto comprandosi tutti questi studios.

      1. La Disney ormai è solo un’industria a catena di montaggio, che deve acquisire per togliere di mezzo la concorrenza, menre, nel frattempo, produce cose a getto continuo, spesso e volentieri limitandone la qualità, in quanto, come catena di montaggio, punta sulla quantità.

        1. Ed è triste pensare a ciò. Io sono veramente affezionata alla sua storia, senza la Disney non avremo mai avuto tutta l’animazione odierna e nel corso della sua storia ha sfornato degli artisti incredibili. La Disney di oggi purtroppo non pensa a niente di artistico e vuole solo guadagnare, anche andando a distruggere gli altri o a comprarli. Onestamente è molto triste.

            1. Non ne sarebbe felice affatto. Walt non era una brava persona, ma almeno aveva gusto artistico e lo dimostrano i vari film del passato, soprattutto i film dell’Epoca d’Oro che ancora oggi hanno una qualità irraggiungibile (Fantasia era avanti di decenni).

                1. Vedremo. Speravo che la crisi dell’anno scorso avrebbe scosso la Disney un minimo, ma così non sembra visto che il presidente ha dichiarato che continueranno nel fare sequel animati e remake live-action.

                    1. Anch’io ho una certa ansia per quei seguiti. Tra l’altro non apprezzo come la Disney di oggi tratta la propria storia, andando a nascondere certe opere del passato. Ad esempio non si trova da nessuna parte il corto animato di Topolino Cervello in Fuga. Amavao quel corto e amavo le numerose citazioni in esso (cavolo, citava perfino L’Esorcista).

                    2. Diciamo che basta vedere come trattano ancora oggi The Black Cauldron, un classico, quindi un film storicamente importante, nascosto sotto il tappeto, del quale la maggior parte delle persone non hanno mai sentito parlare, o, in caso, non riconoscono i personaggi.

                    3. Io l’ho sempre premiato per il suo coraggio. Ai tempi fu un flop enorme ma non per questo merita un tale trattamento. Comunque chi conosce quel film, con noi due, lo apprezzano molto.

                    4. Probabile. Immagino anche che la gente non fosse pronta a vedere una Disney così dark e in parte ricordo che la stessa Disney si dimostrò poco convinta nella distribuzione di questo film.

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