Orphan

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo ripreso a parlare di animazione, concentrandoci in particolar modo sulla DreamWorks e il loro nono film animato, nonché seguito di un’opera che ha fatto la stria e che ancora oggi riesce ad avere un forte impatto. Il film in questione è Shrek 2. Shrek e Fiona si sono sposati e hanno passato insieme una romantica luna di miele, ma quando ritornano nella palude incontrano un araldo che annuncia che i due sono invitati nel regno di Molto Molto Lontano dove il re e la regina, ossia i genitori di Fiona, vogliono dare loro la benedizione. I due, accompagnati da Ciuchino, accettano l’invito ma non vengono accolti bene, specialmente da re Harold che non accetta la loro natura di orchi e soprattutto non accetta Shrek. In tutto ciò si muove la Fata Madrina, una fata che consigliò ad Harold di mettere Fiona nella torre fino a quando suo figlio, Azzurro, non fosse stato pronto per salvala e diventare così re. E lei è disposta a tutto per arrivare a questo obiettivo. In questo segmento la tecnologia del digitale è stata migliorata, specialmente per quanto riguarda i personaggi umani e inoltre le ambientazioni si dimostrano originali, un misto tra mondo fiabesco e moderno, e davvero grandi. La regia valorizza tutto ciò, creando sequenze spassose e con dei tempi ben fatti. Ciò che però stupisce sono i personaggi nuovi e vecchi che mostrano grande carisma e il modo intelligente con cui le tematiche del primo film vengono riprese e discusse senza essere ripetitive e con la giusta sensibilità. Un film che consiglio assolutamente!
Questa volta invece ritorniamo a parlare di horror con un film che mi ha sempre affascinato, un’opera che con il tempo è diventata un cult ma che alla sua uscita ricevette molto critiche.
Ecco a voi Orphan, pellicola horror del 2009 scritta da David Leslie Johnson e diretta da Jaume Collet-Serra.

Trama:
Kate Coleman (Vera Farmiga) è una donna sposata e con due figli che ha passato un brutto periodo dopo aver perso la terza figlia, Jessica, nata morta. La perdita della neonata è stata tremenda per lei, arrivando ad avere problemi con l’alcool, ma adesso sembra che sia riuscita a gestire la situazione ed è pronta per adottare una nuova bambina. Per questo va all’orfanotrofio per ragazze St. Marina insieme a suo marito John (Peter Sarsgaard) ed è qui che i due incontrano Esther (Isabelle Fuhrman), una bambina russa di nove anni che riesce a colpirli per la sua enorme maturità ed empatia. Così la coppia decide di adottarla e presentarla ai loro due figli, la piccola Max (Aryana Engineer) e Daniel (Jimmy Bennett). Esther riesce a legare molto con Max mentre Daniel si dimostra molto scontroso con lei. Esther ha con tutti loro un comportamento impeccabile, anche se tende a vestirsi in maniera alquanto particolare, e sa ottenere la loro fiducia ma con il passare del tempo verranno fuori altre stranezze di Esther, stranezze inquietanti e pian piano la sua vera natura crudele verrà a galla, rischiando di distruggere l’intera famiglia e in particolar modo Kate.

Vidi per la prima volta questo film nel periodo in cui stavo cercando di farmi una cultura cinematografica in maniera abbastanza casuale. Ricordo che a quei tempi lo sottovalutai molto ma, rivedendolo in seguito, mi resi conto che in realtà aveva delle idee davvero coraggiose e altri elementi che lo rendevano migliore di altre pellicole. Dopo averlo visto più volte, alla fine mi sono fatto un’idea ben precisa a riguardo.

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Partiamo come al solito con il lato tecnico e nello specifico con la regia. Jaume Collet-Serra è un regista che ha sempre fatto bene il suo lavoro (anche se Black Adam era veramente tremendo). Non è un vero e proprio artista come altri registi che abbiamo portato in passato ma è sicuramente un ottimo mestierante che sa bene cosa deve fare e che in questo film riesce a regalarci sequenze e scene molto accattivanti e interessanti. Prendiamo come esempio solo la sequenza iniziale in cui Kate ha l’incubo in cui perde la figlia. Tutta l’intera parte in cui è in ospedale riesce a creare una sensazione di ansia e disagio nello spettatore, con delle luci alle spalle degli attori molto accese che illuminano la zona circostante ma rendono le ombre sui personaggi ancora più scure. Inoltre sono presenti molti primi piani sui volti degli attori, rendendo il tutto ancora più straniante e non solo si crea una scena onirica inquietante ma anche dei momenti decisamente grotteschi.
Questa non sarà l’unica volta che il regista creerà tali scene, anzi in altri punti sarà in grado non solo di costruire un’ottima tensione ma anche momenti inquietanti attraverso il ritmo e il montaggio, come ad esempio il primo omicidio che vediamo commettere da Esther. E parlando più nello specifico del ritmo, quest’ultimo funziona molto bene e fino alla fine riesce a essere molto equilibrato, senza rallentare o accelerare troppo.

Il film dura quasi 2 ore e si prende i suoi tempi per raccontare il tutto, con una prima mezz’ora molto tranquilla, dove ci vengono presentati i personaggi e la loro situazione e anche quando Esther inizierà a creare discordia e a distruggere la famiglia, il tutto avverrà in maniera graduale, con calma, rendendo tutto quanto agli occhi dello spettatore molto verosimile. La paura si baserà principalmente sulla costruzione della tensione, che avrà un ottimo equilibrio, e anche su come Esther riuscirà a mettere gli uni contro gli altri e a manipolarli a piacimento solo attraverso le parole.

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L’uso dei jumpscares è molto limitato e nella maggior parte dei casi sono sempre legati alla trama. C’è solo un unico jumpscares che ho trovato fuori posto mentre quei pochi altri presenti sono gestiti bene. Anche la fotografia riesce a fare un buon lavoro, lavorando bene con i contrasti di luce e ombra e in certi punti regalandoci atmosfere interessanti, come ad esempio la scena con gli ultravioletti. Quindi il lato tecnico di quest’opera è solido e funzionante, ma anche la sceneggiatura presenta elementi davvero ottimi.

La storia è molto semplice e lineare con questa bambina che sembra innocente e poi si rivela sadica e crudele, iniziando a distruggere questa famiglia per motivi che ancora non sappiamo. In tutta questa situazione quello che rende la storia interessante è la situazione che l’intera famiglia ha vissuto in passato, specialmente Kate e John. Fin dall’inizio sappiamo qual è stato l’evento traumatico e sappiamo che dopo quel momento sono successe cose che vedevano come protagonista Kate. Non ci viene rivelato tutto subito, sono traumi e problemi che verranno fuori nel tempo, quando i rapporti tra di loro inizieranno a incrinarsi. Ed è proprio su questi elementi che Esther farà pressione.

In questo film Esther è proprio uno degli elementi di forza e un villain perfetto, non solo pieno di personalità ma anche capace di essere inquietante. Lei, come detto in precedenza, sembra una bambina molto sveglia, intelligente ed educata ma in realtà è una manipolatrice che cerca di controllare gli altri per i propri obiettivi e lo fa veramente bene, dimostrandosi fredda e intelligente. Inoltre si dimostra vendicativa e violenta, creando un netto contrasto tra la maschera che indossa e la sua vera natura contorta. E uno dei motivi per cui questo personaggio funziona è l’attrice stessa. Si è dimostrata straordinaria, riuscendo a essere convincente sia quando si comporta in modo innocente e infantile sia quando dimostra freddezza e comportamenti adulti. Una prova attoriale magnifica e in generale anche gli altri attori se la sono cavata benissimo, anche i bambini (specialmente l’attrice che interpreta Max). L’unico che mi ha convinto meno è Sarsgaard che mostra veramente poca enfasi.

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Inoltre è un film che prende delle decisioni veramente coraggiose e penso siano state queste scelte a causare delle critiche, oltre a quella famosa critica dove il film in questione poteva spaventare le persona dall’adottare bambini, critica che ho sempre trovato esagerata perché comunque parliamo di un film e per un altro enorme motivo che non posso rivelare (inoltre io vorrei adottare un bambino, se la situazione economica lo permette, e certamente questo film non mi ha spaventato a riguardo). Tra l’altro il film ha un colpo di scena ottimo che arriva al momento giusto e che trovo gestito veramente bene. L’ultima informazione che voglio dare su quest’opera riguarda il fatto che si sono ispirati a un fatto di cronaca realmente accaduto, ma vi consiglio di cercare informazioni a riguardo solo quando avrete finito il film o rischiate di rovinarmi l’esperienza.

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Per concludere, Orphan è un horror molto solido nel lato tecnico e a tratti molto coraggioso per la storia che mostra. Una pellicola a mio avviso criticata ingiustamente e che ha voluto rischiare, regalandoci qualcosa in un certo qual modo originale per quanto riguarda i film con i bambini cattivi e che adesso viene apprezzato da molti amanti dell’horror (tra cui il sottoscritto che lo considera uno dei migliori). Un film che vi consiglio assolutamente.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

34 pensieri riguardo “Orphan

  1. […] Orphan è un film che apprezzo profondamente e lo considero tra i migliori film sui bambini cattivi, con un lato tecnico ottimo ma soprattutto delle scelte veramente coraggiose. Quindi per questo prequel, che viene fuori ben 13 anni dopo, era sia estremamente curioso che preoccupato. Per quanto riguarda la seconda, immagino che alcuni di voi possano immaginarne il motivo ma ci arriveremo più tardi. Adesso parliamo del film. […]

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