Un altro giro

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Questa volta inizio la recensione in modo particolare. Prima di tutto sono felice di dirvi che Shiki è tornata con un nuovo articolo dopo tanto tempo, un articolo dedicato all’opera di King Pet Sematary.
La seconda cosa di cui vorrei discutere è del modo in cui mi sono approcciato alle recensioni nell’ultimo periodo. Da un po’ di tempo a questa parte sono stato molto presente sul blog, scrivendo recensioni senza sosta. Questo perché con i cinema chiusi ho deciso di sfogarmi vedendo numerose pellicole e scrivendo altrettanto articoli. Praticamente ho accumulato tante recensioni e al momento ne ho da parte almeno una ventina (sì, forse ho un po’ esagerato). Diciamo che mi ero fatto un piano a lungo termine con questi lavori, ma penso proprio che da oggi i miei piani andranno piacevolmente in fumo. Dico piacevolmente perché da qualche giorno hanno finalmente riaperto il cinema della mia zona! Non potere immaginare la mia gioia quando finalmente, insieme a Shiki, sono entrato in quella sala spaziosa e le luci si sono spente. Quanto mi era mancato il cinema!
Diciamo che la scelta su quale film andare a vedere per primo non è stata semplice. Inizialmente avevo intenzione di vedere un horror e nel mio cinema ce ne sono ben due ma ho appena capito che uno dei due sarà il classico horror caciarone che si baserà sui jumpscares, nonostante un’idea di base molto interessante. L’altro horror invece, se l’idea di base viene utilizzata bene, potrebbe essere davvero divertente. In ogni caso la scelta è ricaduta infine su due pellicole che sembravano affascinanti sia per le tematiche che trattano sia per il modo con cui ne parlano. Alla fine abbiamo scelto una pellicola danese per i motivi elencati sopra e anche per la presenza di un attore che sia io che Shiki seguiamo da parecchio. Quindi, senza indugiare troppo, cominciamo con la recensione.
Ecco a voi Un altro giro (titolo originale Druk, titolo inglese Another Round), pellicola drammatica/comica del 2020 scritta da Thomas Vinterberg e Tobias Lindholm e diretta da Thomas Vinterberg

Trama:
Il film parla della storia di Martin (Mads Mikkelsen), Tommy (Thomas Bo Larsen), Nikolaj (Magnus Millang) e Peter (Lars Ranthe), quattro insegnanti e amici che stanno attraversando un brutto periodo. Tutti loro hanno grandi problemi nell’interagire con i propri allievi e non riescono a provare gioia nel proprio lavoro. Inoltre alcuni di loro, come Nikolaj e Martin, hanno molti problemi in famiglia, soprattutto Martin. Quest’ultimo non parla più con la moglie Anika (Maria Bonnevie) da molto tempo e non riesce a trovare un momento per stare veramente insieme e la stessa cosa vale per i suoi figli. Un giorno i quattro si incontrano a un ristorante per festeggiare il compleanno di Nikolaj, che compie quarant’anni, ed è proprio lui a portare all’attenzione di tutti una teoria dello psichiatra Finn Skårderud. Costui sostiene che l’uomo sia nato con un deficit da alcol dello 0,05% ed è per questo motivo che è meno attivo e si relaziona poco. Se si riuscisse a raggiungere quel tasso alcolico perennemente, le situazioni sociali di tutti migliorerebbero. Martin, disperato per come la sua vita è diventata, decide di dare retta a questa teoria e il giorno seguente si presenta a scuola dopo aver bevuto piccole quantità di alcol. Così facendo la sua autostima aumenta e anche gli studenti sembrano rispettarlo di più. Vedendo gli effetti positivi che ha avuto su Martin, anche i suoi amici vogliono provare questo esperimento e così decidono di bere a lavoro e nella vita di tutti i giorni piccole quantità di alcole di tenere una ricerca a riguardo. La loro situazione migliora parecchio e si sentono bene. Ma potrà durare per sempre? Soprattutto quando decideranno di aumentare la percentuale di alcol?

Vinterberg è un regista che avevo conosciuto tempo fa grazie al bellissimo Il Sospetto, una pellicola molto affascinante, con protagonista sempre Mads Mikkelsen, che vi consiglio di recuperare. In seguito ho visto altri film del regista danese e ne sono rimasto positivamente colpito. Comunque sia se ve lo state chiedendo sì, l’attore che io e Ceci seguiamo con grande interesse è proprio Mikkelsen e lo facciamo dai tempi della serie televisiva Hannibal

Tornando a parlare del film, devo ammettere che più andava avanti e più mi sorprendeva per il modo con cui parlava della tematica dell’alcolismo ma soprattutto per come ha poi parlato delle altre tematiche della storia, ma su questo ci torneremo alla fine.
Un elemento a livello tecnico che mi ha colpito positivamente, e che apprezzo molto nei film, è quando la regia riesce a essere così scorrevole che lo spettatore neanche si rende conto della complessità della messa in scena. A volte si elogiano scene molto pompate che vogliono urlare ai quattro venti quanto siano complesse, ma in quei casi si nota subito parecchi tecnicismi che sono stati utilizzati. E’ un po’ come quando in un libro osservi lo stile di scrittura di un autore. Alcuni cercano parole complesse o frasi particolare per colpire il lettore attraverso una metrica ricercata, ma il più delle volte succede che così facendo rovinano la fluidità dell’opera. Infatti adoro quei libri che non fanno notare questa cosa e che quindi riescono a essere, diciamo, melodiosi. La stessa cosa vale per la regia di Vinterberg. Lui costruisce scene complesse e molto studiate ma non ce ne rendiamo assolutamente conto. In questo caso possiamo dire tranquillamente che la regia si piega a una storia molto interessante.

Parlando della sceneggiatura invece possiamo dire che l’idea di base è davvero molto particolare e soprattutto viene utilizzata benissimo. Dopo l’esempio di Martin, tutti decidono di provare questa teoria e fin da subito vediamo degli enormi miglioramenti. Tutti loro riacquistano fiducia in loro stessi, sanno rapportarsi meglio con gli studenti, mostrandosi forti ma soprattutto comprensivi e aiutandoli nell’apprendimento in modi diversi dal solito. Anche le relazioni con la famiglia migliorano specialmente per Martin, che riesce a dimostrarsi più interessante e coinvolto. Anche quando decidono di aumentare il tasso alcolico riescono a gestire la situazione, ma a un certo punto la situazione sfuggirà di mano. Ed è a questo punto che sorge con tutta la sua forza la tematica dell’alcolismo, uno stato che i nostri protagonisti hanno raggiunto a causa di una forte depressione e che non riescono ad affrontare. Ma è anche in questo caso che emerge un’altra tematica centrale e fondamentale in tutta questa storia: la vita. 

Il film non parla solo di alcolismo ma parla anche di vita, di amore e di amicizia. Martin e gli altri stanno affrontando una brutta crisi di mezz’età e, soprattutto Martin, si rendono conto che la loro vita è diventata noiosa e vuoto, che loro sono diventati noiosi e vuoti. Non sono più le persone di una volta e la voglia di vivere li ha abbandonati. Martin stesso capisce anche che la situazione con la sua famiglia è arrivata a un punto morto, non si parlano più, ormai sono degli sconosciuti che vivono sotto lo stesso tetto e deve fare qualcosa se non vuole perdere delle persone che ama veramente. 
Una vita vuota che ha preso forma non per via di un trauma o qualche evento spiacevole, ma per cause “naturali”. Martin e Anika si sono allontanati senza neanche rendersene conto e solo grazie a questo evento se ne renderanno finalmente conto. L’alcol gli permettono quasi di vedere di riuscire a vivere una vita più dignitosa ed euforica, ma non sarà l’alcol a dare una svolta alla sua vita, sarà lui stesso, le sue azioni e i suoi amici. Ed è qui che il film diventa un vero e proprio inno alla vita  che rimane impresso allo spettatore grazie ai suoi protagonisti, alle loro storie e anche a delle sotto trame molto belle legate agli studenti. E la sequenza finale al porto è qualcosa di stupendo e bellissimo.

Per concludere possiamo dire che Un Altro Giro è un film meraviglioso, tecnicamente incredibile e con degli attori straordinari, ma soprattutto è un film che colpisce per le sue tematiche e il modo con cui ne parla. Non è solo un film sull’alcolismo ma è anche e soprattutto un film sulla gioia di vivere, sull’amore e sull’amicizia. Un film molto umano che lascia dei bei messaggi e che, arrivato ai titoli di coda, mi ha fatto sentire bene. Ve lo consiglio!

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

24 pensieri riguardo “Un altro giro

  1. sto film non mi ispira, ma non è la prima recensione che leggo
    ps: il primo horror che ha citato è Il sacro male? ispirava anche me per il tema ma alcune scene mi hanno fatto desistere e poi una recensione ha acuizzato i miei timori

    1. Non c’è problema! Secondo me potrebbe sorprenderti per come riesce a parlare di questi argomenti. Comunque hai indovinato, il film è Il Sacro Male. Sembrava poter essere interessante ma il mio sesto senso ormai sa bene quando un film horror sarà becero e anche le recensioni di persone con una certa conoscenza mi hanno allontanato da quella pellicola.

  2. Piaciuto anche a me, ma in misura leggermente minore!
    Mi aspettavo un po’ di “graffio”, qualcosa più sull'”ammonimento” (come appunto “Il Sospetto”) invece che sul nichilismo quasi lacrimante e, perfino, tutto sommato, “giustificante”…

    1. Se dovessi scegliere tra Il Sospetto e questo, sceglierei il primo. Lo trovo migliore proprio per i motivi che hai citato anche se immagino che l’obiettivo finale di Un altro giro fosse completamente diverso rispetto a Il Sospetto. Qui si elogia la gioia di vivere e non credo che la cattiveria di Il Sospetto gli avrebbe giovato.

      1. Ah, sì, forse…
        Io, figurati, ho inteso “Un altro giro” quasi come più nichilista: a me il finale è sembrato anche mortifero/suicida…
        E alla gioia di vivere, a mio avviso, si affianca un certa idea cupa, del tipo: “eh, vabbé, tutto si aggiusta ma la vita è così cacca che si fa bene a fare qualsiasi cosa pur di sopportarla, anche bere!”
        …per questo motivo, per questo sapore “agrodolce”, non ho apprezzato il film più di un tot…
        ma quel sapore potrei avercelo sentito solo io, eh! per cui sto parlando di puro gusto!
        e, a gusto, visto che l'”agrodolce” non mi piace, allora se finiva direttamente con più “sfacelo” (tipo che era tutto un sogno, oppure se al morto si aggiungeva anche
        un personaggio a cui “va male”: che ne so, gli prende la cirrosi!) mi sarebbe piaciuto di più…
        ma sto sragionando!

            1. Comunque, visto che hanno riaperto il cinema, mi fionderò a vedere tutti i film che posso. Ad esempio ieri ho visto The Father, un film che ho trovato molto interessante per il modo con cui viene trattata la tematica del l’Alzheimer.

              1. L’ho visto mercoledì scorso! Stupendo! e martedì mi sa che “mi tocca” addirittura «Cruella»! sono curioso di vedere Gillespie (che mi piacque in Tonya) come se la cava con uno studio entrante!

                1. Io invece penso che eviterò. Diciamo che questi rifacimenti della Disney li vedrò quando escono in home video. Non mi piace la piega che sta prendendo quello studio. Adoro i suoi artisti, ma non adoro la sua produzione.

    1. Devo approfittarne il più possibile anche perché tra una settimana dovrò partire e dove vado non ci sono cinema (non sai quanto soffro). Dopo Un altro giro sono andato a vedere The Father (molto bello) e oggi vado a vedere Freaky. Un altro film che ho in programma di vedere è il terzo capitolo di The Conjuring e spero anche di poter vedere Il cattivo poeta e Maledetta primavera.

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