See You Next Wednesday

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Con quest’articolo mettiamo in pausa la normale pubblicazione degli articoli per fare qualcosa di speciale, qualcosa che onestamente dovrei fare più spesso visto che mi ci diverto un mondo: una collaborazione. E con chi se non con il magnifico ilbuiodentro, che ormai ha dimostrato da tempo un’incredibile capacità di scrittura che mi sorprende ogni volta?
Quindi quest’articolo sarà la nostra ennesima collaborazione dopo Uno sceriffo extraterrestre… poco extra e molto terrestre, articolo che vi consiglio di recuperare e di cui sono anche molto orgoglioso. E onestamente parlando dopo aver scritto un lavoro simile, per la nostra collaborazione ci voleva qualcosa di veramente grosso e importante, non un semplice film ma una pietra miliare della settima arte ed è qui che è arrivato il suggerimento di ilbuiodentro. Finora avevo aspettato a scrivere qualsiasi cosa riguardo a quell’opera perché è veramente un capolavoro del cinema e uno di quei film che segnano indelebilmente la storia di quel mondo in maniera irreversibile. Quindi è con trepidazione e un po’ di ansia che apro quest’articolo dedicato a uno dei film più belli e pazzi di questo mondo.
Ecco a voi See You Next Wednesday, film fantascientifico, romantico, thriller e comico del 1984 scritto e diretto da Hugh Jazz

Trama: 
Il mondo è nella più completa follia. Qualche tempo prima un’antica astronave aliena ha colpito il sole e le ondate di calore che sono scaturite da quella collisione sembra aver distrutto tutte le leggi che governavano il nostro mondo. I colori sembrano essere impazziti, alcune creature si sono ingrandite e come se non bastasse alcune antiche macchine impazzite scorrazzano per la Terra. In tutto questo caos le persone tentano di sopravvivere come possono ed è in questo mondo che il cinico ed ex-jazzista Joliet Jackson (Bruce Elwood) tenta di andare avanti, anche se ormai sta perdendo la speranza. Ma quando tutto sembra perduto lui incontra la folle ma gentile Lara Lee (Ophelia Curtis), una giovane donna che si crede un’amazzone e tenta di salvare chi ne ha bisogno. Nonostante le prime divergenze, tra i due inizierò a scoppiare l’amore e Joliet inizierà a trovare un senso in quel mondo completamente folle. 

Tecnicamente il film è pura follia visiva, una specie di esperimento totalmente senza freni e geniali che non vedevo dagli anni ’20 del 1900 e onestamente dubito che qualcuno possa vantare un tipo di libertà simile. Diciamo che la regia di Hugh Jazz è veramente anarchica e in certe sequenze particolarmente psichedelica. In un certo senso questo tipo di regia folle va a descrivere veramente il mondo in cui si sta svolgendo l’intera vicenda e ci sono numerose sequenze che mostrano ciò. Una delle più famose a mio avviso è proprio quella in cui vediamo il gorilla gigante affrontare le antiche macchine aliene, una scena che onestamente, a distanza di anni, è invecchiata bene, facendo uso di stop-motion e costumi. In ogni caso in quella scena in cui Joliet e Lara cercano di sopravvivere a quella furia senza controllo, dove la telecamera prende delle inquadrature veramente particolari, con una prospettiva completamente distorta e a volte inquadrature dal basso in cui vediamo i personaggi passare sopra i personaggi, realizzata facendo camminare i due sopra una spessa lastra di vetro. Tra le altre cose una delle inquadrature più famose, quella in cui abbiamo da una parte Joliet a terra e alle sue spalle il gorilla sconfitto, fu fatta per sbaglio. Infatti semplicemente il cast era in pausa e l’attore Bruce Elwood stava riprendendo fiato dopo ore di riprese senza pausa e il pupazzo gigante del gorilla era fermo. Qui uno degli operatori di camera, anch’esso stremato, praticamente inciampò malamente, facendo cadere la telecamera che, ancora accesa, ci regalò una delle immagini più naturali e belle del mondo del cinema. Certo, lui si ruppe un femore, il ginocchio destro e perfino il mignolo, ma almeno è entrato nella storia. I colori sono folli, ricordano molto i film anni ’60 e inizio anni ’70, sparati a mille e capaci di cambiare enormemente lo spazio che circonda i protagonisti. E il ritmo è  molto veloce, ma funzionante, con il film che sembra durare la metà. Tecnicamente il film è eccelso e la storia è altrettanto folle.

Come abbiamo detto, la storia è molto particolare e si può riassumere con due persone molto diverse tra loro che devono cercare di sopravvivere in un mondo che ormai non è più proprio e che sembra quasi sull’orlo dell’annientamento. E in questo caso il punto focale della storia è la capacità di mostrare bene questa follia senza risultare scollegata o semplicemente una storia scritta sotto acidi di pessima qualità (si diceva che il regista durante le riprese fosse sotto effetto di allucinogeni ma la storia non ha mai avuto una chiara risposta visto che Jazz era molto famoso per essere un tipo particolare). E magari all’inizio il tutto potrà pure sembrare scollegato, tra combattimenti tra alieni e gorilla, una donna che si crede amazzone ma combatte con pistole laser uscite dai film di fantascienza anni ’50, scene in locali di musica in cui quest’ultima sembra diventata un rimedio temporale per la follia, gli occhiali da sole che devono essere indossati solo al buio per evitare di essere accecati. Di momenti iconici ne ha e sembrano tutti scollegati, soprattutto se si cerca di raccontare il film. Ma, se lo si guarda, tutto assume una sua logica. Come avevo detto, i due protagonisti tentano di sopravvivere a un mondo che non ha più una logica, con Joliet che ormai sta perdendo la speranza. Alla fine infatti il film vuole parlare di quello: speranza. Quest’opera mostra come, in un momento così drammatico e assurdo come quello che stanno vivendo, si può trovare una sorta di certezza anche attraverso le persone che si incontrano (come Lara) oppure attraverso la passione e l’arte (in questo caso la musica). Questo film incita a non arrendersi, a combattere perfino quando sai che non c’è alcuna possibilità e penso che questo tipo di insegnamento sia attuale anche oggi. 

 

ilbuiodentro:

Ci sono film che fanno parte della storia della cinematografia, da diventare sinonimi della settima arte. See You Next Wednesday è più di un film, è cultura avvolta in un cult intergenerazionale, capace di catturare grandi, piccini e medi.

Il film, prodotto dalla SCP Foundation, in associazione con la 1984 Big Brother Rcording, fu inizialmente affidato ad Alan Smithee. In seguito a disaccordi preliminari, a causa di un assegno di ingaggio a cinque zeri, senza nessun altro numero davanti, Smithee lasciò infuriato il Big Kahuna Burger, dove si stava tenendo la trattativa.

 

Il progetto venne quindi definitivamente affidato a Hugh Jazz, serissimo regista, noto per stare allo scherzo. Hugh Jazz decide di non decidere, lasciando le macchine da presa a dirigersi da sole, accarezzando un’indifferenza quasi zen.

 

La colonna sonora, discreta ma efficace, scelta per massimizzare la dissonanza narrativa e il groove cosmico, è parte integrante della trama, capace di rapire letteralmente il pubblico, facendolo così sparire dalla sala. Inizialmente la produzione decise di affidare la composizione ai Good Ole Boys, ma problemi col sindacato della American Federation of Musicians, costrinsero Jacob Stein in persona a sospenderne la licenza. Oltre allo stop, notificò un’ingiunzione di trecento dollari, da parte della Duff inc., per il mancato pagamento di svariati galloni della bevanda corroborante ufficiale, a base di orzo, malto e luppolo, consumata durante le esibizioni.

 

Curiosità, al minuto 35:94, nella scena in cui le persone sono in fila per entrare al Jack Rabbit Slim’s, si scorge in lontananza proprio Stein mentre discute animatamente dei famosi trecento dollari. La scena, che sembrava aggiungere un tocco di realismo, fu lasciata inalterata in fase di montaggio.

 

Con una produzione soffocata dai tempi di consegna, Hugh Jazz dovette giocare la carta della disperazione, ingaggiando in sostituzione i leggendari Spinal Tap, con grosso addio a gran parte del budget iniziale di zero dollari. Fu una scelta che ripagò a pieno. Lo stile metal-punk, con sonorità in stile mozartiano, regalano l’atmosfera natalizia ideale per le caldi notti estive della giungla sahariana.

 

Per finanziare questo aumento di budget non pianificato, la Chalmskinn si affidò alla Duke & Duke. L’investimento, di ben un dollaro, era legato a durissime clausole vessatorie: i fratelli Mortimer e Randolph scommisero infatti sulla totale inintelligibilità dell’opera, certi che nessuno al mondo sarebbe riuscito a comprenderne la trama. Tuttavia, la sorte voltò loro le spalle. Con la storica Sentenza n. 1-USD/1983 del Distretto di Filadelfia, il giudice federale, dichiarò il film “a tratti comprensibile, se guardato con un occhio chiuso e l’altro rivolto al passato”. I fratelli Duke persero così la scommessa, venendo condannati a rifondere la produzione con svariate casse di succo d’arancia surgelato. Ciò mandò in bancarotta la storica azienda di famiglia, costringendo Mortimer e Randolph al vagabondaggio, prima di essere salvati da un non meglio specificato principe africano.

 

La Chalmskinn, studio cinematografico semi-clandestino, con sede a Springfield, famoso per aver fondato il primo fast food esclusivamente di vitellone al vapore, lo Steamed Ham capace di asfaltare la concorrenza del Korova Milk Bar, si è occupata della distribuzione mondiale dell’opera.

 

La produzione spingeva per un utilizzo della pellicola a colori, mentre Hugh Jazz, sentimentalmente legato al genere di investigazione poliziesca dei suoi primi lavori, voleva adottare solo il giallo. Il compromesso ci ha regalato la commedia rosa noir a luci rosse che noi tutti amiamo. Questa scelta costrinse la troupe a girare le scene diurne tra mezzanotte e le 3:00, per sfruttare la calante gibbosa.

 

See You Next Wednesday è il film che vanta il maggior numero di lingue parlate in un film: centoquarantasei tutte insieme e contemporaneamente, dal protagonista maschile. Il copione originale di settemilacentoventisette pagine e mezzo, subì un drastico ridimensionamento a causa dell’inceppamento della stampante a nastro, dovendo così ripiegare a riassumerla su tovagliolo dell’Hawthorne Grill.

 

Durante la pre-produzione, Louis Winthorpe III fu assunto come consulente per la gestione del budget, ma fu licenziato, senza un non meglio specificato motivo (pare per via di banconote con una X rossa, ma niente è stato confermato ufficialmente). Una comparsa nella scena dell’aeroporto (che solo in seguito si scoprirà essere Elvis), giurò di aver visto, in una scena tagliata, un barbone identico a Louis Winthorpe III chiedere l’elemosina fuori dalla festa natalizia. La produzione negò ogni coinvolgimento, sostenendo che fosse solo un glitch di quando la pellicola era ancora solo gialla.

 

Il sostituto di Louis, Billy Ray Valentine, assunto per gestire il girato, almeno fino al 2 gennaio, propose di girare l’intero film in un vagone del treno, con un gorilla. L’idea fu scartata, perché ritenuta troppo sensata.

 

La scelta del cast fu un processo lungo e laborioso. Diversi attori e attrici, vincitori dell’Academy Awards, rivendettero l’anima a Gozer il Gozeriano, tramite mutuo estinguibile in cinque decadi, solo per essere considerati per la parte. La scelta cadde su Rainer Wolfcastle, reduce dal successo di McBain VI: You Have the Right to Remain Dead, e Isabella Parigi, reduce dal duetto con Lizzie McGuire, che, lasciata la musica del Colosseo, si è dedicata al cinema. Johnny, scartato in fase preliminare dalla responsabile del casting, ritrovò nuova vita in Angels with Filthy Souls, e nel fortunato sequel: Angels with Even Filthier Souls. Gli incassi furono così sostanziosi tanto da poter far tenere il resto al grande Johnny.

 

Il montaggio si è rivelata la parte più delicata, specialmente per la presenza di una scena di dodici minuti a camera fissa su un muro bianco, che metaforicamente rappresenta una parete verde, che nessuno ricorda di aver girato. Il fonico Mike Check, coadiuvato dall’assistente Dezi Bell, è stato capace di cogliere sonorità che solo i golden retriver possono udire, creando proprio quel senso di stupore che lo spettatore ricerca e che non ha mai chiesto.

 

Al momento dell’uscità, See You Next Wednesday fu citato in giudizio dalla piccola Wednesday Addams, addolorata per l’eccessiva cupezza della pellicola. Il giudice, dopo aver visionato il film sedici volte, si espresse in favore della Chalmskinn, in quanto la malinconia estrema vietata ai minori, era rilevabile unicamente nella scena di diciassette minuti di inseguimento in monopattino.

 

La lavorazione fu ulteriormente complicata dall’intervento dei nazisti dell’Illinois, che rivendicavano la paternità del mercoledì come concetto filosofico, a loro ben caro. I Nazisti dell’Illinois hanno fatto sapere che, nonostante la sconfitta in tribunale, continueranno a manifestare contro il Martedì grasso, ritenendolo un insulto alla sobrietà del Mercoledì a stecchetto. Hanno inoltre annunciato che, per coerenza ideologica, boicotteranno anche il Giovedì gnocchi, definendolo “una deriva pericolosamente carboidratica”. La valutazione di azioni contro il Venerdì pesce, per eccesso di leggerezza, è ancora al vaglio del Gruppenfuehrer.

 

Per evitare ulteriori note legali, la Chalmskinn distribuì a tutte le sale un manuale di istruzioni per la visione del film. Tra i punti principali del dossier di dodici chilogrammi e sette etti, c’era quello di evitare di guardare lo schermo dai titoli di testa, a quelli di coda.

 

Il location manager selezionò trentatré luoghi perfetti per le riprese, nessuno dei quali sembrava esistere all’arrivo della troupe. Hugh Jazz fu quindi costretto a girare il tutto in chroma key, dando quel tocco di blu che un film così triste richiedeva intrinsecamente.

 

Le macchine da presa e la pellicola furono fornite dalla storica ACME, azienda nota per fabbricare attrezzature cinematografiche e ordigni di distruzione di massa sulla la stessa linea produttiva. Nessun materiale sopravvisse alle riprese. Come indicato minuziosamente dal manuale di istruzioni, ogni cinepresa esplodeva non appena Hugh Jazz pronunciava la parola “azione”.

 

Per evitare ulteriori perdite, Hugh Jazz fu costretto a sostituire la parola “azione” con “se vi va”, riducendo le esplosioni del 12%, al netto delle tasse e delle detrazioni per le accise per materiale combusto (come stabilito dalla sentenza ACME-42/B, ACME contro Stato di impotenza).

 

La prima mondiale avvenne a Roma, al Circo Massimo Disagio, dove alcuni spettatori riapparvero dal nulla, ricordando un finale diverso, prima dei titoli di testa. La critica accolse il film tra cauto entusiasmo e un “non ricordo di averlo visto”, mentre gli spettatori più fedeli furono capaci di parlare fluentemente una delle centoquarantasei lingue parlate dal protagonista: la propria.

 

Nonostante la concorrenza spietata di Jaws 19, diretto da Max Spielberg, l’opera di Hugh Jazz riuscì a imporsi grazie alla sua totale assenza d’identità. I negativi dell’opera di Spielberg furono ritrovati sotterrati ad Alamogordo, nel New Mexico, nei pressi del burrone Clint Eastwood (ex burrone Shonash ed ex burrone Clayton).

 

La critica internazionale, colta impreparata dall’uscita del film, oscillò tra lo stupore e la rimozione selettiva. Celebre rimane la recensione di Yves Rogne:

“Un’opera necessaria. See You Next Wednesday è la cosa più eccitante mai accaduta, in formato anamorfico a 9:¾ non euclideo, da quando la cometa di Halley si è scontrata con la Luna!”.

Yves Rogne – Cahier Vide du Cinéma

TheButcher:

E con questo siamo arrivati alla fine dell’articolo, un articolo che io e ilbuiodentro ci siamo divertiti un mondo a scrivere e che spero di ripetere in futuro. E immagino che in molti a un certo punto abbiano capito che era un Pesce d’Aprile in cui non abbiamo fatto altro che citare il grande John Landis in continuazione. In caso contrario… Pesce d’Aprile a tutti voi!

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

 

 

[The Butcher & ilbuiodentro]

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