Sinbad – La leggenda dei sette mari

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo ripreso a parlare di animazione e ancora una volta abbiamo preso in esame la DreamWorks e il loro sesto lungometraggio ossia Spirit – Cavallo Selvaggio. La storia parla di Spirit, uno stallone mustang nato nel selvaggio West. Lui è un capo branco che protegge il suo gruppo e allo stesso tempo assapora la sua libertà in quelle vaste terre. Un giorno incontra un gruppo di cowboy e, per evitare che questi catturino il suo branco, li attira lontano ma finisce per essere preso. In seguito viene venduto in una basa militare dove un colonello cerca di domarlo con il pugno di ferro ma senza successo. Quindi il colonello decide di ucciderlo ma Spirit riesce a fuggire grazie a Piccolo Fiume, un nativo americano della tribù dei Lakota, e dovrà poi cercare di tornare a casa. Un film straordinario e fin troppo sottovalutato che riescono a unire in maniera magnifica il 2D e il 3D, con sfondi in digitale ma colorati come nell’animazione tradizionale e un uso intelligente della regia che valorizza tutto ciò. Inoltre la storia scalda il cuore, una storia raccontata soprattutto con le immagini, i gesti e le espressioni, dove viene elogiata la natura e si costruisce un rapporto uomo-animale sincero e onesto. Un’opera magnifica che vi consiglio assolutamente!
Continuiamo anche oggi a parlare della DreamWorks, arrivando così al loro settimo lungometraggio animato e, purtroppo, al loro ultimo film fatto con animazione tradizionale.
Ecco a voi Sinbad – La leggenda dei setti mari (Sinbad: Legend of the Seven Seas), pellicola animata del 2003 scritta da John Logan e diretta da Tim Johnson e Patrick Glimore.

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Trama:
Eris (Michelle Pfeiffer) è la dea della discordia e sta osservando il mondo in cerca di un evento che possa creare il caos, trovandolo in Sinbad (Brad Pitt). Quest’ultimo è un pirata che sta attaccando la nave del principe Proteo (Joseph Fiennes) che trasporta il Libro della Pace. Eris invia un mostro marino ad attaccarli e per Sinbad e Proteo, un tempo grandi amici, si ritrovano uniti ad affrontare la bestia e sconfiggerla. Sinbad cade in mare durante il combattimento, rischiando di affogare, ma Eris lo salva e stringe un patto con lui: lo farà diventare ricco se lui ruberà il Libro della Pace e lo darà a lei. Il protagonista giunge a Siracusa, dove viene accolto a braccia aperte da Proteo ma mentre si prepara a rubare il libro decide di rinunciare all’impresa dopo aver visto Marina (Catherine Zeta Jones), la futura sposa di Proteo. Eris decide così di assumere le sembianze di Sinbad e far sparire il Libro della Pace, distruggendo l’armonia del mondo. Sinbad viene accusato e condannato a morte ma Proteo crede alle parole dell’amico sulla dea della discordia e decide di prendere il suo posto, in modo che Sinbad possa recuperare il libro. Sinbad avrà dieci giorni di tempo per andare nel Tartaro e prendere il libro o Proteo morirà.

Questo film lo guardavo spesso da piccolo e riusciva a divertirmi molto. In parte era dovuto al fatto che fosse un viaggio ricco di pericoli e avventure e in parte perché raccontava tanti elementi della mitologia greca di cui ero e sono tuttora un grande amante (anche se, come vedremo in seguito, questo elemento crea dei problemi). Quindi questo film mi piace ancora come un tempo? Scopriamolo subito.

L’idea di fare un film animato su Sinbad venne in mente agli sceneggiatori Ted Elliott e Terry Rossio dopo aver lavorato allo script di Aladdin. Per questa storia si ispirarono molto al mito greco di Damone e Finzia (un mito che parla di fiducia e amicizia). Inoltre avevano impostato il tutto affinché fosse una sorta di screwball comedy romantica. Per chi non lo sapesse, le screwball comedy è un tipo di commedia anni ’30 e ’40 con due personaggi del sesso opposto e anche di classi sociali differenti che inizialmente si scontrano per poi, dopo aver affrontato eventi divertenti e assurdi, arrivare a innamorarsi. L’ho detta in maniera molto veloce e riassuntiva ma per fare un esempio di questo tipo di commedia (un misto tra l’altro di commedia elevata e slapstick) provate a vedere il cult Accade una notte di Frank Capra. Sinbad inoltre si ispirava molto a dei fumetti dedicati proprio al personaggio delle Mille e una notte che vennero pubblicati alla fine degli anni ’40. Nelle idee originali tra l’altro Sinbad doveva essere un apprendista cartografo che si innamorava di una contrabbandiera. La Disney era interessata ma nel 1993 cancellò l’intero progetto e Jeffrey Katzenberg, quando fondò la DreamWorks l’anno successivo, decise di riprendere alcuni progetti scartati dalla Disney ed è qui che decise di trasporre Sinbad, cambiando tante cose e mantenendone altre, come l’ispirazione dal mito di Damone e Finzia.

Partiamo come sempre dal lato tecnico. Qui l’animazione è ottima anche se a volte ha dei problemi con il 3D, ma ci arriveremo tra poco. L’animazione tradizionale è molto fluida e resa davvero molto bene, apprezzo la gestualità dei vari personaggi e anche i combattimenti risultano molto dinamici, così come le varie scene d’azione. L’azione è sicuramente uno degli elementi migliori della pellicola e il senso di avventura non scema mai, riuscendo a divertire, a volte usando creature del mito di Sinbad (come l’isola-pesce o l’uccello Roc), altre volte creature della mitologia greca. E in queste scene le ambientazioni 3D aiutano a rendere il tutto più movimentato, con la telecamera che insegue i personaggi e riesce ad avere un’ampia libertà di manovra. Qual è allora il problema con il 3D?
Le creature e i personaggi. Purtroppo questo digitale in certi punti non è invecchiato bene e lo si può notare in per esempio all’inizio, con la creatura marina che attacca Sinbad e Proteo. I suoi movimenti sono legnosi, i suoi colori non si amalgamo con quelli accesi dell’animazione tradizionale, tutto quanto va in enorme contrasto con il resto e a volte i personaggi di sfondo, che per praticità sono stati fatti con modelli 3D, sono fin troppo visibili e anch’essi legnosi. E se pensiamo al modo incredibile come quelle due tecniche animate erano state utilizzate alla perfezione con Spirit, qui si nota un grande passo indietro. Una cosa che invece ho amato molto è come hanno animato Eris, come se fosse fatta di acqua o di seta, dandole un’aspetto sinuoso, elegante ma allo stesso tempo minaccioso. Su questo hanno fatto un lavoro egregio.

A livello di storia anche qui ci sono punti di forza e di debolezza. Tra gli elementi di forza abbiamo sicuramente i protagonisti. Sinbad si dimostra un personaggio molto carismatico e con alcune sfumature. Inizialmente infatti lui vorrebbe scappare quando Proteo prende il suo posto ma, dopo varie indecisioni e grazie a Marina, decide di iniziare quest’avventura, per dimostrare anche di non avere un’anima marcia come dice Eris e per salvare il suo vecchio amico per cui prova in realtà un forte affetto. Apprezzo i suoi battibecchi con Marina e come la relazione cresca con il passare del tempo e come entrambi arrivino ad apprezzarsi veramente. Lo stesso Proteo è affascinate e, anche se non appare molto, dimostra di essere sinceramente attaccato a Sinbad e di volergli bene, anche se non lo vede da ben 10 anni. Tra tutti però il personaggio meglio riuscito è sicuramente Eris. Una dea affascinante, sensuale, sadica e anche divertente che fa tutto ciò perché è questo il suo compito, questa è la sua natura, portare il caos ovunque e prende il tutto come se fosse un enorme gioco e gli umani delle pedine da manovrare. A mio avviso lei è un villain assolutamente riuscito.
Purtroppo però la sceneggiatura presenta dei punti deboli, in primis i personaggi secondari. Una cosa che mi è sempre dispiaciuta è come fossero poco caratterizzati i membri della ciurma di Sinbad. Vediamo che hanno comportamenti e gag ricorrenti, ma il tutto si ferma in maniera piuttosto superficiale e avrei voluto vedere di più, dato che avevano un enorme potenziale. Inoltre per quanto apprezzi la mitologia greca non capisco perché abbiano deciso di mettere questi elementi in un racconto di origine araba. Penso che sarebbe stato bello vedere uno scorcio di quella cultura, i suoi miti e le sue creature, e questa cosa mi ha sempre confuso fin da quando ero piccolo. Il problema più grande però è un altro ovvero la motivazione per cui Sinbad ha rotto i rapporti con Proteo. Loro due sono stati amici fin da quando erano bambini, erano inseparabili, ma a un certo punto Sinbad è fuggito via, diventando un pirata. Proteo non ha mai capito il motivo e noi lo veniamo a sapere nella seconda parte e onestamente non solo ho trovato questa motivazione molto fiacca, ma anche il modo in cui viene spiegata è debole e poco convincente. Ed è un vero peccato visto che è uno dei momenti più importanti di questa storia.

Purtroppo il film fu un flop e, dopo quest’opera, Jeffrey Katzenberg disse che l’animazione tradizionale era morta e la DreamWorks smise di fare questo tipo d’animazione. Non fu colpa solo di questo film ma anche della serie di flop a cui andò incontro la DreamWorks con questo tipo d film animati. La strada per El Dorado fu un enorme flop, Spirit incassò un po’ ma non così tanto e Giuseppe – Il Re dei sogni uscì direttamente in home video. L’unico vero successo fu Il Principe d’Egitto. Inoltre gli inizi degli anni 2000 furono un periodo di declino per questa tecnica. Tanti film con tecnica tradizionale molto validi e belli flopparono e fu il 3D ad avere invece un enorme successo. Una cosa che mi ha sempre rattristato. Amo tutte le tecniche di animazione e adoro questa varietà, quindi mi dispiace che in quel periodo ci si sia concentrato così tanto sul digitale e che oggi, almeno in Occidente, siano poche le opere in stop-motion e in tecnica tradizionale.

Per concludere, Sinbad – La leggenda dei sette mari è probabilmente il peggiore dei lungometraggi animati con tecnica tradizionale della DreamWorks, ma nonostante ciò rimane un film gradevole e che sa intrattenere, grazie a sequenze d’azione dinamiche, dei personaggi principali ottimi e un villain stupendo.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

13 pensieri riguardo “Sinbad – La leggenda dei sette mari

  1. Film gradevole e divertente (anche debitore di una certa narrazione alla Harryhausen, secondo me), ma probabilmente, alcune scelte tecniche e il periodo in cui uscì, non hanno contributo al successo che avrebbe potuto avere

  2. La recensione è ottima come al solito, riesci benissimoa trasmettere le tue emozioni e le delusioni. Bravo. Il film, per quanto lo ritenga valido, non mi ha lasciato niente. Ma credo che sia un fatto di gusti personali, infatti, praticamente mai le storie piratesche, o pseudo tali, mi hanno appassionata. Forse l’unica eccezione è data da Peter Pan, ma probabilmente perché lì i pirati hanno più che altro un peso simbolico, invece che uno pratico.

    1. Io apprezzo le storie piratesche ma purtroppo in questo film trovo che ci siano alcune cose che non vanno, non solo con l’uso del 3D (che è invecchiato molto male) ma anche a livello di storia con quel triangolo amoroso che ho sempre trovato forzato. Aveva del potenziale.

  3. Che film hai ritirato fuori dalla mia infanzia!!!
    Ho un ricordo molto molto più positivo di La strada per El Dorado, comunque… Molti “sgradevoli” problemi visivi che hai citato anche tu (il mostro marino!!!) mi avevano infastidito troppo per farmi riguardare Sinbad più di un paio di volte.

    1. Sì, purtroppo già ai tempi gli effetti digitali di Sinbad non erano un granché ma con il passare degli anni sono peggiorati parecchio. E un po’ mi dispiace perché come film aveva del potenziale. La strada per El Dorado è un signor film, tremendamente sottovalutato ai tempi e oggi un piccolo cult dell’animazione. Sono pochi i film che possono vantare dei protagonisti così divertenti e in sintonia.

    1. I protagonisti sono veramente simpatici e la villain del film riusciva a valorizzare questa storia. Secondo me poteva dare di più sia dal punto di vista tecnico che per quanto riguarda alcuni questioni, come ad esempio il triangolo amoroso inserito un pò a forza. Per il resto lo trovo molto piacevole.

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